AFORISMI,
una finestra sul mondo

Rubrica di approfondimento sulla massimazione a cura di

Fabrizio Caramagna


Anno 2010


 

Carlo Gragnani e la bolla speculativa dei tulipani
L'Aforisma canadese e americano
Don Paterson: l'Aforisma scozzese
L'Aforisma in Germania
Finlandia: il Premio 'Samuli Paronen' e Sami Feiring
Gómez de la Serna e la "gregueria"

 

 


Carlo Gragnani e la bolla speculativa dei tulipani

Da tempo cercavo nelle librerie antiquarie di mezza Europa i libri pubblicati dall’economista e aforista ticinese Carlo Gragnani senza mai trovarne uno. Grazie ad Anna Antolisei, Presidente del premio aforistico "Torino in Sintesi" e curatrice di molti libri sull’aforisma (in particolare l’antologia “L’albero degli aforismi“) ho finalmente risolto l’enigma. I due libri di Carlo Gragnani, che Anna Antolisei mi ha gentilmente prestato, con mio grande stupore non recavano il nome di nessuna casa editrice, ma erano semplicemente stampati in forma privata presso una tipografia di Lugano.

Carlo Gragnani (morto recentemente alla soglia dei 100 anni, si veda anche il mio articolo In ricordo di Carlo Gragnani) è uno dei più ironici e brillanti scrittori contemporanei di aforismi. Il fatto che alcuni dei suoi libri siano stati stampati in forma privata presso una tipografia la dice lunga sulla ricezione dell’aforisma presso la case editrici e quindi il grande pubblico.

Si comprano tonnellate di gialli e thriller (meglio se scandinavi), si declina romanzo in tutte le sue forme (meglio se a scriverlo è un esordiente, non importa che cosa scriva, l’importante che sia giovane, poi ci pensa l’officina delle grandi case editrici a ritagliare un prodotto su misura per il pubblico), mentre chi scrive aforismi, non importa se geniali ed ironici, è costretto ad affidarsi a qualche editore minore o a una tipografia.

Tutto questo mi ricorda la bolla speculativa dei tulipani nel lontano 1600 (Carlo Gragnani è stato un dirigente del Fondo Monetario Internazionale e sicuramente avrà avuto presente questo fenomeno speculativo). In quel periodo, presso le classi aristocratiche olandesi e tedesche, era in uso di collezionare tulipani. Anno dopo anno il prezzo dei tulipani aumentò fino a raggiungere prezzi esorbitanti. Nel 1636 la domanda di tulipani era cresciuta a un livello tale che si iniziò a scambiare i bulbi in diverse borse olandesi. I tulipani non venivano più solo scambiati dai collezionisti, ma dagli agenti di borsa e dagli speculatori. Si arrivò così a scambiare un bulbo di tulipano con barili di birra, libbre di burro, tonnellate di formaggio (all’apice della bolla speculativa c’è chi vendette una fabbrica di birra per comprare tre bulbi di tulipano!). Finchè, come in tutte le bolle speculative, il tarlo insinuante del dubbio fece crollare tutto.

Credo che una bolla speculativa sia presente anche nella nostra editoria, dove un thriller scandinavo ha più valore di decine di classici della letteratura (fuori catalogo) e un giovane e sconosciuto narratore esordiente costringe un Carlo Gragnani a stampare presso una tipografia di Lugano. E’ assurdo come tutte le bolle speculative, ma questo è il mercato.

In attesa che tutta l’opera di Carlo Gragnani abbia il posto che merita e che venga ristampata presso qualche editore (poco prima del centesimo compleanno di Gragnani, nell’aprile di quest’anno, si parlava di una edizione curata dall’amico filosofo Carlo Sini ma poi non si è saputo più niente), pubblico una scelta di aforismi tratti dalle due raccolte (un misto di aforismi, racconti brevi e apologhi) Radici (Lugano 2001) e Senza impegno (Lugano 1999). Come in tutti gli aforismi di Gragnani prevale l’ironia malinconica (“una penna appuntita e leggera alla Renard” scrive Gino Ruozzi) con una prevalenza di aforismi dedicati al tema della vecchiaia.

Radici, Lugano 2001

- Il momento migliore delle favole è quando il bambino casca dal sonno.
- Non mi consolare: so disperarmi da solo.
- E’ un ignoto. Si può affermarlo con assoluta certezza. Lo sanno tutti.
- Le terapie di lunga durata si iniziano con un corredo di speranze e promesse. Poi si trasformano in abitudini alle quali finiamo per affezionarci. La guarigione recede verso uno sfondo indistinto.
- Montale scriveva che viveva al 5%. Beh, è già qualcosa. C’è chi paga interessi passivi.
- Mi riesce sempre meno a trasformare le ore in minuti.
- E’ cresciuto, ma in essenza è rimasto una cellula staminale.
- Soltanto quando è troppo tardi gli uomini sanno come parlare alle donne.
- “La vita è una valle di lacrime” si diceva una volta. Ma quanti ci piangono volentieri.
- Per accogliere nuovi pensieri, nuove amicizie: creare in noi spazi vuoti affinchè essi possano abitarvi.
- Le chiocce me lo hanno insegnato. Anche gli aforismi devono essere covati.
- I nostri corpi sanno meglio di noi che cosa fare. Lasciamoli lavorare senza troppo interferire (L’Io è un ficcanaso terribile e dannoso).
- Molti vorrebbero la libertà di fare ciò che stanno facendo.
- Ai dittatori piace esibire il loro amore per i bambini, che cessa, trasformandosi nel suo contrario, quando essi diventano adulti.
- C’è una certa civetteria nel far finta di essere un novantenne, quando lo si è.
- Si vanta di dire ciò che pensa e crede che questo lo esenti dal pensare a ciò che dice.
- Le cliniche che curano le depressioni nervose fanno affari d’oro con coloro che sono reduci da grandi felicità.
- La passione di dire cose intelligenti, ci fa dire un mucchio di sciocchezze.
- Coltivare illusioni sì, ma senza speranza.
- Interrogato su che cosa ci si potesse attendere da una cura psiconalitica riuscita, Freud rispose: la trasformazione di una nevrosi insopportabile in una moderata infelicità a cui nessuno può fuggire.
- Non c’è niente di meglio che qualcosa di migliore.
- Ci sono dei libroni che prendono molto posto in biblioteca ma non nella mente. E viceversa.
- Nella vita gli erano capitate molte rondini, ma non di quelle che fanno primavera.
- Ammodernamenti. Date a Cesare quel che è di Cesare e al Vaticano quel che è del Vaticano.
- “Tutto bene?” mi domandano. (Le mie pretese sono molto più modeste).
- Il lungo silenzio di Dio. Un tempo si diceva che era morto. Oggi, qualcuno pensa che sia ammalato. Ma ci sono altre ipotesi. Forse si è pentito di aver parlato troppo, prima.
- Frasi che avrebbero cambiato il mondo: Eva rifiutò la mela perchè aveva paura che le facesse venire l’orticaria.
- C’è anche una stanchezza che è dovuta al riposo. Ad essa non c’è rimedio.
- Le malattia in vecchiaia non sono incidenti di percorso. Sono il percorso.
- Suicidio: incasso immediato del “valore attuale” di ciò che sarà dovuto dopo.
- Quasi sempre mi fanno più piacere le offerte di aiuti che gli aiuti.

