AFORISMI,
una finestra sul mondo

Rubrica di approfondimento sulla massimazione a cura di

Fabrizio Caramagna


Anno 2011_2


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L'Aforisma in Polonia: Bilica e Bulatowicz
L'Aforisma in Austria: Peter Handke
L'Aforisma in Belgio: Louis Savary
L'Aforisma in Serbia: Milan Todorov
L'Aforisma in Lituania: Vytautas Karalius
L'Aforisma in Paraguay: Augusto Roa Bastor
L'Aforisma fiammingo: Marc Pairon

 


L'Aforisma in Polonia

Krzysztof Bilica

Krzysztof Bilica, musicologo, aforista e saggista, è nato nel 1946 a Wroclaw. Nel 1964-66 ha studiato giurisprudenza presso l'Università di Wroclaw, mentre negli anni 1966-1971 ha studiato Musicologia presso l'Università di Varsavia. Nel 1979 è diventato membro della "Unione dei Compositori Polacchi", ricoprendo diversi incarichi tra cui quello di Vice-presidente della Sezione Musicologi. Ha partecipato a numerosi congressi nazionali ed internazionali musicologici, di cui è stato anche co-organizzatore.
Negli anni dal 1974 al 2002 è stato redattore della "Enciclopedia universale di musica e multimedialità" di cui ha curato circa 10.000 voci ed articoli. Dal 2008 è redattore capo della rivista "Ruch Muzyczny". Ha anche scritto un feuiletton radiofonico dal titolo Telefony z Eufonii e ha dedicato un saggio a Chopin dal titolo Wokó? Chopina i Polski.
A partire dal 1968, Krzysztof Bilica ha cominciato a scrivere aforismi e forme brevi che sono apparsi su diverse antologie e riviste ("Pomorze", "Arcana", "Obrze?a", "Tygodnik Solidarno?? "). Nel 1995 ha pubblicato S?ownik wyrazów w?asnych. 1001 aforyzmów, gnom, kalamburów, maksym, minibajek, neologizmów, paradoksów, sentencji i innych ma?ych form literackich, (Wydawnictwo Gutenberg-Print, Warszawa 1995), una raccolta di 1001 forme brevi, tra cui aforismi, calembour, gnòme, massime, neologismi, paradossi, sentenze e altre forme di letteratura breve. A partire dal 2002 ha curato una rubrica aforistica sulla rivista "Przekrój".
Nel 2009, in occasione del centenario della nascita di Stanislaw Jerzy Lec, il più grande scrittore di aforismi in Polonia, Krzysztof Bilica ha pubblicato una silloge aforistica intitolata My?lnik, comprendente 303 aforismi, alcuni dei quali già apparsi sulla rivista "Przekroj" e in alcune antologie.

A proposito dell'aforisma Krzysztof Bilica scrive che "La poesia è un ikebana di parole; l'aforisma è un fiore solo, ma tagliente" (nell'originale c'è un gioco di parole su "ciety" che vuol dire sia "tagliente" che "tagliato", reciso come un fiore). "Se alcuni dialoghi dei romanzi durano un paio d'ore, alcuni aforismi durano diversi millenni" e "Un libro può contenere molti aforismi, un aforisma molti libri".

Presento al lettore italiano una selezione di aforismi di Krzysztof Bilica prevalentamente tratti dalla raccolta Myelnik, 303 aforyzmy z "Przekroju" . Ringrazio Tomasz Skocki per avermi aiutato nella traduzione.

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La poesia è un'ikebana di parole; l'aforisma è un fiore solo, ma tagliente.

Se vuoi dormire, non risvegliare i ricordi.

Quando gli spettatori troppo spesso aprono la bocca per lo stupore, cominciano a sbadigliare.

Meglio dire la verità, piuttosto che ascoltarla.

La natura ha orrore del vuoto, la cultura - la vanità.

Tutti i segni in cielo e in terra indicano questo: che sono scritti nell'acqua, con un bastone.

Dare ragione a tutti comporta un razionamento della ragione.

Spinti al muro stanno guadagnando un punto d'appoggio.

Tutti abbiamo le ali, ma non tutti sono capaci di strapparsi una penna per scriverlo.

I bambini ed i pesci non hanno voce? No, sono gli adulti e i pescatori che non sono in ascolto!

"Cara" - dice lui alla fresca sposa (con la mano sul cuore), e poi in seguito a sua moglie (con la mano di lei sul suo portafoglio).

Quando le persone non leggono i libri, l'analfabetismo è dilagante. O la grafomania.

Ricordate quello che ho detto ieri: "Ci sarà un domani, sarà oggi!".

L'amore è uno spreco - non si ama a rate.

Perché non credete i credenti credenti?

Alcuni dialoghi dei romanzi durano un paio d'ore, alcuni aforismi - diversi millenni.

Un uomo passa nella sua vita attraverso il dadaismo, il romanticismo, il medioevo e l'antichità.

Che non vive dopo la morte, è morto in vita.

Per curare la sanità pubblica non basta un placebo.

Coloro che promettono un domani migliore, il giorno dopo scompaiono.

Andare a letto con le galline? E' sodomia!

Alcune verità sono entrate nella leggenda.

Un uomo vede la bellezza di una donna, una donna in un uomo la saggezza. Chi è più saggio?

I bambini non sono infantili. A meno che non fingano di essere adulti.

Se accorci un aforisma dalla testa, non avrà né braccia né gambe.

Il teorema di "come far quadrare il bilancio?" Ancora irrisolto.

Lentamente ci si dimentica che si celebra il compleanno di Dio, a Natale.

La speranza può morire, ma bisogna credere nella sua risurrezione.

Fuciliamo i politici con una salva di risate.

Rallenta, uomo! Ogni giorno superi il traguardo!

In avanti sul proprio tempo in conformità con le regole della strada.

Vive nell'aforista un solo pensiero: "Come sopravvivere a una serie di pensieri?".

Quando siamo giovani non teniamo conto del tempo, e quando siamo vecchi il tempo non tiene conto di noi.

Dentro l'uomo c'è un animale. Non resta che sperare nell'evoluzione.

L'ignoranza può essere vista più chiaramente oggi: dal tempo dei Lumi l'illuminazione è migliorata.

La preghiera dovrebbe essere scritta in cinese dal basso verso l'alto.

Peccati capitali di scrittura: moralismo e demoralizzazione.

La speranza ricorda la disperazione, la disperazione si dimentica della speranza.

I lettori vogliono scrittori morti, gli scrittori lettori non ancora nati.

Scrittori, attenzione! Le stampanti sono anche ghigliottine.

Un libro può contenere molti aforismi, un aforisma molti libri.

I nostri sogni sono confezionati in sacchetti sotto i nostri occhi.

La leggenda dice che i mari e gli oceani sono stati creati dalle lacrime di un uomo. Deve essere davvero così. Il livello dei mari e degli oceani è in costante aumento.

