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Il gioco dell'Allitterato
Le variazioni animali
Faccio per dire


 

L' ALLITTERATO

rime radicali
di


EMILIO CURTONI


Istruzioni per l'uso

L'argomento, tutto da trovare volta per volta, dovrà essere abbastanza gratuito da saper o poter sopravvivere proponendosi e fondandosi su rime "radicali" (allitterazioni, in linguaggio ortodosso)
tanto remotamente probabili o possibili, quanto concettualmente al limite della più ampia improbabilità.

Nota:
ALLITTERAZIONE: s.f. - A) ripetizione di lettere e sillabe uguali o foneticamente simili, di solito all'inizio di due o più parole successive
(esempio: tanti terribili tiranni). B) Ritorno insistente di un elemento melodico, ritmico, armonico.

E ora vediamo...



Qualche
quadro
quantitativamente
qualificante
quasi
qualunque.


Ah!
quella
querula
questua
sotto la
quercia
in Questura!
Una questione
di querela.


Districarmi
distorto
e distratto
in un distretto
distutto,
distribuendo
disgustosi
distillati!
Disturbo
disumano.

Storie
di storioni
storpi
e stornelli
per stormi
di storni
stornati
stonati
e storditi.
Storture
stronze
ma strazianti"


Parer
proprio
pronto
a prender
il prossimo
prana
praticamente
prono!

Sul ramo
a Roma
rammento
rime
romantiche
ma remote.

Maligno
malamente
maleodorante
malversa,
malcontento,
malinconiche
malie.

Biscazziere
bischero
bisboccia
bisbigliando
biscrome
bisessuali
e bisillabi
bisecolari
bistrattando
risi e bisi.

Abati
abbioccati
abbandonano
abbaìni
abbracciando
abbecedari
abbondantemente
abborracciati.

Nel portabagagli
della portantina
porto
al portinaio
del porticciolo
portulache
portoghesi
portentosamente
ben portanti.

Un gorilla
gorgheggiante
e un po' gotico
governa
gorgogliando
gorghi
in quel di Gorgonzola
ma contrae gonorrea
in una gora.


Malli
malnati
e malmessi
malversano
con maligni
mallevadori
malamente
malinconici
malvolenti
e malintenzionati.

Pirla
pirogeno
piroetta
in piroga
pirateggiando
piroscafi
pirotecnici
pirricamente
pirografati.


Raglio
di ragno
ragionevole
ragguaglia
raggruppamenti
di raggi
raggirati
alla raglan.

Bimbo
binario
biocatalizza
biolche
biometricamente
biondeggianti
bioclimatologiche
e bioluminescenti.


Volendo, continuare humanum est.
E infatti...


Babbi
babelici
baloccano
bambini
balbettanti
battendo
bacchette
bacchiche
bagnate.


Basculando
banali
baluginii
balsamici
barbaramente
bastonanti
bazookas
bavosamente
beatniks.

Didimi

discoli
dispongono
diaspore
distrattamente
disinteressate
distruggendo
disincantati
distonici.

Disforicamente
distimici
dissertando
disinformate
dissolvenze
dissidenti
dissonanti
distanti
desuetudini.


Bocconcini
bocconiani
bòcciano
bòccoli
boccacceschi
bocconi
bocciodromici
boccheggianti.

Dongiovanni
donnaiolo
dondola
donneggiando
donzelle
donanti
donchisciottesche
donnole.


C
ritico
criptico
crivella
crinoline
cronicamente cretine
criminalmente cristallizzate.


E
serciti
essenici
esattamente
esonerati
e sontuosamente
esercitati.

E
stati
estoni
estinte
ed estesamente
estatiche
escogitano
èstimi
esteticamente
estivi.

Alleanze
allergeniche
allineano
allegri
alleli
allegoricamente
alleati
allestendo
allenamenti
allegati
alle
allettanti
allemande.


Cavalli
cavillosi
cavano
cavicchi
cavernosi
cavitanti
cavouriani
cavetti.

Bambole
bambine
bambocciano
barbaramente
barbagliando
barbabietole
barituriche
barbaracine

Prodi
prospettive
profittevoli
provengono
provocanti
procacciando
prosperosi
prosseneti
prospicienti
propilei
protetti.


Stronzi
straniti
strombazzano
strategicamente
starnazzando
stanchi
stremati.

Manigoldi
marxisti
maoisti
marciano
malamente,
martoriando
mani
materne
mascolinamente
mascherate.

Tappìni
tapìni
tàppano
tapparèlle
tappabùchi
tappezzàndo
tappetìni
tapiocàti
tapis-roulanti.

Generosi
geni
genitali
generano
gentili
gereralità,
genitorialmente
generiche
gengiviti.

Lattanti
latitanti
latrano
lateralmente
latinizzando
lattughe
latifondiste,
latte,
latrinaie
lateranensi.

Paràti
per pareti
peròrano
parcheggi
periferici
paradossalmente
percepienti
paranoie
pericolose
parzialmente
perfezionabili.


Sostanze
sostituibili
sostengono
sostrati
sostenibili
sostanzianti
sospiri
sostrati
sottilmente
sospettosi.

Mani
manichee
maniacalmente
manipolano
manifatture
manifestamente
manicomiali
malamente
manomesse.


Contadino
conta
contento
contenuti
contesi
contraendo
contesti
contrattati
continuando
contusi
contratti.

Circonvallazione
corconvoluzione
circoncisa
circumnaviga
circostanziati
circhi
circassi
circinnati
circolarmente
circolanti
circuiti.



 

VARIAZIONI ANIMALI

di

EMILIO CURTONI




Istruzioni per l'uso

Il prototipo è "SERPEGGIARE", poiché quando diciamo serpeggiare intendiamo riferirci all' "avanzare con andamento sinuoso e strisciante" (Devoto - Oli). Ed etimologia a parte, che pur ci si impone come molto suggestiva, la descrizione stessa non può non evocare, pur nella sua inevitabile brevità e motilità, attegiamenti e comportamenti animali. Ma di un animale in particolare; del serpente.

Ora, perché non esercitarci nell'ideare nuovi verbi dei quali i dizionari non dicono, e darne definizioni tra il potenziale e il fantasioso?


Così, ancora una volta "giunto alla fin della licenza, io tocco" con inevitabili esempi.

 

E ora vediamoli...


