AFORISMI,
una finestra sul mondo

Rubrica di approfondimento sulla massimazione a cura di

Fabrizio Caramagna


Anno 2010


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L'Aforisma nelle Isole Mauritius: Yusuf Kadel e Umar Timol
L'Aforisma in Romania
L'Aforisma in Polonia
La ricchezza dell’aforisma in Serbia
L’aforisma in Belgio: Louis Savary
Antonio Porchia: un aforista italiano in Argentina

 


L’aforisma nelle isole Mauritius
Yusuf Kadel e Umar Timol

Chi avrebbe mai pensato che le Isole Mauritius sono una terra molto generosa verso gli aforismi?
Nelle isole Mauritius è nato e vissuto Malcolm de Chazal, considerato uno dei più grandi scrittori di aforismi, autore del libro Sens Plastique, pubblicato a Parigi nel 1948, a mio parere uno dei migliori libri aforistici del novecento (e purtroppo del tutto sconosciuto in Italia, nonostante alcuni suoi aforismi amputati e mal tradotti girino in rete senza alcun pudore!). Di Malcom de Chazal il critico francese Paulhan scrisse nell’introduzione “Questo singolare Malcolm de Chazal, questo ingegnere delle Isole Mauritius da cui il libro è caduto in Francia, qualche mese addietro, veramente come un osso, come una pietra venuta da un altro pianeta”.

Quelli di Chazal sono aforismi magici e surreali (“I gradi della scala del mondo si mescolano e si rimescolano, si attraversano e si infiltrano e danzano l’uno dentro l’altro, e il fiore davanti all’uomo non ha più onta di amare nè la pietra di riflettere” scrive ancora Paulhan). Ecco alcuni esempi:

“La bocca è la stazione di partenza del riso, e l’occhio ne è il termine. Molto tempo dopo che la bocca si è chiusa, l’occhio ride ancora“.

“Le cime delle montagne sono le spine dorsali del vento“.

“Gli oggetti sono i fermagli sulle tasche dello spazio“.

Sempre alle Mauritius vivono Yusuf Kadel e Umar Timol.
Yusuf Kadel, poeta e drammaturgo, è nato nel 1970 a Beau-Bassin. Ha scritto sia opere teatrali come Bagdad Blues,
1995, Mort d’un Paillard, 1996, Un septembre noir, 1998 sia raccolte poetiche Moisson de cristal, 1993, Surenchairs – poésie, 1999 e Soluble dans l’œil – poésie, 2010 (selezione del premio contintentale delle giovani speranze africane). Coordina la rivista di poesia Point Barre.

La forma delle poesie di Kadel ricorda molto da vicino sia gli haiku giapponesi che i frammenti aforistici di Malcolm de Chazal
(“una mistica dello sguardo interiore, tra la carne e la terra” scrive di Kadel un critico). Yusuf Kadel scrive delle poesie brevi, ritmate, cesellate, con una chiusa sovente sentenziosa. Alcune delle poesie di Kadel sembrano dei veri e propri aforismi in versi. I temi sono la carne, la morte, l’infinito, il tempo, lo spazio cosmico, gli elementi della natura, la femminilità. Yusuf Kadel è la dimostrazione di come l’aforisma tradizionale abbia riscritto e reinterpretato se stesso, prendendo direzioni diverse dall’aforisma velenoso e paradossale, rigorosamente in prosa, che abitualmente conosciamo.
Come nell’aforisma di Chazal, così in quello di Kadel l’universo diventa solubile nell’occhio del poeta
(da qui il titolo della ultima raccolta “Soluble dans l’oeil”), ma anche pillola effervescente gettata nel bicchiere della realtà, che ci esorta a leggere “con le mani posate sugli occhi, per vedere altrimenti”. In luogo di due oggetti, l’immagine non ne lascia che uno, in un processo di costruzione e ricostruzione continuo. L’aforisma poetico di Kadel si allontana dall’aforisma tradizionale per la sua mancanza di cinismo, velenosità e moralismo, ma se ne avvicina per la brevità della forma, il paradosso dell’immagine, la sentenziosità, un sottile humour e la capacità di capovolgere il mondo reale.

L’altro scrittore mauriziano è Umar Timol, coetaneo di Yusuf Kadel (1970) e nato anche lui nelle Isole Mauritius a Réduit, che ogni tanto lascia per brevi spostamenti in Francia. Nella biografia che mi ha inviato si legge che è autore di tre raccolte poetiche “La Parole Testament suivi de Chimie“, “Sang” et “Vagabondages” pubblicate presso Harmattan. Alcune sue poesie sono state incluse nel 1999 nell’antologia della nuova poesia mauriziana (Anthologie de la nouvelle poésie mauricienne) che include cinque giovani poeti mauriziani. Ha anche scritto dei racconti, mentre come aforista ha pubblicato nel 2004 la raccolta “Les affreurismes (un bel titolo-calembour, non traducibile in italiano).

Gli aforismi di Umar Timol sono tradizionali, leggeri, ironici, pungenti, nella scia che va da Rochefoucauld a Oscar Wilde. Ma alcuni aforismi ricordano per lo stile quelli magici e surreali di Malcolm de Chazal. Ecco alcuni esempi Marea: Luna che adesca il mare”, “Le ciglia battono il tamburo del desiderio”, “Il sorriso di una bella donna: valanga di stelle su una mezzaluna”. I temi di Affreurismes sono quelli di ogni raccolta aforistica, con una particolare attenzione sul rapporto uomo e donna. Così sono davvero abbondanti e anche ben congegnati gli aforismi sulla donna, l’amore, il fidanzamento, il matrimonio, il divorzio. Da segnalare l’aforisma finale della raccolta, un bel aforisma sull’aforisma: “Il faut éviter de prendre le fabricant d’aphorismes au sérieux car il a un scalpel à la place du cerveau”.

Presento qui di seguito una selezione di poesie in forma aforistica di Yusuf Kadel tratte da Surenchairs (1999) e Soluble dans l’œil (2010) e di aforismi di Umar Timol tratti da Affreurismes (2004)

**

Yusuf Kadel, Poesie tratte da Surenchairs e Soluble dans l’œil

Il sangue
arrossisce appena si mostra il sangue
non è fatto per l’occhio
ma la nostra pelle non ha
delle orecchie

Il vento
non sa dove alloggino le sue reni il vento
si è troppo trascinato per essere sobrio
lo si riceve più volentieri
in pianerottolo che in sala

Il sudore
è pagato in anticipo il sudore
giammai rimborsa…
il sudore disegna delle tasche
ampie come le nostre

Il cielo
ci dice no il cielo
nega la sua leggenda
il cielo è blu come
il ghiaccio

Il fuoco
per carità
getterà un
giorno i denti?

Il sole
va sotto un velo il sole
è pudico ma curioso al sole niente
sfugge – o quasi
ma ciò che non vede noi non lo
vediamo più

Il vetro
è fragile perché tracciato di sguardi il vetro
volentieri ritornerebbe nella sabbia
si sente meno sicuro sotto i nostri occhi
che sotto i nostri passi

Il deserto
ha individuato il sole il deserto
ostenta la fronte larga dei vincitori
il deserto non ha
una spalla per nessuno!