Se mi chiudi in gabbia, tu ti troverai dall'altro lato.



Józef Bulatowicz

Józef Bulatowicz nasce nel 1935 a Nowa Pecyna, nel distretto di Wyszkow. Si laurea presso la Facoltà di Geografia Fisica dell'Università Maria Curie-Sklodowska University di Lublino. Per anni è stato insegnante presso una scuola del suo paese e animatore culturale.

Bulatowicz è autore di aforismi, epigrammi e poesie (tra cui sonetti e limerick) e libri per ragazzi. In particolare ha scritto quattro libri di aforismi e cinque libri in forma di epigramma (in polacco "epigramma" si scrive "fraszki" ed è un genere letterario molto diffuso. Una delle tante antologie sull'epigramma polacco, Fraszki polskie - antologia fraszki, che riguarda gli epigrammi scritti tra il 1971 e il 2000, è di oltre 500 pagine, mentre la monumentale antologia sull'epigramma polacco dal XV secolo al XX secolo Z fraszk? przez stulecia XV - XX è di oltre 1000 pagine!).

L'aforisma di Józef Bulatowicz si caratterizza per una spiccata musicalità e per un uso molto frequente della rima. Presento qui di seguito una scelta di quegli aforismi più traducibili in italiano. Ringrazio Tomasz Skocki e Monika Grobelska per avermi aiutato nella traduzione.

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Al coro di adulatori nessuno rinfaccia il livello artistico.

Qualche volta la rosa arrossisce per il vaso.

Alla carrozza della storia sono aggiogati i cavalli del tempo.

Chi pensa al mare, sente il suo mormorio perfino nell'entroterra.

In basso c'è sempre qualcuno con cui parlare.

Il fiume è un modello di diligenza.

La speranza mette radici anche nella roccia.

Non ogni ideale è nello stato ideale.

Sente poco colui che ascolta soltanto sopra un'onda.

La legge è un terreno di coltura per l'illegalità.

Con le regole fumose, si moltiplicano le collisioni con la legge.

La fantasia ha dei fiori vividi, che raramente mettono i frutti.

Una donna perdona più facilmente una testa vuota che un portafoglio vuoto.

Un avvocato non perde mai. A volte perde solo il cliente.

Ci sono momenti in cui l'uomo stringerebbe forte anche un riccio.

Una donna è pronta a dimenticare molte cose che hai fatto, se le dai qualcosa da ricordare.

La donna ama così tanto le sorprese che se le fa da sola.

La pigrizia è al di sopra delle nostre forze.

C'è chi vaga verso la meta perchè la strada dritta gli sembra sospetta.

Non dimenticare che la gente ricorda.

Perché battere il pugno sul tavolo quando né il pugno né il tavolo hanno colpa?

Il successo divide i polacchi, la povertà li avvicina, la disgrazia li unisce.

La dolce vita costa salato.

Anche la crema della società è soggetta ai processi di fermentazione.

Sappiamo così poco di noi stessi. Per fortuna gli altri ne sanno anche meno.

Il male, come un'erbaccia, non ha bisogno di essere coltivato.

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http://aforisticamente.com/2011/11/16/laforisma-in-polonia-krzysztof-bilica/
http://aforisticamente.com/2011/11/16/laforisma-in-polonia-jozef-bulatowicz/

 

 

 


L'Aforisma in Austria:
Peter Handke, il peso del mondo

Nato nel 1942 a Griffen nella Carinzia austriaca da madre slovena e padre ignoto, residente per parecchi anni in Germania (ma dal 1991 risiede nel suo eremo di Chaville presso Parigi, si veda la bellissima intervista apparsa un anno fa sul Corriere della Sera), Peter Handke è considerato il maggiore scrittore austriaco vivente.

Autore poliedrico, ha scritto testi teatrali (tra i tanti cito "L'ora in cui non sapevamo niente l'uno dell'altro" ) e cinematografici, collaborando con il regista Wim Wenders per la realizzazione di diversi film (in particolare segnalo "Il cielo sopra Berlino"). Come narratore Peter Handke è autore di numerosi romanzi, innovativi e di grande capacità introspettiva, tradotti in tutto il mondo. Tra i diversi romanzi ne segnalo almeno tre assolutamente da leggere: "Prima del calcio di rigore" (Feltrinelli, 1970), "Infelicità senza desideri" (scritto nel 1972 ed edito in Italia da Garzanti nel 1976), "La donna mancina" (scritto nel 1976 ed edito da Garzanti nel 1979). Molto controverse, e fonte di infinite polemiche, le posizioni di Handke - sua madre è slovena - sulla guerra nella ex Jugoslavia (secondo alcuni critici, in particolare Reinhard Mohr, Peter Handke sarebbe "il difensore del totalitarismo serbo", anche se Handke ha sempre cercato di giustificare la sua prospettiva scrivendo "Il mio testo è, in ciascuna delle sue parole, un testo di pace. Si non li si vede, è perchè non si sa leggere"). Per chi volesse approfondire la questione, il saggio più discusso di Peter Handke sulla ex Jugoslavia è del 1999 ed è stato tradotto in Italia nel 2002 da Einaudi con il titolo "Un disinvolto mondo di criminali: annotazioni a posteriori su due attraversamenti della Jugoslavia in guerra."

In Italia pochi sanno che Peter Handke non è solo un conosciuto scrittore di romanzi, saggi, testi cinematografici e teatrali e poesie, ma è anche uno dei maggiori scrittori contemporanei di aforismi e forme brevi, tanto da comparire in diverse antologie tra cui quella uscita nel 2010 intitolata "Neue deutsche aphorismen".
In ambito aforistico l'opera principale di Peter Handke è Il peso del mondo, "uno schizzo spontaneo di percezioni inutili", una serie di reazioni diaristiche immediate (Handke li definisce appunti, sensazioni, frammenti di esperienza, trascrizioni spontanee) rispetto all'avvenimento visto, letto, sentito. La forma è quella della trascrizione immediata del flusso di coscienza sotto forma di una specie di reportage, che a tratti diventa quasi onirico. Scrive Handke nella prefazione a Il peso del mondo: "Mi esercitai a reagire con la lingua a tutto quello che mi succedeva e allora notavo che, nel lasso di tempo in cui vivevo le cose della lingua, anche lei si metteva a vivere, a diventare comunicabile (…) Questo libro non è il racconto di una coscienza, ne è la trascrizione immediata". Come fa notare Alain Montandon nel suo libro Le forme brevi, "Peter Handke parla di storie private mondiali, per designare quelle piccole cose osservate e annotate da lui, e che estendono l'immaginario a quella zona in cui il vissuto particolare può essere rivissuto da ciascuno".

