-
8 dicembre 2004
Nel
titolo di una celebre canzone, "The sound of silence", di
Simon e Garfunkel, per la colonna sonora del film "Il Laureato"
(1967), se pur c'è una contraddizione in termini, il paradosso
che ne deriva è solo apparente. Da allora il nostro mondo ha
vissuto soprattutto nel rumore che sta ancora producendo, ostinatamente
e cronicamente.
Eppure oggi si propone la riscoperta
del silenzio: un volume di saggi (Riscoprire il silenzio, a cura di
Nicole Polla-Mattiot - Baldini & Castoldi) ci guida alla riconquista
del misterioso "suono - non suono" capace di negare se stesso;
del silenzio, appunto.
Tuttavia, un mondo privo di rumore è
una iperbole, un sogno proibito, se è vero che:
- addirittura sulle vette del Trentino
c'è pursempre uno stambecco che scalpita e un gallo cedrone
che canta, provocando scompensi di molti decibel: magari non tali
da un monte-rumore di 65 decibel, ritenuto fastidioso se non lesivo.
Eppure, a quel punto, addio silenzio supremo.
- neppure John Cage,
musicista statunitense, riuscì a suo tempo a produrre l'assenza
di rumore con la suo opera 4' 33", titolo allusivo alla durata
di una performance eseguita davanti ad un pianoforte silente
perché neppure sfiorato: bastavano, infatti, nella sala dell'auditorium
le poltrone scricchiolanti, magari accompagnate da brusio e proteste
degli spettatori, a violare quei quattro minuti e trentatré
secondi di silenzio potenziale ma impossibile, "composto"
dall'artista.
Ma c'è ancora chi non si arrende a suon di (faccio per
dire):
- alberghi supersilenziosi, raccolti
nella catena dei "Relais du silence";
- feste silenziose, programmate nel pieno
centro della fragorosa New York;
- happening del taciuto,
come la "Festa del Silenzio" prevista a Milano nel teatro
di Franco Parenti.
Silenzio,
quindi, e ancora silenzio: come, quando, e quanto ancora ci possiamo
concedere. Un silenzio, comunque, che prima o poi, tutti quanti siamo,
potremmo - avremmo - vorremmo forse imparare ad accettare e ad ascoltare.
-
18 giugno 2004
Anche
per quanto concerne lo sputare, nell'infinita riserva dei luoghi comuni,
delle frasi fatte e dei modi di dire, non c'è che l'imbarazzo
della scelta. Un elenco possibile:
- lo "sputar sentenze" di chi
crede di saperla molto lunga.
- lo "sputar
tondo"
di chi ama parlare con tono grave e solenne.
- lo "sputar nel piatto dove ha mangiato"
dell'ingrato di turno.
- lo "sputar sui quattrini"
dei pochi disinteressati sopravvissuti al tempo.
- lo "sputar fiele - amaro - veleno"
del rabbioso impotente.
- lo "sputar il rospo" di chi
non ne può proprio più.
- lo "sputar sul pavimento"
del bavoso impenitente.
- lo "sputar l'osso" di chi
deve alfine restituire il maltolto.
- lo "sputar fuoco" dei mitici
dragoni e delle vecchie Colt.
per finire, quasi, con l'innocente anche se antipatico vizietto del
povero lama, laggiù sulle vertiginose cordiglere andine.
E il "quasi" si riferisce ovviamente
al fattaccio del giorno, alla sputazzata esibita in diretta planetaria
dal proverbiale "pupone". Già, proprio lui; quello
delle ineffabili barzellette tanto maldestramente inventate per fargli
vendere migliaia di copie librarie d'umorismo - faccio per dire -
spazzatura.
Insomma, spiritosata più, spiritosata meno, a Totti non poteva
bastare una delle undici-alternative-undici che ho messo insieme in
cinque minuti netti?
Spiegazione del mistero cercasi. Io,
con tutta modestia, una ce l'avrei: cronica mancanza di immaginazione
al 50%, di comune educazione per l'altro 50% e, volendo berlusconare
la statistica, di pudore per il restante 50%.
Referendum con relativi exit-poll proponesi.
Ma al 150 per cento, beninteso!
-
15 giugno 2004
Di
mamma ce n'è una sola, mentre la madrepatria (anche la nostra
Italia) pare non esserlo più, una sola.
Se è vero che il 12 e 13
giugno 2004 si sono confrontati "i due Paesi alle urne"
(Curzio Maltese, La Repubblica").
La questione numerica sembra invece
complicarsi se ci riferiamo alla situazione continentale europea,
ad elezioni oramai completate. Già, perché se anche
in questo caso i risultati delle urne ci indicano una sorta di bipolarismo
collocabile tra lo spurio e l'imperfetto "dest-sinist, lib-lab"
e via strologando, sembra di scorgere all'orizzonte una terza forza
(o debolezza?) rappresentata da milioni di cittadini che, piaccia
o no, sono rappresentati dal non voto: una sorta di partito trasversale
che accomuna e affratella tutti coloro che:
- sono stanchi delle solite facce.
- non ne possono più - qualunquisticamente
- delle soltite soluzioni che nulla risolvono.
- non sanno che farsene sia dell'uovo
oggi, sia della gallina domani (estrogeno più, estrogeno meno).
- non hanno ancora ricevuto prove serie
del funzionamento democratico delle pur lodevolissime e irrinunciabili
democrazie.
- sono stanchi - istintivamente e/o culturalmente
- di autorità che esercitano il potere come fosse una malattia
cronica, al limite dell'ereditario, cui manca il solo sintomo buono,
quello dell'autorevolezza.
