Devi sapere che...
Questa è una
Rubrica di perfido approfondimento letterario di
Marco Morello
2009 - 2010
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Moravia,
"Il conformista" e le... |
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Il Solito Arpino,
ovvero: |
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Guccini a metà |
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Saramago, "Caino" e la parola interrotta (dalla parsimonia di Feltrinelli) |
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Carofiglio, "Le perversioni
provvisorie" |
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Hemingway tradotto maluccio |
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G.
Greene, Monsignor Chisciotte |
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James
Ellroy |
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Messaggeri
dell'oscurità |
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Il
cielo sopra Barcellona |
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G
come Marotta |
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Nel suo libro "Il conformista" (Bompiani, Milano, 1951, poi nei Delfini 1973, pp. 393) Moravia indulge a scelte stilistiche per noi inappropriate, a volte risibili, che andiamo ad elencare: pag. 11 - "( ) questa morte e gli atti da lui compiuti, crudeli e folli, per provocarla, erano irreperibili"; piuttosto irreparabili, o magari irriferibili! pag. 17 - "con quel movimento di ira"; meglio gesto. pag.
24 e segg. - "gli iris" sono sempre appunto maschili
per il Nostro, invece no: le iris, gli ireos, pag. 45 - "Si era ai primi giorni di novembre, con un'aria tempestosa e mite" Si vede che a Roma il clima vive di ossimori! pag. 51 - dei sorprendenti 'steccati di sambuco' diventano a pag. 53 delle più probabili 'siepi'. pag. 164 - "in così fare" invece di un più normale 'nel fare così'. Poi alle pagg. 23, 27, 42, 73, 114, 277, 325 compaiono frasi del genere: -
"Punto da non sapeva che curiosità," E concludiamo con quattro chicche, una più deliziosa dell'altra: a pag. 69 al protagonista si attribuisce una 'istintiva civetteria quasi femminile', che viene puntualmente contraddetta a pag. 75: "Ma chi ti ha insegnato a essere così civetta, Marcello?" a pag. 329 si ravvisa un lampante scambio di generi: "Gli parve che Lina avesse in viso un'espressione stravolta e un pallore intenso, ma attribuì la prima alla stanchezza della serata e la seconda alla luce vivida del neon". a pag. 26 si comunica con l'alfabeto muto: "Di fronte a lei, il padre mostrava per segni diversi ma non meno parlanti, analoghi sentimenti di malumore". a
pag. 103 si raggiunge l'ineffabile:
"(
) improvvisamente la lingua gli parlò quasi
suo malgrado". M.
M. 10 luglio 2010 |
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Ci
è tornato per mano, dopo dieci anni dalla prima lettura, "Domingo
il favoloso" (Torino, Einaudi, 1975, pp.190)
dove l'immaginifico Giovanni Arpino
indulge come sempre alla creazione di frasi ancillari al limite della
sopportazione umana, per il lettore da recepire e per i personaggi
da compiere: si tratta di quelle solitamente brevi e brevissime locuzioni
con cui un narratore segnala il turno di parola e possono trovarsi
in testa, in mezzo, o in coda alle battute di dialogo. - fece in un ringhio / brontolava tra la smorfie / lamentava sporgendo i baffi sospettosi (?!) / obbiettò l'uomo dai denti d'oro / squittì di colpo / stupì / giudicò / commentò / ruminò / ghignava / fece con un ritorno d'allegria / rise / non volle trattenersi [quindi se ne andò?...] / rimpianse / si limitò a emettere, fioco / sillabò duro / fu l'ultimo gemito / disse scegliendo le parole / disse sfiatato / disse con nera voce (?) / doveva pur rimproverargli / cercò di sorriderle / colpì diritta (?!) / arrossì lei / inferocì / sorrise scusandosi / fece una grossa testa sporgendosi dal finestrino (?) / si chinò (?) / rispose la testa in tono disgustato / replicò l'altro in un ringhio catarroso / sciabolava morbidamente la voce (?!) / si alzò (?!) / grufolarono i due dal tappeto (?!) / abboccò [il pesce?!] / fu pronto / s'insospettì / s'agitò / volle spiegarsi / digrignava / oppose, gelido / incupiva la ragazza / volle divertirsi / incuriosì. - si distaccò lentamente (?) / ebbe una smorfia / finì di bere (?!) / impose secco / fu pronta a scostarsi (?) / seppe limitarsi / sbuffò / stupiva l'altro / rise sibilando / s'infervorò un attimo / gli chiuse la bocca (?) / disse in una vena d'incertezza / Domingo strinse una ruga negativa (?!?!?!) / rifletté / pasticciò, agitato / rifletteva sorridendo / gli grugnì uno / balbettava pallidamente (?) / chiese la voce neutra / mostrò i denti / stentò. - seppe ancora ridere / masticò / volle spiegarsi misurando le sillabe / fu l'ammonimento / pronunciò con voce infida / lo fronteggiò / seppe dire a bassa voce / rigettò ( ) / ebbe in risposta dalla voce (!) / domandò un'ombra (?!) / rispose stentando / s'inchinò / scuoteva la testa l'altro, divertito / oppose / rise golosamente / gli disse in tono oscuro / perse gli occhi lo zingaro indebolito [questa è una delle vette ineffabili di Arpino] / si contrasse l'uomo (?). - toccò al terzo giocatore (?) / fu il sospiro del quarto / fu solidale l'escluso / aizzava l'uomo / scuoteva il capo / si desolò / capì divertendosi (?) / scantonò inferocita (?) / si stringeva l'altra (?) / l'inseguì la voce ( ) / distaccò parola dopo parola / cercava di districarsi / la voce suonò arida / studiò passeggiando (?) / riuscì ad osare (?!) / gli riuscì soltanto / sedette (?!?!?!) / lo scrutava (?) / si compiaceva ancora. - s'ebbe in rimprovero (!) / si deluse / acconsentì con una sospettosa larva di risata (?!) / suonò una risposta / sfrecciò (?!?!?!) / promise il sussurro allegro / fu il commento della donna, smosso da poderose mascelle (!!!) / s'ingarbugliò l'altro tra un ruminìo di grinze [pure noi restiamo senza parole] / gli soffiò ancora alle spalle prima che si allontanassero [cosa, le spalle?!] / aggredì improvvisamente / s'incupì invece l'amico / si mosse (?) / si allungò (?). - rise quella bocca vuota ( ) / mise avanti, truce / fu la rauca desolazione del vecchio / si sporse (?) / capì (?) / infuriò lentamente (?) / soppesava il mazzo (?!) / trionfò / tremava l'altro / si disfaceva l'altro (?!) / fremeva lo zingaro / suonò la risposta ( ) / recuperò / respirò, impedendo / e la voce di Arianna si dipanò pari a un gomitolo pieno di nodi rimbalzanti [ma cosa si fumava Arpino?!] / aspirò lei [provate a emettere suoni articolati e comprensibili aspirando!] / riaprì gli occhi, a fatica/ si decise a respingere / udì ancora da Arianna, che sparì nella coperta ( ). - si deluse, impacciato / s'aggrottò l'altro [due verbi riflessivi?] / disse in un'ombra di voce / si chinò / esalava / soffrì / non lo vedeva (?!?!?!) / sedette, ma nascondendo le mani in tasca (???) / respirò felice / non volle seguirla / finì giudicando / contemplò in se stessa stanca / si era già rannicchiata nella coperta, facendo spuntare magri spigoli (bah!) / gli aprì la porta (?!?!?!) / fu costretto a riflettere / lo rispedì / rinculò di malavoglia [questa l'ha presa da Verga, ma attenti alla verga!] / la frenò lui, ma stanco / s'abbattè / lo inseguì l'ombra nel portone (?!?!?!) / ripiegava l'altro / ruotò sui tacchi (?!) / rideva e piangeva la voce dal divano (???) / faticò ( ) / respirava a stento / si era già risvegliata la ragazza / si raggomitolò. - frustò (ohibò!) / affrontò, sporgendo un muso di cane arruffato da sonno precario [da ululo!] / non si mosse l'altro (?) / cancellò (?!) / riacquistò presenza [una storia di fantasmi ] / uscì in un filo nero la voce / disse tentando le parole [diavolo di un tentatore!] / seppe rinunciare / digrignò / sparì l'altro / incise [un disco?] / rispose nascosto / fu l'ordine / rimpiccioliva l'uomo (?!?!?!) / ringhiava il gigante, deluso / respirava / si accoccolò ( ) / sorrideva con occhi contenti / si provò ancora / gli fu risposto / mise avanti l'amico ironico / fu la ripulsa / decise di svicolare / finse stupore / trasalì / osò, sottovoce / provò a ridere /gli ributtò / brontolò in unico sospiro / si liberò Cesco [al cesso?!] / si accasciò / sfuggì all'uomo [un'altra esalazione?]. -
arrossì (
) / singultò
con doloroso respiro (?) / riuscì
a cavarsi dal fondo della gola [urràh!]