TORREGGIARE
Là, nell'arena, il torear del toro
FORMICHEGGIARE
Giorno per giorno, un comportamento ossessivamente laborioso.
CICALEGGIARE
Una stagione dopo l'altra, la lodevole propensione all'ozio.
CANEGGIARE
Botoleggiare pallido e assorto.
GATTEGGIARE
Infingimento felino.
LUCCIOLEGGIARE
L'accendersi e lo spegnersi è un vizio?
ZANZAREGGIARE
Quando punge il momento.
LIBELLULEGGIARE
Al volo su un velo d'ali.
ELEFANTEGGIARE
Il volo pachidermico.
SERPENTEGGIARE
Il serpeggiare del serpente.
SALMONEGGIARE
Nuotare inutilmente controcorrente.
SALMONELLEGGIARE
Disturbanti, diaboliche diarree.
SOMAREGGIARE
S-cavalcare la stupidità.
CAVALLEGGIARE
Quando la cavalcatura cavalca il cavaliere.
IENEGGIARE
Quando la carogna che cerchi è in te.
SCIACALLEGGIARE
Quando il vigliacco che sei ti domina.
GALLEGGIARE
Un disperato cicchirichì sul pelo dell'acqua.
UOMEGGIARE
L'eterna scimmia che cerca eternamente di evolversi.
SCIMIEGGIARE
Quando è l'Uomo che tenta, disperatamente, di regredire.
SIRENEGGIARE
Ottimo il sopra, in frigorifero il sotto.
MINOTAUREGGIARE
Quando il mezzo uomo è anche mezza bestia (vale anche il contrario).
ORSEGGIARE
In attesa del sorseggio.
PECORELLEGGIARE
Smarrimento più, smarrimento meno. Cielo più, cielo meno. Acqua più, acqua meno. Catinelle più, catinelle meno.
TOPEGGIARE Sorcio style.
RATTEGGIARE Pantegan style.
SQUALEGGIARE Affari al primo morso.
LEOCOONTEGGIARE Quanti parenti, tanti serpenti!
IRCOCERVIZZARE La de-genetizzazione.
GALLEGGIARE Nuoto pennato.
TALPEGGIARE Nelle viscere dei verdi pascoli.


Adesso tocca a voi !

( Per provarci, clicca sulla penna )



TRICHECHEGGIARE Spostarsi su terra ferma con scarsa agilità e leggerezza.
FOCHEGGIARE Modo di farsi chiedere se la prima vocale è proprio giusta.
MULEGGIARE Portare pesi spropositati senza troppo ragliare.
ASINEGGIARE Dire apocalittiche corbellerie con una certa dignità di specie.
BARDOTTEGGIARE Atteggiarsi a B.B. con risultati asineschi.
POLLEGGIARE Rivelarsi molto adatti ad essere presi per il... becco.
PULCINEGGIARE Tentare di suscitar tenerezza vestendosi di giallo.
MURENEGGIARE Restare bisciosamente acquattati in attesa di scattare e mordere.
POLIPEGGIARE Allungare i tentacoli verso dove non si deve.
CICOGNEGGIARE Portare neonati anche se indesiderati.
ANATREGGIARE Passeggiar caracollando con tanti bambini al seguito.
CIGNEGGIARE Allungare il collo per assumere atteggiamenti alteri.
RONDINEGGIARE Ripararsi sotto i tetti durante le piogge primaverili.
PAPPAGALLEGGIARE Ripetere scemenze mangiando sul canotto.
AQUILEGGIARE Girare in tondo guardando sempre in basso.
STRUZZEGGIARE Attorcigliarsi e pendere dal collo della nonna.

 

 

" FACCIO PER DIRE "
ovvero

i vizi costosi e le povere virtù di Emilio Curtoni

( Da gennaio a giugno 2004)



- 8 dicembre 2004

Nel titolo di una celebre canzone, "The sound of silence", di Simon e Garfunkel, per la colonna sonora del film "Il Laureato" (1967), se pur c'è una contraddizione in termini, il paradosso che ne deriva è solo apparente. Da allora il nostro mondo ha vissuto soprattutto nel rumore che sta ancora producendo, ostinatamente e cronicamente.

Eppure oggi si propone la riscoperta del silenzio: un volume di saggi (Riscoprire il silenzio, a cura di Nicole Polla-Mattiot - Baldini & Castoldi) ci guida alla riconquista del misterioso "suono - non suono" capace di negare se stesso; del silenzio, appunto.

Tuttavia, un mondo privo di rumore è una iperbole, un sogno proibito, se è vero che:

- addirittura sulle vette del Trentino c'è pursempre uno stambecco che scalpita e un gallo cedrone che canta, provocando scompensi di molti decibel: magari non tali da un monte-rumore di 65 decibel, ritenuto fastidioso se non lesivo. Eppure, a quel punto, addio silenzio supremo.

- neppure John Cage
, musicista statunitense, riuscì a suo tempo a produrre l'assenza di rumore con la suo opera 4' 33", titolo allusivo alla durata di una performance eseguita davanti ad un pianoforte silente perché neppure sfiorato: bastavano, infatti, nella sala dell'auditorium le poltrone scricchiolanti, magari accompagnate da brusio e proteste degli spettatori, a violare quei quattro minuti e trentatré secondi di silenzio potenziale ma impossibile, "composto" dall'artista.

M
a c'è ancora chi non si arrende a suon di (faccio per dire):

- alberghi supersilenziosi, raccolti nella catena dei "Relais du silence";
- feste silenziose, programmate nel pieno centro della fragorosa New York;
- happening del taciuto
, come la "Festa del Silenzio" prevista a Milano nel teatro di Franco Parenti.

Silenzio, quindi, e ancora silenzio: come, quando, e quanto ancora ci possiamo concedere. Un silenzio, comunque, che prima o poi, tutti quanti siamo, potremmo - avremmo - vorremmo forse imparare ad accettare e ad ascoltare.

- 18 giugno 2004

Anche per quanto concerne lo sputare, nell'infinita riserva dei luoghi comuni, delle frasi fatte e dei modi di dire, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Un elenco possibile:
- lo "sputar sentenze" di chi crede di saperla molto lunga.
- lo "
sputar tondo" di chi ama parlare con tono grave e solenne.
- lo "sputar nel piatto dove ha mangiato" dell'ingrato di turno.
- lo "sputar sui quattrini" dei pochi disinteressati sopravvissuti al tempo.
- lo "sputar fiele - amaro - veleno" del rabbioso impotente.
- lo "sputar il rospo" di chi non ne può proprio più.
- lo "sputar sul pavimento" del bavoso impenitente.
- lo "sputar l'osso" di chi deve alfine restituire il maltolto.
- lo "sputar fuoco" dei mitici dragoni e delle vecchie Colt.
per finire, quasi, con l'innocente anche se antipatico vizietto del povero lama, laggiù sulle vertiginose cordiglere andine.
E il "quasi" si riferisce ovviamente al fattaccio del giorno, alla sputazzata esibita in diretta planetaria dal proverbiale "pupone". Già, proprio lui; quello delle ineffabili barzellette tanto maldestramente inventate per fargli vendere migliaia di copie librarie d'umorismo - faccio per dire - spazzatura.
Insomma, spiritosata più, spiritosata meno, a Totti non poteva bastare una delle undici-alternative-undici che ho messo insieme in cinque minuti netti?
Spiegazione del mistero cercasi. Io, con tutta modestia, una ce l'avrei: cronica mancanza di immaginazione al 50%, di comune educazione per l'altro 50% e, volendo berlusconare la statistica, di pudore per il restante 50%.
Referendum con relativi exit-poll proponesi. Ma al 150 per cento, beninteso!