In questo ampio campionario di dolente
umanità europea, probabilmente troveremo un 80% di polacchi,
un 55% di francesi e tedeschi e solo un risigato 25-30% di italiani.
Caso? Necessità? Mah, chissà...
-
8 giugno 2004
Giunti
a questo punto di follie esoteriche sempre più allucinanti,
forse non ci resta che cercar di spegnere le fiamme dell'inferno con
una freddura:
"Sette
sataniche: per fortuna non sono otto"
La battuta gelida sa un po' di vecchio avanspettacolo,
ma cos'altro ci resta da dire di questa cascata di morti che, definire
diabolica, sembra oramai soltanto un brutto gioco di parole?
Già, poiché mai avrei pensato
di dover fare i conti con una sorta di "cupola infernale",
decisamente luciferina e fatta apposta per organizzare milizie di
balordi urbani, suburbani e provinciali, pronti a sacrificare la vita
per per il fascino molto discutibile di due corna, di una coda e di
due o quattro arti caprini.
Così, mentre il nostro mondo continua
a dare il peggio di sé in guerre, in azioni terroristiche e
via delirando, ancora una volta doppiamo ripeterci che... "Il
paradiso può attendere". O almeno così pare,
purtroppo.
Per finire, d'ora in poi chi oserà rivolgersi all'inguaribile
onesto di turno, gratificandolo (e qui davvero faccio per dire) col
titolo di "buon diavolo"?
-
3 giugno 2004
Il
conto è presto fatto: 33,33/% di rifugio alla Goldfinger; 33,33%
di nido d'aquila degno del fuhrer di turno; 33,33% di velleità
scatenata oramai, almeno nell'apparenza, saldamente al potere.
Così, almeno, a leggere il Corriere
della Sera del 27 maggio scorso: "Villa Certosa: dopo il
bunker sorgerà un anfiteatro. Il tunnel proteggerà chi
arriva dal mare." Giovanardi dice "tutto in regola".
I DS "no, è un abuso l'anfiteatro da 400 posti che
il Premier ha fatto costruire a villa Certosa".
Così, polemiche politiche a parte
(allitterazione non voluta), in questo happening di Forza Italia sembra
di cogliere tutta l'energia incontrollata - perché è
incontrollabile - del "barocco brianzolo" a suo tempo descritto
da Tommaso Labranca in un aureo volumetto, pubblicato da Castevecchi
alla fine degli anni '80: sottotitolo, "L'estasi del pecoreccio".
Insomma... Bunker più, anfiteatro
meno, è bene che - tutti quanti siamo noi italiani - sappiamo
in che panni stiamo.
-
11 maggio 2004
Nel nostro mondo, i suicidi politico-culturali
sembrano riproporsi, sotto mentite spoglie, con frequenza singolare
e preoccupante. Già, poiché regimi e imperi sembrano
sfaldarsi sotto i colpi durissimi inferti dalle loro stesse ideologie
e organizzazioni, quasi inevitabilmente autoaggressive.
E così fu per per il "socialismo
reale" che morì più di se stesso che non a causa
dell'intervento carismatico di qualche autorità politica e/o
morale. Morì, insomma, solo perché la promessa incuatamente
formulata di miracolosa soluzione per tutti i problemi dell'Umanità,
non resse al peso dei messaggi coi quali i mass media occidentali
avevano già saturato, ben prima della fine del XX° secolo,
tutto quanto il pianeta. E fu la fine del sistema sovietico.
Ora, invece, la campana potrebbe suonare
per l'Occidente, duramente arroccato nella difesa di un capitalismo
finanziario davvero indifendibile e preda dei peggiori rigurgiti autoritari,
espressi da un militarismo inutilmente violento. Poiché, come
ci ricorda Bernardo Valli ("La Repubblica" - 10 maggio
'04) "La civiltà delle immagini, assecondata dalle
comunicazioni simultanee e senza frontiere, ha regole spietate che
non risparmiano, anzi rendono più vulnerabile, chi l'ha inventata.",
poiché "nella nostra epoca le immagini sono più
pietra delle parole".
Così, oggi tocca a all'Apprendista
Stregone statunitense di turno fermare il sortilegio, incautamente
evocato alla ricerca di un irraggiungibile potere planetario.
-
30 aprile 2004
"Volare,
oh oh..." Forse si può continuare a sottoscrivere l'invito
canoro di Modugno, quanto a "cantare, oh oh oh oh..." ce
ne corre. Almeno fino a quando gli equilibri dell'Alitalia, la nostra
compagnia di bandiera, rimarranno appesi a fili tutt'altro che stabili
e affidbili.
Infatti, ci ricorda "L'Espresso"
del 29 aprile, oramai: "si vola verso il crack. Inutili i piani
di sviluppo." Ormai siamo all' "impietosa diagnosi su Alitalia",
mentre "il Governo cerca di guadagnare tempo per superare le
elezioni".
Come al solito in simili occasioni, scatta
il riflesso (una sorta di trip, ma senza pera e senza spinello)
che mi conduce verso lidi lontani, nel tempo e nello spazio, in cerca
di modi differenti di "volare" e di modi più felici
di "cantare:
-
dal non felice "Volo della Fenice" che pur rinasce dalle
sue ceneri, al fatale volo di Icaro finito come tutti sappiamo, via
via fino ai fratelli Wright e dintorni, con contorno di Zeppeling
o di Concord; e via precipitando.