***

Senza impegno, Lugano 1999

- Quei libri comprati e messi da parte per i giorni della vecchiaia e poi mai letti non per mancanza di vecchiaia ma a causa di essa.
- Troppo lunghe le giornate. Troppo poco quanto gli rimaneva ancora da vivere.
- “Maledetto sia il giorno del mio concepimento.” (Giobbe). “L’inconveniente di essere nati” (Cioran). Come si è ingentilito il linguaggio nel tempo.
- La cortesia non sta nel dare consigli, ma nel domandarli. (Montaigne)
- Dialogo Zen: “Tutto il tuo pianto non farà rinascere tua figlia”. “Ma è proprio per questo che piango”.
- Prima di addormentarmi assumo istintivamente la posizione del feto. Mi rimpicciolisco. Il sonno protegge ma anche espone.
- Arrivò l’Apocalisse. Gli angeli dettero fiato alle trombe. Uno fece una stecca. Un musicista scosse la testa e disse: “Questa è veramente la fine del mondo.”
- Una promessa pendente da troppo tempo può trasformarsi in una minaccia.
- Non riusciamo a seppellire quelle parti di noi stessi a cui credevamo di aver dato sepoltura. Come è difficile morire, vivendo.
- Chi si sente perseguitato non mette mai se stesso nel novero dei persecutori.
- Mi fa troppo piacere che tu sia qui. Vorrei quasi gustarmelo in solitudine.
- Un colpo di fortuna. Forse, meglio la fortuna senza il colpo.
- “Finire male” è l’avverbio che mi inquieta. Il verbo, no.
- Le mani: il meno camuffabile elemento dell’età. Per i cavalli pare che sia la dentatura.
- Ridere delle stesse cose è un affidabile sintomo che probabilmente ci intenderemo sul resto.
- E’ trascurato il grandissimo potere di un granellino di sabbia.
- Da amici, con il tempo, divennero buoni conoscenti.
- Non il medico, ma un altro malato si rende conto della sofferenza di un malato.
- Quando fu inventata la luce elettrica era presto per prevederne tutte le possibilità (tra cui quella di spegnerla facilmente).
- Non si può evitare di essere figli. Si può evitare di essere padri, per evitare ai “figli” di essere figli.
- Non ha veri interessi, solo pruriti.
- Non “migliorate” le immagini sfocate: sono quelle che reggono il mondo.
- L’arte difficile di dire il massimo dell’indicibile con il minimo di dicibile.
- Il miglior consolatore di sé è se stesso. Solo lui conosce le parole adatte. Quelle degli altri sono più o meno fuori tono.
- Il silenzio di Dio fa contrasto con la loquacità di coloro che dicono di parlare in Suo nome.
- Gli ultimi, che sono consapevoli di diventare i primi, lo sono già: in aspettativa.

http://aforisticamente.wordpress.com/2010/08/24/carlo-gragnani-e-la-bolla-speculativa-dei-tulipani/

 

 

 


L'Aforisma canedese e americano
Giugno 2010

CANADA: Pierre Legarè

I critici del nostro paese non lo conoscono, tantomeno i lettori. La pubblicazione dei suoi aforismi nel 2003 in Quebec è un evento storico che non li ha toccati e non li tocca nemmeno adesso. Hanno altri miti, altri amori.
Sul motore di ricerca di Google in italiano è un fantasma. Nessun blog, nessuna rivista ne ha parlato. E allora? Parliamone noi, ma attenti a non pensare troppo e non stimolare il senso del paradosso e dell'umorismo. Si chiama Pierre Legarè, è un aforista nativo del Quebec, ha pubblicato presso l'editore Stanke, in lingua francese, una delle raccolte di aforismi più geniali degli ultimi anni. Si intitola "Mots de tete incurables" che in italiano è intraducibile ("mots de tete" sottointende "mal di testa" ma anche "parole in testa cioè ingolfate").

Pierre Legarè è uno dei tanti personaggi che ci ha dato l'America in questi anni, ma è uno dei pochi apprezzabili in mezzo a una pletora debilitante di scrittori gialli, noir e fantasy. Ovviamente Pierre Legarè non è mai stato tradotto in italiano, per le solite logiche incomprensibili dei nostri editori impegnati su altri fronti.
In anteprima in Italia una prima scelta di otto aforismi con la traduzione di Fabrizio Caramagna:

- Le cacche di uccelli sopra un'automobile bianca sono nere, sopra un'automobile nera, sono bianche.
- Se non si ha modo di acquistare delle tende veneziane da mettere alla finestra, si può indossare in casa una camicia a righe, fa lo stesso effetto.
- Una persona che scrive con la destra dovrebbe imprestare la sua stilografica per sei mesi all'anno a un mancino in modo tale che la biglia si consumi allo stesso modo. Quasi nessuno, però, lo fa.
- Quando un sordo vede una persona che fischia, pensa che dica "U".
- Tra i nudisti, i giocatori di calcio devono essere molto concentrati. Le formazioni si distinguono unicamente per il colore del pelo.
- Quando i pomodori portano i loro figli a vedere un film al cinema, gli dicono: "Non è vero succo di pomodoro, è solo sangue"
Se si invertono le scarpe, si più comunque lasciare delle tracce regolari se si cammina incrociando le gambe
Può darsi che siamo stati tutti ipnotizzati, ma che abbiamo ricevuto l'ordine di non ricordarcene.


USA: Lyn Hejinian e James Richardson

Lyn Hejinian, Aphorisms for Free (for RZ)

Camelia Elias, docente all'Università di Roskild in Danimarca, studiosa di Estetica e di Letteratura nord americana e inglese, autrice del libro "The Fragment: Towards A History And Poetics Of A Performative Genre" (si veda anche il suo bellissimo blog intitolato Frag/ments ), traduttrice in lingua danese degli aforismi di Valeriu Butulescu e di Emil Cioran, ci segnala un componimento poetico di Lyn Hejinian, poetessa, saggista, traduttrice e giornalista americana, nata nel 1941.
Nell'alveo della riflessione dell'aforisma sull'aforisma il componimento di Lyn Hejinian, intitolato "Aphorisms for Free (for RZ)", è del tutto particolare, praticamente un unicum. Esso non è una raccolta di aforismi sull'aforisma, ma una poesia o poema sull'aforisma.


Emergono alcuni pensieri che si inseriscono all'interno di una visione pessimistica sull'aforisma. Queste massime sull'aforisma si potrebbero quasi definire degli anti-aforismi. Ecco alcuni esempi:
"L'aforista asserisce", "L'aforisma non spiega nulla", "Gli aforismi sono deliziosi ma non bisogna crederci", "L'audience degli aforismi non è vasta", "L'aforista ha il respiro di un asmatico".

Altri pensieri sull'aforisma sono invece più metaforici e ampliano la prospettiva sull'aforisma:
"Gli aforismi sono stati ritrovati dentro bottiglie immaginarie", "Aforismi caduti in una fontana, aforismi gettati in uno stagno come un penny ignorato da una carpa screanzata", "Ci sono aforisti senza denaro e aforisti generosi, ambedue facilmente confondibili", "Il miglior aforisma esercita più forza che un piccolo atto criminale", "Ci sia consentito di costruire un arena di aforismi per un'opera aforistica".

Altri pensieri, infine, sono dei veri e propri versi poetici sull'aforisma, con uno stile quasi ermetico:
"Se avessi una papera la porterei a nuotare nel Lago degli Aforismi".
"Come un geranio blu l'aforisma getta un ombra sul frappè".


James Richardson, 40 aforismi

James Richardson nato nel 1950, cresciuto a Garden City (New York), ha studiato alle università di Princeton e Virginia. E' poeta, scrittore di aforismi e autore di studi di critica letteraria. Per la sua opera ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti tra cui nel 2002 "The Award in Literature from the American Academy of Arts and Letters". E' docente di Inglese e Scrittura creativa all'Università di Princeton.
Richardson è autore di diverse raccolte di poesie, "un amalgama di aforisma e lirica", come scrive Sarah Manguso, che definisce alcuni dei suoi componimenti poetici come "lyraphorics"
(in italiano si potrebbe tradurre con "liraforismi"). Ma è nella prosa che si trovano i migliori aforismi di Richardson.
Come scrittore di aforismi ha pubblicato nel 2001 Vectors: Aphorisms and Ten-Second Essays
(2001), che comprende 500 aforismi e nel 2004 Interglacial: New and Selected Poems and Aphorisms (con quest'ultimo libro è stato finalista al "National Book Critics Circle Award").