- 15 giugno 2004

Di mamma ce n'è una sola, mentre la madrepatria (anche la nostra Italia) pare non esserlo più, una sola. Se è vero che il 12 e 13 giugno 2004 si sono confrontati "i due Paesi alle urne" (Curzio Maltese, La Repubblica").
La questione numerica sembra invece complicarsi se ci riferiamo alla situazione continentale europea, ad elezioni oramai completate. Già, perché se anche in questo caso i risultati delle urne ci indicano una sorta di bipolarismo collocabile tra lo spurio e l'imperfetto "dest-sinist, lib-lab" e via strologando, sembra di scorgere all'orizzonte una terza forza (o debolezza?) rappresentata da milioni di cittadini che, piaccia o no, sono rappresentati dal non voto: una sorta di partito trasversale che accomuna e affratella tutti coloro che:
- sono stanchi delle solite facce.
- non ne possono più - qualunquisticamente - delle soltite soluzioni che nulla risolvono.
- non sanno che farsene sia dell'uovo oggi, sia della gallina domani (estrogeno più, estrogeno meno).
- non hanno ancora ricevuto prove serie del funzionamento democratico delle pur lodevolissime e irrinunciabili democrazie.
- sono stanchi - istintivamente e/o culturalmente - di autorità che esercitano il potere come fosse una malattia cronica, al limite dell'ereditario, cui manca il solo sintomo buono, quello dell'autorevolezza.
In questo ampio campionario di dolente umanità europea, probabilmente troveremo un 80% di polacchi, un 55% di francesi e tedeschi e solo un risigato 25-30% di italiani.
Caso? Necessità? Mah, chissà...

- 8 giugno 2004

Giunti a questo punto di follie esoteriche sempre più allucinanti, forse non ci resta che cercar di spegnere le fiamme dell'inferno con una freddura:
"Sette sataniche: per fortuna non sono otto"
La battuta gelida sa un po' di vecchio avanspettacolo, ma cos'altro ci resta da dire di questa cascata di morti che, definire diabolica, sembra oramai soltanto un brutto gioco di parole?
Già, poiché mai avrei pensato di dover fare i conti con una sorta di "cupola infernale", decisamente luciferina e fatta apposta per organizzare milizie di balordi urbani, suburbani e provinciali, pronti a sacrificare la vita per per il fascino molto discutibile di due corna, di una coda e di due o quattro arti caprini.
Così, mentre il nostro mondo continua a dare il peggio di sé in guerre, in azioni terroristiche e via delirando, ancora una volta doppiamo ripeterci che... "Il paradiso può attendere". O almeno così pare, purtroppo.
Per finire, d'ora in poi chi oserà rivolgersi all'inguaribile onesto di turno, gratificandolo (e qui davvero faccio per dire) col titolo di "buon diavolo"?

- 3 giugno 2004

Il conto è presto fatto: 33,33/% di rifugio alla Goldfinger; 33,33% di nido d'aquila degno del fuhrer di turno; 33,33% di velleità scatenata oramai, almeno nell'apparenza, saldamente al potere.
Così, almeno, a leggere il Corriere della Sera del 27 maggio scorso: "Villa Certosa: dopo il bunker sorgerà un anfiteatro. Il tunnel proteggerà chi arriva dal mare." Giovanardi dice "tutto in regola". I DS "no, è un abuso l'anfiteatro da 400 posti che il Premier ha fatto costruire a villa Certosa".
Così, polemiche politiche a parte (allitterazione non voluta), in questo happening di Forza Italia sembra di cogliere tutta l'energia incontrollata - perché è incontrollabile - del "barocco brianzolo" a suo tempo descritto da Tommaso Labranca in un aureo volumetto, pubblicato da Castevecchi alla fine degli anni '80: sottotitolo, "L'estasi del pecoreccio".
Insomma... Bunker più, anfiteatro meno, è bene che - tutti quanti siamo noi italiani - sappiamo in che panni stiamo.

- 11 maggio 2004

Nel nostro mondo, i suicidi politico-culturali sembrano riproporsi, sotto mentite spoglie, con frequenza singolare e preoccupante. Già, poiché regimi e imperi sembrano sfaldarsi sotto i colpi durissimi inferti dalle loro stesse ideologie e organizzazioni, quasi inevitabilmente autoaggressive.
E così fu per per il "socialismo reale" che morì più di se stesso che non a causa dell'intervento carismatico di qualche autorità politica e/o morale. Morì, insomma, solo perché la promessa incuatamente formulata di miracolosa soluzione per tutti i problemi dell'Umanità, non resse al peso dei messaggi coi quali i mass media occidentali avevano già saturato, ben prima della fine del XX° secolo, tutto quanto il pianeta. E fu la fine del sistema sovietico.
Ora, invece, la campana potrebbe suonare per l'Occidente, duramente arroccato nella difesa di un capitalismo finanziario davvero indifendibile e preda dei peggiori rigurgiti autoritari, espressi da un militarismo inutilmente violento. Poiché, come ci ricorda Bernardo Valli ("La Repubblica" - 10 maggio '04) "La civiltà delle immagini, assecondata dalle comunicazioni simultanee e senza frontiere, ha regole spietate che non risparmiano, anzi rendono più vulnerabile, chi l'ha inventata.", poiché "nella nostra epoca le immagini sono più pietra delle parole".
Così, oggi tocca a all'Apprendista Stregone statunitense di turno fermare il sortilegio, incautamente evocato alla ricerca di un irraggiungibile potere planetario.