E che dire del "Cantare:
-
l'inevitabile Cantanapoli, ma anche il consolatorio "canta che
ti passa" e via salmodiando.
Fatto sta ed è che qui, ad ogni
ala che vola, tutti noi perdiamo soldi, fiducia e speranza. E la buona
pace non è compresa nel conto.
-
27 aprile 2004
E' un po' come si dice del re defunto:
"BLOB è morto, viva BLOB!" E la vicenda sarebbe tutta
da ridere se, viceversa, non fossero tanti i motivi che ci offre per
piangere (e non faccio per dire!). Ma andiamo per ordine:
- 16 aprile 2004: "Blob, 15 anni di libertà e querele."
Ghezzi, l'inventore della trasmissione; "Siamo stati una patata
bollente, ma abbiamo resistito." Alla festa per per l'anniversario
c'erano Cossiga, Sgarbi, Baudo... (Corriere della Sera).
- 23 aprile 2004: "Par condicio; la RAI benda Blob. Niente politici
nei programmi satirici. Punito anche Blu notte. Lo stop fino alle
elezioni" (La Repubblica).
Le due notizie - l'una tanto entusiasta
e celebrativa, l'altra tanto lugubre quanto punitiva - non fanno altro
che focalizzare pericolosamente lo scenario avvelenato sul quale volano
le povere api sperdute di questa meno povera Repubblica-arnia, nella
quale tutti ci troviamo ad incrociare - operai/e, fuchi/e - regine/i
- le mezze verità che la politica dell'alveare ci permette
di vivere e di praticare. Verità addirittura ad un quarto,
buone per produrre solo un amarissimo miele, intossicato dall'interesse
privato e dalla pubblica falsità.
-
21 aprile 2004
USA-ONU:
risultato cercasi per questa partita che si disputa, giorno per giorno,
sul campo tutt'altro che neutrale dell'Irak. Una specie di derby allucinato,
degno dei tempi d'oggi: dei tempi, insomma, che corrono. E anche i
capitani delle due squadre, pur così ben caratterizzati, sembrano
non essere in grado di dirigere come dovrebbero le rispettive compagini.
Da una parte il solito Bush, l'irriducibile
texano più che mai condannato ad essere, a vita, il figlio
di suo padre; e dall'altra Kofi Hannan nell'eterna parte del serio,
pensoso, un po' troppo sofferente Segretario Generale. Ma poi anche
coloro che temono e coloro che invocano l'interbento dei celebri "caschi",
blu più o blu meno.
Eppure
- alla fine - il motivo fondamentale del contendere, più che
sull'attendibilità o inattendibilità della prestigiosa
organizzazione planetaria, rischia di radicalizzarsi non tanto sull'autorità
morale da garantire, quanto sulla potenza militare da esibire da parte
di chiunque intenda impegolarsi nei purtroppo non lontanissimi deserti
mesopotamici.
Aspettiamoci, così, di sentire
prima o poi l'ineffabile George W. domandare al giornalista di turno
"quante divisioni ha Kofi Hannan?". Un po' come, a suo tempo,
Stalin ebbe la pensata di chiedere quante divisioni avesse il Papa
(o fi Hitler, mah...).
Tutto il resto, a seconda del passare
del tempo, è dapprima cronaca e poi, tutt'al più, storia.
-
14 aprile 2004
Veline
o letterine, alla fine son tutte vallette.
E
di valletta in valletta - momtagna più, pianura meno - sono
davvero tante le avvenenti e giovani fanciulle che possono anche recitare
le previsioni del tempo. Almeno fino a che dura il tempo buono (o
il buon tempo) per loro, laggiù a Rete 4: Emilio, Fede più,
Fede meno.
Già, perché proprio lui
"Emilio Fede sospende dalla rubrica del TG4 l'ex miss
Italia Perdon, troppo sexy per il Meteo." (Corrieee della
Sera, 14 aprile) e, continua il Direttore: "Prima un servizio
in perizoma su un mensile, poi le sfilate di biancheria intima. Mi
dà fastidio, pretendo serietà".
Giunti a questo punto, le opzioni ci
sono e non son poche:
- da "tanto tuonò che piovve"
a "chi semina vento raccoglie tempesta"
- da "nebbia in val Padana"
a "se non sarà sereno, si rasserenerà".
Insomma, basandomi sull'intramontabile
schema del minestrone di modi di dire e di proverbi più o meno
scontati, cerco di sollevare le sorti oramai un po' decadute della
meteorologia italica.
Ma ce lo ricordiamo il mai troppo compiando
colonnello Bernacca, tanto sorridente e rassicurante da farci accettare
anche la previsione del Diluvio Universale?
Quelli erano bei tempi, buoni per le vallette DOC: da Edy Campagnoli
a Sabina Ciuffini.
Poi arrivò Ambra, e dopo di lei tutte quelle sue fatali sorelle;
le lettero-veline, appunto.
-
11 aprile 2004
E
se tutto va bene, alla fine ti permettono "anche" di zappare
l'orto. Già, perché la filosofia dell'agriturismo finisce
con l'assomigliare alla tinteggiatura della celenre staccionata che
Maek Twein descrive nel suo "Le avventure di Tom Sawyer",
dando corpo al genio imprenditoriale del giovane Tom, appunto, che
castigato ad un compito ingrato di ridipingere una lunga cancellata,
riesce ad appaltarlo ad amici-coetanei non particolarmente scafati,
solo magnificandone le diddicoltà e l'abilità che l'affrontarle
richiede. Il tutto, per di più, solo sotto congruo risarcimento
di fionde, bilie, monetine e altre similo meraviglie.