E' lo stesso Richardson che ci spiega come è arrivato all'aforisma. "Nel 1993, stavo cercando il saggio di Montaigne intitolato "Sulla somiglianza". Una nota mi rimandò a "Le Massime" di La Rochefoucauld, che lessi non soltanto con piacere ma anche con impaziente dissenso: "Aspetta, questo non è giusto", oppure "Ma non è tutto", borbottavo mentre scarabocchiavo qualche correzione o cercavo di rigirare qualcuna delle sue intuizioni. Presto gli aforismi cominciarono a venir fuori in maniera frizzante in risposta a tutto ciò che stavo leggendo. E cioè sempre di più: Antonio Porchia, Marie von Ebner-Eschenbach, e l'antologia di aforismi di John Gross. Improvvisamente non m'interessava più il pensiero lungo. Si trattava di un piacere da distrazione, ovviamente inutile e vagamente colpevole, era come giocare con i videogiochi o mangiare patatine di mais. Chi aveva voglia di ascoltare le mie critiche e i miei paradossi?"

E ancora James Richardson, che a proposito della sua opera dice "Gli aforismi sono la forma letteraria perfetta per qualcuno con una capacità di attenzione a breve. Essi sono diretti, spiritosi e spesso paradossali. Possono essere molto divertenti da scrivere". L' autore americano confessa che un particolare impulso di questo tipo di scrittura è quello di "creare delle crepe", e si diverte sempre per le risate che si fanno nel leggere i suoi aforismi. "Alcune persone trovano che la poesia sia inaccessibile, ma molte persone mi dicono che capiscono il mio aforisma subito, e scoprono che ciò è piacevole".

Alcuni suoi aforismi si potrebbero definire come aforismi della natura in cui l'autore descrive immagini comuni e fenomeni del mondo fisico soffermandosi sull'umana relazione con questi eventi. Altri aforismi sono invece frammenti di saggezza che in qualche modo avvicinano Richardson ai grandi pensatori orientali
(tra gli aforisti occidentali mi pare però d'obbligo il richiamo allo scrittore argentino Antonio Porchia, che peraltro viene citato in più di una occasione dallo stesso Richardson).

Per la prima volta in lingua italiana una selezione di 40 aforismi di James Richardson tratti dalla raccolta Vectors: Aphorisms & Ten-Second Essays (2001) che è disponibile su Amazon. Nella versione in inglese gli aforismi sono numerati da 1 a 500: qui non è seguita la numerazione originale. La traduzione è di Fabrizio Caramagna.


La strada raggiunge ogni luogo, la scorciatoia uno solo.
Quelli che chiedono considerazione per i loro sacrifici stanno facendo investimenti, non sacrifici.
La disperazione mi dice che non posso sollevare questo peso. La felicità mi dice che non devo.
Tu non hai detto niente di così stupido come quello che la gente pensa che tu abbia detto.
Ah, che cosa potrebbe riempire il cuore? Ma d'altra parte, che cosa non potrebbe?
La promessa più seduttiva del desiderio non è il piacere ma il cambiamento, non il fatto che tu possa possedere l'oggetto del tuo desiderio ma che tu possa diventare qualcosa che è parte di esso.
Tutte le pietre sono pietre spezzate.
E' facile rinunciare al mondo fino a quando non vedi chi raccoglie ciò a cui tu rinunci.
La peggiore impotenza è dimenticare che c'è un aiuto.
Anche al cinema ridiamo insieme e piangiamo da soli.
Se vuoi sapere come ti possono dimenticare, aspetta fino a quando tu non avrai dimenticato loro.
Il modo migliore per conoscere i tuoi difetti è notare quali sono quelli che attribuisci agli altri.
La felicità non è l'unica felicità.
Ci vuole più di una vita per essere sicuri di ciò che vi uccide.
L'acqua diventa più cupa quando deve aspettare.
Metto da parte le buone azioni per comprare un grande peccato.
Perché tutto il lago dovrebbe avere lo stesso nome?
Chi è che rompe il filo, quello che tira o quello che tiene?
L'esperienza tende a immunizzare contro l'esperienza; per questo motivo coloro che hanno più esperienza non sono i più saggi.
Per i paranoici e per gli eletti ogni cosa ha un senso.
Tutto il lavoro è di evitare un lavoro più duro.
Il futuro sarebbe più facile da attendere se fossimo certi che non sta già accadendo.
Quello che io spero è rivolto a una maggiore speranza.
Fate tutte le cose con moderazione, dice la saggezza. E per ultimo dice anche: non siate troppo saggi.
I pessimisti vivono nel timore della loro speranza, gli ottimisti nella paura della loro paura.
Il dolore non è una democrazia.
La pazienza non è molto differente dal coraggio. E' solo più lunga.
E' più facile cambiare continuamente la tua vita che viverla.
Il desiderio mi rende di nuovo povero.
Ogni serratura costruisce due prigioni.
Cantare è un modo per ricordarsi di respirare.
Vendo il mio tempo per avere abbastanza soldi per poterlo ricomprare.
Ciò in cui tu hai paura di credere, tuo figlio ci crederà.
Ogni virtù applicata sistematicamente diventa un vizio. La moralità è discrezione, non sistema.
La perfezione può avere un solo testimone.
La pazienza è una decisiva indecisione.
E' una domanda, il Silenzio, o una risposta?
L'opacità indica la via. La trasparenza è mistero.
E' facile criticare te stesso, più difficile essere d'accordo con la tua critica.
Ogni pianeta ha la sua distanza, e anche ogni amico.

http://aforisticamente.wordpress.com/

 

 

 


Don Paterson, l'Emil Cioran scozzese
Giugno 2010

Don Paterson, personaggio eccentrico e complesso, è nato a Dundee, Scozia, nel 1963. "Ho lasciato la scuola a 16 anni. E' colpa mia. Ero ossessionato dalla musica, non vedevo l'ora di essere chitarrista jazz", afferma in uno dei suo libri. Dopo quattro anni passati a suonare in alcuni gruppi musicali a Dundee, Don Paterson si trasferisce a Londra dove lavora con il batterista e percussionista jazz Ken Hyder. Fu in quel periodo che cominciò a scrivere i primi versi.

Come ha notato il critico Catherine Lockerbie, Don Paterson è uno dei poeti più talentuosi della generazione britannica nata dopo il 1960. Le sue raccolte di poesie
(tra le più importanti si ricordano Nil Nil 1993, God's Gift to Women 1997, The Eyes 1999, Landing Light 2003, Rain 2009), gli hanno procurato le lodi della critica e una vera e propria cornucopia di riconoscimenti e premi letterari, tra i quali per ben due volte il "T.S. Eliot Prize", uno dei maggiori riconoscimenti inglesi per la poesia, il "Forward Prize" e il "The Geoffrey Faber Memorial Award".
Paterson è anche editore della collana "Picador e insegna scrittura creativa presso l'Università di St Andrew's. In ambito aforistico ha pubblicato le raccolte di aforismi The Book of Shadows
(2004) e The Blind Eye. A Book of Late Advice (2007). Nel 2008 ha pubblicato negli Stati Uniti una raccolta di aforismi Best Thought, Worst Thought. Aphorisms On Art, Sex, Work and Death (2008) che raccoglie una selezione delle sue precedenti massime.