La notte
è piena quando la luna è vuota la luna
inghiotte se stessa e la notte
se ne felicita
il nero… si rimpinza del
bianco

La felicità non ha storia la felicità
è trasparente
nella felicità
non si vede nulla

Il ferro
ci batte
quando è freddo…

La luce
scortica ciò che essa tocca
noi chiamiamo “ombre” i nostri involucri
messi a terra

La gelosia è all’amore
Quello che il fumo è al fuoco

Il cuore che suppura
Vale
Il cuore che sospira

Poco importa la parola
Basta che vi sia il cuore

La bocca è il Tempio
E il bacio
la preghiera

Dio? L’uomo al Futuro e al Passato
L’uomo? E’ Dio all’imperfetto

Per essere poeta
bisogna imparare a chiudere gli occhi
Per essere profeta
bisogna sapere quando aprirli

Attaccata a ogni battito di ciglia
La morte ci fa sempre l’occhiolino


 

Umar Timol, Aforismi tratti da Affreurismes (traduzione in italiano)

La depressione è il voto di castità dei nostri sensi.
---Ammettiamo tutti i gusti musicali, ma soprattutto abbiamo a cuore concerti della nostra lode.
A vent’anni una donna dona il suo corpo in spettacolo, a sessant’anni è il suo corpo che si dona in spettacolo.
---Omicidio della poesia. E’ stata trovata l’arma del delitto. E’ un buon sentimento..
Ci sono due tappe nell’amore. Si comincia ad amare l’altro per quello che non è. E si finisce per detestarlo per quello che è.
---L’amore assomiglia curiosamente alla fede. Salvo che le conversioni sono più frequenti.
Ogni poesia è un suicidio mancato.
---La conversazione è ascoltarsi con le orecchie degli altri.
Fanatico: un essere che l’ambiguità terrorizza.
---A venti anni si vuole cambiare il mondo, a trent’anni si vuole cambiare di mondo.
Marea: la luna che adesca il mare.
---Delizioso, cremoso, delicato, leggero, superiore a tutto e nirvana di tutti gli istanti? Parlare male degli altri.
Un analfabeta che decifra i geroglifici. Questa è l’uomo che cerca di capire la donna che ama.
---La donna annuncia al suo amante: Il cielo è blu. E l’amante risponde: Tu sei un grande filosofo, mio angelo.
Prima: La tua voce è quella di una gazzella, melodiosa e dolce. Dopo: La tua voce è quello di una megera, rauca e stridula. Il matrimonio fa l’orecchio più raffinato.
---Ciò che eccita la donna al grado massimo? La dimensione del portafoglio dell’uomo.
Le ciglia battono i tamburi del desiderio.
---I borghesi hanno inventato la piccola borghesia per schiavizzare i poveri.
Il matrimonio è come il giardinaggio. È il miglior giardiniere colui che sa che l’erba raramente è più verde altrove.
---Il fidanzato si immagina cavaliere per liberare la principessa. Lo sposo si scopre un valletto al servizio della regina.
I giovani esprimono la loro rivolta conformandosi in modo rigoroso alla moda.
---La morte è la beatitudine dei depressi.
Il sesso è una melodia che termina con una cacofonia.
---Il timido è cieco dalla bocca.
Il sorriso di una bella donna: una valanga di stelle su una mezza luna.
---Il poeta mauriziano e il suo pubblico: una bistecca in un menù vegetariano.
L’arte e i mauriziani: la carovana passa e i cani dormono.
---Primo amore: il prologo che amerebbe essere un epilogo.
Il matrimonio e la routine si assomigliano come due gocce di cianuro.
---Flirtare o l’arte del sottointeso al suo parossismo.
Il matrimonio segna l’ineluttabile divorzio dall’amore.
---I bambini che piangono: una melodia che sorge dai denti di una sega.
L’etica e i politici o i vestiti e i nudisti.
---Gli errori di gioventù sono i malumori della vecchiaia.
In ogni uomo c’è un cadavere che attende di vedere la luce del giorno.
---Il poeta e il matrimonio. Impossibile mettergli la corda al collo perché vive con la testa tra le nuvole.
La bocca ha il bernoccolo della vanità.
---Bisogna evitare di prendere il fabbricante di aforismi sul serio, perché ha uno scalpello al posto del cervello.

http://aforisticamente.wordpress.com/category/laforisma-nelle-isole-mauritius/

 

 

 


L’aforisma in Romania
Valeriu Butulescu

Valeriu Butulescu è considerato dalla critica uno degli autori più importanti di aforismi. I suoi aforismi sono stati tradotti in quasi quaranta lingue, tra cui la lingua mongolica, l'iraniano (parsi), il siriano, l'armeno. Sul sito di Citatepedia, che come indica il termine è una grande enciclopedia dell'aforistica e della citazione, si trovano quasi tutte le traduzioni degli aforismi di Butulescu (ho contato fino a 26 lingue), le poesie e i testi teatrali, le recensioni e gli album fotografici.

Butulescu nasce a Preajba, Gorj, Romania il 9 febbraio 1953. Completa gli studi superiori ed universitari in Polonia dove consegue la laurea in ingegneria presso l'Università di Cracovia, e pochi anni dopo, viene conferito il titolo di dottore in Scienze tecniche. Il suo esordio letterario avviene nel 1985, con il volume di aforismi "Oasi di sabbia", edito dalla casa editrice Litera di Bucarest. Nel 1989 "Oasi di Sabbia" viene tradotto in inglese con il titolo di "Sand oasis" e pubblicato in Texas, negli Stati Uniti, su raccomandazione del poeta polacco Czeslaw Milosz, premio Nobel per la Letteratura nel 1980. Il volume viene pubblicato senza l'approvazione delle autorità di Bucarest, peccato imperdonabile per quei tempi come dirà qualche anno dopo Butulescu stesso. In quell'anno "il comunismo rumeno entrò nell'ora della morte. Ha avuto un attacco cardiaco il 22 dicembre".

Nel 1992 Valeriu Butulescu pubblica un'altra raccolta di aforismi "Steppa della Memoria", nel 1994 la raccolta di poesia "La Crescita del non essere". Nel 1996 scrive per il teatro "Eternità provvisoria" e nel 2001 sempre per il teatro, "Dracula e Le pecore del Signore", quindi di nuovo nel 2002 una raccolta di aforismi "L'immensità del punto" e la raccolta di poesie "Salmi zingari". Nel 2004, al Festival di Arte Drammatica a Timisoara, in Romania, gli viene assegnato il Premio di Scrittore di Romania per la creazione originale drammatica. Nel 2005 scrive per il teatro "L'uccello d'oro" e una nuova raccolta di aforismi "Foglie senza rami". Nel 2009 scrive la commedia "L'isola delle donne" che riceve il primo Premio al Festival di Commedia "FestCo", a Bucarest. La sua opera, che consta di oltre 30 pubblicazioni, ha ricevuto numerosi prestigiosi riconoscimenti ed stata tradotta, come scritto prima, in quasi quaranta lingue.

Il poeta polacco Tadeusz Nowak nella sua postafazione al volume Oasi di sabbia (Sand Oasis), pubblicato negli Stati Uniti nel 1989, nota come Valeriu Butulescu, al pari dell'aforista polacco Stanislaw Lec, sia un prodotto del regime totalitario e come questa condizione abbia ispirato la sua opera. Tadeusz Nowak aggiunge: "Butulescu nasce come poeta e ottimo traduttore della poesia polacca . Ha poi iniziato a scrivere aforismi, in margine alla sua creazione. All'inizio l'autore le considerava semplice note poetiche, idee per il futuro, abbozzi di poesie. A poco a poco queste note hanno cominciato a prendere vita, cominciando ad esistere in modo indipendente. Butulescu ha volutamente chiamato i suoi aforismi poesie o mini-poesie. E' il loro carattere dall'inizio alla fine. Le metafore sono sempre incrostate in immagini poetiche. Forse è anche per questo che i suoi aforismi sono così diversi dagli altri".

Aforisma e poesia, sono due parole di segno opposto "come l'acqua e il fuoco, il movimento e l'immobile, il netto e il vago, il laconico e il prolisso, il denotato e il connotato" scrive Christian Moncelet, uno dei principali studiosi del genere aforistico, nel libro "Le desir de l'aphorisme". "Eppure talvolta avviene il Miracolo. Certi scrittori trasformano l'antitesi conflittuale in nozze ossimoriche". Credo che quanto affermato da Moncelet, possa sicuramente valere anche per Butulescu. Il suo aforisma in versi, così musicale, così visionario e metaforico, rimodella l'aforisma tradizionale. Valeriu Butulescu è uno di quei pochi aforisti che è riuscito nell'alchimia di trasformare aforisma e poesia in un genere nuovo.