Ma è
possibile che, da allora, siano passati 128 anni e ancora oggi La
Repubblica (8 aprile) titoli: "E' il boom del fuori porta.
Agriturismo, tutto esaurito"? Ma non basta; "A due
passi dai borghi medioevali è possibile mangiare prodotti tipici,
dormire in fattorie e anche dare una mano nella cura dell'orto".
Ebbene sì, è possibile; tale e tanto è il bisogno
di "naturalità" che tormenta proprio colora che naturali
mai potranno essere, agriturismo più, agriturismo meno. Ed
è doveroso finire questa già dolente nota con una nota
forse divertita sui termini che intenderebbero nobilitare questo "business"
nostrano a suon di...
- oasi
- naturalismi
-cascine
-escursionismi
- aie
- sapori (perduti più, perduti meno)
- allegorie, carri, annessi e connessi
- costumi (storia più, storia meno)
e poi via con il fitness, wellness, beautyfarms, centri benessere,
massaggi (in bottiglia e non), ma anche vini genuini, notti magiche,
parchi, borghi e dintorni.
Eeeh, quel "bed and breakfast"... Che stile anglosassone!
-
8 aprile 2004
Se non bastassro i ponti, ecco ora far
capolino sull'orizzonte del Berlusconi-pensiero, le curve. Ma andiamo
per ordine: dicesi "curva" un tratto di strada piegato,
più o meno accentuatamente, ad arco, per aggirare o superare
ostacoli di varia natura o accidentalità del terreno (Devoto-Oli;
1978).
Eppure "Lui" ha già
pensato anche a questa congerie di difficoltà stradali ed ai
pericoli derivanti per noi cittadini. Così, in occasione della
seconda "vespata" del 7 aprile, in seconda serata, pennarello
alla mano e Lunardi al seguito, ha promesso di eliminare dalle strade
le curve pericolose (meno curve per tutti!).Il tutto mentre Concita
De Gregorio, su Repubblica, titola: "Fuga dalla TV se c'è
il Cavaliere. Precipita l'audience per i monologhi del premier".
D'accordo, non di sole curve vive o muore
il traffico stradale, eppure l'argomento, non privo di una sua intima
e gratuita grandezza, meriterebbe ben altri più ponderati e
seri commenti. Perciò, sapendomi ìmpari a tanto compito,
mi limito a pochi ma perplessi flash delle molte altre non
meno celebri curve che storia e cronaca ci rammentano:
- la Curva di Gauss, che da quasi due
secoli regna sovrana sulle analisi statistico-matematiche.
- la Curva del gasometro, che ogni anno
mette a dura prova l'abilità di Shumi e compagni; Monaco più,
formula uno meno.
- le Curve anatomiche, giustamente celbri
ancora oggi e che resero immortale la grande Marilyn Monroe.
- Le Curve nord - Curve sud, che continuano
con i loro inqualificabili fans a rendere impraticabili i campi di
calcio nazionali.
E credo tanto basti. Lungi da me, tuttavia,
la pretesa luciferina di dar lezioni al Presidente del Consiglio nell'arte
di "fare strada", cosa che lo vede maestro sia nel percorrere
falsi piani, falsi rettilinei o vere curve politiche a destra, sinistra,
sopra o sotto poco importa.
Per finire, poco più di due parole
su quel calo tanto clamoroso di "udienza" mediatica: "chi
di TV ferisce, tanvolta di TV perisce." !
- 1 aprile 2004
Ora,
se non altro, s'è tutti più tranquilli. Già,
poiché S.B. ha meglio delineato, senza sospiri e indecisioni,
la nuova disciplina di feste, ferie e dintorni.
Insomma, pare proprio che non s'intenda cancellare dal calendario
festività e santi che un uso secolare ha oramai consolidato.
Lui, invece, ha deciso di relagare tutti
i giorni di riposo lavorativo tra il sabato e il lunedì, in
unsa sorta di "campo di concentramento" vacanziero escogitato
proprio per evitare quei "ponti" tanto protratti quanto
insopportabilmente oziosi.
Ecco dunque trovato un progetto degno
di un direttorio tardo-rivoluzionario, se non addirittura di un Napoleone
redivivo. Così, via di questo passo, ci ritroveremo a fare
i conti con una organizzazione di mesi ancora tutti da inventare:
- Lavoraio, il mese senza sabati e domeniche
fatto di 29 o 29 giorni d'ininterrotta attività che sostituirà
un troppo invernal-febbrile febbrario.
- Oziaio, il mese studiato per fanegottoni
(fannulloni in forzitaliese) che certo non farà rimpiangere
il troppo imperiale agosto, con le sue troppo romane "feriae
Augusti" (il ferragosto in buon, vecchio iraliano.
- Festaio, posto strategicamente a cavallo
dei già lavorativamente disimpegnati dicembre e gennaio, destinato
a rinchiudere come in una riserva indiana l'Immacolata, Sant'Ambrogio,
San Siro, Santa Lucia, Vigilia, Natale; Santo Stefano, ecc... fino
all'ormai intollerabile San Silvestro con le sue follie veglionesche
e - per finire - alla Befana, antivelina per eccellenza.