- 30 aprile 2004

"Volare, oh oh..." Forse si può continuare a sottoscrivere l'invito canoro di Modugno, quanto a "cantare, oh oh oh oh..." ce ne corre. Almeno fino a quando gli equilibri dell'Alitalia, la nostra compagnia di bandiera, rimarranno appesi a fili tutt'altro che stabili e affidbili.
Infatti, ci ricorda "L'Espresso" del 29 aprile, oramai: "si vola verso il crack. Inutili i piani di sviluppo." Ormai siamo all' "impietosa diagnosi su Alitalia", mentre "il Governo cerca di guadagnare tempo per superare le elezioni".
Come al solito in simili occasioni, scatta il riflesso (una sorta di trip, ma senza pera e senza spinello) che mi conduce verso lidi lontani, nel tempo e nello spazio, in cerca di modi differenti di "volare" e di modi più felici di "cantare:

- dal non felice "Volo della Fenice" che pur rinasce dalle sue ceneri, al fatale volo di Icaro finito come tutti sappiamo, via via fino ai fratelli Wright e dintorni, con contorno di Zeppeling o di Concord; e via precipitando.
E che dire del "Cantare:
- l'inevitabile Cantanapoli, ma anche il consolatorio "canta che ti passa" e via salmodiando.
Fatto sta ed è che qui, ad ogni ala che vola, tutti noi perdiamo soldi, fiducia e speranza. E la buona pace non è compresa nel conto.

- 27 aprile 2004

E'
un po' come si dice del re defunto: "BLOB è morto, viva BLOB!" E la vicenda sarebbe tutta da ridere se, viceversa, non fossero tanti i motivi che ci offre per piangere (e non faccio per dire!). Ma andiamo per ordine:
- 16 aprile 2004: "Blob, 15 anni di libertà e querele." Ghezzi, l'inventore della trasmissione; "Siamo stati una patata bollente, ma abbiamo resistito." Alla festa per per l'anniversario c'erano Cossiga, Sgarbi, Baudo... (Corriere della Sera).
- 23 aprile 2004: "Par condicio; la RAI benda Blob. Niente politici nei programmi satirici. Punito anche Blu notte. Lo stop fino alle elezioni" (La Repubblica).
Le due notizie - l'una tanto entusiasta e celebrativa, l'altra tanto lugubre quanto punitiva - non fanno altro che focalizzare pericolosamente lo scenario avvelenato sul quale volano le povere api sperdute di questa meno povera Repubblica-arnia, nella quale tutti ci troviamo ad incrociare - operai/e, fuchi/e - regine/i - le mezze verità che la politica dell'alveare ci permette di vivere e di praticare. Verità addirittura ad un quarto, buone per produrre solo un amarissimo miele, intossicato dall'interesse privato e dalla pubblica falsità.

- 21 aprile 2004

USA-ONU: risultato cercasi per questa partita che si disputa, giorno per giorno, sul campo tutt'altro che neutrale dell'Irak. Una specie di derby allucinato, degno dei tempi d'oggi: dei tempi, insomma, che corrono. E anche i capitani delle due squadre, pur così ben caratterizzati, sembrano non essere in grado di dirigere come dovrebbero le rispettive compagini.
Da una parte il solito Bush, l'irriducibile texano più che mai condannato ad essere, a vita, il figlio di suo padre; e dall'altra Kofi Hannan nell'eterna parte del serio, pensoso, un po' troppo sofferente Segretario Generale. Ma poi anche coloro che temono e coloro che invocano l'interbento dei celebri "caschi", blu più o blu meno.

Eppure - alla fine - il motivo fondamentale del contendere, più che sull'attendibilità o inattendibilità della prestigiosa organizzazione planetaria, rischia di radicalizzarsi non tanto sull'autorità morale da garantire, quanto sulla potenza militare da esibire da parte di chiunque intenda impegolarsi nei purtroppo non lontanissimi deserti mesopotamici.
Aspettiamoci, così, di sentire prima o poi l'ineffabile George W. domandare al giornalista di turno "quante divisioni ha Kofi Hannan?". Un po' come, a suo tempo, Stalin ebbe la pensata di chiedere quante divisioni avesse il Papa (o fi Hitler, mah...).
Tutto il resto, a seconda del passare del tempo, è dapprima cronaca e poi, tutt'al più, storia.


- 14 aprile 2004

Veline o letterine, alla fine son tutte vallette.
E di valletta in valletta - momtagna più, pianura meno - sono davvero tante le avvenenti e giovani fanciulle che possono anche recitare le previsioni del tempo. Almeno fino a che dura il tempo buono (o il buon tempo) per loro, laggiù a Rete 4: Emilio, Fede più, Fede meno.
Già, perché proprio lui "Emilio Fede sospende dalla rubrica del TG4 l'ex miss Italia Perdon, troppo sexy per il Meteo." (Corrieee della Sera, 14 aprile) e, continua il Direttore: "Prima un servizio in perizoma su un mensile, poi le sfilate di biancheria intima. Mi dà fastidio, pretendo serietà".
Giunti a questo punto, le opzioni ci sono e non son poche:
- da "tanto tuonò che piovve" a "chi semina vento raccoglie tempesta"
- da "nebbia in val Padana" a "se non sarà sereno, si rasserenerà".
Insomma, basandomi sull'intramontabile schema del minestrone di modi di dire e di proverbi più o meno scontati, cerco di sollevare le sorti oramai un po' decadute della meteorologia italica.
Ma ce lo ricordiamo il mai troppo compiando colonnello Bernacca, tanto sorridente e rassicurante da farci accettare anche la previsione del Diluvio Universale?
Quelli erano bei tempi, buoni per le vallette DOC: da Edy Campagnoli a Sabina Ciuffini.
Poi arrivò Ambra, e dopo di lei tutte quelle sue fatali sorelle; le lettero-veline, appunto.

- 11 aprile 2004

E se tutto va bene, alla fine ti permettono "anche" di zappare l'orto. Già, perché la filosofia dell'agriturismo finisce con l'assomigliare alla tinteggiatura della celenre staccionata che Maek Twein descrive nel suo "Le avventure di Tom Sawyer", dando corpo al genio imprenditoriale del giovane Tom, appunto, che castigato ad un compito ingrato di ridipingere una lunga cancellata, riesce ad appaltarlo ad amici-coetanei non particolarmente scafati, solo magnificandone le diddicoltà e l'abilità che l'affrontarle richiede. Il tutto, per di più, solo sotto congruo risarcimento di fionde, bilie, monetine e altre similo meraviglie.
Ma è possibile che, da allora, siano passati 128 anni e ancora oggi La Repubblica (8 aprile) titoli: "E' il boom del fuori porta. Agriturismo, tutto esaurito"? Ma non basta; "A due passi dai borghi medioevali è possibile mangiare prodotti tipici, dormire in fattorie e anche dare una mano nella cura dell'orto". Ebbene sì, è possibile; tale e tanto è il bisogno di "naturalità" che tormenta proprio colora che naturali mai potranno essere, agriturismo più, agriturismo meno. Ed è doveroso finire questa già dolente nota con una nota forse divertita sui termini che intenderebbero nobilitare questo "business" nostrano a suon di...
- oasi
- naturalismi
-cascine
-escursionismi
- aie
- sapori (perduti più, perduti meno)
- allegorie, carri, annessi e connessi
- costumi (storia più, storia meno)
e poi via con il fitness, wellness, beautyfarms, centri benessere, massaggi (in bottiglia e non), ma anche vini genuini, notti magiche, parchi, borghi e dintorni.
Eeeh, quel "bed and breakfast"... Che stile anglosassone!