La particolarità dell'opera aforistica di Valeriu Butulescu non è solo quella di unire poesia e aforisma. Nella prefazione alla traduzione danese ad opera di Camelia Elias e Bent Sorensen "Aforismer af Valeriu Butulescu", i due traduttori parlano di una "lingua della torsione e della flessione" e scrivono: "Valeriu Butulescu, utilizza un metodo di bilanciamento del linguaggio: i suoi aforismi ci costringono a vedere ciò che non abbiamo visto ancora, a sentire le parole vecchie e consunte in un modo totalmente nuovo". Sempre Camelia Elias e Best Sorensen scrivono "Butulescu sceglie una parola, una frase, un concetto in cui non si vede niente di paradossale. E all'improvviso c'è il colpo di scena: il paradosso della morte e della vita fa girare come una ruota l'aforisma e il nostro cervello deve seguire tutto il carosello della vertigine, così dobbiamo riconoscere che ha ragione e al tempo stesso che non avevamo mai visto prima l'immagine o il pensiero che Butulescu ci mette davanti". E infine "Gli aforismi di Butulescu giocano sulla reversibilità di ciò che è evidente. Per esempio quando Butulescu scrive che la 'deforestazione dona al bosco un eccesso di luce', si ottiene una gerarchia rovesciata tra la luce e l'oscurità. La luce è percepita come dipendente dall'oscurità, ma l'oscurità è vista anche come un complemento della luce. L'aforisma gioca sul fatto di renderci sospettosi sulla luce".

Il critico rumeno Cornel Moraru descrive Butulescu come "un moralista moderno, un moralista che non moralizza". Gli aforismi di Butulescu non esprimono mai una verità assiomatica
("Quando scrivo mi contraddico spesso. Ammetto di farlo con una certe convinzione"). Per comunicare l'autore usa il paradosso ("La luce eccessiva abbaglia e origina il buio"), l'autoironia ("ho molto coraggio ma ho paura di usarlo"), l'humour ("I milionari: la maggior parte sono figli dell'inflazione"), il relativismo ("La libertà non significa nulla per un uccello che non ha ancora imparato a volare"), le osservazioni sulla vita quotidiana ("Nella tradizione rumena non c'è nulla di più nobile che rubare al ricco per condividere il suo denaro con il povero dentro il bar") e infine la poesia ("Sassi sott'acqua, sono i più pericolosi perchè non li vedi"). Valeriu Butulescu è un profondo conoscitore dell'animo umano ed è anche un pessimista ("La terra? Un incidente cosmico. La vita? Un incidente chimico. L'uomo? Un incidente biologico") che arriva ad ironizzare su stesso e sulla sua opera "Questi aforismi sono dei rifiuti brillanti, un deposito di rottami, ciò che resta di poesie di grandi dimensioni e di successo".

La ricezione di Butulescu in Italia è davvero ridotta ai minimi termini. Nel 2002 viene tradotto da Giocondina Toigo
(con l'aiuto di Aurelia de Bacco), presso la piccola casa editrice di Feltre Agorà Editrice, una selezione di 489 aforismi tratti da Frammenti di pensieri, Oasi di Sabbia, Steppa della memoria e Immensità del punto. Una selezione più ristretta di alcuni suoi aforismi appare il Gennaio-Aprile 2003 sul numero 5 di Passages, rivista quadrimestrale di Arte e cultura edita da Crocetti Editore. E poi di Butulescu, almeno qui in Italia, si perdono le tracce, a parte le solite e parassitarie citazioni di qualche suo aforisma in qualche sito web (pochi, a dire la verità) mescolato magari con le barzellette di qualche comico o i pensieri di qualche santone.

Purtroppo come ho più volte scritto, la nostra editoria
(quella grande) ragiona sempre più in termini economici di minimizzazione dei costi e massimizzazione dei profitti, esternalizzazione, marketing e così via. C'è una sorta di egemonia culturale ed economica che impone autori di narrativa, meglio se giovani ed esordienti. E i critici e recensori, che pure avrebbero la possibilità e l'autonomia di occuparsi di autori come Butulescu, vanno dietro questa moda e scrivono magari l'ennesimo articolo sull'ennesimo narratore o sull'ennesimo romanzo di intrighi, misteri e delitti. E per editori piccoli e di nicchia, come per esempio Agorà editrice, diventa praticamente impossibile imporre un autore nonostante questo autore si chiami Valeriu Butulescu, sia uno dei più grandi scrittori rumeni (terra generosa che ha dato i natali a un altro grande aforista, Emil Cioran) e la sua opera sia stata tradotta in quasi quaranta lingue.

Qui di seguito riporto una selezione di aforismi tratti dall'edizione di Agorà Editrice del 2002
(un'ampia selezione in lingua italiana si trova anche sul sito Citatepedia). L'andare a capo è tipico dell'aforisma balcanico ed è sensibilità del traduttore decidere se mantenere o meno questa impostazione grafica. Credo che nel caso di Valeriu Butulescu la scelta di mantenere l'impostazione originale sia corretta, dal momento che in questo modo si riesce anche ad evidenziare l'andamento poetico dell'aforisma.

Mi annoio raramente e mai da solo.

Dietro il sorriso
si nasconde l'incisività dei denti.

Chi sono?
Un ruscello che scorre in salita.


La Torre di Pisa:
si deve pendere per diventare famosi.

Per definire il nulla
occorrono molte parole.


Nemmeno Satana è privo di difetti:
di tanto in tanto pecca
compiendo qualche buona azione.

Religione: persone che vanno in Chiesa
sperando che Dio controlli le presenze.


Le donne, come le foglie,
più sono avvizzite, più mormorano.

Voglio crescere,
eppure so che il fulmine schianta gli alberi più grandi.


Gli scrittori di aforismi
sono come i paesi sottosviluppati:
vendono le loro materie prime per poco.

I ladri sono invadenti
e altrettanto discreti.


Vedi una bella donna in lontananza
e la desideri.
Quando s'avvicina
t'accorgi con dispiacere che è tua moglie.

Per molte scimmie
le teorie di Darwin sono una diffamazione.


Anche se la gente muore dal ridere
è pur sempre una tragedia.

Il pescatore confida più
nell'ingordigia del pesce
che nella propria intelligenza.


In campagna sognare ad occhi aperti è pigrizia.

La sete
riduce il tempo per il brindisi.


La vera arte è scrivere ogni giorno
senza mai diventare giornalista.

L'oro fuso e rifuso
è esasperato dall'indecisione dell'uomo.


La poesia nacque la notte in cui l'uomo contemplava la luna
pur consapevole che non era commestibile.

Anche la campana priva di battaglio
dovrebbe essere ascoltata.


Studia il tuo nemico con il binocolo
Attento però a non tenerlo
dalla parte sbagliata.

O siamo belli o non siamo fotogenici.

Gli acquirenti potrebbero anche non apprezzare un dipinto,
ma è il loro denaro
che lo rende apprezzabile.

Non mi spaventa un cimitero di notte
ma temo uno stadio di giorno.


Ora a sinistra, poi a destra:
così avanza il serpente.

L'etica della pesca
sta nella trasparenza della lenza.


Non posso fare a meno di pensare
a chi ha scoperto l'America
prima di Colombo
e poi è affondato nella via del ritorno.

Di fronte alle riforme religiose
gli dei se ne stanno sempre passivi.


L'egoismo durerà
finché la grammatica manterrà gli aggettivi possessivi.

Certe persone hanno bisogno di un suggeritore
per dire esattamente chi sono.


Se il tuo nemico prova ammirazione per te,
non illuderti.
Sta scoprendo il tuo punto debole.

Se presti le ali a un burocrate
gli serviranno soltanto per arrivare
velocemente in ufficio.


"Anch'io sono figlia dell'oceano"
disse la pozzanghera.

Ci sono deserti con oasi di sabbia.

C'è chi pensa di essere un albero.
Ogni anno un altro anello.

Quanto era giovane un tempo l'eternità?

Il mio amico:
il nemico del mio nemico.

Per tranquillizzare i bambini
basta la cioccolata.
Agli adulti serve l'aldilà.

Se non ci fosse il demonio
il bene soggiogherebbe tutto.

Anche il cervello di Eistein
conteneva il novanta per cento di acqua.