/ tremava / era il sospiro che gli venne incontro [fantasmagoriche
presenze?] / si disfaceva [sì!]
/ il riso trillò / scrollò la testa / uscì di
corsa la Zia [prendetela!] / muggì l'uomo (
)
/ tentò al volante (?!) / ebbe
tempo di giudicare, insoddisfatto / annusò ruotando adagio
su se stesso (?!?!?!) / fece, gonfiandosi
dalle gote al ventre [il rospo delle fiabe?!]
/ sospirava inghiottendo [facile!] / - tossì in debole sussurro / si oscurò / s'andava già rifugiando tra coperta e sedile / s'era sentito rispondere / giudicò con voce stanca / si disarticolò dietro il volante [il mostro!!!] / s'inciampò / sentì la voce / si era appena chinata (?!) / respinse / mise avanti in un filo di voce ( ) / s'immalinconì lei faticando su ogni parola / riuscì ancora a ridere / allontanò lei come infastidita / si sporse / si concentrò per un attimo / tese la mano (?!) / frugò (?!) / provò lei, singultando / fece per alzarsi ( ) / e la voce di Arianna diceva, rigando [diritto?!] / ricadde (?!). - giudicò disgustato / rispose, con voce distante / si rallegrò / non poté tacere / gli inviò addosso con studiato malgarbo (?!) / voltò pagina (???) / infuriava a bassa voce (?!) / lo sentì trafficare [assurdo!] / finse di ricordare / offrì il fiasco, ma ora la sua voce era polveroso ruminìo (???) / cambiò voce (?!?!?!) / annuì [con la voce?!] / rifletté sporgendo le labbra frastagliate ( ) / scavò un sorriso (?!) / lo scrutava, seria / si arrese a raccontare / aizzò / gli venne incontro la voce del fratello [ma guarda chi si vede/sente!] / li soppesò (?!) / squittì la risposta / si premurò / gli indirizzò / gli malignò contro / si spense / ricominciò, ma con una voce diversa (?!) / si rizzò (???) / s'ingolosì (?) / alzò l'indice (?!?!?!). - stava rapidamente trincerandosi l'altro / il sorriso scoprì i canini ( ) / si avventò / abboccò aria (?) / galleggiò la voce dell'altro (?!) / soffiò / si era già precipitato (?) / tossì, truce / si batté poi sulla fronte / gli esalò contro / la sogguardò [questa è un'altra tra le più assurde]. - ebbe un gesto rassegnato / cercò di aiutarla / finì per svuotarsi [la vescica?] / fu quello che capì / si avviò ( ) / strizzò l'occhio (?) / si sentì il sussurro di una risposta / seppe ribellarsi, ma con un filo di voce stanchissima / suonò il riso lieto / ruppe il pianto / si batté una tempia (?) / respirò / piegò la fronte.
M.
M. 13 maggio 2010 |
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"Sto
meditando di picchiare Beppe Cottafavi, l'editor di questo libro,
con qualunque elemento contundente mi si trovi davanti." (p.