-
31 marzo 2004
Pare proprio che per S. B. i ponti siano tutt'altro
che d'oro. Infatti non s'è ancora smesso di contestare la progettualità
sovradimensionata del lunardesco ponte sullo Stretto (faccio per dire)
di Messina e già c'è chi arriccia il naso per qualche
taglio, più ipotizzato che imposto, ai tradizionali e italianissimi
ponti fine-settimanal-festivo-feriali. Insomma, come ci ammoniva un'antica
canzone: "allunghi un ponte e ti tirano le pietre, accorci
i ponti e ti tirano le pietre..."
Giunti a questo punto, non è
fuori luogo una telegrafica analisi del concetto di "ponte"
- campata più, campata meno - attraverso i tempi e le tradizioni
culturali: dai ponti odontoiatrici, più
spesso non indolori né fisicamente, né finanziariamente,
a "I ponti di Toko-Ri";
dal Ponte di Bassano al "Ponte
sul fiume Kwei; dal ponte
di Brooklin alla Gomma del Ponte...
E via così immaginando "Lui",
ancora "Lui", sempre "Lui" mentre, tra un sospiro
e l'altro, decide finalmente di mettere mano alla doverosa ristrutturazione
(che tutti gli italiani da tempo chiedono) del "Ponte
dei Sospiri": Venezia più, calle meno; non si sa
mai...
-
26 marzo 2004
Quella
oscura voglia di "prima linea" bellica, fino alla generazione
dei nostri padri e nonni trovava sfogo, tanto rischioso quanto sinistro,
sui campi di battaglia. E così, i votati al rischio di morte
potevano ben seguire il loro oscuro destino.
Ma le guerre, quelle vere di una volta,
non sono più; né mondiali, né dietro l'angolo.
Perciò i numerosi aspiranti-suicidi sfogano la loro talvolta
innocente, ma intima violenza psicofisica, alla guida di veicoli a
motore spinti oltre il limite della sicurezza e del buon senso; oppure
sugli spalti del calcio trasformati in tanti sciocchi e anacronistici
"colossei". Ecco descritta, in breve, questa nuova generazione
di gladiatori della velocità, della violenza e del nulla.
La spiegazione del fenomeno, tanto semplice
quanto agghiacciante, la ritroviamo tra le pieghe più oscure
dell'animo umano, parte individualmente e parte collettivamente distribuita,
sotto forma di violenza in quanto tale e - per definizione - più
che inutile, gravemente dannosa.
Una violenza che, a quanto pare, non
può fare a meno di manifestarsi, con tutto ciò che ne
deriva. Stupidi eccessi, morti, lutti e via delirando. Verso il nulla,
appunto.
-
25 marzo 2004
Ci risiamo. E' giunto di nuovo il momento buono
per "Il caro estinto" celebrato dallo scrittore inglese
Evelyn Waugh già nel datatissimo 1948. Così,
dopo ben 56 anni, potrebbero rinascere quei favolosi "sentieri
melodiosi" celebrati poi, nel '65, da un memorabile film di Tony
Richardson. Insomma, gli antenati nobili certo non mancano, eppure
la notizia recente va ben oltre le pur ragguardevoli fonti, letteraria
e cinematografica.
Così, su "Io donna",
supplemento del Corriere della Sera (n. 12), la rubrica news
ci parla di "Aria nuova ai funerali". Da poco
pubblicata in Inghilterra, una guida per celebrare cerimonie funebri
più à la page e decisamente al passo con i tempi.
Sue Gill e Jhon Fox, autori di "La bella morte; il libro del
funerale" si propongono di svecchiare un rito che risale
all'età vittorinana. Con la stessa precisione di un manuale
di istruzioni Ikea, suggeriscono:
- bare colorate.
- musiche più adatte (Joy of living è la voga
del momento)
- letture varie
Un modo "friendly" per consegnarsi
alla polvere.
Date tali premesse, non ci resta che
informarci su come raccogliere gli eventuali buoni sconto e, soprattutto,
a chi destinarli. Scongiuri compresi!
-
14 marzo 2004
Che
dire di questo dissennato terrorismo? Purtroppo, che è il parto
di menti paradossalmente tanto serie ed efficaci, quanto perverse
e profondamente deviate dalla via maestra dell'umanità.
E credo sia per ciò che è
tanto tristemente difficile prevedere una fine prossima e facile di
tutta questa follia. Già; poichè islamici più,
separatisti meno, questi combattenti del male - assoluto o meno che
sia - assomigliano troppo, nella loro precisione così gelidamente
organizzata, ai loro fratelli diabolici che da tanto tempo governano
impunemente il mondo quasi indistruttibile della malavita organizzata.
Organizzata, proprio come il terrorismo,
per il male, per la sofferenza altrui e per il nulla. Un nulla, purtroppo,
tanto, troppo concreto ( e qui non faccio per dire).
-
5 marzo 2002
Industriali corrotti, banchieri chiacchierabili,
politici ladri (lo dice "Lui", beninteso), squadre di calcio
super taroccate, doping ciclistico alle stelle... e adesso i "Pubblicitari
in fuga dalla TV trash; ora anche l'etica fa il business. L'effetto
bisturi fa tendenza tra gli investitori: meglio gli spot del prodotto
nei programmi tradizionali." (La Repubblica, 2 marzo 2004).
Insomma, le sorprese che questo terzo
millennio ci riserva sono tante e vanno forte, sempre più forte;
ad un punto tale per cui, di questo passo, anche i poveri (faccio
per dire) pubblicitari finiranno col dover tradurre in réclames
solo situazioni politicamente supercorrette e oggetti tanto vecchi
o inverosimili da risultare eticamente incontestabili ad ogni costo.
