FATTI & MISFATTI
di ieri e di oggi


 


 


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Mors tua via mea
per qualragione, non potendosi Grillo accordare con Bersani,
l'Italia rischia un principato Berlusconi

Con perfetto sincronismo, stampa e TV hanno celebrato l'elezione dei due nuovi presidenti delle Camere come l'epica furbata di Bersani e la prima sconfitta di Grillo. A lume di logica è invece evidente che senza Grillo mai Boldrini e Grasso siederebbero sull'alto scranno; né chi lo avesse raggiunto avrebbe poi annunciato l'autoriduzione dello stipendio: Boldrini e Grasso compresi. Ma è proprio in questa annunziata autoriduzione che si fa evidente la vera ragione dell'impossibilità di Grillo a sostenere un ministero Bersani. Vediamo di chiarire il capitale punto.

La formidabile ascesa leghista nel anni '990 ha le stesse ragioni della vertiginosa ascesa M5S oggi: l'eccessivo fiscalismo e la corruzione statale: e burocratica e politica. Un disastro in atto che la propaganda leghista sintetizzò efficacemente nello slogan: "Roma ladrona".
La Lega polarizzò il nocciolo quei ceti produttivi del nord che pagano i costi della macchina statale: artigiani, libere professioni, piccole e medie imprese. E anche cospicui gruppi di operai, dagli anni '980 sempre meno rappresentati da partiti di sinistra impegnati a inseguire la piccola borghesia del parastato e zone sempre più vaste di voto puramente clientelare. Un voto clientelare di sinistra costruito attraverso il controllo di banche, sindacati, comuni, province e regioni; tutti diventati veri uffici di collocamento governati da consorterie rosse, anche impegnate a sostenere una sinergica rete di cooperative e imprese legate politicamente a un ormai sedicente partito di sinistra. Tutto questo si ricapitola esemplarmente nella figura del grande affarista da cento fallimenti, noto come l'Ingegnere: quel Debenedetti che si è arricchito distruggendo la Olivetti e via proseguendo.

Chi abbia una conoscenza solo un po' attenta circa i processi di dissoluzione di ceti dirigenti democratici in oligarchie a causa di situazioni di grave crisi economica, oligarchie che poi rovesciano sui ceti subalterni con accanita ferocia i costi della recessione economica, non può non vedere in tutta la politica, a partire dagli anni '970, del ceto dirigente che ha dato vita al PD, confluendo dall'ex area comunista ed ex democristiana di sinistra, una riconferma storica di questa deriva verso una soluzione oligarchica, a mantenere il potere; logica di ogni ceto dirigente la cui base sociale e il cui orizzonte produttivo si stanno dissolvendo.
Già delineatasi in Italia negli anno '970, la frattura tra ceti dirigente dei partiti di sinistra e classe operaia si è accentuata con la caduta del muro di Berlino; dopo il quale il ceto capitalista ha accelerato lo spostamento, già cautamente in corso, delle sue fabbriche verso aree del terzo mondo. Tipico esempio è la FIAT, un gruppo la cui produzione non di Brasile o Polonia, ma di Turchia è oggi superiore a quella in Italia.

La fuga delle imprese, e quindi la caduta di peso del ceto operaio organizzato, ha la sua origine nel sistema statale italiano; la connivenza della politica con la criminalità organizzata: voti di scambio, la corruzione della macchina burocratica tragicamente inefficiente, sistema statale che si reggeva e regge sul saccheggio fiscale del lavoro produttivo, in un paese per questo sempre più in declino. Un ceto politico italiano ormai con capacità e funzioni sempre meno dirigenti e sempre più parassitarie, che al declino della produzione industriale ha ovviato con il saccheggio finanziario, attraverso le banche controllate. Qui ha origine la catastrofe Monte dei Paschi, ma anche qui è la causa seconda: la prima il Vaticano, dell'ascesa del berlusconismo - variante storica imprevedibile del craxismo. Un berlusconismo solidale con i politici della sinistra su un solo punto: il piano di grandi opere pubbliche, tra il ponte sullo stretto e i vari tronconi della TAV; piano per il quale le varie mafie, compresa quella delle cooperative rosse, si trasformano in esattoria della classe politica dell'evo del secondo CAF: quello Berlusconi D'alema; che il PD, davanti alla crescente rivolta del paese, ha cercato e cerca disperatamente di occultare con la foglia di fico Bersani.
Bersani è lo strumento tecnico per salvare il complesso sistema di relazioni economico-politiche parassitarie di tutto il ceto dirigente di sinistra, un cui luminoso esempio è la famiglia Prodi. Non casualmente l'alfa-Prodi si oppose all'ingresso di Grillo nel PD. Un nucleo oligarchico di eccelsa cecità: ha preferito andare incontro alla presente sconfitta elettorale piuttosto di correre il rischio di una riduzione del proprio potere, ergo privilegi, accettando di affrontare la campagna elettorale a guida Renzi.