- 8 aprile 2004

S
e non bastassro i ponti, ecco ora far capolino sull'orizzonte del Berlusconi-pensiero, le curve. Ma andiamo per ordine: dicesi "curva" un tratto di strada piegato, più o meno accentuatamente, ad arco, per aggirare o superare ostacoli di varia natura o accidentalità del terreno (Devoto-Oli; 1978).
Eppure "Lui" ha già pensato anche a questa congerie di difficoltà stradali ed ai pericoli derivanti per noi cittadini. Così, in occasione della seconda "vespata" del 7 aprile, in seconda serata, pennarello alla mano e Lunardi al seguito, ha promesso di eliminare dalle strade le curve pericolose (meno curve per tutti!).Il tutto mentre Concita De Gregorio, su Repubblica, titola: "Fuga dalla TV se c'è il Cavaliere. Precipita l'audience per i monologhi del premier".
D'accordo, non di sole curve vive o muore il traffico stradale, eppure l'argomento, non privo di una sua intima e gratuita grandezza, meriterebbe ben altri più ponderati e seri commenti. Perciò, sapendomi ìmpari a tanto compito, mi limito a pochi ma perplessi flash delle molte altre non meno celebri curve che storia e cronaca ci rammentano:
- la Curva di Gauss, che da quasi due secoli regna sovrana sulle analisi statistico-matematiche.
- la Curva del gasometro, che ogni anno mette a dura prova l'abilità di Shumi e compagni; Monaco più, formula uno meno.
- le Curve anatomiche, giustamente celbri ancora oggi e che resero immortale la grande Marilyn Monroe.
- Le Curve nord - Curve sud, che continuano con i loro inqualificabili fans a rendere impraticabili i campi di calcio nazionali.
E credo tanto basti. Lungi da me, tuttavia, la pretesa luciferina di dar lezioni al Presidente del Consiglio nell'arte di "fare strada", cosa che lo vede maestro sia nel percorrere falsi piani, falsi rettilinei o vere curve politiche a destra, sinistra, sopra o sotto poco importa.
Per finire, poco più di due parole su quel calo tanto clamoroso di "udienza" mediatica: "chi di TV ferisce, tanvolta di TV perisce." !

- 1 aprile 2004


Ora, se non altro, s'è tutti più tranquilli. Già, poiché S.B. ha meglio delineato, senza sospiri e indecisioni, la nuova disciplina di feste, ferie e dintorni.
Insomma, pare proprio che non s'intenda cancellare dal calendario festività e santi che un uso secolare ha oramai consolidato.
Lui, invece, ha deciso di relagare tutti i giorni di riposo lavorativo tra il sabato e il lunedì, in unsa sorta di "campo di concentramento" vacanziero escogitato proprio per evitare quei "ponti" tanto protratti quanto insopportabilmente oziosi.
Ecco dunque trovato un progetto degno di un direttorio tardo-rivoluzionario, se non addirittura di un Napoleone redivivo. Così, via di questo passo, ci ritroveremo a fare i conti con una organizzazione di mesi ancora tutti da inventare:
- Lavoraio, il mese senza sabati e domeniche fatto di 29 o 29 giorni d'ininterrotta attività che sostituirà un troppo invernal-febbrile febbrario.
- Oziaio, il mese studiato per fanegottoni (fannulloni in forzitaliese) che certo non farà rimpiangere il troppo imperiale agosto, con le sue troppo romane "feriae Augusti" (il ferragosto in buon, vecchio iraliano.
- Festaio, posto strategicamente a cavallo dei già lavorativamente disimpegnati dicembre e gennaio, destinato a rinchiudere come in una riserva indiana l'Immacolata, Sant'Ambrogio, San Siro, Santa Lucia, Vigilia, Natale; Santo Stefano, ecc... fino all'ormai intollerabile San Silvestro con le sue follie veglionesche e - per finire - alla Befana, antivelina per eccellenza.

- 31 marzo 2004

Pare proprio che per S. B. i ponti siano tutt'altro che d'oro. Infatti non s'è ancora smesso di contestare la progettualità sovradimensionata del lunardesco ponte sullo Stretto (faccio per dire) di Messina e già c'è chi arriccia il naso per qualche taglio, più ipotizzato che imposto, ai tradizionali e italianissimi ponti fine-settimanal-festivo-feriali. Insomma, come ci ammoniva un'antica canzone: "allunghi un ponte e ti tirano le pietre, accorci i ponti e ti tirano le pietre..."
Giunti a questo punto, non è fuori luogo una telegrafica analisi del concetto di "ponte" - campata più, campata meno - attraverso i tempi e le tradizioni culturali: dai ponti odontoiatrici, più spesso non indolori né fisicamente, né finanziariamente, a "I ponti di Toko-Ri"; dal Ponte di Bassano al "Ponte sul fiume Kwei; dal ponte di Brooklin alla Gomma del Ponte...
E via così immaginando "Lui", ancora "Lui", sempre "Lui" mentre, tra un sospiro e l'altro, decide finalmente di mettere mano alla doverosa ristrutturazione (che tutti gli italiani da tempo chiedono) del "Ponte dei Sospiri": Venezia più, calle meno; non si sa mai...