La ricezione di Don Paterson in Italia è avvolta da luci e ombre. Lo scrittore scozzese ha partecipato qui in Italia a numerose manifestazioni e incontri letterari
(essenzialmente come poeta); alcune sue poesie sono state incluse in antologie, ma nessuna sua opera è mai stata integralmente tradotta e pubblicata. In ambito aforistico, poi, Don Paterson - che a nosto parere è uno dei più brillanti aforisti europei della sua generazione - è praticamente uno sconosciuto (a parte una manciata di aforismi tratti dal libro Book of shadows e inclusi nella pubblicazione Incroci di poesia contemporanea, edito dall'Università Ca' Foscari nel marzo 2010, non c'è nessuna traduzione in italiano di nessun aforisma).

Eppure lo stile aforistico di libri come The Book of the shadows o Blind Eye è davvero originale e geniale: "irreverente e l'esatto opposto della pomposità", per citare un suo aforisma. Per le meditazioni filosofiche, lo scetticismo, la "bile elegante", la noia anche con se stesso
(che talora arriva vicina all'autovilipendio), per la sua capacità di affrontare con leggerezza temi metafisici pesanti come l'amore, la morte, la letteratura, il sesso, Don Paterson è stato paragonato a Cioran, citato più volte nei suoi libri e definito come la reincarnazione occidentale del filosofo Nagarjiuna, un "Buddha scettico". Se ne distacca per il suo tono più divertente, più rude, più sfrontato, a volte allegro oppure "maudit".

Le raccolte aforistiche di Paterson sono straordinariamente varie per tono e stile: a volte, accessibile e immediato, fino al punto della crudezza emotiva; in altri, opaco nella sua allusività. La lingua è l'inglese classico non senza compromessi con il dialetto scozzese, che rende alcuni suoi aforismi di difficile traduzione.
Sintatticamente alcuni aforismi sono davvero molto simili al modello di Cioran, per la loro capacità descrittiva e per la lunghezza argomentativa che lascia il lettore con il fiato sospeso prima di arrivare al paradosso finale. Ma altri aforismi sono invece più brevi, di una o due righe al massimo.

Gli aforismi che riportiamo qui di seguito sono tratti da The book of Shadows, The blind eye e Best Thought, Worst Thought. La traduzione è di Caramagna, che confessa di aver avuto non pochi problemi di fronte a un linguaggio inglese denso, a volte anche ermetico, con qualche inflessione dialettale scozzese:

- Conosco un pianista che aveva una dipendenza senza speranza e semplicemente neurotica dallo spartito, e non riusciva a suonare una nota senza un foglio di fronte a lui. Dopo mesi in cui tentò di curarsi, riuscì finalmente a portarsi solamente un foglio di carta bianca sul palco, sebbene non sia mai riuscito a fare completamente a meno di questo artificio. Uso a malapena la mia biblioteca di opere di consultazione, eppure mi sentirei perso senza quella. Idealmente, vorrei avere i muri tappezzati di libri vuoti: non solo le solite grammatiche e i dizionari per le rime, ma "Il libro dei versi futuri", "Un lessico delle cadenze", "Tavole per la conversione delle metafore", "Immagini rare e mai usate…".

- Sono in grado di vedere esattamente cosa non fare al momento. Non c'è dubbio che attraverso il solito processo di eliminazione io arriverò alla mia strategia preferita di paralisi totale.

- Quasi tutto nella stanza vi sopravviverà. Per la stanza voi siete già un fantasma, una soffice cosa patetica, che va e viene.
Tradizionalmente il momento cruciale nella vita di un uomo arriva quando si riflette nel vetro di un bicchiere per la barba e guardando all'indietro ritrova suo padre. Ma c'è un giorno così terribile che raramente se ne parla - quando si sorprende nudo dentro un lungo specchio e vede sua madre.

- Ogni volta che vedeva qualcuno che leggeva una bibbia, avrebbe voluto rovinare tutto sussurrando: "Alla fine Egli muore, lo sai." Io sono sempre tentato di fare lo stesso ogni volta che vedo qualcuno consultare il suo diario.

- A volte mi chiedo se esiste un amanuense invisibile a portata di mano all'inizio del nostro amori, che scarabocchia le improvvisazioni delle prime ore. Troppo spesso sembra che egli fornisca l'intero script del melodramma a venire, da cui ben presto ci troviamo incapaci di sconfinare di una parola.

- Le cose più erotiche che l'amante può fare per te sono quelle guidate dal più puro egoismo. La carità, d'altra parte, è l'anafrodisiaco grande.

- La sua amicizia è stata indicizzata alla mia popolarità, e prima era fredda e poi calda e di nuovo fredda nel corso di un'unica serata. Subito dopo un fortuito ma piuttosto spettacolare spettacolare spiritosaggine, mi ha offerto l'uso della sua villa a Turks e Caicos. Ahimè, mi sono fatalmente imbandalzito per questo piccolo successo, e quando è arrivato il caffè costui aveva dimenticato il mio nome di nuovo.

- Con le spalle al muro, un complimento paga sempre. Anche il vostro rapinatore o torturatore non è immune alle lusinghe, ed è ancora in grado di essere quasi disarmato da una parola di congratulazioni per la scelta di un paio di calzature o per la superiorità di una sua tecnica.

- Immaginare il peggio non è un talismano contro di esso.

- I genitali maschili sono indossati esternamente come risultato evolutivo del processo di espulsione dal corpo. Un altro milione di anni e saranno riposti in un cassetto.

- La caduta e il volo sono delle sensazioni quasi identiche in tutto salvo che in un piccolo dettaglio. Dovremmo ricordarcelo quando vediamo questi uomini e queste donne apparentemente innamorati del loro declino.

- Una e-mail mi permette di abbandonarmi alla mia nuova tecnica meditativa: l'annientamento attraverso la perdita di identità. Ad ogni lettera rispondo con la voce del mio interlocutore e nelle risposte, in seguito, sono tutti e non sono nessuno.

- Le esclamazioni sono per gli isterici, i tre puntini sono per i sensitivi, i due punti sono per i supponenti. Vi prego. Che ci sia concesso di avere tutti la medesima punteggiatura, oppure nessuna…

- Sembrava aver perso così tanto nella traduzione; io invece ho cominciato a sospettare che ne avesse guadagnato.

- In una parte neandertahliana di me, ogni marito di un'altra altrui suona come un affronto.

- Tutti i nostri stumenti sono esatti, tranne l'orologio. L'orologio tira due lancette in aria e traccia delle conclusioni.

- La mia ossessione per i computers (quale infanzia essi hanno dentro, e come affascina!) è una sorta di nostalgia per il futuro. Il desiderio di essere metà-uomo e metà-desk.

- Nessuna email per un'ora. I bastardi!

- L'inferno è una solitudine forzata, il Paradiso è una volontaria.

- Lo stile è una strategia di evasione.

- Direi che la poesia esiste in uno spazio da qualche parte tra il lettore e l'autore, e in un certo senso appartiene a nessuno dei due, ed a entrambi.

http://aforisticamente.wordpress.com/

 


 


L'aforisma in Germania
aprile 2010

In Germania c'è l'Associazione degli amici dell'aforisma tedesco presso la città di Hattingen (Förderverein Deutsches Aphorismus-Archiv Hattingen e.V.) e collegato ad essa la DAphA, l'archivio dell'aforisma tedesco (DAphA Deutsche aphorism archive). Dapha è un progetto ambizioso la cui finalità è la costituzione di un immenso biblioteca, di un archivio documentale dedicato al genere aforistico con un parallelo database in formato elettronico accessibile su internet. Il sito isituzionale dell'Associazione è http://www.dapha.de/ ed è ricco di informazioni.