Il quadro socioeconomico sopra delineato per sommi capi era già la causa, nel anni '990, dell'ascesa leghista; che all'analisi politologica rivela due insegnamenti decisivi, non sfuggiti a Grillo, da come si barcamena:

- il pendolo politico del Paese volge, dagli anni '980, verso destra, per usura interna della sinistra, dopo la caduta del bolscevismo, come confermato dal successo Berlusconi, ma soprattutto dalla necessità per i ceti dirigenti della sinistra di assumere linguaggi mutuati dal liberalismo classico ottocentesco, abbandonando non solo la cultura marxista leninista originaria, ma perfin quella socialdemocratica

- questa svolta verso destra, iniziata dal craxismo, per la crisi economica del Paese e l'incapacità a darvi soluzioni anche dei ceti dirigenti di sinistra: percepiti come una concausa, tende a radicalizzarsi in movimenti di tipo rivoluzionario di destra, come appunto il leghismo, che senza la maligna configurazione (berlusconismo e mediocre intelligenza strategica dei suoi capi), avrebbe potuto costringere il Paese a riorganizzasi secondo il progetto federalista neocattolico per nulla utopico di Gianfranco Miglio.

L'integrazione consortile romana del leghismo, per la mediazione del berlusconismo, è stato l'evento che ha aperto a Grillo lo spazio politico al Nord, mentre l'incapacità dei gruppi politici del resto della penisola: sempre più cricche affaristiche, ha orientato verso Grillo quei ceti locali ai quali, anche nel sud, sempre più evidente che la festa della cosiddetta seconda Repubblica non era la loro festa. Grillo, con la nuotata attraverso lo stretto di Messina, ha costruito l'immagine propagandistica di un polo democratico conservativo: e della democrazia e degli interessi positivi dei ceti popolari subalterni. Egli è stato capace fin qui di inglobare vasti consensi elettorali intorno a un concetto di lotta radicale alla corruzione che una secolare propaganda aveva costruito nel Paese, tra i sulfurei libelli di Ernesto Rossi e quelli dei vari Stella & C. nell'oggi. Questa secolare polemica contro la burrosaurocrazia Grillo ha saputo fare propria, e senza gli orpelli leghisti di scissionismo e odio anti nazionale. Inchiodato Grillo a questa linea, il PD potrebbe accettare la scomparsa delle Province, dove si addestra la sua nuova classe dirigente; mettere i bilanci delle regioni sotto il controllo delle locali corti dei conti, il cui personale ha formazione, a oggi, prevalentemente extrapartitica?

Di più: può il PD concedere a Grillo la fine della voragine TAV in valle di Susa, per la quale si è impegnato l'oligarca Piero Fassino, venuto da Roma a farsi pagare l'auto blu occupando oligarchicamente la carica di sindaco di Torino? Può il PD soprattutto rinunciare ai vari Enti inutili, a discendere da quella losca istituzione che sono le fondazioni bancarie, dove vanno a riposare in vecchiaia i politici incapaci, ma mai sazi di prebende: ovvero tutti? Exemplificatur: Chiamparino.
Questa la situazione, ogni accordo politico con Bersani avrebbe sui destini del M5S lo stesso effetto nefasti dell'accordo della Lega con Berlusconi. Condannerebbe Grillo, e ben più rapidamente, allo stesso declino che ha segnato Bossi, dopo essersi accordato con Berlusconi. Un Berlusconi con il quale il PD vorrebbe ma non può a sua volta accordarsi per la stessa ragione di sopravvivenza politica che impedisce a Grillo di accordarsi con il PD.