- 26 marzo 2004

Quella oscura voglia di "prima linea" bellica, fino alla generazione dei nostri padri e nonni trovava sfogo, tanto rischioso quanto sinistro, sui campi di battaglia. E così, i votati al rischio di morte potevano ben seguire il loro oscuro destino.
Ma le guerre, quelle vere di una volta, non sono più; né mondiali, né dietro l'angolo. Perciò i numerosi aspiranti-suicidi sfogano la loro talvolta innocente, ma intima violenza psicofisica, alla guida di veicoli a motore spinti oltre il limite della sicurezza e del buon senso; oppure sugli spalti del calcio trasformati in tanti sciocchi e anacronistici "colossei". Ecco descritta, in breve, questa nuova generazione di gladiatori della velocità, della violenza e del nulla.
La spiegazione del fenomeno, tanto semplice quanto agghiacciante, la ritroviamo tra le pieghe più oscure dell'animo umano, parte individualmente e parte collettivamente distribuita, sotto forma di violenza in quanto tale e - per definizione - più che inutile, gravemente dannosa.
Una violenza che, a quanto pare, non può fare a meno di manifestarsi, con tutto ciò che ne deriva. Stupidi eccessi, morti, lutti e via delirando. Verso il nulla, appunto.

- 25 marzo 2004

Ci risiamo. E' giunto di nuovo il momento buono per "Il caro estinto" celebrato dallo scrittore inglese Evelyn Waugh già nel datatissimo 1948. Così, dopo ben 56 anni, potrebbero rinascere quei favolosi "sentieri melodiosi" celebrati poi, nel '65, da un memorabile film di Tony Richardson. Insomma, gli antenati nobili certo non mancano, eppure la notizia recente va ben oltre le pur ragguardevoli fonti, letteraria e cinematografica.
Così, su "Io donna", supplemento del Corriere della Sera (n. 12), la rubrica news ci parla di "Aria nuova ai funerali". Da poco pubblicata in Inghilterra, una guida per celebrare cerimonie funebri più à la page e decisamente al passo con i tempi. Sue Gill e Jhon Fox, autori di "La bella morte; il libro del funerale" si propongono di svecchiare un rito che risale all'età vittorinana. Con la stessa precisione di un manuale di istruzioni Ikea, suggeriscono:

- bare colorate.
- musiche più adatte (Joy of living è la voga del momento)
- letture varie
Un modo "friendly" per consegnarsi alla polvere.
Date tali premesse, non ci resta che informarci su come raccogliere gli eventuali buoni sconto e, soprattutto, a chi destinarli. Scongiuri compresi!

- 14 marzo 2004

Che dire di questo dissennato terrorismo? Purtroppo, che è il parto di menti paradossalmente tanto serie ed efficaci, quanto perverse e profondamente deviate dalla via maestra dell'umanità.
E credo sia per ciò che è tanto tristemente difficile prevedere una fine prossima e facile di tutta questa follia. Già; poichè islamici più, separatisti meno, questi combattenti del male - assoluto o meno che sia - assomigliano troppo, nella loro precisione così gelidamente organizzata, ai loro fratelli diabolici che da tanto tempo governano impunemente il mondo quasi indistruttibile della malavita organizzata.
Organizzata, proprio come il terrorismo, per il male, per la sofferenza altrui e per il nulla. Un nulla, purtroppo, tanto, troppo concreto ( e qui non faccio per dire).

- 5 marzo 2002

I
ndustriali corrotti, banchieri chiacchierabili, politici ladri (lo dice "Lui", beninteso), squadre di calcio super taroccate, doping ciclistico alle stelle... e adesso i "Pubblicitari in fuga dalla TV trash; ora anche l'etica fa il business. L'effetto bisturi fa tendenza tra gli investitori: meglio gli spot del prodotto nei programmi tradizionali." (La Repubblica, 2 marzo 2004).
Insomma, le sorprese che questo terzo millennio ci riserva sono tante e vanno forte, sempre più forte; ad un punto tale per cui, di questo passo, anche i poveri (faccio per dire) pubblicitari finiranno col dover tradurre in réclames solo situazioni politicamente supercorrette e oggetti tanto vecchi o inverosimili da risultare eticamente incontestabili ad ogni costo.
Qualche esempio, adeguatamente inverosimile, tra i tanti pur possibili:


- TONNO DIO MARE, il tonno preferito da Nettuno, il tonno che si taglia con un'alga!
- Bevete GUINNESS DEI PRIMATI, la birra preferita dalle scimmie e dagli ominidi della savana!
- Paradiso, ore 17: una tazza di TE DEUM con una fetta di PAN DEGLI ANGELI !

- Bevete MINERALE PETRARCA: chiare, fresche, doci acque !
- GUGLIELMO NUTELL, il dolcissimo eroe di cioccolato: svizzero, naturalmente. Ferrero permettendo!

E credo che tanto basti, anche per il più pubblicitomane tra i pubblicitari.

- 3 marzo 2004

Rudyard Kipling cercasi per scivere, come Dio comanda, la "Storia di Vanja", il bambino cane allevato da un branco di randagi.
"Russia: abbandonato dai genitori e salvato dagli animali. A tre anni si era ritrovato a vivere rovistando tra i rifiuti insieme agli altri cuccioli. Adesso è entrato alla Scuola Militare." (La Repubblica, 2 marzo 2004). E' il titolo della nuova opera, ancora tutta da scrivere e al limite del banale "Il libro della giungla d'asfalto": comunismo più, comunismo meno. Ma sono i fatti quelli che contano; fatti tanto facilmente descrivibili da sembrare più veri del vero iperrealistico.
- L'assurdità di un cucciolo uomo (il Mowgli redivivo, del terzo millennio) abbandonato dai genitori... Una quasi non-notizia, vista la frequenza preoccupante di fughe parentali che caratterizzano questa nostra gelida postmodernità.
- La disponibilità dei proverbiali amoci dell'Uomo, orami neppure più lupi, ma affettuosi e umanissimi cani, a rispettare con tanta civiltà la debolezza di un piccolo uomo.
- Il recupero finale ad una piena vita sociale del trovatello con (purtroppo?) l'approdo alla vita militare.
Tutto ciò, proprio come in una favola, proprio in questo che quasi nessuno più dubita sia "il peggiore dei mondi (fin qui) possibili".

Spiegazioni ir-razionali cercansi, buone magari per la trama di un film iperottimistico di Fank Capra nel quale, appunto, "La vita è meravigliosa".

- 19 febbraio 2004

D
i "purghe da cavallo" e di "droghe da uomo" s'è già detto. Ma ora l'ideale tormentone della farmaco-tossico-diagnostica per il terzo millennio si arricchisce di una nuova curiosità.
Già, perché se una volta, per definire rialzi eccezionali della temperatura corporea anche nell'uomo si parlava di "febbroni da cavallo", oggi, nel momento in cui la classica influenza umana tende a coniugare i propri già pericolosi virus con ceppi che colpiscono altre specie animali come quella dei "galliformi" (galline e galli, insomma), rischiamo di dover fare i conti con non meno temibili - seppure in apparenza un po' risibili - "febbroni da pollo".
Fantamedicina? Terrorismo medico-epidemiologico? Mah, che altro dire se non un quasi manzoniano "ai postumi l'ardua sentanza"? E men che mai faccio per dire!