"Il peso del mondo" è una delle pochissime opere dell'aforistica tedesca contemporanea tradotta in italiano (l'editore stavolta non è Adelphi, da sempre attento alle forme brevi, ma Guanda che l'ha tradotto nel 1981 e poi ristampato nel 2005). Ed è anche un'opera che - come scrive lo stesso Peter Handke nella prefazione - "originariamente non sarebbe dovuta apparire in questa forma. Ho iniziato a redigere questi appunti con l'intenzione di fonderli poi in qualche modo, magari ricavandone una storia, oppure, come si può dedurre all'inizio delle frequenti descrizioni di meri gesti, una (muta) azione scenica".

Diversi aforismi di Handke hanno uno stile narrativo e possono essere letti come micro-racconti o micro-trame. Ma al contempo alla brevità di Il Peso del mondo non è estranea la mistica, quella della folgorazione e della rivelazione, tanto che per molti aforismi (che nel descrivere spazi, oggetti e persone ne cercano l'alterità, il punto di fuga irreversibile, il momento rivelatore) si potrebbe anche applicare quanto scrive Montale in alcuni suoi versi: "Forse è allora che le cose / s'abbandonano e sembrano vicine / a tradire il loro ultimo segreto". In questo procedimento in cui tutto nasce per la seconda volta ("l'ora del vero sentire") l'aforisma perde il suo alone sentenzioso e diventa frammento onirico, folgorante, rivelatore.

Tra le opere aforistiche di Peter Handke, si segnala anche "Am Felsenfenster morgens (tradotto in italiano con Alla finestra sulla rupe, di mattina e altri momenti e luoghi 1982-1987, tr. Umberto Gandini, Milano: Garzanti, 2003) e Langsam im Schatten. Gesammelte Verzettelungen 1980-1992 (Lentamente nell'ombra: raccolta di fogli dispersi 1980-1992, a cura di Paolo Perticari, tr. Silvia Zanetti, Milano: Marinotti, 2005):

Pubblico qui di seguito una breve selezione di aforismi di Peter Handke, tratti da Il peso del mondo, trad. Raoul Precht, 2005, Guanda (tra l'altro - cosa rara per il mondo aforistico - l'edizione è ancora in catalogo ed è disponibile in vendita. Ad esempio su Ibs).

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La ragazza raccontò: "Ho seguito un uomo in metropolitana e ad ogni stazione mi sentivo più bella - quando finalmente mi ha rivolto la parola, m'ero fatta così bella, da divenire ormai inavvicinabile"

La casalinga: "Ciò che più mi stanca è questo andare avanti e indietro, arrestarsi, voltarsi e rivoltarsi - se solo una volta potessi andare dritta, per ore e ore!".

Le sue "scoperte": "Ho scoperto un nuovo ristorante!".

Appendere davanti a casa mia un cartello con l'ammonimento: "Attenzione, in questa casa si legge!".

James Joyce poteva contare su un vocabolario di 30.000 parole; ecco perchè è lo scrittore più significativo del secolo
In un vecchio film di Jean Renoir piccole nuvole bianche passavano velocemente dietro Notre-Dame. E io pensai: più di quarant'anni fa, quelle nuvole sono dunque passate per di là.

Avverto un'improvvisa liberazione nel chiudere gli occhi (per tutto questo tempo non ho osato abbassare le palpebre); così facendo, adesso ho l'impressione di collegare fra loro mente e sensazione, che a occhi aperti invece divergevano.

Un'idea della morte; una grossa mela che tieni per il picciolo, silenziosamente, a lungo, finché non vieni a sapere delle leggi di gravità.

L'idea che nell'ultimo attimo di vita, pur di assumere una qualunque posizione, si ritraggano le gambe al corpo, proprio come gli abitanti di Pompei di fronte all'eruzione del Vesuvio.

Pian piano il silenzio esterno della sera si tramuta nell'interiore calore del corpo.

Arieggiare l'appartamento con l'aiuto di uno sciame di bambini, che lo percorrono per un intero pomeriggio in lungo e in largo.

De-pensarsi, de-respirarsi, mentre si giace nel sole, finché non vi sia nulla di me, e tutto si perda nel vento e nel sole; nulla, tranne un piccolo punto di dolore. Mentre ero steso al sole, le mani mi sono scivolate fuori dalle tasche; ho spalancato gli occhi, ed essi sono stati invasi da un uniforme biancore; poi li ho rinchiusi e improvvisamente ho scoperto, scintillante nell'oscurità verdastra, la Costellazione dell'Orsa Maggiore. Ho cessato di respirare, non c'era più nessuno tranne me.

Bei momenti, quando per almeno per un paio d'ore non vi sono che gli oggetti, non v'è che la loro presenza; il freddo, il calore, l'ombra delle nuvole, i cartelloni pubblicitari dei films: né paura né euforia.

Felicità - e contemporaneamente la sensazione, terrorizzante, che si tratti solo di un'eccezione.

L'eterno oblio quotidiano, irritante, subentra già un attimo dopo la percezione.

Non riesco mai a rimanere solo - c'è sempre qualcun altro che mi disturba: la mia mano, il dorso del naso, il mio sudore, i mie piedi freddi…

La sessualità come forma estrema di inimicizia.

Una coppia sposata che dice sempre "noi"; che non vi rinuncia nemmeno all'atto di formulare giudizi: "Questo non ci è piaciuto!". La particolare spietatezza di questo "noi".

Qualcuno che si interrompa nel bel mezzo del coito per esclamare sinceramente: "Ora non so proprio più come andare avanti".

Come fanno le altre persone a sopportare le loro colpe quotidiane, i loro quotidiani fallimenti? Eppure, ovunque, volti dall'espressione perfettamente contenuta.

Lei disse: "Sono rimasta amica di tutti gli uomini che ho amato!", e io pensai subito: "Bene, con me questo orrore non deve aver luogo!".

Domanda alla casalinga: "Cosa le viene in mente alla parola 'Torta di mele'?" - La casalinga: "Briciole sul pavimento".

Il mio passato: quando è stato bello, rammento la situazione; quando è stato brutto, rammento me stesso.

Un giorno nel quale non si prende coscienza del proprio corpo, non lo si ascolta, non lo si vede, non lo si odora: e non si prova alcun senso di privazione
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http://aforisticamente.com/2011/01/03/peter-handke-il-peso-del-mondo/

 

 

 


L'Aforisma in Belgio: Louis Savary


L'aforistica in Belgio annovera tra le sue file diversi interpreti. Tra i più importanti cito Achille Chavée (1906-1969) e Louis Scutenaire (1905-1987), autore di una serie di diari aforistici intitolati "Mes inscriptions" (ovviamente mai tradotti in italiano!) e maestro indiscusso del movimento surrealista belga (anche se lo stesso Scutenaire in modo un po' paradossale si definiva "ni Belge ni surrealiste"). Tra i contemporanei, vorrei segnalare Louis Savary che vive a Wasmes, in Belgio, dove è nato nel 1938.