In questa situazione di stallo, il vero rischio per il Paese è che il processo di oligarchicizzazione sia portato avanti dalla sua fazione peggiore: le bande dei beluscones, dall'intramontabile cav-Ballista condotte nella prossima veniente campagna elettorale (tra questo ottobre e il prossimo marzo) a un clamorosa vittoria, purtroppo non così improbabile; soprattutto se si rivotasse a Giugno.

E vedremo in un paio d'anni le giovani generazioni italiche farsi badanti in Asia e in America in una penisola de-industrializzata dominata dalla criminalità organizzata. Intanto operai tedeschi e polacchi e russi potranno venire a fare le vacanze a buon mercato, e i loro capitalisti investire in nuove fabbriche a sfruttare una mano d'opera infine a buon mercato e detassata. E 'presidenta' del Paese sarà Marina Berlusconi, dopo che il suo papà avrà commosso la penisola affrontando impavido il carcere e il martirio, ma infine vincitore per plebiscito dell'assurda pretesa della magistratura che la legge sia uguale per tutti.
Se nel '400 la repubblica di Firenze, cooperante anche lo pseudoradicalismo savonaroliano, ebbe la sua apoteosi tragica nel principato mediceo, perché quest'Italia dominata da bande di oligarchi pronti a tutto pur di continuare nel loro magna-magna, non dovrebbe, entro lo stesso meccanismo di sopravvivenza degli oligarchi toscani, trovare la venturata arca di salvazione della dinastia Belusconi?
Non è forse caduto il muro di Berlino per consegnare la Russia a Putin e per un niente l'Italia sfuggita alla padella Occhetto, pur se per cadere nella brace del cav-Ballista?

La sola alternativa alla berluschificazione dinastica del nostro paese è che Grillo regga nel suo isolamento, e alle prossime vicine elezioni sorpassi il PD, spolpando voti anche leghisti, fino a creare, da posizione dominante, in ragione del sorpasso elettorale, un Governo. Solo per questa strada al momento si può scorgere in uno sconfitto il cav-Ballista e il perverso processo di oligarchicizzazione del Paese, avviato da Craxi; e nel quale anche i d'alemiani vari sono accorsi a generoso sostegno bicamerale, e del principe e del suo principio motore: legittimare il fare lestofante della nostra oligarchia lungo il solco storico tracciato dall'aratro legislativo del cav-Ballista di Arcore, l'arconte del Bunga Bunga.

Piero Flecchia
Marzo 2013

 

 

 


MURALES, GRAFFITI e STREET ART: VANDALI O ARTISTI?
di

Donato Di Poce

Verrebbe da dire subito:” C’era una volta il quadro”, infatti nonostante Duchamp con i suoi ready made, abbia scardinato l’idea classica del quadro, nonostante che i padri e fondatori di queste espressioni artistiche contemporanee, siano due artisti di fama mondiale quali Michel Basquiat e Keith Haring, nonostante che a Berlino esistano ancore 3 km. di muro (il più importante monumento mondiale) consacrato a quest’arte -East Side Gallery-, nonostante che a queste espressioni artistiche vengano dedicate mostre e pubblicazioni e molte gallerie d’arte stiano promuovendo a livello internazionale diversi artisti writers, sistematicamente in questa Italietta mediocre e provinciale, assistiamo a stupide polemiche se siamo di fronte a vandali che sporcano le nostre città o ad artisti modernissimi che fanno arte su superfici metropolitane(muri abbandonati, serrande, cordoli, tombini, vagoni di treni e delle metropolitane etc…).
E’ evidente che ci siano stupidi pseudo artisti imbrattatori e autentici talenti e artisti che comunicano i loro sogni e le loro visioni opponendosi al grigiore e abbandono delle nostre periferie sia cogliendo gli aspetti più moderni della comunicazione visiva quali “l’arte fuori dai musei e dalle gallerie, in mezzo alla gente”, l’assoluta libertà espressiva e tematica, fuori dai canoni dei critici e dei collezionisti che drogano il mercato dell’arte, e il recupero di un’idea di 'Arte Clandestina' e in movimento, ed infine l’idea modernissima di mettere insieme parola e immagine recuperando sia certe intuizioni di Basquiat che le suggestioni di Mimmo Rotella e infine il recupero del lavoro critico e creativo della POESIA VISIVA e certe espressioni della MAIL ART e POP ART.