Qualche esempio, adeguatamente inverosimile,
tra i tanti pur possibili:
- TONNO DIO MARE,
il tonno preferito da Nettuno, il tonno che si taglia con un'alga!
- Bevete GUINNESS DEI PRIMATI, la birra preferita dalle scimmie e
dagli ominidi della savana!
- Paradiso, ore 17: una tazza di TE DEUM con una fetta di PAN DEGLI
ANGELI !
- Bevete MINERALE
PETRARCA: chiare, fresche, doci acque !
- GUGLIELMO NUTELL, il dolcissimo eroe di cioccolato: svizzero, naturalmente.
Ferrero permettendo!
E
credo che tanto basti, anche per il più pubblicitomane tra
i pubblicitari.
-
3 marzo 2004
Rudyard
Kipling cercasi per scivere, come Dio comanda, la "Storia di
Vanja", il bambino cane allevato da un branco di randagi.
"Russia: abbandonato dai genitori
e salvato dagli animali. A tre anni si era ritrovato a vivere rovistando
tra i rifiuti insieme agli altri cuccioli. Adesso è entrato
alla Scuola Militare." (La Repubblica, 2 marzo 2004).
E' il titolo della nuova opera, ancora tutta da scrivere e al limite
del banale "Il libro della giungla d'asfalto": comunismo
più, comunismo meno. Ma sono i fatti quelli che contano; fatti
tanto facilmente descrivibili da sembrare più veri del vero
iperrealistico.
- L'assurdità di un cucciolo uomo
(il Mowgli redivivo, del terzo millennio) abbandonato dai genitori...
Una quasi non-notizia, vista la frequenza preoccupante di fughe parentali
che caratterizzano questa nostra gelida postmodernità.
- La disponibilità dei proverbiali
amoci dell'Uomo, orami neppure più lupi, ma affettuosi e umanissimi
cani, a rispettare con tanta civiltà la debolezza di un piccolo
uomo.
- Il recupero finale ad una piena vita
sociale del trovatello con (purtroppo?) l'approdo alla vita militare.
Tutto ciò, proprio come in una
favola, proprio in questo che quasi nessuno più dubita sia
"il peggiore dei mondi (fin qui) possibili".
Spiegazioni
ir-razionali cercansi, buone magari per la trama di un film iperottimistico
di Fank Capra nel quale, appunto, "La vita è meravigliosa".
-
19 febbraio 2004
Di
"purghe da cavallo" e di "droghe da uomo"
s'è già detto. Ma ora l'ideale tormentone della farmaco-tossico-diagnostica
per il terzo millennio si arricchisce di una nuova curiosità.
Già, perché se una volta,
per definire rialzi eccezionali della temperatura corporea anche nell'uomo
si parlava di "febbroni da cavallo", oggi, nel momento in
cui la classica influenza umana tende a coniugare i propri già
pericolosi virus con ceppi che colpiscono altre specie animali come
quella dei "galliformi" (galline e galli, insomma), rischiamo
di dover fare i conti con non meno temibili - seppure in apparenza
un po' risibili - "febbroni da pollo".
Fantamedicina? Terrorismo medico-epidemiologico?
Mah, che altro dire se non un quasi manzoniano "ai postumi l'ardua
sentanza"? E men che mai faccio per dire!
-
15 febbraio 2004
Cavallo a parte, c'è cavaliere e cavaliere.
E poi, come si dice, alla fine è il confronto che convince.
Già, perché se è vero che a Milano, venerdì
13 febbraio sono stati infeudati i "Cavalieri Azzurri"
ad una cifra modica - pare - di 2000 Euro, è il caso di ricordare
più per dovere di cronaca che non per velleità di banalizzazione,
tanti illustri precedenti:
dal "Cavaliere della valle solitaria", un indimenticabile
Alan Ladd modello anni '50,
al "Cavaliere inesistente", favolosa creazione di
Italo Calvino capace di esistere solo per forza di volontà,
al "Todos caballeros", buona per una Italia dolorosamente
spagnolizzata nel mai troppo lontano XVII° secolo, via via verso
Cavalieri del Santo Sepolcro e verso assai più banali
cavalieri di cappa e spada: per giungere fialmente al prodigio
del fine-inizio millennio, a Lui, il "Cavaliere Insistente",
quello che per il nostro bene ha oramai deciso di non mollare: a qualsiasi
costo, per tosto che sia; politica più o politica meno, Polo
più o Polo meno (...forse meglio meno che più!).
-
11 febbraio 2004
Corriere
della Sera, 11 febbrario '04 - "A Milano, 2000 Euro per sedersi
a tavola con Silvio. Previste almeno 400 persone alla cena elettorale
di venerdì, ci sono anche 5 ministri."
E'
poi vero che a tavola non s'invecchia? Anche questo mi chiedo da tempo
senza sapermi rispondere. Eppure sarebbe bello poter confermare l'attendibilità
di questo proverbio, a dire il vero sibillino e un pò contraddittorio.
Poiché potremmo vedere anche nella esclusivissima cena
programmata dal nostro Primo Ministro al Principe di Savoia, a Milano,
con il ghota dell'Italia che conta, una nuova puntata di quella telenovela
del ringiovanimento che fino ad ora si è svolta a suon di lifting
e di diete raffinate e super-personalizzate.
Tutte cose, insomma, che rischiano di
ridurci prima o poi, tutti quanti siamo, ad un esercito di poveri
immortali. Salvo orrori (quelli delle età sempre più
avanzate) ed emozioni (per le incognite di un futuro così remoto).
Meglio, comunque, non far per dire...