La biografia che Louis Savary mi ha gentilmente inviato, delinea un percorso atipico. Attore, cineasta e "videasta", commediografo, drammaturgo e scenarista, autore di canzoni francesi e valloni, poeta e scrittore di aforismi, Louis Savary ha pubblicato cinque libri tra il 1960 e il 1970. E poi più nessuna pubblicazione nel corso dei venticinque anni seguenti. "E tuttavia questo periodo resterà per me il più incredibile della mia esistenza. E' quello nel quale mi sono appassionato per il teatro e il cinema nella speranza di comprendere la vita e di dare un senso alla mia" afferma Savary. Nel 1995 Savary torna di nuovo alla scrittura "organizzando, nel silenzio della camera, lontano dai rumori del palcoscenico, dei piccoli libri di riflessioni e di poesie, piccole note selvagge accumulate in un quarto di secolo".

Molti dei libri pubblicati dopo il 1995 (oltre una trentina di opere, principalmente presso l'editore Arcam) sono raccolte di aforismi (l'impaginazione è di un aforisma per pagina) o di poesie in forma aforistica, che si compongono di giochi di parole, riflessioni, paradossi, metafore costruite su una logica assurda, un capovolgimento del rapporto di causa e di effetto che si inserisce nella tradizione di La Bruyere e di La Rochefoucauld. Louis Savary sa essere velenoso ma anche leggero e ironico. Demolisce i luoghi comuni, ma non è tragico nè arrogante. Come scrive Patricia Laranco : "La vita non è tragica nè comica, piuttosto essa è tragicomica, ed è quello che Louis Savary cerca di farci comprendere. Louis Savary gioca con le parole in una maniera brillante e sottile, con quella leggerezza rassegnata dei veri filosofi; di quelli che hanno compreso che la vita è, nella sua essenza, instabile, fragile, leggera (crudele?). La mancanza di gravità sfiora l'abisso, ed è un riflesso della futilità delle cose, della profonda assurdità esistenziale."
Louis Savary costruisce i suoi libri aforistici allo stesso modo: esplorando in modo più o meno esaustivo un soggetto ben definito (in "Voici venu le temps des larmes", il tema è le lacrime e il sorriso, in "Opium de personne" il tema è la poesia, in "Sans concession" il tema è la morte, e così via), che egli cerca di sviscerare in modo aforistico in tutte le sue sfaccettature.

Molti aforismi di Savary sono rinforzati dalla presenza delle immagini e hanno una forma quasi poetica, soprattutto nella raccolta "Opium de personne". Valga un esempio tra i molti: La poesia è la foglia dell'albero. "Da un lato contempla il cielo, dall'altro scruta la terra". Qui il Savary moralista, che annota in modo lucidamente amaro i suoi pensieri sul mondo, lascia il posto al Savary poeta.

In una intervista a Michel Voiturier, Louis Savary spiega, con humour e con modestia, che cosa è l'aforisma: "Questa forma concisa è situata per me tra la poesia e la filosofia. Essa permette di esprimere il molto in poche parole. E' un buon modo di dire cose profonde o gravi conservando una grande leggerezza. Queste formule sorprendono il lettore e si recepiscono meglio che i testi lunghi. Esse permettono di dare spazio anche alla musicalità della frase".

Presento al lettore italiano una breve selezioni di aforismi tratti dalle numerose opere aforistiche (oltre 20) pubblicate negli ultimi 15 anni. Tutti i libri di aforismi di Louis Savary hanno un comun denominatore. Gli aforismi sono in versi (un aforisma per pagina), cominciano senza maiuscola e sono privi di punteggiatura, quasi a marcare una continuità ideale con lo spazio bianco. Ogni singolo libro di aforismi è poi diviso in dieci capitoli ed ogni capitolo ha un titolo specifico.

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il vero saggio/ non muore/ accetta di lasciare la vita

l'uomo/ questa canna/ pendente sovente/ dal lato sbagliato

è vendendo/ il vento/ che si ammucchia/ del grano

mai della taglia adatta/ per la grandi cause/ ma sempre all'altezza/ di tutte le vostre meschinerie

la vostra saggezza/ deborda a tal punto/ che non la contenete più

è sufficiente una fiammata di prezzo/ nel settore petrolifero/ perchè da qualche parte/ qualcuno muoia di freddo

quando la terra trema/ è l'uomo che ha paura

l'uomo di fede/ ha sempre/ un ferro rovente/ per marchiare/ la pecorella che esce dal gregge

è solamente/ negli specchi/ deformanti/ che le persone/ si riconoscono

non sento sovente/ la voce della mia coscienza/ per contro non smetto mai/ di sentirla ridere

quanto è pesante questo handicap/ del bambino che non ha mai sentito ridere/ i suoi genitori

non abbiamo guadagnato niente/ a ridere/ e tuttavia chi non ha riso/ ha perduto tutto

il riso è un piacere solitario/ di cui si aumenta l'intensità/ quando lo si prende in gruppo

tutta una vita/ a ridere di essa/ senza pensare che alla fine/ essa riderà di noi

la poesia/ è la foglia dell'albero/ da un lato essa contempla il cielo/ dall'altro scruta la terra

la poesia è tutto/ ciò che si può scrivere/ da un capo all'altro/ del cordone ombelicale

la stupidità/ non ha mai conosciuto/ il dolore del parto

l'imbecille/ non si chiede mai/ perchè/ è sempre il primo/ a comprendere

non si muore mai/ della propria stupidità/ solamente/ di quella degli altri

l'uomo ricco/ è colui/ che non lascia vedere niente/ della sua povertà

è sufficiente talora/ perdere la faccia/ per scoprire il proprio vero volto

gli specchi/ non hanno memoria/ ahimé/ per gli storici

a forza di ascoltarsi parlare/ si finisce per dimenticare/ che gli altri/ hanno anche delle orecchie

quando/ le persone conversano/ con i cani/ sono generalmente/ i cani/ che apportano al dialogo/ un po' di calore umano

anche se possessiva/ una madre/ finisce sempre/ per partorire il proprio figlio

un vero contadino/ riconosce/ la sua terra/ dal sapore del suo pane

poco importa/ il senso di marcia/ l'uomo non perde mai/ il suo ultimo appuntamento

a che fine/ cambiare il vostro sesso/ voi non sarete/ comunque/ mai/ la donna della vostra vita

l'essere putrido/ non prova alcuna difficoltà/ a marcare/ il suo territorio

sporcare il prossimo/ è sempre/ la vostra prima misura/ di igiene

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http://aforisticamente.com/category/laforisma-in-belgio/

 

 

 


L'Aforisma in Serbia: Milan Todorov

Milan Todorov nasce nel 1951 a Arandjelovo nella regione di Vojvodina, in Serbia. Si laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Novi Sad. E’ scrittore di aforismi, critico letterario e drammaturgo (l’opera teatrale Kuninsko Leto è stata portata in scena nella stagione 1985/86 presso il teatro nazionale di Novi Sad). Tra le sue sillogi aforistiche si segnalano Crveni i plavi (1981), Sirotinkska zabava (1990) e Ostrvo bez blaga (2003).