Ciò premesso, diciamo che il graffitismo, è una manifestazione sociale, culturale e artistica diffusa in tutto il pianeta. Di recente ci sono stati muri esplicitamente dedicati dalle amministrazioni comunali all'espressione della "spray-can art" - un modo, questo, per cercare di arginare il dilagare del fenomeno nel contesto dei centri storici o di quartieri residenziali - o siano luoghi siti in periferie degradate o di poco interesse o difficilmente raggiungibili in cui, per un tacito accordo con gli organi deputati al controllo dell'ordine pubblico, si lascia ai writer "carta bianca" e una relativa tranquillità per dipingere ). I writer che scelgono di esprimersi per lo più in contesti del genere, attraverso la scelta consapevole e responsabile del supporto per la pittura, si distinguono da quelli che intervengono anche su edifici di interesse storico e artistico.
Nel corso degli anni molti artisti hanno comunque maturato nuove tendenze creative per cui, pur mantenendo radici nel graffiti writing, si è riusciti a sconfinare e contaminare il design, l'abbigliamento, la moda, la fotografia, le tecniche pubblicitarie e molti artisti d’avanguardia.

Il murale (in spagnolo mural, plurale murales) è un dipinto realizzato su una parete, un soffitto o altra larga superficie permanente in muratura. Il termine indica anche il genere di pittura, ed è divenuto celebre per il movimento artistico messicano noto come "muralismo".
I murales non vanno confusi con i Graffiti writing. Quest'ultimi, come dice il termine, nascono da scritte, per lo più in origine firme, graffiati, che poi si sviluppano ingrandendosi e presentandosi in diversificate realizzazioni. I murales invece indicano dipinti sulle mura di carattere vario, è più una forma completa di pittura.
Il “Graffiti-Writing" è un fenomeno giovanile, caratterizzato da incessanti azioni di ragazzi e ragazze decisi a imporre i propri pseudonimi all'interno dei contesti urbani. Il “writing” nasce a Filadelfia nei tardi anni sessanta e si sviluppa a New York negli anni settanta fino a raggiungere una prima maturità stilistica a metà degli anni ottanta.

L'Aerosol-Art
è stata una delle prime espressioni artistiche accostate al Graffiti Writing. Si tratta dell'utilizzo della bomboletta spray con applicazioni pittoriche aerografiche simili alle produzioni aerografiche convenzionali. L'Aerosol-Art dapprima ha arricchito di significato le scritte Graffiti connotandole e rendendole appetibili al grande pubblico, e successivamente, ha trovato una propria indipendenza e dignità artistica. Molti Aerosol-Artist sono anche graffiti writer ma sempre più emergono figure che fanno dell'Aerosol-Art sia un punto di partenza che di arrivo. L'Aerosol-Art si configura quindi come una tecnica pittorica aerografica spesso associata alle produzioni graffiti writing.

La Street Art (in italiano Arte di strada) è il nome dato dai mass-media a quelle forme di arte che si manifestino in luoghi pubblici, spesso illegalmente, nelle tecniche più disparate: spray, sticker art, stencil, proiezioni video, sculture ecc. La sostanziale differenza tra la street art e i graffiti si riscontra nella tecnica non per forza vincolati all'uso di vernice spray e al soggetto non obbligatoriamente legato allo studio della lettera, mentre il punto di incontro che spesso fa omologare le due discipline rimane il luogo e alle volte alcune modalità di esecuzione.

Intorno al 2000, in Europa, soprattutto tra Spagna , Italia, Inghilterra, Germania, si assiste a una svolta artistica e creativa per le strade; numerosi artisti (fotografi, poeti, writers) abbandonano l'etnocentricità del movimento del writing, a favore di una comunicazione di massa e il coinvolgimento del pubblico ai propri interventi che diventano sempre più spesso delle vere installazioni temporanee, esposizioni a cielo aperto e arte in movimento.