Non deridere lo zero.
E' il re dei numeri negativi.

La morte:
un punto o una virgola?


Chi sono?
Mio padre seconda edizione.

Ogni anno
oltrepassiamo ignari
il giorno della nostra morte.


Non vedere nei frutti dell'albero
alcuna generosità
ma soltanto sete di continuità.

Il serpente aveva ragione:
dove c'è amore
non può esserci Paradiso.

Fortunatamente infrangiamo le regole
della geometria:
siamo uguali ma non simili.

Per un millennio hanno scritto
con la penna d'oca:
le oche hanno diffuso la cultura.


La luce eccessiva abbaglia
e origina il buio.

Il direttore d'orchestra:
per mettersi di fronte alla musica
deve voltare le spalle al pubblico.

Con il tempo la ruggine
diventa barriera protettiva.

Era così basso
che mi dovetti inginocchiare
davanti a lui.


Alcune rivoluzioni sono paragonabili
ai piccoli terremoti notturni.
Vengono percepite
soltanto da chi non è ancora andato a letto.

La donna sembra attratta dal
torace dell'uomo:
è il posto del cuore e del portafoglio.

Urla nel deserto.
Là nessuno può contraddirti.

E' un uomo d'oro
brillante tuttavia malleabile.


Trattate con riverenza il nostro pianeta:
è la nostra fossa comune.

La preistoria:
una storia che ha meno date
e meno sangue.


Non sogno di vivere in eterno
ma di pensare per sempre.

http://aforisticamente.wordpress.com/2010/04/06/valeriu-butulescu/#more-126

 

 

 


L’aforisma in Polonia
Andrzej Majewski


In uno dei suoi aforismi Andrzej Majewski scrive: “L’aforisma è come un invito per il the. L’autore mette l’essenza, il limone e lo zucchero, ma tocca al lettore versare l’acqua”.
Purtroppo l’incontro tra lo scrittore di aforismi e il lettore per prendere un the insieme sta diventando sempre più una rarità
(almeno qui in Italia). Lo scrittore di aforismi è poco conosciuto e non riesce a far apprezzare appieno le virtù delle sue “essenze”, mentre il lettore ha quasi sempre la testa rivolta verso “infusi” più alla moda come il romanzo (thriller, giallo) o la saggistica (il reportage, l’autobiografia, etc). In questi ultimi casi più che di infusi, parlerei di fast-food, visto che questi libri si consumano velocemente e cadono subito nell’oblio.

In questo mio the, vorrei presentare Andrzej Majewski che tra gli aforisti polacchi dell’ultima generazione, quelli nati dopo gli anni 60,è sicuramente il più conosciuto.

Andrzej Majewski nasce nel 1966 a Wroclaw, in Polonia. E’ aforista, fotografo, giornalista economico ed anche regista. Come aforista ha pubblicato “Aforyzmy i sentencje, które potrzasna swiatem, albo i nie” (1999), “Aforyzmy czyli za przeproszeniem Magnum in Parvo” (2000) e infine “Aforyzmy na wszystkie okazje” (2007).
E’ vincitore del Premio aforistico H. Steinhausa
(1995) ed è stato menzionato anche nel Premio S. J. Lec (2000).
I suoi aforismi sono stati pubblicati in molte antologie polacche e sono stati tradotti in diverse lingue tra cui il tedesco, inglese, rumeno, ceco, coreano, ebraico
(ma purtroppo non in italiano!).
Majewski ha anche scritto racconti in rima e fiabe per bambini, ed è autore di importanti album fotografici
(in Italia un felice esempio di connubio tra fotografia ed aforisma è Donato Di Poce).
Tra le opere fotografiche di Andrzej Majewski ricordiamo “Taniec Slonca w Deszczu“
(2000), “Du und Ich – Ty i ja” (2004) ed “Efemerycznosc Wiecznosci” (2004).
Per le sue fotografie è stato anche premiato al Concorso Internazionale di Fotografia in Corea nel 2007.
Autore di numerosi articoli di economia e società, Andrzej Majewski è Presidente della Fondazione SapereAude ed assistente sociale ed organizzatore di numerosi eventi e concorsi per giovani.

Un aforisma sull’aforisma definisce perfettamente la scrittura di Andrzej Majewski: “L’aforisma è una constatazione ovvia che non era ancora venuta in mente a nessuno(“Aforyzm to takie oczywiste stwierdzenie, na które nikt wczesniej nie wpadl”).

Pubblico per la prima volta in lingua italiana una selezione di aforismi di Andrzej Majewski. Ringrazio Tomasz Skocki (dottorando di ricerca in letteratura italiana presso l’Università di Varsavia dove è anche come lettore di lingua italiana) per avermi aiutato nella traduzione di alcuni aforismi.

***

- L’uomo si comporta come un virus; quando ha il controllo di un nuovo ambiente, lo replica e poi lo distrugge.
- Un uomo può uccidere anche con una penna, se l’esecuzione viene fatta da un ufficiale giudiziario.
- Il bene è difficile, Dio ci ha dato i Dieci Comandamenti, mentre Satana soltanto uno: fai quello che vuoi.
- Ancora più volatili dei castelli di carta, sono le case costruite con le carte di credito.
- Se volete vivere dopo la morte – diventate un artista, se volete vivere la vita – diventate un banchiere.
- Un tempo la gente ha imparato a sopravvivere, ora deve imparare a vivere.
- I giovani sono incredibilmente conformisti nella loro ribellione.
- A volte il cacciatore diventa oggetto del gioco, soprattutto quando il vento soffia in direzione contraria.
- Gli atei hanno la più grande fede: essi credono che Dio non esiste.
- Non fu Colombo a scoprire l’America per primo, ma fu il primo a depositare il marchio.
- Lo schiavo sogna la libertà, un uomo libero la ricchezza, un uomo ricco il potere, il sovrano la libertà.
- Inizio e fine di ogni rivoluzione sono la povertà, il sangue e le lacrime.
- La politica è spaccare il capello in quattro a qualcuno che è calvo.
- La politica è una grande arte. Riesce a convincere le persone che devono pagare per quello che è stato a loro rubato.
- Nei paesi civili le persone non hanno bisogno di combattere le guerre, dei loro istinti più bassi risponde con successo la Televisione.
- Nella vita è come su un’altalena: una volta sei in cima, una volta sul fondo, ma sei sempre sul dondolo.
- Subito dopo che l’uomo fu creato da Dio a sua immagine e somiglianza, Satana gli diede uno specchio deformante.
- La vita è un’occupazione molto pericolosa. La mortalità raggiunge il cento per cento.
- La vita è l’unico gioco in cui, a prescindere dalla strategia scelta, il risultato è noto in anticipo.
- La vita è un dramma strano, dove la tragedia è mescolata con la farsa, gli attori scrivono la sceneggiatura, la coscienza è il suggeritore, e non si sa mai quando la botola si apre.
- L’odio è come un’Idra, più gli tagli la testa, più si rafforza.
- Il valore di un uomo fornisce una lista dei suoi amici, la popolarità – un elenco dei suoi nemici.
- I classici ci hanno insegnato che la vera giustizia può essere solo in un regime comunista: solo in esso la povertà sarà divisa in parti uguali.
- Nel totalitarismo è sempre colpa del sovrano, nelle democrazie – degli elettori.
- La Fama è come una calamita, da un lato respinge gli amici, dall’altra attira nemici.
- Il Poeta è un uomo che non sa cosa dire, ma sa come.
- La maggior parte degli Artisti fanno i soldi dopo la morte.
- La Televisione ha tutte le caratteristiche del farmaco: agisce sul sistema nervoso centrale, crea un’elevata dipendenza, necessita di dosi crescenti e, infine, disorganizza la tua vita.
- Gli uomini più anziani tendono ad essere molto attraenti, se c’è l’argento nei capelli e l’oro in tasca.
- Le donne sono belle di giorno, ma ancora più belle nel buio della notte.
- L’alcool è il solo liquido che ha una qualità speciale – il suo flusso risale dal basso verso l’alto.
- Noi siamo tutti colpevoli, il tempo è il nostro carnefice.
- Quando il diavolo cammina per Wall Street nasconde le corna sotto una bombetta, per non farsi riconoscere batte per terra con un bastone d’argento invece che con gli zoccoli, e ha una coda di carte di credito.
- La donna è come un fiume – meno è profonda e più uomini è in grado di far annegare.
- Il pettegolezzo ha una straordinaria capacità di partenogenesi.
- Ai tempi di Caligola per diventare senatore bisognava essere un cavallo. Adesso per essere un deputato basta essere un asino.
- Ogni governo è una società a irresponsabilità illimitata.
- Le donne sono romantiche?! Scelgono quegli uomini che sanno toccarle nel profondo.
- L’uomo è una creatura poligama: desidera allo stesso tempo Eva e vittoria.