L'obiettivo generale dell'associazione, che si è costituita nel settembre del 2005, è quello di promuovere l'aforisma "genere letterario trascurato", come appare dalla scritta della home page, e soprattutto gli aforismi in lingua tedesca attraverso conferenze, seminari e workshop.


Presidenti dell'associazione sono Jurgen Wilbert, appassionato del genere aforistico, autore di tre libri di aforismi
(il suo sito web è http://www.aphoristiker.de/) e Friedemann Spicker (http://www.fspicker.de/) studioso del genere aforistico, autore di opere monumentali sull'aforisma tedesco nel ventesimo secolo e di un'antologia mondiale dell'aforisma, "Aphorismen der weltliteratur". Il Presidente Onorario è invece Gerhard Uhlenbruck, professore di medicina all'Università di Colonia e autore di 20 libri di aforismi, mentre il coordinatore è Petra Kamburg, Responsabile del Museo della Città Hattingen.

L'idea, o l'intuizione, di promuovere l'associazione venne a Jurgen Wilbert quando era Assessore alla Cultura e alla Formazione nella città di Hattingen. Nel 2004 decise di invitare gli aforisti tedeschi per una riunione speciale sulle loro opere aforistiche avente come soggetto proprio l'aforisma. L'ispirazione per l'incontro veniva da una famosa frase di Elias Canetti: "Leggendo i grandi autori di aforismi si ha l'impressione che si conoscano tutti bene fra loro". Perchè non dare agli aforisti l'occasione di conoscersi l'uno con l'altro? Incoraggiato da Petra Kamburg, direttore del Museo di Hattingen, e da Friedemann Spicker, la riunione fu finalmente realizzata nel novembre del 2004, con il titolo "Contro corrente", titolo è ripreso da un aforisma di Stanislaw Lec "Per arrivare alla fonte bisogna nuotare contro corrente".

La prima riunione fu un grande successo e si decise di ripetere l'esperimento nel novembre del 2006. In quell'occasione la città di Hattingen e in particolare il Museo fu eletto come "luogo delle idee", nel corso della campagna nazionale "La Germania - paese delle idee". La riunione, intitolata "L'aforisma tra il gioco di parole e la ragione" vide la partecipazione di aforisti provenienti da otto paesi europei che fecero conoscenza l'uno con l'altro e discussero del loro genere letterario preferito. La riunione si concluse con uno spettacolo a cielo aperto con video che proiettavano una selezione di aforismi sulla piazza del mercato di Hattingen-Blankenstein, di fronte al Museo.
Entrambi gli incontri sono stati documentati in due libri, in particolare Jurgen Wilbert mi ha gentilmente inviato il libro relativo al secondo incontro e che si intitola "Gedankespiel Aphorismen Fachbeitrage Illustrationen", il quale raccoglie gli atti dell'incontro del 2006 con diversi relatori, tra cui l'intervento di quello che è considerato il più grande aforista tedesco vivente, Elazar Benyoëtz; interviste, documentazioni e molte illustrazioni che accompagnano le massime di alcuni degli aforisti tedeschi contemporanei
(tra i tanti voglio ricordare i giovani Alexander Eilers, Tobias Grüterich ed Eva Annabelle Blume - quest'ultima addirittura nata nel 1981!).

La terza riunione si è svolta nel 2008 nel mese di novembre e il tema ha riguardato tre aspetti diversi della aforisma: motto di spirito (in realtà il termine tedesco witz è difficilmente traducibile, come il termine francese pointe), immagine e senso. Questa riunione è stata ancora più internazionale delle precedenti con la partecipazione di diversi paesi tra cui Svizzera, Austria, Lussemburgo, Inghilterra, Israele e Finlandia. Tra le tante iniziative organizzate, una decina di aforisti è andata in sei scuole secondarie in Hattingen e vicinanza a presentare una breve introduzione del genere letterario dell'aforisma, con molti esempi divertenti.

Prima della terza riunione è stato organizzato nel mese di maggio un premio letterario (Aphorismenwettbewer) che è poi confluito in una antologia intitolata "Witz - Bild - Sinn Facetten des zeitgenössischen Aphorismus" - 2008, ("Motto di spirito - metafora - senso. Sfaccettature di aforisma contemporanea" - 2008).
Il premio, che ha visto numerosissimi partecipanti (oltre 300), ha selezionato una prima categoria di 32 finalisti e poi ha attribuito il primo premio a Stefan Schütz ("non c'è abbastanza egoismo per tutti" scrive in un aforisma) , il secondo a Tobias Grüterich e il terzo a Rawel Frank.

La quarta riunione è prevista nel mese di novembre del 2010 con il titolo "Gedanken-Übertragung", nell'ambito della manifestazione culturale "Ruhr 2010". Alcune anticipazioni sulla riunione sono sul sito:
Aphoristikertreffen. http://www.aphoristikertreffen.de/


Elazar Benyoëtz, 40 aforismi

Poeta e scrittore di aforismi (da taluni è considerato il più grande aforista tedesco vivente), Elazar Benyoëtz è nato nel 1937 a Wiener Neustadt in Germania. Figlio di ebrei austriaci, a causa delle persecuzioni naziste, fugge nel 1939 con i suoi genitori in Palestina. Come scrive la studiosa Chaim Vogt-Moykopf nell'articolo su "Letteratura israeliana in lingua tedesca o letteratura germanofona in Israele" gli ebrei germanofoni che sbarcarono in Palestina tra il 1933 e il 1940 erano degli espulsi da una cultura che avevano adorato, alla quale si sentivano perfettamente integrati, per non dire assimilati. Citavano meglio i poemi di Schiller e di Goethe e le opere di Marx ed Engels che il Talmud e la Torah."

Elazar Benyoëtz si forma nella lingua ebraica e pubblica in questa lingua molti libri di grande valore. Nel 1959 diventa anche rabbino. Tuttavia in ragione del suo interesse per gli scrittori ebreo tedeschi e per il legame storico tra gli ebrei e i tedeschi, decide di avventurarsi nell'apprendimento della lingua tedesca e per alcuni anni della sua vita (tra il 1964 e il 1968) vive in Germania, a Berlino. Nel 1968 torna a vivere a Gerusalemme dove sposa la miniaturista e calligrafista Renee Koppel. I suoi saggi e libri di aforismi, pubblicati a partire dal 1969, sono quasi esclusivamente in lingua tedesca. Per la sua opera Benyoëtz ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti tra cui nel 1988 il premio Adelbert Von Chamisso che viene assegnato a un opera scritta e pubblicata in tedesca da parte di un autore la cui lingua materna non è il tedesco (come è il caso appunto di Adelbert Von Chamisso).
Dal 2003 Elazar Benyoëtz è socio dell'Accademia tedesca di lingua e letteratura di Darmstadt.
Sulla sua scrittura in lingua tedesca Elazar Benyoëtz scrive: "Giammai potrei scrivere e giammai avrei potuto scrivere se non per i sopravvissuti e i loro discendenti tra gli assassini del mio popolo. Perché? Perché questa è la mia unica maniera di mostrare la mia solidarietà, è il mio Auschwitz".

Come scrive ancora Chaim Vogt-Moykopf "Benyoetz cerca di sperimentare l'orrore totale nella lingua che l'ha sgranato e reso accessibile come giammai prima. (…) Ma al tempo stesso cerca di proteggere la luminosità della parole dietro l'orrore della lingua (…) apprendere e scrivere in tedesco è giocare con il fuoco, sperimentare un disastro, lasciare il rifugio protetto dell'ebreo".
Si potrebbe davvero citare per Elazar Benyoëtz anche le famose parole di Theodor W. Adorno riguardanti il poeta Henri Heine: "Usare la lingua come uno strumento, vuol dire vivere come uno straniero in questa lingua". Le domande sulla parola e sul mondo sono un tema ricorrente della produzione aforistica di Elazar Benyoëtz. ("L'arrendersi alla ricerca è più difficile che trovare" scrive Benyoëtz). Le domande e le risposte non hanno mai un fine, le risposte vanno avanti e si trasformano di nuovo in domande. L'opposizione e la contraddizione sono sempre presenti nel pensiero dell'uomo. Benyoëtz è colui che prega e che cerca. Un altro tema ricorrente è proprio quello religioso che mette al centro questioni come la fede, la carità, la preghiera, la questione giudaica.