-
3 febbraio 2004
Credo
di saperlo oramai da tanto tempo: l'anagrafe è, in sostanza,
un'opinione poichè ciascuno di noi ha gli anni che dimostra
o che si sente, più che non quelli burocraticamente sanciti
dalla logica implacabile di un banale calendario perpetuo.
Ma ora so di essere nel vero grazie al
professor Umberto Scapagnini, illustre docente universitario, sindaco,
deputato, ma soprattutto archiatra e "personal trainer"
di Silvio Berlusconi. Ed è in queste due ultime ed altissime
vesti che il medico sta conducendo un esperimento degno di un felicissimo
film di fantascienza:
"Ora Berlusconi è quasi immortale. Con il mio elisir
ha 12 anni in meno." (Corriere della Sera - 3/2/'04).
E, continua il giornalista Aldo Cazzullo lungo un piacevolissimo
paginone a centro-giornale ma richiamato dalla prima pagina:
"Scapagnini
il sindaco- medico: solo sulla via della seta ho trovato gli ingredienti.
Olio, yogurt e tanti minerali: ha l'attività mentale e sessuale
di un cinquantenne."
Un'eterna
giovinezza-giovinezza (pardon, forse ne bastava una sola) a prova
di magistrati, comunisti e compagnia cantante.
Una domanda soltanto, magari un po' letteraria:
a parte Dracula e Frankenstein, nella soffitta di quale delle sue
numerose ville il Cavaliere custodisce... quel tal ritratto?
-
31 gennaio 2004
"Specchio",
settimanale di La Stampa, affronta un tema che mi è molto caro:
"Viva l'ozio, il padre delle virtù. Da principe dei
vizi, a sinonimo di benessere e creatività. Dimentichiamoci
il super attivismo degli scorsi decenni: il tempo libero è
il momento centrale della nostra vita."
L'argomento è dibattuto da tempo,
e io stesso - non faccio per dire - ho espresso il mio pensiero in
un breve aforisma poetico che riporto:
Niente
è il lavor
che vorrei fare
se non mi toccasse
lavorare.
Già,
perché il tempo libero è il tempo liberato dagli oscuri
equivoci lavorativo/produttivistici che da secoli, ma forse da millenni,
lo comprimono, tarpandone e deturpandone le ali dolci e delicate.
Ma i noccioli delle questione sono due:
- anzitutto come si fa una cosa (o un'azione, un'attività,
soprattutto un lavoro, Dio ci scampi e liberi!).
- ma anche come si fa a non fare, felicemente, una cosa.
Si tratta di una sottile esercitazione
sulla non-decisionalità, o meglio sulla decisionalità
di non decidere. E non è poco, credetemi, amici miei.
D'altra parte è ben noto che Dio
stesso, dopo il fattaccio biblico della mela, non fu preso da un raptus
di benevolenza nei confronti degli umani tale da proporre Adamo e
signora per una promozione di carriera in Azienda, magari a livelli
alto- manageriali. No, le cose andarono
ben diversamente e, da una solenne incazzatura divina - e non faccio
per dire - fu inventato lì per lì , il lavoro. Credo
che tanto basti!
-
30 gennaio 2004
E'
un po' come accusare lo specchio di ciò che riflette.
Questa, in pillole, la questione Euro-rincaro
dei prezzi, sulla quale il nostro Presidente del Consiglio si è
lungamente e largamente prodotto in una serie di analisi economico-
congiunturali concepite clamorosamente "a braccio".
Già, poiché come scrisse
a suo tempo Edward Banfiled, ricercatore anglosassone, noi italiani,
pur bravi, buoni e simpatici come il mondo intero ci riconosce, tendiamo
a ricadere periodicamente in un vizietto dal nome non facilissimo:
"familismo amorale"; e dagli effetti ancor meno facili e
gradevoli. E questo atteggiamento, un po' congenito e un po' succhiato
con il latte meterno, ci porta per (dis)educazione etica di gruppo,
a frequenti comportamenti non proprio seri, corretti, onesti. Un classico
vizietto che prima o poi finiremo col pagare, tutti quanti siamo,
insieme e disperatamente.
-
19 gennaio 2004
Francesco Merlo (La Repubblica -17/1/'04)
ci propone una descrizione memorabile dei problemi intestinali di
Silvio Berlusconi. Vale la pena di riportarla per esteso:
"A
Barcellona, durante il Consiglio Europeo, Berlusconi mobilitò
tutto lo staff - compreso il sobrio Gianni Letta - e fece trapelare
(proprio come ha fatto adesso per il lifting) una dovizia di dettagli,
romanzesca più che medica, sulla sregolatezza del proprio intestino.
Furono contate 23 sremute di limone, la colpa fu attribuita all'aria
condizionata che il maggiordomo Sandro Parodi avrebbe lasciato accesa;
intervenne persino Prodi che consigliò il Bimixin accendendo
una discussione nella delegazione rumena tra i fans del Bimixin e
quelli dell'Enterovioformio. Berlusconi stesso si esibì nella
descrizione dei crampi, delle crisi, delle debolezze e degli stordimenti,
dolendosi e al tempo stesso divertendosi con tutte le sfumature del
proprio malore; parole coperte e risolini esplicativi, la cacarella
evocata per litote, linguaggio cifrato, espressioni attenuate e ancora
strizzatine d'occhio, cenni d'intesa: "Ogni tanto - disse
- ricevo notizie dall'interno." "
Giunti a questo punto, come non pensare a Umberto Eco quando nel "Diario
minimo" di Bompiani, descrive nella spassosa Fenomenologia
di Mike Buongiorno la serie impareggiabile di sapienti gaffes
che sta alla base del successo di quel celebre principe dei presentatori?