Todorov ha scritto anche poesie e racconti satirici. Per la sua opera ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. I suoi aforismi sono apparsi in diverse antologie e sono stati tradotti in inglese, polacco, russo, rumeno, italiano, greco, francese, sloveno, macedone e tedesco. Vive a Petrovaradin, una piccola città sul Danubio, vicino a Novi Sad, dove esercita l’attività di enologo e viticoltore.

I temi presenti nell’opera di Todorov sono quelli che il lettore ha già avuto modo di conoscere leggendo gli altri scrittori di aforismi serbi: il culto della personalità in una società totalitaria, la guerra civile e il genocidio (“La famiglia in lutto è la cellula fondamentale della nostra società”), la crisi economica, la corruzione politica, l’abuso di potere della polizia, la perdita dei valori morali, la stupidità e l’ipocrisia dominante.

Negli aforismi di Todorov c’è un umorismo davvero nero e un senso paradossale della realtà, ottenuto attraverso una lieve variazione del linguaggio. Ecco alcuni esempi: “La faccia è salva. E’ stato preso un pezzo di pelle dalle natiche” e “Molti giovani non sono tornati dalla guerra. Ai giovani, tutto è permesso” e anche “I rifugiati che desiderano tornare alle loro case dovranno bussare a una porta sfondata”.

Presento qui di seguito una selezione di aforismi di Milan Todorov. Ringrazio Milan Bestic per avermi segnalato l’autore e per avermi fornito il materiale e Olja Arsic per avermi aiutato nella traduzione di alcuni aforismi.

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Milan Todorov, aforismi scelti


La faccia è salva.
E’ stato preso un pezzo di pelle dalle natiche.

Il boia effettuerà gratuitamente la prossima esecuzione.
Il ricavato sarà devoluto in beneficenza.

Io non sono entusiasta dei dissidenti.
Lavorano decenni e poi scompaiono dall’oggi al domani.

La famiglia in lutto
è la cellula fondamentale della nostra società.

I rifugiati che desiderano tornare alle loro case
dovranno bussare a una porta sfondata.

Io e il Presidente siamo andati allo stesso asilo.
Non è cambiato nulla.

A causa del grande interesse dei cittadini
per l’accesso agli archivi di polizia
siamo costretti ad aprirne uno nuovo.

Molti giovani non sono tornati dalla guerra.
Ai giovani tutto è permesso.

Qui nessuno è mai morto di fame.
E’ una stazione di polizia.

I Parlamentari hanno deciso di uccidersi a vicenda in Assemblea, perché sono contro i metodi di azione politica extraparlamentare.

Come può un dirigente arrestato
creare un partito politico in una cella di prigione?

Sotto il socialismo due più due fa quattro.
Sotto il capitalismo anche.
Ma che differenza!

Negli sviluppi precedenti sono stati raggiunti dei risultati fantastici, questo ci obbliga a continuare ad alimentare l’opera del surrealismo.

Noi non abbiamo dei miraggi,
perché abbiamo fondato il nostro deserto sul materialismo dialettico.

Da noi esiste l’assoluta libertà di parola.
Se mi permettete direi di più in proposito.

Esempi di città gemellate sono esistiti sin dai tempi antichi.
Per esempio, Sodoma e Gomorra.

Siamo tutti uguali davanti alla legge,
il che riduce notevolmente il carico di lavoro del sarto della prigione.

Solo dopo che la polizia ha usato i lacrimogeni
si è visto che anche al popolo dispiaceva di essere uscito in strada.

Penso talvolta che mi inganno.
Ma chi sono io per accorgermi di questo!

Le conseguenze della crisi si stanno attenuando.
Questo è chiaro a tutti coloro che leggono i giornali.

Perché avviare le indagini?
Questo poteva farlo solo l’assassino e nessun altro.

La Serbia di giorno in giorno si sta rimpicciolendo.
Questo consente di evitare catastrofi di più grandi dimensioni.

L’assassino e la vittima non si conoscevano in precedenza,
ma il bisogno di contatto umano ha fatto il resto.

Prima di annegare
l’annegato ha fatto più volte il bis.

Il partito al potere non si intromette mai nel lavoro dei giudici.
Crede nella professionalità dei giudici
che vengono eletti e destituiti da esso.

Nella seconda guerra mondiale sono stati distrutti numerosi edifici delle chiese mediovali.
Il passare del tempo non ha risparmiato neanche i più recenti edifici.

Non sappiamo se ridere o piangere.
In questo paese ci sono tante possibilità.

La polizia ha tentato invano di disperdere la gente dal luogo dell’incidente.
La gente sapeva che anche a casa non poteva aspettarsi qualcosa di meglio.

Lo Stato ha recentemente preso ai pensionati i soldi che avevano conservato per il funerale.
E’ stata data priorità alla vita sulla morte.

Da un anno non riceviamo gli stipendi,
ma la gestione non ci ha dimenticati e ieri ci ha consegnato la lettera di licenziamento.

Per gli imputati innocenti ora è molto più facile.
Contro di loro vengono fatti dei processi esclusivamente democratici.

L’amico si riconosce nelle difficoltà.
E’ colui che ci gode di più.

Anche i nostri giornalisti avrebbero qualcosa da dire,
ma sono troppo impegnati a preparare i telegiornali

Siamo ben mimetizzati nella guerra.
Qualcuno nelle foglie, qualcuno nell’erba e qualcun altro dentro i tumuli.

L’occasione fa l’uomo ladro,
e le occasioni in Serbia migliorano ogni giorno di più.

Ho partecipato a molte guerre.
Come pacifista è difficile dire qual è la mia preferita.

La Serbia ha la migliore posizione geografica della regione.
E’ circondata da paesi dove è possibile vivere decentemente.

L’iniziativa privata in Serbia si sta sempre più diffondendo.
Per questo ci sono sempre più prigioni private.

Quando sono tornato dall’interrogatorio
mia madre mi ha subito riconosciuto.
Il suo cuore le diceva che ero io.

Sulla lista elettorale ci sono diversi candidati.
Non sarà facile per il popolo
indovinare chi sarà eletto.

E’ vero che l’aiuto umanitario inviato a noi dall’Occidente
è a medio-lungo termine,
ma noi non siamo più nel fiore della giovinezza.

Tre volte ripetuta una bugia diventa verità.
Quindi questa è democrazia,
Questa è democrazia, questa è democrazia.

Quando hanno spinto la canna di una pistola in bocca
Ho pensato: Addio alle armi!

Oggi ho rubato l’osso del cane
e ieri lui il mio.
Questa è chiamata la catena alimentare naturale.