110) Ma
torniamo al mezzo libro attribuibile interamente a Guccini e alle
colpe dell'editor: i vari capitoletti appaiono scritti non di seguito
e in tempi piuttosto diversi, poi riuniti in un certo ordine cronologico,
ma senza aver riletto il tutto ! -
la linea ferroviaria lungo la Porrettana distrutta dai tedeschi in
ritirata ci si ficca definitivamente nella memoria, come se l'avessimo
sotto casa! Dunque: siamo qui ancora un volta a stigmatizzare la trascuratezza con cui vengono confezionati certi oggetti culturali degni di miglior cura, con tutto l'amichevole rispetto da attribuire al monumento Guccini. M.
M. 10 maggio 2010 |
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Abbiamo
notato nel recentissimo "Caino"
dell'illustre e celeberrimo Nobel José
Saramago (Milano, Feltrinelli, 131 pp. effettive) una
peculiarità di impaginazione che altre case editrici dribblano,
sfruttando l'opportunità tecnologica di comprimere o dilatare
tipo soffietto fisarmonico le parole di una riga, in modo da avere
poche parole spezzate dal trattino che rimanda a capo (v. Sellerio). 13
volte le parole spezzate sono 17 su 35 (quasi il 50%) Una
volta questa strabiliante media è superata in una pagina di
sole 24 righe con 16 parole tagliate ! In
conclusione, non ci sentiamo di consigliare agli impaginatori feltrinelliani
il metodo Sellerio, in quanto spesso viene il mal-di-mare a leggere
Camilleri in righe troppo rade o dense di caratteri, però una
media di righe senza lineette al fondo che superi ampiamente quelle
interrotte sarebbe senz'altro auspicabile, almeno per risparmiare
il segno meno! M.
M. 3 maggio 2010 |
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Ma
è mai possibile che un magistrato-scrittore di tanto fascino
e successo in entrambi i campi di attività, parliamo di Gianrico
Carofiglio, non si renda conto della ripetitività di questo
suo stilema, o forse è proprio un tratto voluto per caratterizzare
il personaggio ? Nel
libro il procedimento avviene sei volte e solo in un caso senza l'intercalare,
ed è la volta in cui funziona meglio, quando, al telefono con
un collega definito 'un pericoloso cretino', l'avvocato Guerrieri
si lascerebbe volentieri andare a cantargliene quattro, ma poi, come
al solito, abbozza: Anche per il lettore affezionato, questa continua ambiguità nel decidere cosa far dire al proprio portavoce, dopo quattro libri viene un po' a noia, a meno di accettarlo come caratteristica formante del personaggio; e in effetti lo stesso dichiara, a pag. 303, di non essere un campione di coerenza. Concludiamo
con tre sorprendenti imprecisioni del Nostro: A pag. 202 giustamente Carofiglio spezza una lancia contro frasi fatte stucchevoli, ma si confonde: "non c'è problema, un attimino, quant'altro e piuttosto che, nell'immonda accezione disgiuntiva"; mentre è proprio in quella cumulativa ad essere immonda, in quanto 'piuttosto che' serve appunto a preferire un elemento piuttosto che un altro, ma ormai è invalso quest'uso ebete televisivo che ha il senso di 'magari anche'. A pag. 210 l'Autore stigmatizza un odore di dopobarba anni Cinquanta, ma cosa ne sa lui, nato nel 1961, piuttosto che Guerrieri, nato nel '65 ?! M.