http://aforisticamente.wordpress.com/2010/11/29/laforisma-in-polonia-andrzej-majewski/#more-1595

 

 

 


L’aforisma in Serbia

La Serbia è sicuramente una delle piazze europee con il maggior numero di aforisti. La particolare situazione politica e sociale che si è creata dopo la disgregazione dell'impero jugoslavo ha dato impulso a un genere particolare di aforisma (aforizam in serbo), quello satirico-politico.
Come afferma Aleksandar Cotric, uno dei maggiori aforisti del paese e membro del circolo aforistico di Belgrado , in una intervista rilasciata al NY Times, "C'è stata in Serbia una vera e propria 'Rinascita' dell'aforisma che ha coinvolto ogni fascia della popolazione, dalla nonna allo studente
(…) Durante gli anni della guerra civile, gli aforisti hanno condiviso il loro humour con letture nella metropolitana e attraverso graffiti spruzzati sui muri delle città devastate dalla guerra (…) Abbiamo avuto guerre, iperinflazione, culto della personalità, censura, nazionalismi, pulizie etniche e l'umorismo è stata una forma di difesa da tutto questo."

Così in Serbia non si contano i numerosi premi letterari dedicati all'aforistica e alla satirica
(tra i più importanti il "Radoje Domanovic"), le numerose letture pubbliche e presentazioni di libri (addirttura su Radio Belgrado), le numerose antologie tradotte in altri paesi europei - ultima in ordine di apparizione è una antologia dell'aforisma serbo in lingua polacca - i tanti festival (ad esempio il Satira Fest o il Krusevac Festival internazionale di umorismo e satira), le associazioni e i circoli (Il Circolo aforistico di Belgrado) e le numerose riviste (ad esempio Artija.net, Etna, Zikison.net, Hedgehog, etc). Non mancano neanche i tanti siti web tra cui segnalo "Aforizmi" (in serbo aforisma si dice aforizam, aforismi aforizmi).

Mentre da noi si lascia cadere nell'oblio uno dei principali interpreti dell'aforistica, il polacco Stanislaw Jerzy Lec
(nessuna casa editrice ristampa le sue opere), in Serbia più di 500 spettatori hanno partecipato al Settimo International Satira Fest 2009, sotto lo slogan:"Lec tra i serbi", che si è tenuto a Belgrado l'8 e il 9 marzo 2009, in onore del centenario della nascita del famoso aforista polacco (da noi nè i giornali nè tantomeno i blog non hanno dedicato una sola riga al centenario della sua nascita).


La scrittura aforistica femminile. Aforismi di Vesna Dencic


Credo che non sia una iperbole definire Belgrado come la capitale europea dell'aforisma. Intorno al circolo aforistico di Belgrado, sorto agli inizi degli anni 80, gravitano decine e decine di scrittori di aforismi le cui opere sono tutte di altissima Tra i molti autori, vorrei citare in questo articolo una aforista donna, Vesna Dencic.

La scrittura aforistica femminile fino agli inizi del 900 è praticamente assente, con le sole eccezioni di Madame de Sablè nel '600, Marianne Ehrmann nel '700, Marie Von Eschebanh e Diane de Beausacq nell'800). Bisogna attendere la seconda metà del '900 per vedere affermarsi una scrittura femminile nel campo aforistico. In Italia Alda Merini
(1931-2009) e Maria Luisa Spaziani (1924), in Germania Anke Maggauer-Kirsche (1948), in Polonia Magdalena Samozwaniec (1894-1972), nella Repubblica Ceca Patricie Holecková (1950).
Recentemente, nell'aforistica contemporanea alcune donne hanno vinto importanti premi dedicati all'aforisma: Marcella Tarozzi Goldsmith e Maura Del Serra in Italia
(Premio Torino in sintesi 2008i), Helena Anhava e Mirkka Rekola in Finlandia con il premio Samuli Paronen. Una aforista donna Eva Annabelle Blume (1981) ha redatto nel 2010 l'antologia dell'aforisma tedesco contemporaneo, insieme a Tobias Gruterich ed Alexander Eilers. Negli Stati Uniti Olivia Dresher è scrittrice di aforismi e redattrice di Fraglit Magazine, rivista online di forme di scrittura frammentaria.

Tra queste scrittrici femminili si segnala anche Vesna Dencic, nata a Belgrado nel 1963. Laureata in giornalismo presso la Facoltà di scienze politiche, Vesna è narratrice, poetessa
(ha anche pubblicato una raccolta di haiku) e scrittrice di aforismi. La sua opera è rappresentata in oltre 40 antologie e raccolte di racconti, aforismi e poesie, tradotte in numerose lingue tra cui polacco, tedesco, russo, bulgaro, inglese, francese, sloveno, macedone.
E' stata fondatore e capo redattore del primo giornale elettronico ETNA satira nonchè redattore e vicedirettore della rivista 'Balkanski književni glasnik'.
Membro dell'Associazione degli Scrittori della Serbia, ha ottenuto numerosi riconoscimenti e premi letterari per la sua opera.
Come scrittrice di aforismi Vesna Dencic ha pubblicato U društvu se ne šapu
(1987), Svet ne može propasti bez nas (1996), Put do pakla, (2001), Stradanje u ciklusima (2007).

Tema della sua opera sono la guerra civile, l'iperinflazione, il culto della personalità, la censura, il nazionalismo, le bugie e l'ipocrisia della politica. Una selezione di suoi aforismi in serbo è anche sul sito: http://www.aforizmi.dencic.com


Vesna Dencic, Aforismi scelti

(la traduzione è mia. Ringrazio Milan Bešti? e Olja Arsic per il prezioso aiuto)


Sbagliare è umano, gli animali sono d'accordo

Non è facile ingannare i bambini.
E per quello che non hanno diritto di voto

Ogni uomo d'azione
ha bisogno di una donna d'azione,
per pulire quello che ha lasciato dietro di sè
Il Decalogo è stato ridotto a una misura più ragionevole

Il nemico numero uno
era l'inizio di una produzione in serie

Ogni volta che accendo la TV
Mi perdo nel buio.

Quando un pazzo è al potere
i buffoni di corte soffrono la concorrenza
**
I morti sono i migliori di tutti,
fino a quando non si apre l'archivio.

Non ho paura per la sorte della satira
finchè esiste il potere.

Siamo stati faccia a faccia con il nemico.
E 'incredibile quanto ci assomigli!

Quante diottria ha un visionario?

La penuria di carta
permette il riciclo degli slogan del passato

Io non amo la crema della società.
E' l'ingrasso.

Con loro non ci sono incertezze.
Chi non è morto in guerra, morirà di fame

Le bugie hanno le gambe corte,
Ma la lingua è così lunga.

La storia si è sempre ripetuta,
poichè è difficile ricordare questa lezione.

Entrano nella storia
quelli che hanno imparato la geografia.

Avevamo bisogno di sangue freddo,
ma il corpo non sarebbe sopravvissuto

Un passo falso lo ha lasciato senza gambe.
Dai Pirati abbiamo ereditato le cose più preziose:
un coltello e una benda sugli occhi.

Non abbiamo perso tutte le battaglie.
Ci sono sopravvissuti

Quando consegnaremo tutti i criminali di guerra,
non avremo più molto da offrire al mondo.