La scena italiana ha saputo imporsi a livello europeo sin dai primi anni del duemila, con due scuole riconducibili a Milano e paesi limitrofi come Sesto S. Giovanni, e Bologna. La prima tra le due si concentra su una massificazione degli interventi per intercettare un pubblico il più vasto possibile, sempre critica e in contrasto con i politici e il governo della città. La seconda ha sviluppato invece uno stile più monumentale e concentrata su vecchie fabbriche e aree metropolitane dismesse.
I Milanesi protagonisti di tale movimento, intesi per la loro rilevanza sul pubblico ampio e non necessariamente addetto ai lavori, sono il giocoliere del colore KAYONE (Marco Mantovani), approdato a una pittura informale come Pho, il poeta di strada Ivan Tresoldi, il pop artist Bros , Ozmo e Pao con i suoi panettoni a pinguino. Infine da ricordare a Milano l’importante complesso del Leoncavallo, una sorta di "Sistina" della Street Art (i cui iniziatori furono Davide Atomo Tinelli, Swarz (Marco Bonomi) e Shah (Silvia Potenza), che ho in parte fotografato nel 2009 quando ho saputo che il comune vuole sfrattare e distruggere.

Bolognesi doc, nonché particolarmente indicativi rispetto alle esperienze stilistiche e pratiche sopracitate, sono Blu, street artist e video maker ormai di fama mondiale, il collettivo Ericailcane, Dado e Stefy grazie anche alla loro passata esperienza nel mondo del writing nostrano. Ricordiamo che la prima street artist in Italia ad usare nuove tecniche espressive quali la riproduzione del logo e le pitture monumentali per mezzo di spray e tempere è stata Pea Brain a Bologna all'inizio degli anni novanta, precedendo la "nouvel vague" di street art che si è sviluppata successivamente.
Negli ultimi anni, il movimento ha preso strade diverse e si è ormai da una parte sempre più diffuso e affermato sul territorio Nazionale (Roma, Firenze, Palermo, Sora, Rimini, Padova, etc..) e dall’altra sempre più personalizzato ed istituzionalizzato (vedi vedi la mostra di Sgarbi al PAC di Milano) e nella relazione sempre più frequente con le municipalità, musei, e gallerie private che spesso ne spengono la forza dirompente della trasgressione e libertà espressiva.

Vorrei concludere questo intervento con un mio omaggio poetico a Michel Basquiat:

*I TACCUINI DI BASQUIAT

I
Quando i poeti cancellano
Gli ultimi silenzi della notte
Le mani di un ragazzo
Scarabocchiano versi sui muri delle città
Le parole diventano stelle del desiderio
Coriandoli di morte variopinta
Intermittenze di luce
Che inghiottono la notte con un respiro.

Altrove il popolo dei vinti
Cammina silenzioso verso i metrò
E uomini soli coltivano nidi d’angoscia
Con le facce schiacciate sui vetri
Mentre negli occhi scorrono i divieti di una vita
“Vietato attraversare i binari”
“Vietato parlare al conducente”
“Vietato sognare altri mondi…altri amori”.

VIETATO VIETARE!
Scrivono invece
Le rondini metropolitane
E disegnano sui muri
I loro sogni colorati.

II
Lasciano impronte di libertà
Sui vagoni dei treni
Nelle stazioni di periferia
Nei centri sociali
Sognando solo di avere un futuro
Una speranza, un segno che li tenga vivi
In un mondo di morti viventi
Di anime addomesticate al male di vivere.

E tu Michel
Eri un frammento di stella contaminata
Da vite clandestine e sole
E cercavi tra i rifiuti e gli scarti
Il delirio del mondo
Che ignora il proprio delirio.

Cercavi ogni indizio di vita estrema
Un’estasi, una musica vera
In cui perdersi per ritrovarsi.


III
Vorrei perdermi nel tuo respiro
Tra le pagine magiche
Dei tuoi taccuini
Tra le tue cancellazioni
E le tue illuminazioni.

