Devi sapere che...

Questa è una Rubrica di perfido approfondimento letterario di

Marco Morello

2008


 

 


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Giallisti meccanici:
un riassunto dei pezzi precedenti che rimane in testa alla pagina.
- SEGUONO:

"Il Treno" di Simenon inciampa qua e là.
I Delitti della Luce: laddove, meccanicamente, Leoni ci ricasca.




 


GIALLISTI MECCANICI
Un riassunto delle pagine precedenti


Avevamo cominciato, nelle pagine precedenti, la nostra strenua caccia alle ripetizioni ingiustificate di vocaboli dal grande Simenon e dal suo grosso Maigret, che in tutte le sue avventure (76 libretti tascabili Mondadori degli anni '30, '50, '60, '70, '90 e odierni Adelphi gialli) ogni tanto fa qualcosa 'macchinalmente', termine francamente brutto in italiano, mentre in francese risulta più musicale.

Poi avevamo individuato un'epigona del belga nella Sagan, la quale abbonda anche più di lui con personaggi che si muovono da automi.

Quindi, nei gialli del nostro ottimo Augias, avevamo riconosciuto l'inconfondibile marchio del 'meccanicamente' e affini.

Ma la vera campionessa di questa speciale classifica è stata recentemente accreditata come la Nemirovsky, che oltre ai già citati avverbi è ricca di locuzioni che attribuiscono ai personaggi la solita aura di smemoratezza: 'quasi inconsapevolmente', 'distrattamente', 'soprappensiero', ecc.

Un altro italiano degno di comparire nella lista è il Giulio Leoni dell'investigatore fiorentino D(ur)ante Alighieri, segugio poliziesco del 1300-1301, che nei Delitti del mosaico e nel recentissimo La crociate delle tenebre, entrambi Mondadori, compie tutta una serie di evoluzioni 'd'istinto' e in questo davvero si distingue…

Anche in America negli anni '50 ci fu un giallista di razza, benché probabilmente celato sotto lo pseudonimo di Geoffrey Holiday Hall (v. la ricerca di Sciascia a proposito), che nel suo secondo capolavoro, Qualcuno alla porta (Sellerio, Palermo, 1992, 267 pp.) attribuisce ai suoi burattini nella Vienna spionistica del dopoguerra movenze compiute 'meccanicamente', 'inconsapevolmente', 'istintivamente', ecc.

Ora, ci viene istintivamente dal cuore e dalla mente una domanda: 'si tratta di una scuola di non-pensiero ? di un vezzo novecentesco ?'. Certamente vi sono dei casi in cui il personaggio è giusto che compia gesti inconsulti, meccanici, automatici perché la situazione lo esige, ma il lettore non ha il diritto di essere tutelato (dall'editor ?) se la frequenza di questi avverbi supera abbondantemente la decenza di due, tre per libro?

Ciò che intendiamo è: quanto è lecito apprezzare un autore per le sue storie magari super-accattivanti e ben riuscite, se lo stesso non ha la sensibilità di rileggersi espungendo le ripetizioni ?

4 gennaio 2008

 

 

 

 


IL TRENO
di George Simenon

Nonostante la passione che portiamo al grande belga (come a Magritte, Poirot e Merckx) e l'amicizia che ci lega al traduttore di quest'ennesima opera uscita per i tipi di Adelphi l'anno scorso (Il treno, pubblicato nel 1961, ma ambientato nel 1940, al tempo dell'invasione tedesca di Belgio e Francia, come la Suite francese della Nemirovski), non possiamo nemmeno questa volta esimerci dall'annotare alcune pecche o sviste, sia dell'uno che dell'altro.

Peccato veniale di Massimo Romano a pag. 22: un 'se rendre' reso con 'andarsene', molto più forte e definitivo che un semplice 'recarsi'.

Più grave, ma forse è una svista, il 'di cui a tutta prima non si capiva cosa fosse' a pag. 53 che bastava tradurre con un 'che'.

A pag. 57 il 'foyer' di una locomotiva diventa il 'focolaio', che è sì sinonimo di 'focolare', ma che si usa più spesso per la casa o per un'infezione.

All'inizio del quarto capitolo il traduttore opta per un 'impiantito del vagone' per rendere 'plancher' = pavimento, impiantito, tavolato, piancito; ma lo Zingarelli richiederebbe della malta di fissaggio, roba da costruzioni edili, non adatta per vagoni ferroviari !

A cavallo delle pagine 113 e 114 sia l'Autore che il Traduttore forzano un po' il Tempo, poiché 'Questo succedeva il secondo o il terzo giorno. Quello prima (…)' Simenon scrive 'La veille' =
La vigilia, ma di quale giorno a questo punto ?

A pagina 121 si incontrano due amenità belgiche passate bellamente in italiano: 'Non piovve nemmeno una volta, potrei giurarlo, per tutto quel periodo, tranne un temporale che, mi ricordo, aveva formato delle sacche d'acqua (…)': ma allora non piovve o almeno una volta diluviò ?

A
ncora: 'fabbriche intere ripiegavano verso sud'… Che forza la Wehrmacht sull'inerme suolo patrio francese !

M. M., il 22 febbraio 2008

Post Scriptum:

Il gentile Massimo Romano, messo a parte delle pulci che abbiamo fatto al testo da lui tradotto, declina ogni responsabilità per alcune delle scelte che gli abbiamo attribuito: lui aveva proposto all'Adelphi termini più consoni, quali focolare, pavimento, si trasferivano, ma un luminare editor ha evidentemente optato per i termini che noi abbiamo virtuosamente cassato.
Dunque: attenti, traduttori oculati ! Sulla vostra strada potreste trovare intralci posti al vostro lavoro persino da una spocchiosa casa editrice.


 

 

 

 


I DELITTI DELLA LUCE

Ci risiamo: il Giulio Leoni autore di almeno quattro thriller ambientati nella Firenze del 1300 con Dante Alighieri priore-detective (tutti piuttosto uguali tra loro, tra l'altro), anche in questo testo mondadoriano del 2005, su 282 pagine di testo effettivo, fa agire quaranta volte 'd'istinto' o 'd'impulso' o 'meccanicamente' il suo eroe o qualche altro personaggio, per una media strabiliante di un gesto inconsulto ogni sette pagine!

Un altro tic già evidenziato negli altri libri è l'intercalare 'in quella', qui presente in ben otto occasioni.

Ma veniamo alla pagina 295, dove Leoni ringrazia sentitamente l'intera redazione della Mondadori per il "paziente lavoro di editing"…e chi l'avrebbe fatto? E' nostra opinione che qualunque smaliziato lettore che voglia davvero percorrere cogli occhietti della mente l'intero testo, al terzo 'd'istinto' cominci a sospettare la mancata lettura di un qualunque men-che-avveduto editor: soltanto tra pagina 93 e pagina 136 Leoni si dimentica dell'amato intercalare (per cui la media di frequenza aumenterebbe a uno ogni sei pagine), altrimenti il romanzo ne risulta tempestato!

Per non concludere con la solita filippica contro gli scrittori sprovveduti di umiltà di auto-rilettura e emendamento ripetizioni asfissianti, terminiamo con una chicca macabra: a pagina 165 si legge:

"...la folla di venditori che erano arrivati a sistemare i loro banchi fin tra le tombe dell'antico cimitero che ancora sopravviveva."
Potenza delle tenebre!...

30 gennaio 2008

 

 

 

 


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