Il soldato suicida
uno dei gradini della carriera militare

La Yugoslavia non aveva prezzo.
per questo motivo è stata venduta in pezzi.

Non siamo in grado di comunicare
con gli esseri provenienti dallo spazio.
Non parliamo neanche al vicino di casa.

Il giornalista assassinato: uno oggettivamente informato.

Ci fanno il lavaggio del cervello.
L'igiene è metà della salute!

Se la nave non fosse affondata,
La legna avrebbe potuto essere utilizzata per riscaldare.

Non ci sono più code per comprare il pane e il latte,
ma il cimitero è diventato più vasto.

La medaglia è duplicità.

Napoleone è stato sconfitto in Russia. Noi non abbiamo bisogno di andare così lontano.

 


Ninus Nestorovic

L'aforistica serba è davvero ricca di autori.
Tra i tanti aforisti serbi vorrei segnalare in questo articolo Ninus Nestorovic, nato nel 1965 a Smederevska Palanka e residente a Novi Sad. Ninus Nestorovic ha pubblicato quattro libri di aforismi: Izgužvane misli,
1997, Sizife, srbine! 1999, Neraskidiva Veza 2003, Vojna tajna 2006. Ha anche curato l'antologia di scrittori di aforismi della città di Novi Sad, Pecat vremena, 2003.
Gli aforismi di Ninus Nestorovic sono stati tradotti in diverse lingue e recentemente sono stati inclusi nell'antologia di aforisti serbi tradotti in lingua polacca, W krzywym zwierciadle,
2010. Nestorovic ha vinto numerosi premi letterari tra cui il premio Vibova Nagrada nel 2000, è membro della Società degli scrittori della Vojvodina e fa parte del Circolo Aforistico di Belgrado.

L'idea che sta dietro gli aforismi di Ninus Nestorovicè quella di un umorismo nero
("senza pietà" scrive di lui un critico serbo) in cui basta una lieve variazione linguistica per creare un senso di assurdità e di paradosso: "La polizia ha avuto una brutta giornata, poi scese la notte" oppure "I voti sono contati durante la notte. Mentre un mondo giusto dorme".

Le tematiche sono il potere illimitato del leader in una società totalitaria: nei suoi aforismi Nestorovic usa diverse volte il termine "voca" che in serbo ha un significato molto particolare e che in italiano si può tradurre come leader, presidente, capo, condottiero. Ad esempio "Il nostro leader è il migliore. Questo è tutto quello che so di lui"; la guerra e i crimini di guerra:
"Sto andando in guerra. Addio padre, madre addio, addio ragione! " - "Ho guardato il poliziotto che mi colpiva. E' bello da vedere l'uomo che sa fare volentieri il suo lavoro!"

Onnipresente è il tema dell'impoverimento e disintegrazione morale della classe media e la stupidità e l'ipocrisia umana
("Il cervello umano è piccolo e primitivo. Molti ne hanno già abbandonato l'utilizzo").
Una delle caratteristiche dell'aforisma è la visione pessimistica del mondo, e questa caratteristica si ritrova anche in Ninus Nestorovic. Come Sisifo che rotola la pietra e viene ricacciato indietro
(l'immagine di Sisifo si ritrova in molti aforisti serbi), anche in Serbia tutto sarà come è sempre stato senza speranze di cambiamento ("Sisifo, tu sei un serbo! Sizife, srbine!" è il titolo di una della raccolta di aforismi di Nestorovic)

Presento per la prima volta al pubblico italiano una selezione di 30 aforismi di Ninus Nestorovic. Ringrazio Olja Arsic e Milan Bešti? per avermi aiutato nella traduzione.


Nascondono la testa sotto la sabbia. Si aspettano che cresca qualcosa.

Nella lotta con se stesso ha stabilito che il nemico è molto più numeroso.

Ho guardato il poliziotto che mi colpiva. E' bello da vedere l'uomo che sa fare volentieri il suo lavoro!

I poeti che cantano la libertà, sono i creatori più fantasiosi.

Sto andando in guerra.
Addio padre, madre addio, addio ragione!

Abbiamo mandato i figli a morire.
In modo che possano imparare che cosa è la vita.

I voti sono contati durante la notte.
Mentre un mondo giusto dorme.

Per le strade della nostra città, sono arrivati 86 carri armati, che saranno certamente di grande aiuto per le persone che vogliono tornare rapidamente a casa!

Il gatto ha aperto la gabbia, e poi ha mangiato l'uccellino.
Beh, i liberatori devono mangiare anche qualcosa!

Dopo le operazioni di guerra,
le ferite rimangono aperte.

Quelli che sono dentro la trincea, non sanno da che parte soffia il vento.

Per appendere qualcuno, non c'è bisogno di prove.
Ciò che occorre è la forca.

La guerra è il primo segno di normalizzazione delle relazioni tra due litiganti.

Il cervello umano è piccolo e primitivo.
Molti ne hanno già abbandonato l'utilizzo.

Il nostro leader è il migliore!
Questo è tutto quello che so di lui…

La polizia ha avuto una brutta giornata, poi scese la notte…

I pazzi non sono in grado di svolgere il servizio militare, ma sono capaci di fare una guerra.

La mia partecipazione alla guerra era completamente inefficace.
Sono rimasto vivo e non ho ucciso nessuno.

Dracula è un esempio vivente che anche in una bara si può avere una vita da conte!

E allora, che c'è di male se gli abbiamo distrutto tutte le loro chiese?!
Che vadano pure nelle nostre per pregare!

I caduti, li abbiamo messi nelle bare metalliche.
Sono le nostre unità corazzate.

L'assenza del testimone è giustificata.
E' un'assenza retribuita.

Ringraziate gli altoparlanti per il silenzio che sentite.

Nel nostro paese non ha importanza dove ti trovi.
Sei sempre sul luogo dell'incidente.

Abbiamo visto la luce alla fine del tunnel.
Aspetteremo un po', non appena si spegne, andremo avanti!

I neonati sono sempre di meno, ma non per quello si sentono meno pianti nella Serbia!

Da quando sono uscito dalla stazione di polizia, non solo amo i comunisti, ma ho anche iniziato a pisciare rosso!

Ogniqualvolta uno stato voleva elevare i cittadini intelligenti sopra gli altri, di solito usava la forca.

Non sorprende che qui non crescono gli uomini di successo.
Li seminiamo due metri sotto terra.

La storia, l'abbiamo scritta con il sangue.
Se non siete schizzinosi, leggetela!

http://aforisticamente.wordpress.com/2010/10/28/ninus-nestorovic/#more-1318

 

 

 


L’aforisma in Belgio, Louis Savary


L’aforistica in Belgio annovera tra le sue file diversi interpreti. Tra i più importanti cito Achille Chavée (1906-1969) e Louis Scutenaire (1905-1987), autore di una serie di diari aforistici intitolati “Mes inscriptions” - ovviamente mai tradotti in italiano! - e maestro indiscusso del movimento surrealista belga (anche se lo stesso Scutenaire in modo un po’ paradossale si definiva “ni Belge ni surrealiste”). Tra i contemporanei, vorrei segnalare Louis Savary che vive a Wasmes, in Belgio, dove è nato nel 1938.

La biografia che Louis Savary mi ha gentilmente inviato, delinea un percorso atipico. Attore, cineasta e “videasta”, commediografo, drammaturgo e scenarista, autore di canzoni francesi e valloni, poeta e scrittore di aforismi, Louis Savary ha pubblicato cinque libri tra il 1960 e il 1970. E poi più nessuna pubblicazione nel corso dei venticinque anni seguenti: “E tuttavia questo periodo resterà per me il più incredibile della mia esistenza. E’ quello nel quale mi sono appassionato per il teatro e il cinema nella speranza di comprendere la vita e di dare un senso alla mia” afferma Savary. Nel 1995 Savary torna di nuovo alla scrittura “organizzando, nel silenzio della camera, lontano dai rumori del palcoscenico, dei piccoli libri di riflessioni e di poesie, piccole note selvagge accumulate in un quarto di secolo”.