Ma ci restano solo le tue contaminazioni e collaborazioni
Con Andy Warhol e con Francesco Clemente
I tuoi ritratti impazziti
Come Artaud, come Rimbaud.

Piccolo corsaro nero
Ricasso in black
Scoiattolo di Dowtown
Ti scambiavano per un Armani di periferia
E non vedevano che eri
Un principe degli Atelier
Il gran Visir della strada.

Le ossequiose maestrie del Rococò
I mercanti squali
Squallidi replicanti del neo-pop
I pompiers del Dejà Vu
Le crocerossine di Canova
Li hai annientati tutti
Cercando il nuovo, il vero, l’altrove.

Gettavi il tuo cuore oltre il limite
Ma il tuo corpo
Era una grata di sogni
Contro la mattanza quotidiana
Della creatività.

Donato Di Poce

* Tratto dal libro inedito di prossima pubblicazione ”UT PICTURA POESIS” di Donato Di Poce

 

 

 

 


Note a margine sul "dramma" del Grinzane-Cavour

Dalla Redazione
Un male che non vien per nuocere

Il Premio Grinzane, fiore culturale all'occhiello del Piemonte, è morto. Pace all'anima sua, ammesso che possa trovar pace un'anima che, più sozza di così, non poteva rivelarsi.
Intendiamoci: non esisteva un solo "addetto ai lavori" letterari, in Piemonte e nell'intera Penisola, che non sapesse quali oscenità etiche stessero dietro, e dentro, ad un premio tanto ridondante quanto vuoto di autentico spessore culturale. Ma conveniva tacere: un po' per pigrizia mentale e per pessimistico disincanto; un po' perché l'onestà intellettuale, ma non solo, è diventata un mero optional; molto di più perché - chissà - magari ne poteva derivare qualche vantaggio d'immagine, anche se di rimbalzo.

Sta di fatto che c'è voluta la magistratura per abbattere il muro di omertà che proteggeva da anni le malefatte del "patròn" Giuliano Soria e dei suoi soci in discutibili affari. Così, ora, i big della cultura nostrana cascano dalle nuvole sin dentro ad un baratro di stupore indignato, prendono le distanze, si dimettono in massa e abbandonano la nave che affonda come toponi di stiva in gara a chi guadagna terra, salvando la faccia, il più in fretta possibile. Gente importante e dabbene, s'intende, ma assai somigliante alle tre scimmie che si coprono, all'uopo - e cioè sempre - occhi orecchie e bocca per non aver nulla da spartire con chi, più sfigato, cade dal piedestallo minacciando di portarseli appresso.

La magistratura, si diceva. Nel pieno esercizio delle sue funzioni ora indaga e, giorno dopo giorno, a reato si aggiunge estremo di reato, a nomi d'indagati eccellenti si sommano altri nomi ed altre facce da "tivvù", tutte icone dell'intellighenzia, dell'Amministrazione, dell'industria e del commercio sabaudi, saldamente uniti - cioè complici - nel proposito di farsi pagare i salati conti del loro apparire, di vendere e ristrutturare case fatiscenti dal contribuente anonimo al quale, in media, del Grinzane-Cavour non importa un fico. Preferirebbero una sanità regionale più efficiente e scuole dai soffitti che non crollano, quei sempliciotti poco acculturati.

La magistratura indaga, dunque, ma se c'è una nota comica nello svolgersi di questa vicenda rivelatrice della statura morale del "sistema" culturale italiano nelle sue massime rappresentanze, è data dal fatto che, a far crollare la prima tessera del domino, è stato un immigrato semianalfabeta delle isole Mauritius, un domestico (ma Soria, nella sua infinita erudizione e civiltà multietnica, lo chiamava "schiavo", "animale" e pure "sporco negro") dotato di maggiore dignità del suo 'padrone'; e con maggior senso della morale e del Diritto dei compiacenti favoreggiatori di Giuliano, il riveritissimo boss che adesso sta facendo i conti con l'accusa di reati da nulla quali la malversazione a danno dello Stato e, tra il resto, le molestie sessuali al suo 'servo', almeno lui tutt'altro che muto.