Come molti aforisti contemporanei, Benyoëtz opera diverse riflessioni, spesso critiche, sull'aforisma. "L'aforisma è un genere morto. Una resurrezione del genere aforistico può succedere, ma non sarà mai perfetta, perché non è stata preceduta da un funerale". Come il profeta, anche l'aforista "è un uomo di grandi ambizioni e di basso prestigio" dice Elazar Benyoëtz . "Il vero profeta ha sempre la parola, anche se la gente non dà importanza a quello che dice". "Se tu vuoi dire qualcosa di significativo, puoi dirlo soltanto in una frase" dice Benyoëtz in una intervista del 2001 a Christa Salchner. "Finchè non lo racchiudi in una frase, tu non stai dicendo niente, ed è così che io mi sono allenato. Se non riesco a far stare qualcosa dentro una frase, non è una buona frase. Ciascuna devo dire qualcosa e questo significa una sfida permanente, però non è così logorante come si potrebbe pensare. La lingua fornisce già la metà delle cose da dire". E ancora in un suo aforisma: "L'aforisma è la capacità di pensare la totalità in modo frammentario".
Di Elazar Benyoëtz in lingua italiana non c'è pressoché nulla né in termini di traduzioni né in termini di recensione. Per adesso la sua ricezione è limitata all'interno dei confini della Germania dove è presente in diverse antologie tra cui quella di Friedemann Spicker sull'aforisma mondiale.

Pubblichiamo per la prima volta in italiano una selezione di 42 aforismi tratti dalla raccolta "Die Rede geht im Schweigen vor Anker. Aphorismen und briefe", (in italiano "Il discorso è ancorato nel silenzio. Aforismi e lettere"), pubblicata nel 2007 presso Dapha (l'associazione aforistica tedesca. La traduzione è di Fabrizio Caramagna (ormai il lettore del blog si dovrà abituare, vista la totale mancanza in Italia di una editoria sugli aforisti stranieri).
Vogliamo ringraziare Lara Maniscalco e Maria Canoro che ci hanno aiutato a comprendere il linguaggio apparentemente semplice, ma in realtà denso e magmatico, di Elazar Benyoëtz . In uno dei suoi aforismi Elazar Benyoëtz scrive che "la citazione è più forte dell'opera dalla quale proviene e a volte la rende dimenticata". Sfogliando i tanti database e le tante raccolte anonime e piatte di aforismi che ci sono su Internet si comprende che è davvero così; speriamo però che in questo articolo avvenga un processo inverso, certamente più raro, dove dalla citazione il lettore vada verso l'opera dell'autore

**

Il discorso è ancorato nel silenzio
Scrivo le mie frasi per le mie parole, affinchè rimangano con me. Se esse si sollevano, anch' io sono portato via
Sto dietro la mia parola, le rinforzo la schiena, così sta dritta in modo
Aforistica: la capacità di pensare la totalità in modo frammentario
Le cose taciute non ammutoliscono
Nel giardino dell'Eden Adamo era soltanto un frutto cadente
Ciò che è in movimento non stanca mai Si vuole che nella vita ci venga fatto qualcosa, anche perchè è più difficile che qualcosa ci venga detto
Una parola tira l'altra, per questo non vi è alcun ritorno
La scrittura conferma tutto ciò che viene detto verbalmente, senza poterlo testimoniare
La parola è più profonda del suo significato
Anche il nulla parla attraverso un fiore
Montagne di dubbio non spostano la fede
Anche i dubbi mangiano nelle lacrime il loro pane e si guadagnano il loro Paternostro
E' un fraintendimento se io do la mia risposta alla tua domanda e non la tua risposta
La poesia: la pazienza delle sillabe
La distanza: prigioniera dell'Eco
Lo spazio è l'affidabilità del tempo
Non riesco a fare più niente di buono, ma solo di bello
Non avremmo nessuna certezza, se Dio esistesse senza dubbi
Con il primo ricordo incomincia già il futuro
Nel contrasto dei suoni io sono l'accordo, non lo spartito
Nessun potere domina l'impotenza
Se un saggio legge nel libro della saggezza, trova che ci sia da ridere su tutto
Colui che ha bisogno dei miei libri, può fare a meno di me: la parola parla al posto mio
Io non torno indietro nel mio tempo e neppure il tempo torna indietro da me
Su ciò che ci accade, non siamo mai informati
Le rivelazioni sono frutto dell'immaginazione: Dio non fa apparizioni
Tutto ciò che è immaginario diventa la visione del mondo
Una vita tradotta in linguaggio, un linguaggio disintegrato in tanti pezzi
La fine del libro cerca di superare l'ultima frase
Se sono sicuro di una cosa, nessuna parola vuole passare dalle mie labbra
Ciò che amo oltre misura, non lo metto alla prova
Poiché anche il falso deve venire, il vero rimane fuori
Sarebbe insopportabile per un vivo, se sapesse ciò che non può sapere. Sarebbe, come se avesse mangiato dall'albero della vita
Non si conoscono i proprio pensieri, ma soltanto i problemi che girano loro in modo sempre più stretto
La citazione è più forte dell'opera dalla quale proviene e a volte la rende dimenticata
Sulla brevità non si può scrivere, diventa tutto troppo lungo
Io non partecipo e anche il mio andare insieme è un ritirarsi
Il regno della libertà è tra le stelle
Se il senso fos
se chiaro, della frase non ci sarebbe niente da interpretare

http://aforisticamente.wordpress.com/

 

 

 


L'associazione aforistica finlandese e il Premio Samuli Paronen

Nella lontana Finlandia esiste una delle più importanti associazioni aforistiche, la Suomen aforismiyhdistys il cui Presidente è Sami Feiring.
L'associazione aforistica finlandese organizza numerose manifestazioni dedicate all'aforisma
(il 18 aprile, giorno di fondazione dell'Associazione, viene celebrata la "Suomen aforismipäivä" che altro non è che la giornata nazionale dell'aforisma), porta avanti il progetto di tradurre in altre lingue gli aforisti finlandesi (ha in cantiere un'antologia in inglese) e si occupa di promuovere la conoscenza del genere aforistico nelle scuole finlandesi (tutto questo è impensabile in Italia - paese di 56 milioni di aspiranti romanzieri - dove il genere aforistico è totalmente trascurato!)

A partire dal 2006, l'associazione ha istituito in onore di Samuli Paronen il premio Samuli Paronen per l'aforisma (in finlandese"Samuli Paronen Palkinnon"), che si svolge a Maggio (Paronen nasce il 23 maggio del 1917).

Assegnato per la prima volta nel 2006, alla poetessa e aforista Helena Anhava, il premio è stato consegnato successivamente nel 2007 alla poetessa, saggista e aforista Mirkka Rekola, nel 2008 allo scrittore, poeta, editore e aforista Paavo Haavikko e nel 2009 allo scrittore, saggista a aforista Markku Envall.