Anche se mi sono appena separato ideologicamente
dal mio avversario
visiterò la sua tomba regolarmente.

L’America può espandere la democrazia
in qualsiasi parte del mondo.
La Sesta Flotta è molto mobile.

Ci sediamo a tavola con tutte le regole del galateo.
Si mangia lentamente e tra un boccone e l’altro
facciamo una pausa di alcuni giorni.

Mio figlio è laureato, ma non c’è lavoro per lui
perché è troppo debole per portare un fucile.

Come cittadino svolgo regolarmente il doppio dovere.
Ogni giorno vado al voto
e ogni quattro anni vado a letto con mia moglie.

Abbiamo migliorato i rapporti con il mondo.
Abbiamo accettato di essere la sua colonia.

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http://aforisticamente.wordpress.com/2011/09/14/laforisma-in-serbia-milan-todorov/#more-3194

 

 

 


L’aforisma in Lituania, Vytautas Karalius

Il lituano è una lingua davvero poco conosciuta in Italia (Il lituano è la lingua più arcana, ma ancora oggi parlata, della lingua indoeuropea: un dinosauro linguistico vivo e vegeto”, come scrive il prof Pietro U. Dini) e anche il quadro delle traduzioni e delle pubblicazioni in Italia dal lituano non è così ricco come in altri paesi europei.

Tra i diversi scrittori lituani assolutamente non conosciuti in Italia (in una specie di ipnosi collettiva la nostra editoria continua a trascurare paesi minori ma culturalmente ricchi come la Lituania, proponendo al contrario qualsiasi giallista purché sia scandinavo!), vorrei menzionare il poeta e scrittore di aforismi Vytautas Karalius, che tra gli aforisti lituani contemporanei è il più importante.


Vytautas Karalius nasce nel 1931 a Klapedia, in Lituania, e attualmente vive a Vilnius. E’ poeta, traduttore dal tedesco (in particolare Bertolt Brecht, Paul Celan, Hans Magnus Enzesberger), saggista e scrittore di aforismi. Ha pubblicato diversi libri di aforismi tra cui “Sizifas be akmens”, 1974; “Aureoles ir kepures”, 1980, “Žole Trojos arkliui”, 1984, “Pusantro sparno”, 1985, “Nulis kilpoje” 1996.

Karalius è anche aforista bilingue tanto che, avendo pubblicato alcune sue sillogi aforistiche in tedesco, compare nell’antologia "Neue Deutsche aphorismen" (il bilinguismo nel genere aforistico è molto più diffuso di quanto si pensi, soprattutto per quanto riguarda l’area tedesca). Sull’aforisma Vytautas Karalius fa alcune riflessioni molto originali. In particolare “Come il leone salta attraverso un cerchio in fiamma, l’aforista passa attraverso l’aureola” e anche “L’aforisma: i funerali di una grande parola in una piccola bara” e infine “L’aforisma è il colibrì della letteratura: per la critica è un insetto. Per l’autore un uccello alato”.

Come mi ha fatto notare l’aforista russo Mikhail Kuzmin, a cui devo la segnalazione dell’autore, le maglie della censura sotto il regime comunista erano meno strette in Lituania che in altri paesi della Russia, tanto che alcuni aforisti di San Pietroburgo, sotto diversi pseudonimi, hanno pubblicato sulle riviste lituane i loro aforismi. Purtroppo la documentazione in mio possesso, stante anche le difficoltà linguistiche, è davvero scarna, ma credo che la Lituania potrebbe rivelarsi davvero come un territorio assai ricco di aforisti.

Presento per la prima volta al pubblico italiano una breve selezione di aforismi di Vytautas Karalius. Per la traduzione dal lituano ringrazio Kotryna Svedaite, traduttrice residente a Vilnius.

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Un’idea fotogenica può avere più successo di una idea profonda.

Libertà: un incontro con il mondo senza fastidiosi intermediari.

Il gigante non viene misurato in modo così preciso come gli elfi.

L’umanità cresce! – dice lo zero, completando il miliardo.

Caos – materiale da costruzione per l’universo, che nessuno ha mai rubato.

Se gli uomini sapessero qual è stata la prima parola pronunciata da Eva, sarebbero dei fini psicologi!

Si può seguire la scala della disperazione non solo verso il basso, ma anche verso l’alto.

Il motore più affidabile a combustione interna – l’egoismo.

L’alba – un dono, ma nessuna istruzione su come passare la giornata.

Date a un uomo una porta – e vi costruirà una casa.

Una settimana di otto giorni: sette giorni noiosi più un domani.

La scienza sa da tempo qual è la velocità della luce. E la velocità del buio?

Contrabbando filosofico: portano il loro labirinto dentro il labirinto.

Non è uno stupido: rappresenta la stupidità.

La testa di Dio è fatta in modo divino: c’è anche la sala d’attesa.

Due errori. Alcuni cercano di comprendere tutto, dimenticando di vivere, altri vivono in fretta prima di aver capito qualcosa.

Un piano geniale: mettere un punto alla mattina e completare la frase nella sera.

Guardate a voi stessi come un ago: il filo ce lo mettono gli altri.

Se i fiori sapessero che sono belli, ci sarebbe una sola specie di fiori – le civette.

E’ molto facile perdersi andando in cielo: o non c’è nessuno a cui chiedere, oppure quelli che incontri ti rispondono in una lingua sconosciuta.

L’amore – non è la bilancia ma l’altalena: non gli importa il peso ma la leggerezza.

L’amore è cieco. Però tutti quelli che possono vedere vanno verso di lui.

La salsa è stata inventata da un cuoco filosofo: nel mondo ci sono tante cose difficile da inghiottire.
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La favola del lupo travestito da pecora è abbastanza pericolosa: le ingenue pecore cominciano a ignorare che c’è anche il lupo travestito da lupo.

La favola è la verità, però la verità non è una favola.

L’inconscio ha una uscita d’emergenza – il nonsenso.

Una Trinità pericolosa: il conscio, l’inconscio, e il nonsenso.

Per contare le teste del drago non basta solo l’abilità matematica – serve anche il coraggio.

Il sorriso – è l’armatura più leggera.

Il cuore – non è una banca con riserve d’oro. E’ una miniera.

I libri sacri sono potenti non solo nelle loro verità, ma anche nel peso: con un libro del genere si può anche essere colpiti sulla testa.

La fede – uno dei più grandi comfort: non c’è bisogno di cercare.

L’uomo è un albero tragico: egli vuole il frutto quando il ramo non è ancora fiorito e vuole il fiore quando il frutto è già caduto.

Nel portico delle risate anche la monotonia è costretta a pulire i suoi piedi.

Parliamo dell’arte della vita, quando non abbiamo ancora imparato il mestiere della vita.

Per il prigioniero è più importante conoscere la guardia carceraria che se stesso.