- 15 febbraio 2004

Cavallo a parte, c'è cavaliere e cavaliere. E poi, come si dice, alla fine è il confronto che convince. Già, perché se è vero che a Milano, venerdì 13 febbraio sono stati infeudati i "Cavalieri Azzurri" ad una cifra modica - pare - di 2000 Euro, è il caso di ricordare più per dovere di cronaca che non per velleità di banalizzazione, tanti illustri precedenti:
dal "Cavaliere della valle solitaria", un indimenticabile Alan Ladd modello anni '50,
al "Cavaliere inesistente", favolosa creazione di Italo Calvino capace di esistere solo per forza di volontà, al "Todos caballeros", buona per una Italia dolorosamente spagnolizzata nel mai troppo lontano XVII° secolo, via via verso Cavalieri del Santo Sepolcro e verso assai più banali cavalieri di cappa e spada: per giungere fialmente al prodigio del fine-inizio millennio, a Lui, il "Cavaliere Insistente", quello che per il nostro bene ha oramai deciso di non mollare: a qualsiasi costo, per tosto che sia; politica più o politica meno, Polo più o Polo meno (...forse meglio meno che più!).

- 11 febbraio 2004

Corriere della Sera, 11 febbrario '04 - "A Milano, 2000 Euro per sedersi a tavola con Silvio. Previste almeno 400 persone alla cena elettorale di venerdì, ci sono anche 5 ministri."

E' poi vero che a tavola non s'invecchia? Anche questo mi chiedo da tempo senza sapermi rispondere. Eppure sarebbe bello poter confermare l'attendibilità di questo proverbio, a dire il vero sibillino e un pò contraddittorio. Poiché potremmo vedere anche nella esclusivissima cena programmata dal nostro Primo Ministro al Principe di Savoia, a Milano, con il ghota dell'Italia che conta, una nuova puntata di quella telenovela del ringiovanimento che fino ad ora si è svolta a suon di lifting e di diete raffinate e super-personalizzate.
Tutte cose, insomma, che rischiano di ridurci prima o poi, tutti quanti siamo, ad un esercito di poveri immortali. Salvo orrori (quelli delle età sempre più avanzate) ed emozioni (per le incognite di un futuro così remoto).
Meglio, comunque, non far per dire...

- 3 febbraio 2004

Credo di saperlo oramai da tanto tempo: l'anagrafe è, in sostanza, un'opinione poichè ciascuno di noi ha gli anni che dimostra o che si sente, più che non quelli burocraticamente sanciti dalla logica implacabile di un banale calendario perpetuo.
Ma ora so di essere nel vero grazie al professor Umberto Scapagnini, illustre docente universitario, sindaco, deputato, ma soprattutto archiatra e "personal trainer" di Silvio Berlusconi. Ed è in queste due ultime ed altissime vesti che il medico sta conducendo un esperimento degno di un felicissimo film di fantascienza:
"Ora Berlusconi è quasi immortale. Con il mio elisir ha 12 anni in meno." (Corriere della Sera - 3/2/'04). E, continua il giornalista Aldo Cazzullo lungo un piacevolissimo paginone a centro-giornale ma richiamato dalla prima pagina:

"Scapagnini il sindaco- medico: solo sulla via della seta ho trovato gli ingredienti. Olio, yogurt e tanti minerali: ha l'attività mentale e sessuale di un cinquantenne."
Un'eterna giovinezza-giovinezza (pardon, forse ne bastava una sola) a prova di magistrati, comunisti e compagnia cantante.
Una domanda soltanto, magari un po' letteraria: a parte Dracula e Frankenstein, nella soffitta di quale delle sue numerose ville il Cavaliere custodisce... quel tal ritratto?

- 31 gennaio 2004

"Specchio", settimanale di La Stampa, affronta un tema che mi è molto caro: "Viva l'ozio, il padre delle virtù. Da principe dei vizi, a sinonimo di benessere e creatività. Dimentichiamoci il super attivismo degli scorsi decenni: il tempo libero è il momento centrale della nostra vita."
L'argomento è dibattuto da tempo, e io stesso - non faccio per dire - ho espresso il mio pensiero in un breve aforisma poetico che riporto:

Niente è il lavor
che vorrei fare
se non mi toccasse
lavorare.

Già, perché il tempo libero è il tempo liberato dagli oscuri equivoci lavorativo/produttivistici che da secoli, ma forse da millenni, lo comprimono, tarpandone e deturpandone le ali dolci e delicate. Ma i noccioli delle questione sono due:
- anzitutto come si fa una cosa (o un'azione, un'attività, soprattutto un lavoro, Dio ci scampi e liberi!).
- ma anche come si fa a non fare, felicemente, una cosa.
Si tratta di una sottile esercitazione sulla non-decisionalità, o meglio sulla decisionalità di non decidere. E non è poco, credetemi, amici miei.
D'altra parte è ben noto che Dio stesso, dopo il fattaccio biblico della mela, non fu preso da un raptus di benevolenza nei confronti degli umani tale da proporre Adamo e signora per una promozione di carriera in Azienda, magari a livelli alto- manageriali. No, le cose andarono ben diversamente e, da una solenne incazzatura divina - e non faccio per dire - fu inventato lì per lì , il lavoro. Credo che tanto basti!

- 30 gennaio 2004

E' un po' come accusare lo specchio di ciò che riflette.
Questa, in pillole, la questione Euro-rincaro dei prezzi, sulla quale il nostro Presidente del Consiglio si è lungamente e largamente prodotto in una serie di analisi economico- congiunturali concepite clamorosamente "a braccio".
Già, poiché come scrisse a suo tempo Edward Banfiled, ricercatore anglosassone, noi italiani, pur bravi, buoni e simpatici come il mondo intero ci riconosce, tendiamo a ricadere periodicamente in un vizietto dal nome non facilissimo: "familismo amorale"; e dagli effetti ancor meno facili e gradevoli. E questo atteggiamento, un po' congenito e un po' succhiato con il latte meterno, ci porta per (dis)educazione etica di gruppo, a frequenti comportamenti non proprio seri, corretti, onesti. Un classico vizietto che prima o poi finiremo col pagare, tutti quanti siamo, insieme e disperatamente.