Molti dei libri pubblicati dopo il 1995 (oltre una trentina di opere, principalmente presso l’editore Arcam) sono raccolte di aforismi (l’impaginazione è di un aforisma per pagina) o di poesie in forma aforistica, che si compongono di giochi di parole, riflessioni, paradossi, metafore costruite su una logica assurda, un capovolgimento del rapporto di causa e di effetto che si inserisce nella tradizione di La Bruyere e di La Rochefoucauld.
Louis Savary sa essere velenoso ma anche leggero e ironico. Demolisce i luoghi comuni, ma non è tragico nè arrogante. Come scrive Patricia Laranco : “La vita non è tragica nè comica, piuttosto essa è tragicomica, ed è quello che Louis Savary cerca di farci comprendere. Louis Savary gioca con le parole in una maniera brillante e sottile, con quella leggerezza rassegnata dei veri filosofi; di quelli che hanno compreso che la vita è, nella sua essenza, instabile, fragile, leggera
(crudele?). La mancanza di gravità sfiora l’abisso, ed è un riflesso della futilità delle cose, della profonda assurdità esistenziale.
Louis Savary costruisce i suoi libri aforistici allo stesso modo: esplorando in modo più o meno esaustivo un soggetto ben definito
(in “Voici venu le temps des larmes“, il tema è le lacrime e il sorriso, in “Opium de personne” il tema è la poesia, in “Sans concession” il tema è la morte, e così via ), che egli cerca di sviscerare in modo aforistico in tutte le sue sfaccettature.

Molti aforismi di Savary sono rinforzati dalla presenza delle immagini e hanno una forma quasi poetica, soprattutto nella raccolta “Opium de personne“. Valga un esempio tra i molti: "La poesia è la foglia dell’albero. Da un lato contempla il cielo, dall’altro scruta la terra” (“La poésie/ c’est la feuille de l’arbre/ d’un côté elle contemple le ciel/ de l’autre elle scrute la terre”). Qui il Savary moralista, che annota in modo lucidamente amaro i suoi pensieri sul mondo, lascia il posto al Savary poeta.

In una intervista a Michel Voiturier, Louis Savary spiega, con humour e con modestia, che cosa è l’aforisma: “Questa forma concisa è situata per me tra la poesia e la filosofia. Essa permette di esprimere il molto in poche parole. E’ un buon modo di dire cose profonde o gravi conservando una grande leggerezza. Queste formule sorprendono il lettore e si recepiscono meglio che i testi lunghi. Esse permettono di dare spazio anche alla musicalità della frase”.

Presento al lettore italiano una breve selezioni di aforismi tratti dalle numerose opere aforistiche, oltre 20, pubblicate negli ultimi 15 anni. Tutti i libri di aforismi di Louis Savary hanno un comun denominatore: gli aforismi sono in versi (un aforisma per pagina), cominciano senza maiuscola e sono privi di punteggiatura, quasi a marcare una continuità ideale con lo spazio bianco. Ogni singolo libro di aforismi è poi diviso in dieci capitoli ed ogni capitolo ha un titolo specifico.

***

il vero saggio/ non muore/ accetta di lasciare la vita
l’uomo/ questa canna/ pendente sovente/ dal lato sbagliato
è vendendo/ il vento/ che si ammucchia/ del grano
mai della taglia adatta/ per la grandi cause/ ma sempre all’altezza/ di tutte le vostre meschinerie
la vostra saggezza/ deborda a tal punto/ che non la contenete più
è sufficiente una fiammata di prezzo/ nel settore petrolifero/ perchè da qualche parte/ qualcuno muoia di freddo
quando la terra trema/ è l’uomo che ha paura
l’uomo di fede/ ha sempre/ un ferro rovente/ per marchiare/ la pecorella che esce dal gregge
è solamente/ negli specchi/ deformanti/ che le persone/ si riconoscono
non sento sovente/ la voce della mia coscienza/ per contro non smetto mai/ di sentirla ridere
quanto è pesante questo handicap/ del bambino che non ha mai sentito ridere/ i suoi genitori
non abbiamo guadagnato niente/ a ridere/ e tuttavia chi non ha riso/ ha perduto tutto
il riso è un piacere solitario/ di cui si aumenta l’intensità/ quando lo si prende in gruppo
tutta una vita/ a ridere di essa/ senza pensare che alla fine/ essa riderà di noi
la poesia/ è la foglia dell’albero/ da un lato essa contempla il cielo/ dall’altro scruta la terra
la poesia è tutto/ ciò che si può scrivere/ da un capo all’altro/ del cordone ombelicale
la stupidità/ non ha mai conosciuto/ il dolore del parto
l’imbecille/ non si chiede mai/ perchè/ è sempre il primo/ a comprendere
non si muore mai/ della propria stupidità/ solamente/ di quella degli altri
l’uomo ricco/ è colui/ che non lascia vedere niente/ della sua povertà
è sufficiente talora/ perdere la faccia/ per scoprire il proprio vero volto
gli specchi/ non hanno memoria/ ahimé/ per gli storici
a forza di ascoltarsi parlare/ si finisce per dimenticare/ che gli altri/ hanno anche delle orecchie
quando/ le persone conversano/ con i cani/ sono generalmente/ i cani/ che apportano al dialogo/ un po’ di calore umano
anche se possessiva/ una madre/ finisce sempre/ per partorire il proprio figlio
un vero contadino/ riconosce/ la sua terra/ dal sapore del suo pane
poco importa/ il senso di marcia/ l’uomo non perde mai/ il suo ultimo appuntamento
a che fine/ cambiare il vostro sesso/ voi non sarete/ comunque/ mai/ la donna della vostra vita
l’essere putrido/ non prova alcuna difficoltà/ a marcare/ il suo territorio
sporcare il prossimo/ è sempre/ la vostra prima misura/ di igiene

http://aforisticamente.wordpress.com/2010/10/24/laforisma-in-belgio-louis-savary/

 

 

 


Ant
onio Porchia: un aforista italiano in Argentina

Antonio Porchia (il primo di sette figli) nasce nel villaggio di Conflenti, in provincia di Catanzaro nel 1885. Suo padre morì quando lui aveva dodici anni, e la madre decise di trasferirsi con tutta la famiglia in Argentina. La biografia di Antonio Porchia è quasi totalmente priva di eventi significativi. Porchia aveva una ristretta cerchia di amici fedeli, ma per il resto se ne stava sempre per conto proprio, nel quartiere di Buonos Aires chiamato La Boca, occupandosi del suo giardino e coltivando le sue meditazioni spirituali.
Nel 1943 pubblicò a sue spese la raccolta "Voci", ma il libro ricevette una attenzione pressochè nulla da parte del pubblico. Non sapendo dove sistemare le mille copie stampate, Porchia invia i suoi volumi alla “Cooperativa delle Biblioteche popolari” che li distribuisce tra tutte le piccole biblioteche del territorio. Qui i lettori iniziano finalmente a scoprire la raccolta, cominciando a copiarne parti e farla circolare tra gli amatori. Nel 1947 ci fu il punto di svolta. Il critico letterario francese Roger Caillois
(che fu anche scrittore di aforismi), durante un viaggio a Buonos Aires, scoprì per caso le Voci, rimanendo assolutamente affascinato (definì Porchia “un mistico indipendente”). Due anni più tardi, la traduzione in francese delle Voci fece guadagnare ad Antonio Porchia la fama internazione e l’apprezzamento da parte dei surrealisti francesi come André Breton che ebbe a scrivere “Il pensiero più duttile di espressione spagnola è, per me, quello di Antonio Porchia”.

Nonostante il successo del libro, Antonio Porchia continuò a restare in disparte, occupandosi delle rose del suo giardino e coltivando le sue meditazioni spirituali (a titolo di aneddoto Porchia accettò di leggere le sua Voci soltanto presso la Società Argentina degli Scrittori al tempo in cui Borges era il presidente. La sua voce era così calda che le sue recitazioni, incise su dischi, venivano trasmesse da un emittente radiofonica di Buenos Aires a mezzanotte, per conciliare la riflessione). Nel 1968 Antonio Porchia morì in seguito a un trauma alla testa da cui non si era più ripreso.