Il premio è stato istituito in onore di Samuli Paronen, nato nel 1917 a Virolahti in Finlandia e morto nel 1974. Samuli Paronen è una figura antiletteraria per definizione che ha lavorato per anni come operaio nel settore agricolo e forestale, nella parte orientale della Finlandia, in Carelia, prima di dedicarsi pienamente alla letteratura.
Il tema dominante delle sue opera è la critica feroce della società dei consumi e dell'economia di mercato. Samuli Paronen, attento lettore della Scuola di Francoforte e di Sartre, teorizza una società libera caratterizzata da un lavoro creativo e non di "serie". Scrittore di dieci libri, tra cui otto romanzi, una raccolta di racconti brevi, Samuli Paronen è sopratttutto conosciuto per la raccolta di aforismi "Maailma on sana"
(Il mondo è una parola) che pubblicò nel 1974 l'anno della sue morte.
Per la prima volta in italiano pubblico qui di seguito una breve selezione dei suoi aforismi:

Nessuno schiavo aspira a diventare libero. La maggior parte si sforza di diventare padrone
Il mondo è pieno di atti che nessuno ha commesso
I veri vincitori non sono in competizione
Ci piace fare esperienza di una paura rassicurante

Se si vuole perdere una guerra, bisogna andare sul fronte. Se si vuole vincere, bisogna vendere granate
Le leggi dividono gli atti malvagi in due: quelli che sono permessi e quelli che non lo sono
L'uomo che è in noi cresce più lentamente del suo uccisore
Sovente la morale si traveste mettendosi l'uniforme
Il senso di colpa trasforma chiunque in un persecutore
Sempre più individui devono lavorare ancora di più per guadagnarsi il diritto di fare qualcosa di diverso
La Finlandia è uno stato del benessere, i finlandesi un popolo del malessere
Le ragioni non ci interessano. Siamo sempre alla ricerca di un colpevole per purificarci nel suo sangue
Non lo conosciamo. Allora lo vendiamo come una divinità
Dopo averci riflettuto su cinquant'anni, posso adesso dire che il mondo è una parola

Intervista a Sami Feiring
di
Fabrizio Caramagna

Dell'associazione aforistica finlandese "Suomen aforismiyhdistys", Sami Feiring ne è il presidente. E' molto gentile e ha risposto a tutte le domande. L'intervista si è svolta in concomitanza con la conclusione del Premio Samuli Paronen 2010 che quest'anno è stato assegnato all'aforista Arto Seppälä .
Un grazie immenso va a Laura Casati, insegnante di italiano nei corsi per adulti nella città di Jyväskylä, in Finlandia, che ha sottoposto il testo dell'intervista a Sami Feiring e che ha tradotto le domande dall'italiano al finlandese e le risposte dal finlandese all'italiano.

1) Dottor Feiring, lei è Presidente dell'Associazione aforistica finlandese e anche scrittore di aforismi. Quando si è avvicinato per la prima volta al mondo degli aforismi e che cosa è per lei l'aforisma?
- Ricordo di aver letto dei libri di aforismi al tempo del liceo e di aver ammirato come in così poco spazio si potessero cristallizzare così tanti concetti. Ad un certo punto ho pensato che cose simili le avrei potute scrivere anche io. Gli aforismi significano molto per me, sia come lettore che come scrittore. L'aforisma è l'unione del pensiero e della letteratura in un unico spazio. L'aforisma è una finestra su mondi meravigliosi.
2) Nel 2005 è stata fondata l'Associazione Aforistica Finlandese di cui lei è presidente Come è nata l'idea di fondare una associazione per l'aforisma?
- L'idea mi è venuta nella primavera del 2004. La stessa idea può chiaramente averla avuta anche qualcun altro. L'associazione aforistica è nata come canale di comunicazione fra coloro che scrivono aforismi, con lo scopo di ampliare la conoscenza dell'aforisma
3) Qual è il bilancio a 5 anni dalla nascita dell'associazione?
- L'associazione procede bene e funziona attivamente. Organizziamo tanti avvenimenti diversi e siamo riusciti a far conoscere al pubblico aforismi e aforisti. Attraverso l'associazione gli scrittori hanno anche potuto ricevere consigli e incontrare altri massimatori.
4) Si dice che la Finlandia sia "il paese dei mille laghi", ma considerando il numero di pubblicazioni e di eventi dedicati all'aforisma, si potrebbe definire la Finlandia anche "il paese dei 1000 aforismi". Come spiega questa diffusione dell'aforisma in Finlandia?
- "Il paese dei 1000 aforismi" suona talmente bene che potremmo prenderlo come nostro motto pubblicitario! È sicuramente vero che in Finlandia la scrittura e la lettura degli aforismi sono molto diffusi. I finlandesi sono chiaramente considerati persone di poche parole e per questo hanno la tendenza ad esprimere i concetti brevemente, quindi aforisticamente. Però questa è solo una mia supposizione, non so quale sia la ragione della diffusione dell'aforisma in Finlandia.
5) L'associazione nel corso di questi anni ha promosso diversi eventi che hanno visto la partecipazione di un pubblico molto attento. Tra i più recenti voglio ricordare il concorso per mettere un aforisma in lingua finlandese sulle bustine di the di una nota marca. Da sempre si dice che l'aforisma è un genere marginale rispetto alla narrativa e alla poesia. Secondo lei si può dire che in Finlandia sia stato colmato questo "gap" come dicono gli inglesi, o c'è ancora molto da fare?
- L'aforisma è un genere minore per esempio a confronto con il romanzo o con la poesia e così sarà anche nel futuro. La caratteristica principale dell'aforisma è di guardare le cose da lontano, con sguardo critico. Per questo non può e non deve essere il genere principale. Negli ultimi anni siamo comunque riusciti a mettere in mostra l'aforisma in molti modi, e da questo punto di vista è oggi meno marginale di prima. Però c'è certo ancora molto da fare per la sua diffusione.
6) Il 18 aprile in Finlandia e stata festeggiata la giornata nazionale dell'aforisma. Pensa che si riuscirà mai, un giorno, a celebrare una giornata mondiale dell'aforisma, come è stato fatto per la poesia?
- Sicuramente ci riusciremo, e anche io l'ho proposto a diversi colleghi stranieri. Si dovrebbe solamente trovare un giorno appropriato, per esempio il giorno del compleanno di qualche aforista importante. Avete qualche proposta? Una possibilità sarebbe il 14 marzo, giorno della fondazione dell'associazione mondiale dell'aforisma.
7) L'associazione ha un sito internet che si chiama "Aforismiblogi". Leggendo i tanti articoli del blog, notiamo una forte interazione da parte degli utenti con diversi commenti per ogni articolo. Lei cosa pensa del rapporto tra internet e l'aforisma?
- Internet è un buon modo per mettere in mostra gli aforismi dei nuovi scrittori e per dare visibilità agli aforismi. Come ha notato, sul sito si possono anche iniziare conversazioni su argomenti aforistici con persone che vivono in parti diverse della Finlandia e talora anche più lontano. Il sito dell'associazione "Aforismiblogi" è stato per tanti scrittori il primo canale attraverso il quale far conoscere i propri aforismi. Il sito ha un'importante funzione di sostegno e negli anni è diventato un notevole archivio di dati, in cui trovare aforismi e notizie sull'aforistica.
8) L'aforistica finlandese ha prodotto molti autori di rilievo, però è ancora poco conosciuta all'estero. Che si sappia, in Italia, non è mai stato tradotto un solo aforisma di un autore finlandese. L'associazione ha qualche progetto per promuovere e diffondere l'aforisma finlandese all'estero?
- Stiamo dando inizio ad un progetto per tradurre gli aforismi finlandesi in altre lingue. In piccola parte sono già stati tradotti, e alcuni di questi sono stati raccolti da me nel sito "Finnish Aphorisms (www.finnapho.blogspot.com", in cui verranno aggiunti altri elementi. Sto al momento lavorando sulla scrittura di un' antologia in inglese e in tedesco. Grazie anche a Fabrizio Caramagna, che ha fatto conoscere ai lettori italiani l'aforisma finlandese.
9) Curiosando su Wikipedia finlandese ho notato che tra gli aforisti mondiali del 900, curiosamente per l'Italia viene citato solo Giuseppe Prezzolini. Qual è la conoscenza e la percezione dell'aforisma italiano in Finlandia?
- L'anno scorso è stato pubblicato in Finlandia il "Codice della vita italiana" di Prezzolini. Credo sia quindi per questa ragione che l'autore è stato inserito nell'articolo sugli aforismi di Wikipedia finlandese. Sfortunatamente in Finlandia gli aforismi italiani sono conosciuti molto poco. Sarebbe fantastico se ci fosse un'antologia di aforismi italiani magari in inglese.