Poco c'interessano, qui, le abitudine sessuali o la volgarità d'eloquio dell'indagato quando si apparta con i suoi amichetti tra le mura domestiche. Diverso diventa il discorso, però, se si nota la disponibilità quantomeno acritica e nuovamente cieca delle banche, delle assicurazioni, degli enti e delle associazioni culturali italiane ed europee, in primis dell'Amministrazione Pubblica, quando si tratta di scucire, per anni, cifre da capogiro a beneficio di un "nulla" vestito a festa. Possibile che neppure loro sapessero? E come giustificheranno, in tempo di crisi nera, la disponibilità già dichiarata a finanziare ancora un tale pallone gonfiato a sbuffi di sola, e pura, e lobbistica vanità?

Comunque, bene così: è la fine di un cumulo di 'monnezza' piemontese sapientemente imbellettata. Ma solo una tra le tante su cui si regge la consorteria cultural-politico-speculativa del nostro Paese. Una delle tante che si porta in spalle la responsabilità di spingere e gonfiare sempre i medesimi pseudo-maestri della scrittura facendo muro contro la possibile ascesa di altri autori, di altri pensatori, artisti, creativi in genere meno disponibili all'intrallazzo e all'ossequioso inchino, ma dotati di frecce ben più appuntite, nuove ed autorevoli, già pronte da un pezzo per essere scoccate dal loro arco intellettuale.

E allora cosa s'ha da fare perché crollino un po' prima, l'uno dopo l'altro, inesorabilmente, gli emuli del perfido e corrotto Grinzane? Nulla, se i cinesi hanno ragione. Ci si siede in riva al fiume e si attende il prossimo scandalo: così ci sarà chi può trasecolare di nuovo, stupirsi, indignarsi. Assistere allo spettacolo esilarante degli Elkann, Sanvitale, Mondo, Maraini, Comencini et simila che 'prendono le distanze' dopo anni di complici e convenienti silenzi. Basta aspettare che queste coltissime cariatidi del sistema aprano finalmente i loro occhi offuscati dalla gloria. Sono, infatti, gli unici a non aver capito che la società, attorno a loro ma soprattutto 'sopra' di loro, sta cambiando. Lo sanno tutti, dai comici come Beppe Grillo ai presidenti come Barak Obama. Loro, gli intellettuali, no. Restano immobili e saldi a mo' di mura di Gerusalemme, tutti uniti come un sol uomo, a difendere i molti privilegi conquistati: vivendo, perlopiù di rendita, sui 'capolavori' scritti mille anni or sono. E solo da alcuni, mica da tutti.

Nel desolante contesto, comunque, una verità è stata detta: a causa del fuggi-fuggi affannoso della giuria e dei garanti, il Grinzane non avrebbe corso il rischio di perdere alcun autentico candidato al Nobel. Peccato lo abbia enunciato il mancato salvatore del premio, il razionalissimo fondamentalista ateo Piegiorgio Odifreddi che, in quanto a prospettive di un viaggio a Stoccolma, ne ha meno ancora dei suoi evanescenti colleghi: e malgrado, su al Nord, l'assunto odifreddiano per cui non si può essere cristiani (e meno che mai cattolici) senza sentirsi anche scemi, sia largamente condiviso. Ma sia chiaro: scrittore lo è anche lui. Almeno quando, insieme a Margherita Haak, fa stampare sui bus urbani qualche irreligiosa frase ad effetto.

Morale della favola? Sull'Olimpo della cultura non c'è morale. Ma molto più in basso - vivvaddio - ci sono ancora "schiavi negri" che, a farselo mettere in quel posto per i soldi o per la gloria, proprio non ci stanno.

A/6
Torino, 13 marzo 2009

- L'arte di non accettare

Chi mi conosce sa quanto poco io sia propensa a intrupparmi e a gioire delle disgrazie altrui: provo sempre una gran pena per le persone che abusano del loro potere e che vivono in funzione di un riconoscimento esteriore; prima o poi sono costrette a cadere dal piedistallo dove si sono poste pretendendo che i - presunti - sottoposti li sostengano.
Costoro hanno dimenticato che le gerarchie non sono costruite su potenziale materiale, bensì sulla creatività, sull'abilità di dare vita alla propria creazione al di là delle certificazioni ufficiali, in un crescendo di potenza aiutato dall'apprendimento delle lezioni che la vita ci offre: più contrasti ci sono e più la persona deve ingegnarsi per realizzare il suo sogno, il motivo della sua venuta sulla terra.