E’ molto difficile descrivere un genere proteiforme come l’aforisma. Molti sono gli autori che hanno praticato il genere dell’aforisma cercando di de-costruirlo, di svuotarlo del suo significato originario. Forse il caso più famoso è quello di Gomez de la Serna che partendo dall’aforisma tradizionale ha inventato le Greguerias. Anche altri autori al posto del termine aforisma hanno usato denominazioni secondarie come note, lampi, schegge, frammenti, riflessioni, pensieri, battute, linee, intermezzi, frasi, idee, etc. Antonio Porchia non si sottrae a questa tendenza. Per lui le definizioni di aforismi, massime o epigrammi non sono appropriate e trova più consono per le sue forme brevi il termine di “voci” (“voces” in spagnolo).
Con le sue ”voci”, Antonio Porchia compose alcuni dei componimenti più luminosi e toccanti sulla spiritualità, superando i confini della cultura occidentali per avvicinarsi alla sensibilità orientale
(Porchia è stato paragonato a Lao Tzu).
La modernità di Porchia non si esaurisce nell’accostamento alla mistica orientale. Ernesto Franco, nella introduzione italiana alle Voci, edita da Melangolo, citando Gilles Deleuze nel suo saggio “Logica del senso” definisce Porchia un “
dolente umorista”. Scrive ancora Ernesto Franco “L’idea di linguaggio che sta sotto a tutte le “voci” è quella di un umorismo intento ad operare con l’assurdità delle significazioni il non senso delle designazioni. L’effetto che ne deriva non è quello solito della battuta – il riso o il sorriso – ma piuttosto lo spaesamento logico all’interno del fluire consueto del linguaggio quotidiano, lo scacco matto nel bel mezzo di una partita tranquilla”.

L’ intera opera letteraria di Antonio Porchia consiste di solo 600 “voci” riunite in Voci e in Altre voci (come scrive Ernesto Franco, nelle edizioni successive al 1943 Porchia reintegra le “voci” che aveva eliminato nella stampa precedente, poi torna ad escluderle e a modificarle; alcune le regala agli amici; altre restano soltanto orali. Per questo è difficile stabilire la versione definitiva delle Voci).

Guardando su Ibs e Bol (i più aggiornati tra i tanti distributori di libri) Le Voci di Antonio Porchia, edite da Melangolo nel 1994, con prefazione e traduzione di Ernesto Franco sono fuori catalogo. E fuori catalogo è anche il bel libro di Vittoria Butera sulla vita e l’opera di Antonio Porchia (a cui devo lo spunto per questo articolo)Pillole di saggezza, la vita e l’opera di Antonio Porchia“, stampato con il contributo della Provincia di Catanzaro (in fondo al libro c’è anche la prima traduzione apparsa in Italia nel 1989 ad opera di Vincenzo Capitelli).

In un paese in cui si stampano 60.000 titoli all’anno, è davvero un peccato che uno dei più grandi testi spirituali della nostra epoca in forma aforistica non sia disponibile presso le librerie. A controbilanciare questo vuoto, per fortuna è online da circa un anno un sito internet su Antonio Porchia all’indirizzo http://www.antonio-porchia.net/, che si aggiunge all’ormai istituzionale sito in lingua spagnola: http://www.antonioporchia.com.ar/site/home.htm (per quanto riguarda i siti web in lingua italiana, su Antonio Porchia c’è poco e nulla, tranne alcune rare eccezioni. Segnalo a titolo di curiosità un bel blog sulla città di Conflenti in cui c’è la traduzione di alcune voci di Porchia in dialetto conflentese).

Tornando al sito in lingua francese, è online moltissima documentazione, con inediti, testi sonori, fotografie, nonchè la più ampia selezione di “Voci” su internet con traduzione in francese. Vi sono anche testi critici molto importanti come quello di Robert Caillois (lo scopritore di Porchia), Roger Munier (il più importante traduttore francese delle Voci), Roberto Juarroz e persino Jorge Louis Borges che scrive “Le massime corrono il rischio di sembrare delle pure equazioni verbali. Noi siamo tentati di vederci l’opera dell’azzardo o di un arte combinatoria. Ma non nel caso di Novalis, La Rochefoucauld o Antonio Porchia. Presso di loro il lettore sente la presenza immediata di un uomo e del suo destino”.

In attesa che il vuoto italiano sulle Voci venga colmato da qualche editore volenteroso (basterebbe anche una ristampa da parte di Melangolo della sua bellissima edizione con traduzione di Ernesto Franco), presento al pubblico italiano una selezione di 50 “voci”. La traduzione è mia.

Antonio Porchia, "Voci" (traduzione Fabrizio Caramagna)

Chi ha visto svuotarsi tutto, quasi sa di cosa si riempie tutto
Prima di percorrere il mio sentiero, io ero il mio sentiero
Mi si apre una porta, entro e mi imbatto in cento porte chiuse
La mia povertà non è totale: manco io
Il male di non credere è credere un po’
So che non hai niente. Per questo ti chiedo tutto. Perchè tu abbia tutto.
Si vive con la speranza di diventare un ricordo
Una cosa sana non respira
Hanno smesso di amarti, non di ingannarti. E a te sembra che hanno smesso di amarti
Scoprirai la distanza che ti separa da loro, unendoti a loro
Cento uomini, insieme, sono la centesima parte di un uomo
Vorrei essere in qualcosa per non essere in tutto
Il male non lo fanno tutti, però accusa tutti
Chi non riempie il suo mondo di fantasmi, resta solo
Tu credi di uccidermi. Io credo che ti suicidi
Chi dice la verità, non dice quasi niente
Una cosa, finchè non è tutta, è rumore; tutta è silenzio
Nulla non è solamente nulla. E’ anche il nostro carcere
L’uomo giudica tutto dal minuto presente, senza sapere che giudica solo un minuto: il minuto presente
Sì, cercherò di essere. Perchè credo che sia orgoglio non essere
Sì, ci sono milioni di stelle. E milioni di stelle sono due occhi che le guardano
Il fiore che tieni nelle tue mani è nato oggi e ha già la tua età
Un’ala non è nè cielo nè terra
Abbiamo un mondo per ognuno, ma non abbiamo un mondo per tutti
Tutti i soli si sforzano di accendere la tua anima Un solo microbo la spegne
Maggior pianto che piangere è nel veder piangere
Dio ha dato molto all’uomo; ma l’uomo vorrebbe qualcosa anche dall’uomo
In piena luce non siamo neppure un’ombra
Il carnefice di anime non uccide cento anime; uccide un’anima sola, cento volte
Nel mio silenzio manca solo la mia voce
Mi vedi quando mi tocchi; quando non dovresti vedermi
Il bambino mostra il suo giocattolo, l’uomo lo nasconde
Ti amo come sei, ma non dirmi come sei
La montagna che ho innalzato mi chiede un granello di sabbia per reggersi in piedi
Quando morirò, non mi vedrò morire, per la prima volta
Cosa ti ho dato, lo so. Cosa hai ricevuto, non lo so
Sì, questo è il bene: perdonare il male. Non c’è altro bene
Di quanto prendo, prendo di più o di meno, non prendo il giusto. Il giusto non mi serve
Quanto so non mi serve nemmeno per saperlo
Il non saper fare seppe fare Dio
Oggi non potrei abituarmi a come sarò domani; domani sì
Diamo un nome e dopo non sappiamo che nome dare al nome
Tutto: la grandezza dei piccoli. Niente: la grandezza dei grandi
Chi ama sapendo perchè ama, non ama
Andrei in paradiso, però con il mio inferno; da solo no
Le cose reali esistono mentre gli attribuiamo virtù e difetti di cose irreali
Si impara a non avere bisogno, avendo bisogno
Quello che so lo sopporto con quello che non so
Quando mi chiamano “mio”, non sono nessuno
Ho perso doppio, perchè ho anche vinto

http://aforisticamente.wordpress.com/2010/10/01/alexander-eilers/#more-1167

 

 

 

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