Sami Feiring

 

 

 


Gómez de la Serna

nato a Madrid nel 1888 e morto a Buenos Aires nel 1963, creò per la prima volta nel 1910 la "gregueria",
scrivendone migliaia nel corso della sua vita

Molti lettori non riescono a comprendere che cosa significhi "gregueria". Credono che sia a una massima, un pensiero filosofico, un motto di spirito. Pensano di trovarsi davanti a una riflessione morale, avente un carattere universale e sentenzioso. E siccome non trovano nulla di tutto questo, vedono la "gregueria" come una sfida al buon senso, un paradosso fine a se stesso. Alcuni la scambiano per una barzelletta o una facezia, altri per una metafora poetica, altri ancora per un calembour di immagini.

In realtà è più semplice definire la gregueria (che in spagnolo vuol dire "schiamazzo", "parlottio", "trambusto") come ciò che non è. La gregueria non è un luogo comune, non è mai ovvia. Come scrive Gomez de la Serna, "non deve somigliare a nulla che sia stato già detto". La gregueria è una immensa galassia popolata da miriadi di oggetti accostati per accumulazione o mediante associazioni inusitate e fulminanti. Gli ingredienti di questo processo sono stati indicati da Gomez attraverso la famosa associazione Metafora +Umorismo = Gregueria. Anche se il binomio non è sufficiente a spiegare tutte le greguerias.

In queste metafore visive e giochi di parole con tocchi di umorismo e, a volte di assurdo, c'è sempre un elemento di sorpresa per il lettore. Ecco alcune delle greguerias più famose (la traduzione in italiano è di Danilo Manera):

Nell'elenco del telefono siamo tutti esseri microscopici.
Sui fili del telegrafo rimangono, quando piove, delle lacrime che rendono tristi i telegrafi.
Il tram approfitta delle curve per piangere.
Un foglio di carta nel vento è come un uccello ferito a morte.
Chitarra: donna con quattro fianchi.
Che tragedia: invecchiavano le sue mani e non invecchiavano i suoi anell.i
L'orgoglio del rospo è atroce, perchè dedica il suo concerto alle stelle.
L'ascensore bussa davanti a tutte le porte davanti a cui passa, ma solo una gli dà retta.
Le spighe fanno il solletico al vento.
Il bacio è un prestito o un regalo?
Catalogo: ricordo di ciò che si scorderà.
Il neonato saluta se stesso dando la mano al proprio piede.
Quando il treno parte mentre siamo affacciati al finestrino, rubiamo addii che non sono per noi.
Le rondini sfiorano appena lo stagno come se prendessero l'acqua sufficiente per farsi il segno della croce.
L'acqua si scioglie i capelli nelle cascate.

Purtroppo la ricezione in Italia delle "greguerias" di Gomez de la Serna non ha avuto una grande fortuna. Una selezione "Mille e una gregueria", con la splendida traduzione di Danilo Manera, è stata pubblicata nel 1993 dalla Biblioteca del Vascello e adesso è fuori commercio. Gesualdo Bufalino, non solo un grande narratore, ma anche un brillante aforista, era sedotto dalle greguerias (che lui chiamava Sghiribizzi) e ne tradusse una selezione presso Bompiani. Il libro uscito nel 1997, è anch'esso fuori commercio. Un'altra selezione di greguerias "Ciao come stai" è stata pubblicata da Polistampa nel 2004 con una traduzione meno brillante e con un sottotitolo "Motti di spirito" che, ahimè, non è molto azzeccato. L'unico pregio del libro è che è ancora in catalogo.

In questa indifferenza tutta italiana per l'opera di Gomez de la Serna, è passata del tutto inosservata (e infatti qui da noi nessun giornale o rivista ne ha parlato!) la notizia che Laurie-Anne Laget, ispanista e fresca dottoranda presso la Université de Paris III, ha scoperto un archivio contenente 538 pagine di greguerias (circa 12 greguerias per pagina di cui molte cancellate o difficili da leggere). Queste greguerias, che a giudizio di Laget, "hanno una dimensione più riflessiva e poetica"), erano contenute all'interno di un materiale più vasto di ben 65 scatoloni con manoscritti, appunti, schede e libri conservati presso l'Università di Pittsburgh, che acquistò tutto questa documentazione dalla vedova dello scrittore nel 1970, sette anni dopo la morte dello scrittore.

Queste greguerias furono scritte da Ramon negli ultimi anni, precisamente tra il 1958-1961. Secondo Laurie-Anne Laget erano destinate a un futuro libro che non fu mai pubblicato, ma che l'autore aveva già intitolato "Nuove Greguerias".

Per chi volesse leggere una anteprima di questo ampio materiale, sono state appena riprodotte 428 greguerias in un libro edito dalla casa editrice spagnola Fabrica Editorial, nella sua collana Blow Up, classificate da Laurie-Anne Laget e accompagnate da 15 fotografie di Chema Madoz, delle vere e proprie greguerias visive. Ecco alcune delle greguerias di Ramon Gomez de la Serna recentemente venute alla luce e presentate al pubblico italiano (la traduzione è di F. Caramagna):

Le parole sono lo scheletro delle cose e per questo motivo resistono più a lungo delle cose.
Lacrima: si è rotto il termometro femminile.
I cinesi scrivono dall'alto in basso, perchè la parola comincia in cielo e finisce in terra.
Capitalista: un ginnasta con molti telefoni.
Caffè: un inchiostro per scrivere pensieri reconditi.
Quando il vento è disperato, prende un secchio e lo lancia via.
L'uomo che corre in bicicletta pare che sia montato sopra uno scheletro metallico.
Visti nell'ombra, siamo tutti in lutto.
Macchina da scrivere: un anfiteatro di lettere.
Gli altri ci vedono come la macchina fotografica: in senso inverso.
Ponendo un orecchio nella cassetta della posta si sente un mormorio di addi.
Futuro: il plagio del passato.

La chiave di queste greguerias ce la fornisce l'ispanista Laurie-Anne Laget nella introduzione di questo libro quando ci ricorda la descrizione che Ramon dava del suo alter-ego: "No es un escritor, ni un pensador, es un mirador" "Non è uno scrittore, nè un pensatore. E' un occhio che guarda".

E' sempre Laurie-Anne Laget che aggiunge: "L'archivio di Pittsburgh è un vero e proprio giacimento di materiale inedito: stiamo preparando l'edizione di un "Dizionario". Ramon passò tutta la sua vita a collezionare parole, si appuntava le definizioni del dizionario oppure inventava nuove definizioni oppure scriveva un disegno o una gregueria".

Chissà se un giorno, nella miriade di romanzi e romanzetti che finiscono quotidianamente nelle nostre librerie, ci sarà mai un editore italiano disposto a pubblicare qualcosa dei tanti inediti di Gomez de la Serna.

http://fabriziocaramagna.blogspot.com/2010/02/ramon-gomez-de-la-serna-428-greguerias.html

 

 

 

 

Torna al sommario
de

"IL GIORNALACCIO"