M. 26 febbraio 2010 |
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Nel
1973 Mondadori diede alle stampe "I
racconti di Nick Adams", riordinati cronologicamente
e arricchiti postumamente l'anno prima nell'edizione originale della
Ernest Hemingway Foundation. A
parte il quasi costante ordine soggetto-verbo nelle frasi ancillari
(Nick disse, il padre disse, la sorella disse... alla nausea), mutuato
dall'inglese-americano, il Nostro traduttore insiste con inversioni
sintattiche tutte sue che rendono a volte difficile la comprensione
dei fatti: A
pag. 32 un gioiellino di versione
diretta dal britannico, senza filtri culturali italioti: A
pag. 45 quello che probabilmente nell'originale sarà
stato 'workblouse' = camiciotto da lavoro, Alle
pagg. 92 e 93 compare tutta una serie di locuzioni avverbiali
di luogo alquanto improbabili in italiano, ancora una volta direttamente
mutuate dalla lingua di partenza: Enigma a pag. 97: "Solo dalla distanza capivano che c'era" trattasi di un ramo di lago (non di Como!), la cui presenza forse solo si intuisce IN distanza. Dalla Sardegna alla Toscana a pag. 154: cercando bachi per farne esche da pesca, Nick confessa: "spesso non ne trovavo punti" avremmo preferito affatto o nessuno. A pag. 156: "Ho pulito il sottosuolo, caro", ma forse la cantina era meglio! A pag. 263: "Abbiamo visto quello ch'era un funerale mentre venivamo in paese." (?) Chicca conclusiva a pag. 270: "C'è niente che valga sciare, no?" il significato presunto dovrebbe essere 'Non c'è niente come sciare, vero?" Terminiamo
con una breve nota critica al testo: encomiabile l'impresa filologica
di risistemare e integrare le storie di un personaggio (davvero così
grande?) sparso qua e là nella prima produzione dello Zio Harry,
ma il risultato letterario ci pare piuttosto mediocre, tra idilli
boschivo-venatori sul Mississippi ed escursioni bellico-sciistiche
sulle Alpi; certo, alcuni brani sono soltanto degli abbozzi, ma purtroppo
sono i racconti più lunghi e completi a risultare noiosi e
ormai datati (nel 2009, ma forse già nel '73). M.M.
- 3 novembre 2009 |
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E' sempre più sorprendente ciò che scopriamo nelle pubblicazioni italiane del secolo scorso, dal punto di vista della confezione editoriale. Nell'accattivante
libro di Graham Greene "Monsignor Chisciotte",
uscito nell'aprile 1983 per la traduzione di Bruno Oddera, su 194
pagine di testo effettivo, in 45 succede che la chiusura della battuta
del fittissimo dialogo non avvenga con l'abituale punto seguito da
virgolette, bensì al contrario: virgolette punto. Azzardiamo alcune ipotesi: 1)
alla Mondadori non seppero decidersi tra ". e ." M.M.
- 28 ottobre 2009 |
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E' giunto il momento di assestare una sferzata agli 'hardboiler' americani, o meglio al vezzo che hanno di designare le auto che appaiono nei loro polizieschi con la marca seguita dall'anno di uscita. Recentemente
alle prese con la quadrilogia di James Ellroy
dedicata alla Los Angeles degli anni '40 e '50, e pubblicata tra l''87
e il '92 (Dalia Nera, Il
Grande Nulla, L.A.Confidential,
White Jazz; tutti presso Mondadori),
abbiamo appreso che per tre anni bellici negli USA non furono prodotte
automobili, solo mezzi da sbarco e d'assalto; quindi avrebbe un senso
segnalare che una certa vettura risale a prima della seconda guerra
o dopo. Riprendendo
il discorso su Ellroy e i noir in genere: l'uso di segnalare il modello
di un'auto con l'anno ci pare francamente un marchio di fabbrica,
o scuderia
a meno che gli addetti ai lavori, soprattutto automobilistici,
davvero riescano a ricordare, al volo, appena sentito l'anno, di che
tipo di modello si tratti
L'asino
di Ellroy, infine, casca verso la fine di Dalia
Nera, la cui vicenda si snoda tra il '47 e il '49, quando il
protagonista confessa di essersi riconvertito da pugile-poliziotto
a venditore di macchine degli anni '50. Ma come?, prima ancora che
fossero create?! Nel
giallo scritto nel 1947 dalla coppia Wade + Milller, "Quattro
giorni di guai", confluito poi nell'Omnibus mondadoriano
del '63 dedicato all'investigatore Max Thursday (alias Massimino Giovedì),
si legge testualmente: |
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Scritto ormai dieci anni fa e ripubblicato più volte in questo millennio da Sellerio, "Messaggeri dell'oscurità" di Alicia Giménez-Bartlett inalbera un festival di peni tagliati per fanatismo settario che lascia alquanto raccapricciati - soprattutto i maschietti - sostiene la voce narrante, l'ispettrice Petra Delicado (come il suo stomaco ?). Gli è che nel corso dell'inchiesta ispano-post-sovietica, a parte i dialoghi in cui i personaggi ironizzano loro stessi sulle parti anatomiche recise chirurgicamente, insistendo sui termini 'castrazione' ed 'evirazione', benché questi si dovrebbero riferire soltanto al taglio dei testicoli (mentre qui proporremmo il vocabolo 'scazzamento'), vi è tutta una serie di frasi involontariamente comiche sfuggite all'autrice e/o alla traduttrice, certa Maria Nicola, che andiamo ad elencare: -
pag. 57: "
e noi qui a fare gli impiegatucci e a
occuparci di cazzate." Una
bella collezione di minchiate, non c'è che dire! M.