- 19 gennaio 2004

F
rancesco Merlo (La Repubblica -17/1/'04) ci propone una descrizione memorabile dei problemi intestinali di Silvio Berlusconi. Vale la pena di riportarla per esteso:
"A Barcellona, durante il Consiglio Europeo, Berlusconi mobilitò tutto lo staff - compreso il sobrio Gianni Letta - e fece trapelare (proprio come ha fatto adesso per il lifting) una dovizia di dettagli, romanzesca più che medica, sulla sregolatezza del proprio intestino. Furono contate 23 sremute di limone, la colpa fu attribuita all'aria condizionata che il maggiordomo Sandro Parodi avrebbe lasciato accesa; intervenne persino Prodi che consigliò il Bimixin accendendo una discussione nella delegazione rumena tra i fans del Bimixin e quelli dell'Enterovioformio. Berlusconi stesso si esibì nella descrizione dei crampi, delle crisi, delle debolezze e degli stordimenti, dolendosi e al tempo stesso divertendosi con tutte le sfumature del proprio malore; parole coperte e risolini esplicativi, la cacarella evocata per litote, linguaggio cifrato, espressioni attenuate e ancora strizzatine d'occhio, cenni d'intesa: "Ogni tanto - disse - ricevo notizie dall'interno." "
Giunti a questo punto, come non pensare a Umberto Eco quando nel "Diario minimo" di Bompiani, descrive nella spassosa Fenomenologia di Mike Buongiorno la serie impareggiabile di sapienti gaffes che sta alla base del successo di quel celebre principe dei presentatori?
Ed è proprio qui che, nella istintiva capacità di solleticare la voglia infantile che il pubblico ha, da sempre, di racconti boccacceschi - meglio se proposti da un eminente Pantaguèle politico, diabolicamente capace di fare lo spiritoso più che di essere spiritoso - che risiede la forza anche di Silvio Berlusconi oramai pronto perché qualcuno scriva la sua "fenomenologia".

- 18 gennaio 2004

Darsi al ciclismo può essere considerato un equivalente, o almeno una sorta di fattispecie, del ben più noto "darsi all'ippica"?
Insomma, come dovremmo metterla con "I politici sui pedali: scatta la Nazionale. La squadra ciclistica dei parlamentari debutterà a salice. Due tecnici DOC, Gimondi e Saronni" (Corriere-Lombardia, 18/1/2004) ? Poiché l'invito a darsi alle due ruote formulato dagli elettori non sarebbe certo rispettoso, e ancora meno proponibile risulterebbe l'invito stesso espresso sotto forma di spazientito auspicio.
Perché, ruota più o ruota meno, le due cose che più e meglio dovrebbero "girare" rimangono pur sempre quelle tali due Camere, le alte istituzioni delle quali, gli illustri aspiranti ciclisti, deputati o senatori, continuano comunque a far parte.
E, agonismo a parte, alla fine vincano pure i migliori!

- 6 gennaio 2004

In attesa di quella influenzale e subito dopo quella delle minerali al veleno, siamo di fronte ad un'altra epidemia. E si tratta di un'epidemia singolarissima di attentati politici tendenti oramai alla serialità. Inoltre, singolare e quasi disarmante è l'innocuità dei "pacchi" e non meno curiosa la metodica individuazione dei mittenti, con le loro ostentate spedizioni da Bologna/Italia.
Insomma, mi pare che questi "anarco insurrezionalisti" come bombaroli - mi si passi la battutaccia - siano davvero un po'... scoppiati (e men che mai faccio per dire).


- 4 gennaio 2004

Si chiama Circe e trasforma gli umani in gatti.
Poiché lei, Circe, è una gatta, ma un po' speciale. E' capace sempre d'intuire ciò che noi, ancora poveri umani, dobbiamo limitarci a capire. E' capace di far rallentare dolcemente i battiti di un cuore in subbuglio che corre un po' troppo, ma è anche capace di promuovere quel dolce e languido batticuore che può far nascere una vera emozione. E' capace di profondi silenzi, di fusa dolcissime e di sapienti miagolii ben più significativi di tanti umani vaniloqui. Con gli occhi verdi, ora strategicamente socchiusi, ora provocatoriamente sbarrati, guarda quel mondo migliore (il suo) verso il quale sembra proprio volerci guidare. Il suo mantello di velluto scuro, se ben carezzato lascia vedere striature bianche, tanto insospettabili quanto docilmente svelate.
Questa, insomma, è Circe, la mia amica dal carattere ora deciso e allegro, ma anche dolce e tranquillizzante; saggia e sapiente specialista in gattoterapia. E da lei - non faccio per dire - mi aspetto solo ricchissime verità a costo zero.

- 3 gennaio 2004

"Sin dall'inizio, nella saga di Collecchio (il fattaccio Parmalat) la politica si mescola all'industria e l'industria alla finanza."
Così Marcello De Cecco su "Repubblica" e, prendendola alla larga - ma spesso ne vale la pena - si può dire che se Sparta piange, Atene non ride; e vale l'opposto. Infatti, le cose nel tempo non cambiano e, da sempre, le equazioni Sparta=URSS e Atene=USA hanno tenuto banco; e forse se n'è fatto anche un uso un po' disinvolto, Peloponneso più, guerra meno.
Insomma, sempre la solita storia. Eppure, mi si chiederà, cosa può legare...
A) Collecchio/Italia/Europa/oggi - B) Sparta/Atene/Grecia/millenni fa - C) URSS/USA/ ieri o già l'altro ieri - C) buco Parmalat/politica industria/industria finanza ?
Tutto questo omogeneizzato di l'altro ieri, ieri, oggi e (temo) domani, è tenuto insieme da una preoccupante serie di circoli davvero viziosi. Poiché, come il "marxismo reale" finì con l'affondare se stesso in modo clamoroso a furia di grandi truffe ideologico-politico-etico-economiche, tutte quante maldestramente globalizzate, oggi il capitalismo oramai solo apparentemente trionfante sembra correre un serissimo rischio; in apparenza opposto, ma in realtà assolutamente uguale a quello che, a suo tempo, fece fuori il comunismo.
E, pescando nella cronaca, le prove di questo nuovo suicidio annunciato non mancano, sia che vogliamo prendere la rincorsa lunga o più breve nel tempo e nello spazio, rincorrendo - faccio per dire - nomi come Calvi, Sindona, Gelli, Gardini, Caltagirone, Ciarrapico, Mendella, Craniotti: ma anche Eron, Worldcom, Bipop e, ultimo come il botto finale di minacciosi fuochi artificiali, Tanzi/Parmalat/Parmacalcio/Parmatour e via...... Kaimaneggiando. Ma credo che basti.


 


 

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