Così tanti hanno dato la parola d’onore, che dovrebbe esserci un dizionario della parola d’onore.

Il futuro – il pane della politica, coltivato nel campo delle promesse.

Ha studiato presso la Scuola di vita, e si è diplomato presso l’Accademia degli errori.

La memoria non solo si perde ma anche si vende.

La pubblicità – le mani del prodotto: ti stringono gentilmente, ma non ti lasciano.

Come poteva sapere il frantoio che fu data a lui la pietra di saggezza.

Per quelli con il senso dell’ironia non si devono innalzare monumenti: non c’è nessuna garanzia che essi non saltino giù e non vadano a farsi un giro.

L’oculista di Ciclope non ha il coraggio d’avere due occhi.

Chi non ha pazienza di far crescere l’albero della conoscenza, semina primizie di stagione.

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L’aforisma in Paraguay. I “metaforismi” di Augusto Roa Bastos

Augusto Roa Bastos nasce nel 1917 ad Asuncion in Paraguay (Roa Bastos definirà il Paraguay “un’isola circondata dalla terra”. Questo perché una superficie compresa tra il 30 e il 40% del Paraguay è costituita principalmente da acqua). E' considerato il più grande scrittore paraguayano (quando muore nel 2005, vengono proclamati tre giorni di lutto nazionale).

Poeta postmodernista in El naranjal ardiente (1960; L’aranceto in fiamme), Roa Bastos si è imposto come uno dei più originali narratori della sua generazione con i 17 racconti di El trueno entre las hojas (1953; Il tuono tra le foglie) e i romanzi Hijo de hombre (1960; Figlio d’uomo), Yo, el Supremo (1974; Io, il Supremo) e El Somnámbulo (1976; Il Sonnambulo), che in modi diversi, ma sempre con eccezionale potenza narrativa, mettono a fuoco il dramma storico del Paraguay sotto la dittatura (per diversi anni lo scrittore fu esule prima in Argentina e poi in Francia).

Roa Bastos pubblica nel 1996 i Metaforismos, una selezione – come è scritto nella seconda di copertina – di pensieri tratti dalle sue opere principali, da abbozzi incompiuti o distrutti, ma anche da appunti e lettere ad amici lontani (pare che tra gli scritti inediti di Roa Bastos ci sia anche una raccolta di aforismi in guaranì, la seconda lingua del Paraguay dopo lo spagnolo. L’epopea tragica dei guaranì al tempo della colonizzazione spagnola e portoghese è del resto uno dei temi riccorrenti dell’opera di Roa Bastos).

“Metaforismos” è un termine molto originale e anche molto denso. Come scrive Roa Bastos in uno dei suoi metaforismi, “metafora e aforisma, fondendosi in metaforismi, tessono la condensazione di un pensiero breve, conciso, laconico, catartico, dagli occhi sfaccettati, che permettono di registrare la realtà del mondo e dell’essere umano simultaneamente, da tutti gli angoli e per tutto il tempo”. Mentre in un altro metaforisma, citando Wallace Stevens, Roa Bastos scrive: “La metafora crea una nuova realtà a partire dalla quale la realtà d’origine ci sembra irreale”.

Nei metaforismi di Roa Bastos sono numerose anche le riflessioni sul linguaggio, sulla scrittura, sulla capacità o l’incapacità delle parole di dire una nuova realtà: “Scrivere non significa trasformare il reale in parola, ma far sì che la parola diventi reale”. Oppure: ”Si possono girare le parole in tutti i sensi, si scrive sempre la medesima storia”, “La parola dice la verità una sola volta; pronunciata due volte la nega già”. Oppure “L’autore è quello che conosce meno la propria opera. Se egli la conoscesse l’avrebbe scritta in un altro modo, o non l’avebbe affatto scritta” oppure “Tutta l’umanità appartiene a un solo autore e sta dentro un solo volume”, citando in quest’ultimo caso John Donne (Eric Courthés, il maggiore studio della scrittura aforistica di Augusto Roa Bastos, ha scritto un importante saggio sulla “transtestualità” dell’autore paraguayano “Non si inventa niente. Solamente qualche leggera variazione in relazione a quello che è già stato detto e scritto, letto e obliato”).

Riporto qui di seguito una selezione di metaforismi di Augusto Roa Bastos. Mentre del colombiano Nicolás Gómez Dávila, nato pochi anni prima di Roa Bastos, la casa editrice Adelphi sta pubblicando una selezione dell’immenso materiale aforistico tratto dagli Escolios (in particolare presso Adelphi è uscito, a cura di Franco Volpi, In margine a un testo implicito nel 2001 e Tra poche parole nel 2007, ambedue tratti da Escolios a un texto implícito del 1977), del paraguayano Roa Bastos in italiano non c’è praticamente nulla.

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Augusto Roa Bastos, Metaforismos

I fatti compiuti non cessano mai di cambiare.

Si ha sempre tempo per avere più tempo.

Scrivere non significa trasformare il reale in parola, ma far sì che la parola diventi reale.

Attraverso la scrittura l’incredulo cerca nell’impossibilità del mondo il miracolo del possibile.

L’autore è quello che conosce meno la propria opera. Se egli la conoscesse l’avrebbe scritta in un altro modo, o non l’avebbe affatto scritta.

Quale rivoluzione può liberare i popoli che amano l’oppressione? Solo i liberi possono essere liberati.

La specie umana è in procinto di raggiungere quel limite imprecisabile tra il suo apogeo e la sua estinzione.

Tutti gli eroi delle cause giuste sono morti giovani. Gli anti-eroi sono condannati alla longevità.

Non c’è rinnegato più sottile di colui che cambia classe sociale.

La memoria del presente è la più ingannevole. Non si è mai dentro il tempo presente.

La parola dice la verità una sola volta; pronunciata due volte la nega già.

La lettura è infinitamente anteriore alla scrittura.

Emmanuel Kant, che non abbandonò per un solo giorno la sua città natale, è l’esempio perfetto di pellegrino immobile del pensiero universale.

L’arte è coscienza in cerca di forme non coscienti di se stesse.

Il malato mentale mi guardava fissamente con l’espressione di certi uccelli che non hanno altro viso.

Si nasce talmente vecchi che nascendo si è già dentro la morte.

Anche il tempo è sferico. Si può arrivare al futuro avanzando nel passato.

Ricordarsi è de-nascere, rimettere la testa nell’utero materno, in contromano.

Il poeta non canta le cose come furono, ma come avrebbero dovuto essere. Lo storico non racconta le cose come dovrebbero essere, ma come non furono.

Un autore non scrive qualsiasi libro. Scrive solo quelli che vuole leggere e che non trova da nessuna parte. Allora si può dire che l’autore scrive, ma anche che è scritto.

Ciascun uomo vive nel proprio miracolo, finché Dio non decide di ritirargli la fiducia senza preavviso.

