Devi sapere che...

Questa è una Rubrica di perfido approfondimento letterario di

Marco Morello

2010


 

 


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Gli infiniti modi di tradurre Simenon


 

Un Simenon - Maigret non "sorvegliato"


 

Gli avverbi di Simenon
Maigret à Vichy

 

 

 




GL'INFINITI MODI DI TRADURRE SIMENON

Di stranezze italo-francofone ne abbiamo incontrate tante nella lettura di almeno centocinquanta opere di Simenon, Maigret e non, ma le vette incontrastate di perle di nefandezza, a nostro avviso, le raggiunse certo Glauco di Salle, che nel 1948 volse per Mondadori L'outlaw del 1938 in "Il fuorilegge" (Biblioteca Moderna Mondadori n.17).

Fin dalla prima riga decise di collocare a Parigi luoghi tipo via S. Antonio (?) e il cinema S. Paolo; mentre la Bastille è tradotta in Bastiglia, ma l'Hôtel de Ville resta tale e quale.
Da sempre e per sempre la sede della Polizia Giudiziaria è il mitico Quai des Orfèvres, ebbene: per il di Salle diventa un risibile Lungosenna degli Orefici! Si giunge persino in via delle Abbadesse!

La pecca maggiore, però, è l'uso continuo del condizionale presente al posto del condizionale passato, attenendosi dunque il traduttore a un gallicismo, degno del coq-au-vin.

Altre notevoli concessioni alla lingua di partenza sono le seguenti:

- "Siete il signor Stan ?" "Sono lui." (?!)
- "Non ne sapeva niente. Lo saprebbe."
(invece di "Non ne aveva idea. L'avrebbe saputo.")
- "C'erano mocchette
(?!) grigie dappertutto." (al posto delle moquettes…)
- "L'aveva trattato come qualcuno in cui non si può avere confidenza."
(= fiducia)
- "Non avrebbe niente cambiato."
(?!)

Complimenti! E' proprio così che si esprimerebbe un italiano medio del primissimo secondo dopoguerra!

M. M. 28 agosto 2010

 

 

 

 




La "vecchia pazza" di Simenon-Maigret

Giunto al terzultimo Maigret di una serie che viaggia oltre i 75, nel 1970 Simenon scrive "Maigret e la vecchia pazza" (prima edizione italiana Oscar Mondadori 1971), ma nel maggio di quell'anno è evidente che aveva fretta o già un po' troppi anni addosso, per cui abbandonò nel testo tre gravi incongruenze o anacronismi interni, che puntualmente (!) la traduttrice italiana, Elena Cantini, o chi per lei, trascurò bellamente.

Al momento della confessione di una dei colpevoli, a pag. 185, costei racconta al commissario:

- Gli ho detto che mia zia abitava là e che un giorno sarei stata sua erede. -

Ma già a pag. 107 gli aveva detto:

- Macchinalmente gli ho indicato da lontano le finestre dell'appartamento e gli ho detto: "Ho una vecchia zia cha abita lì" "Credo cha abbia aggiunto che un giorno le avrebbe lasciato un bel gruzzolo" -

E ancora, a pag. 132:

- "Era al corrente della sua esistenza ?" " Suppongo di avergli parlato qualche volta di lei."
"E di avergli detto che aveva un bel gruzzolo ?" "Non è il mio modo di esprimermi."

Ripetizioni a iosa dello stesso concetto alle pagine 97, 107, 164 e 178: sembra di essere in una telenovela brasiliana parodiata dal Trio!

- "…ho messo alla porta quel mascalzone" "Lo so. Sta andando a Tolone."
- "In questo momento sta andando a Tolone." "Mi parlava sempre di Tolone…"
- "Torno da Tolone. Il suo amante c'è andato in macchina e ci siamo visti."
- "Ho una cattiva notizia da darle e forse questo cambierà il senso della sua deposizione. L'altro ieri ero a Tolone."
Angèle trasalì. Dunque, come Maigret pensava, sapeva che Marcel era andato in quella città.

Sempre a Tolone quel mascalzone ha un luogo di ritrovo con amici della sua risma, e Simenon continua a ribadire questo particolare, alle pagine 95, 137 e 143:

- "Mi scriva al bar de l'Amiral, quai de Stalingrad. Al nome di Bob, il barman: è un vecchio amico."
- "Chi è quel Bob, che gli serve da recapito?" "Il barman dell'Amiral."
- Il bar, che faceva angolo fra il quai e un vicolo dove non passavano macchine, si chiamava "L'Amiral".

Brutta storia la senescenza…

M. M. 3 agosto 2010

 

 

 

 




Gli avverbi di Simenon
Maigret à Vichy

Non ci stancheremo mai, evidentemente, di leggere Simenon, Maigret e non, e di prendere nota di quanto spesso utilizzi certi avverbi, meravigliandoci sempre di come un autore sorvegliato come lui si lasciasse scappare così tante ripetizioni.

In "Maigret à Vichy" del 1968 l'avverbio 'machinalement' appare undici volte in 170 pagine, ma la traduttrice Sarah Cantoni di Mondadori riesce fortunatamente a non tradurlo mai con l'orripilante macchinalmente, propendendo per due meccanicamente e ben nove automaticamente!

Li vediamo, per gustare i momenti in cui qualche personaggio, preferibilmente il protagonista, compie un'azione senza pensarci:

- Così si accorse con stupore di accendere automaticamente una pipa
- Qui si passa il tempo a passeggiare e, automaticamente, ci si guarda l'un l'altro
- Dovunque fosse, si creava automaticamente un programma e lo rispettava
- Maigret aveva cercato automaticamente la figura eretta e dignitosa
- Vedendo la porta aperta fuori orario, l'ha accostata automaticamente
- Prese meccanicamente un libro rilegato di tela nera
- Egli riempì automaticamente la pipa
- Avevano imboccato quasi automaticamente rue du Bourbonnais
- M. si fermò di colpo in mezzo a un viale e la moglie automaticamente fece altrettanto
- Il commissario guardò automaticamente la cabina telefonica
- M accese la sua pipa e affondò meccanicamente le mani in tasca.

Deliziosa l'aggiunta del 'quasi' nel quartultimo esempio: i burattini senza fili tentano a volte di sfuggire al loro Mangiafuoco!

Resta ancora da segnalare l'alta incidenza dell'avverbio vagamente in questo lavoro, quasi a sottolineare che non v'è nulla di definito, di fisso: tutto è nebuloso, come le bollicine dell'acqua di Vichy.

M. M. 26 luglio 2010

 

 

 


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