Ed è proprio qui che, nella istintiva
capacità di solleticare la voglia infantile che il pubblico
ha, da sempre, di racconti boccacceschi - meglio se proposti da un
eminente Pantaguèle politico, diabolicamente capace di fare
lo spiritoso più che di essere spiritoso - che risiede la forza
anche di Silvio Berlusconi oramai pronto perché qualcuno scriva
la sua "fenomenologia".
-
18 gennaio 2004
Darsi
al ciclismo può essere considerato un equivalente, o almeno
una sorta di fattispecie, del ben più noto "darsi all'ippica"?
Insomma, come dovremmo metterla con "I
politici sui pedali: scatta la Nazionale. La squadra ciclistica dei
parlamentari debutterà a salice. Due tecnici DOC, Gimondi e
Saronni" (Corriere-Lombardia, 18/1/2004) ? Poiché
l'invito a darsi alle due ruote formulato dagli elettori non sarebbe
certo rispettoso, e ancora meno proponibile risulterebbe l'invito
stesso espresso sotto forma di spazientito auspicio.
Perché, ruota più o ruota
meno, le due cose che più e meglio dovrebbero "girare"
rimangono pur sempre quelle tali due Camere, le alte istituzioni
delle quali, gli illustri aspiranti ciclisti, deputati o senatori,
continuano comunque a far parte.
E, agonismo a parte, alla fine vincano pure i migliori!
- 6 gennaio 2004
In attesa di quella influenzale e subito
dopo quella delle minerali al veleno, siamo di fronte ad un'altra
epidemia. E si tratta di un'epidemia singolarissima di attentati politici
tendenti oramai alla serialità. Inoltre, singolare e quasi
disarmante è l'innocuità dei "pacchi" e non
meno curiosa la metodica individuazione dei mittenti, con le loro
ostentate spedizioni da Bologna/Italia.
Insomma, mi pare che questi "anarco
insurrezionalisti" come bombaroli - mi si passi la battutaccia
- siano davvero un po'... scoppiati (e men che mai faccio per dire).
-
4 gennaio 2004
Si chiama Circe e trasforma gli umani
in gatti.
Poiché lei, Circe, è una
gatta, ma un po' speciale. E' capace sempre d'intuire ciò che
noi, ancora poveri umani, dobbiamo limitarci a capire. E' capace di
far rallentare dolcemente i battiti di un cuore in subbuglio che corre
un po' troppo, ma è anche capace di promuovere quel dolce e
languido batticuore che può far nascere una vera emozione.
E' capace di profondi silenzi, di fusa dolcissime e di sapienti miagolii
ben più significativi di tanti umani vaniloqui. Con gli occhi
verdi, ora strategicamente socchiusi, ora provocatoriamente sbarrati,
guarda quel mondo migliore (il suo) verso il quale sembra proprio
volerci guidare. Il suo mantello di velluto scuro, se ben carezzato
lascia vedere striature bianche, tanto insospettabili quanto docilmente
svelate.
Questa, insomma, è Circe, la mia
amica dal carattere ora deciso e allegro, ma anche dolce e tranquillizzante;
saggia e sapiente specialista in gattoterapia. E da lei - non faccio
per dire - mi aspetto solo ricchissime verità a costo zero.
-
3 gennaio 2004
"Sin dall'inizio, nella saga
di Collecchio (il fattaccio Parmalat) la politica si mescola all'industria
e l'industria alla finanza."
Così Marcello De Cecco su "Repubblica"
e, prendendola alla larga - ma spesso ne vale la pena - si può
dire che se Sparta piange, Atene non ride; e vale l'opposto. Infatti,
le cose nel tempo non cambiano e, da sempre, le equazioni Sparta=URSS
e Atene=USA hanno tenuto banco; e forse se n'è fatto anche
un uso un po' disinvolto, Peloponneso più, guerra meno.
Insomma, sempre la solita storia. Eppure,
mi si chiederà, cosa può legare...
A) Collecchio/Italia/Europa/oggi - B) Sparta/Atene/Grecia/millenni
fa - C) URSS/USA/ ieri o già l'altro ieri - C)
buco Parmalat/politica industria/industria finanza ?
Tutto questo omogeneizzato di l'altro
ieri, ieri, oggi e (temo) domani, è tenuto insieme da
una preoccupante serie di circoli davvero viziosi. Poiché,
come il "marxismo reale" finì con l'affondare se
stesso in modo clamoroso a furia di grandi truffe ideologico-politico-etico-economiche,
tutte quante maldestramente globalizzate, oggi il capitalismo oramai
solo apparentemente trionfante sembra correre un serissimo rischio;
in apparenza opposto, ma in realtà assolutamente uguale a quello
che, a suo tempo, fece fuori il comunismo.
E, pescando nella cronaca, le prove di
questo nuovo suicidio annunciato non mancano, sia che vogliamo prendere
la rincorsa lunga o più breve nel tempo e nello spazio, rincorrendo
- faccio per dire - nomi come Calvi, Sindona, Gelli, Gardini, Caltagirone,
Ciarrapico, Mendella, Craniotti: ma anche Eron, Worldcom, Bipop e,
ultimo come il botto finale di minacciosi fuochi artificiali, Tanzi/Parmalat/Parmacalcio/Parmatour
e via...... Kaimaneggiando. Ma credo che basti.