Era una vecchia anima che era arrivata al suo termine in un corpo che cominciava appena a vivere. Ah se le anime potessero essere trapiantate.

La bellezza è multipla e nessuna assomiglia all’altra. Solo la bruttezza è unica, ed è per questo che è atroce, per accumulazione di se stessa.

“Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo” scriveva Voltaire al Principe Federico di Prussia il 28 novembre 1770. Appena un secolo più tardi, Stendhal scrisse: “La sola giustificazione di Dio, è che non esiste”.

Attraverso la fessura di un giorno possono scomparire interi secoli.

Gli scrittori e gli artisti cercano sempre i loro precursori nel futuro.

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L’aforisma in lingua fiamminga di Marc Pairon

Marc Pairon, nasce nel 1959 a Wilrijk, nelle Fiandre. Per circostanze familiari, va a scuola sino all’età di quindici anni e in seguito trascorre la sua adolescenza come un clochard, girovagando per l’Europa e vendendo i suoi testi ciclostilati presso i caffè di Anversa. Il suo stile di vita cattura l’attenzione del poeta Nic Van Bruggen e del gruppo dei “Poeti rosa”. Nel 1981 pubblica il suo primo libro di poesie dal titolo "Splinters" (Schegge). Nonostante i numerosi elogi della critica, Marc Pairon abbandona per un lungo periodo la poesia, dedicandosi al settore economico. Nel 1987 pubblica una raccolta di racconti surrealisti dal titolo "Stellingname over de homofiele neigingen van zeepaardjes in de koude golfstroom van Gilbraltar" (la raccolta viene portata in numerosi spettacoli teatrali). Per due decenni non scrive più nulla, finché nel 2006 pubblica un libro d’arte trilingue, "Art Deco Ceramics – Made in Belgium". Nel 2008, dopo ventotto anni, Marc Pairon torna alla poesia scrivendo nove raccolte poetiche che riscuotono un ampio successo di pubblico (in poco tempo vende 60.000 copie, un vero e proprio record per la poesia fiamminga, risultando per diverso tempo in cima alla classifica delle vendite dei libri più letti). Nel 2011 Pairon pubblica la raccolta di aforismi Erotiek is seks zonder lachbuien – aforismen (L’erotismo è sesso senza ridere).

Erotiek is seks zonder lachbuien è suddiviso in quattro capitoli. Nel primo capitolo dal titolo Erotiek, Marc Pairon scrive degli aforismi erotici. Contrariamente a quanto si pensa, l’aforisma erotico è un modello molto diffuso nel genere aforistico. Solo per citare alcuni autori, Mieczyslaw Kozlowski, Rade Jovanovic, Louis Savary e Casimiro de Brito hanno scritto delle raccolte aforistiche aventi questo tematica. E non dimentichiamo un grande scrittore del novecento, Roland Topor autore di aforismi e illustrazioni erotiche (l’elenco è davvero lungo, si potrebbe dire che gli epigrammi di Catullo e Marziale sono stati uno dei primi esempi di aforisma erotico).

Per dare modo al lettore di comprendere questo modello, presento qui di seguito una scelta di aforismi prevalentemente tratti dal primo capitolo Erotiek, a cui aggiungo una scelta di aforismi degli altri capitoli. Per Marc Pairon “Een aforisme is een tekstballon zonder cartoon” (“L’aforisma è una vignetta senza fumetto”) e mi pare che questa felice espressione sia il miglior modo per caratterizzare lo stile leggero e ironico del libro. Ringrazio Olaf Galbiati, traduttore di testi brevi e documenti dall’olandese all’italiano, per avermi aiutato nella traduzione di alcuni aforismi. Ringrazio anche l’aforista Gerd de Ley per avermi messo in contatto con l’autore.

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Erotiek is seks zonder lachbuien, Charles Catteau Foundation, 2011


E’ più facile trovare Dio
che una vergine di nome Maria.

Il preliminare
dà alla donna
un piacevole vantaggio.

Il monte di Venere:
il dosso rallentatore del traffico sessuale.

La buona educazione a tavola
non ha valore sotto il tavolo.

A casa un uomo
alza un dito
solo per fare sesso.

L’amore platonico è come
un piatto piccante,
ma senza spezie.

Ogni erezione
ha i dolori della crescita.

L’erezione del mattino:
il senso spontaneo del dovere.

Pollicino
è per ogni donna
un eroe della favola.

Un pene artificiale.
Un visitatore
senza pretese.

Il sesso con il preservativo è come
il cunnilingus con la museruola.

Gli uomini ricordano il piacere.
Le donne ricordano le maniere.

Gli uomini cacciano di corsa,
le donne inseguono le loro prede “a gattoni”.

L’abito fa l’uomo.
La mancanza d’abito fa la donna.

La paura di fallire è
un adeguato
contraccettivo.

In un albergo
con gli specchi
sul soffitto,
nessuno uomo riesce a dormire una intera notte.

Se soffi
al posto di succhiare,
spegni la fiamma.

Il mal di testa:
il solo contraccettivo
approvato dal Vaticano.

La masturbazione è
il sesso senza complimenti.

L’erotismo
è sesso senza attacchi di riso.
Il sesso è
erotismo senza crisi di pianto.

Chi coglie un fiorellino,
lascia al suo posto una semenza.

Per il suo cuore d’oro
dato al banco dei pegni
non ha preso un centesimo.

Il matrimonio è
un sacramento tipico:
inizia con il pentimento
e termina con il peccato.

Il lieto fine
del matrimonio
è l’inizio.

L’intelligenza è noiosa.
Almeno con la stupidità si può ridere.

Se non avete mai detto “sì”,
dire “no” non ha nessun effetto.

Per restare giovani
bisogna optare per i vecchi amici.

Le donne mentono creativamente.
Gli uomini mentono istintivamente.

Una volta che un uomo ha conquistato una donna,
la vuole colonizzare.

Chi è perfetto,
è costretto
ad imparare dagli errori degli altri.

Un nodo matematico:
Matrimonio: 1 + 1 = 1.
Divorzio: 1: 2 + ¼ = ¾.

Nell’aldilà
non c’è nessun negozio di souvenir.

La speranza
è l’oppressore della realtà.

L’eccesso è un mestiere.
La semplicità è un’arte.

Coloro che esagerano una bugia,
portano alla luce la verità.

Il silenzio condiviso è
l’amicizia più bella.

Il sesso è
l’alfabeto braille
dell’amore.

La chiave
della verità
si adatta ad ogni serratura.

Quelli che diffondono il terrore,
possono guadagnare molta fiducia.

Chi esagera
con la tolleranza,
è intollerante.

La tenerezza è
il linguaggio del corpo
espresso dall’anima.


http://aforisticamente.wordpress.com/2011/07/20/laforisma-in-lingua-fiamminga-marc-pairon/#more-3089

 

 

 

 

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