Certo, per individuare il proprio sogno bisogna imparare presto a frequentare il proprio inconscio piuttosto che salotti - o meglio letti bisex - ove tra un rotolamento e l'altro si possono ottenere favori e visibilità. Per gli altri, per chi non ha le giuste frequentazioni e rifiuta la prostituzione, c'è solo il silenzio, il boicottaggio sistematico di ogni attività, il cambio di carte in tavola, la diffamazione, la negazione più totale di ogni successo.
Il silenzio attraverso i media, a cui non corrisponde il riscontro monitorato in Internet perché, nonostante
hakers raffinati riescano ad entrare in un sito cancellando recensioni anche dal PC della redazione, le presenze dei lettori aumentano a vista d'occhio.

Con un sorriso di beatitudine chiunque conosca la Legge di causa-effetto evita accuratamente di rimandare al mittente le scorrettezze o le vigliaccate di chi abusa del proprio potere: ci pensa la Legge sotto forma di "destino" a rimettere in equilibrio la situazione! Non basta andare in chiesa tutte le mattine a biascicare preghiere, quando dentro si è rosi da invidia e meschinità; soprattutto quando si ricorre alla sopraffazione della momentanea vittima, supportati da un potere nemmeno poi così nascosto.

Veniamo a conoscenza del fatto che il premio Grinzane ha avuto la benedizione di un salesiano dello spessore di don Francesco Meotto poi, ci informano, il premio è degenerato: i successori dell'illuminato prelato non si sono accorti di nulla. È il caso di dire che anche i preti non sono più quelli di una volta?
Oggi sappiamo che Giuliano Soria
(come una persona di mia conoscenza ha affermato) non "è stato un vero signore, l'unico che non abbia mai preteso nulla": mi chiedo che cosa siano stati i suoi successori in quella istituzione pubblica!
Forse l'abitudine ad assistere a scene isteriche di "potentissimi" e della loro prole annebbia la vista delle persone che pur di restare attaccate al cadreghino assistono, distaccate, ad ogni porcheria perpetrando a loro volta l'abuso.

Di questa settimana la notizia che Soria è stato arrestato con quattro capi di accusa. Solo un grande raggiro orchestrato da un unico regista, come lui stesso afferma, tra una telefonata intimidatoria e l'altra? Potrebbe essere vero: l'unico regista in grado di "far succedere" un'esplosione del genere, è lui stesso!
Lui che insieme alla sua noiosissima lobby malversa da tempi interminabili chiunque abbia creatività, chiunque abbia idee che potrebbero smuovere dalla apnea culturale una città in preda alla superficialità più becera. Infatti...
- Inauguriamo il Carignano? Interessantissimo sapere che la presidentissima indossava uno smoking di Armani.
- C'è una crisi spaventosa? Tassiamoci per mettere i fiori sui ponti, così quando si apre il Wahalla e i Signori scendono dalla collina per entrare in città possono rallegrarsi un po', prima di prendere atto delle situazioni reali di una cittadinanza in ginocchio.
- Fior di laureati cercano disperatamente lavoro? Assumiamo al loro posto diplomati negli istituti più folkloristici, tanto nessuno controlla come vengono gestiti i finanziamenti pubblici; Soria docet.
- Il costo del pane è cresciuto a dismisura? Beh, è già stato detto, "Diamogli le brioches": in Grecia sta già succedendo, Robespierre è alle porte… Peccato però che siamo in Italia; e se penso a un dittatore mi viene da ridere!

Quando finirà un simile mercimonio?
Quando ognuno di noi imparerà a non accettare più i soprusi, a dichiarare pubblicamente le malversazioni, a tenere pulito il proprio centimetro quadrato, affrontando le proprie piccole debolezze e quando "ci si confronterà" con gli altri - in grado di poter reggere il paragone - si potrà sorridere tranquillamente della propria egoicità!

Excalibur
14 marzo 2008

 

 

 


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