M. - 25 settembre 2009 |
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Carlos Ruiz Zafòn, balzato alla ribalta un lustro orè con l'accattivante "L'ombra del vento" (Mondadori) e tuttora in classifica con la più recente-opera prima "Marina", nel suo secondo tomo di 500 pagine "Il gioco dell'angelo", sempre ambientato in una difficoltosa e misterica Barcellona, si rivela autore poco sorvegliato (da se stesso e/o da un editor di fiducia), a tratti magniloquente o scontato, effettistico e anche un po' plagiante, specie di films. Per supportare questa nostra critica men che stroncante, addurremo una ventina di citazioni tratte dal testo mondadoriano del 2008, avvertendo che in certe occasioni è il traduttore Bruno Arpaia che non rende un buon servizio all'Autore, a causa di scelte lessicali discutibili. A pagina 17 appunto si legge il termine 'raggiungimento' usato come l'inglese 'achievement' = realizzazione, esito, risultato; ma in italiano il significato è soltanto quello di raggiungere un posto fisicamente. Alle pagg. 26/27 si viene a sapere che la protagonista Cristina, grande amore di tutta una vita e oltre della voce narrante, è figlia di uno 'chauffeur' che vive con la famiglia sopra il garage padronale, proprio come la Sabrina-Audrey Hepburn. A pag. 39 ci s'imbatte in una esagerazione: "A quell'epoca, la morte non viveva ancora nell'anonimato e la si poteva vedere e annusare dappertutto mentre divorava anime che ancora non avevano avuto nemmeno il tempo di peccare." Peccato ! A pag. 47 un libro venduto 'stamattina' risulta 'sparito il giorno precedente' a pag. 62 (lo stesso giorno nel racconto) . A pag. 56 "Il funzionario aveva un mazzo di quindici chiavi con cui aprire gli innumerevoli lucchetti che assicuravano le catene." A pag. 65 il protagonista ha "le braccia sul punto di prendere fuoco" ma l'autista lo salutò comunque "calorosamente" A pag. 101 conosciamo "l'alito dei lampi" (?!) e poco dopo, a pag. 106, persino "il primo alito dell'alba" A pag. 122 altra esagerazione serramentaria: "Si sentì un rumore come di centinaia di serrature che scattavano simultaneamente." A pag. 123 Zafòn descrive una biblioteca 'dalle prospettive impossibili', tributaria di Borges, Piranesi, Escher, Eco, Saramago, Harry Potter, ecc... A pag. 132 "mi sembrò di vedere un palpitìo nella striscia di luce sotto la porta principale". A pag. 133 "Chiusi gli occhi e cercai di conciliare il sonno." Come un vigile urbano ? A pag. 134 "centinaia di migliaia di lacrime di luce rimasero sospese nell'aria come pagliuzze di polvere." Le ha contate proprio tutte? A pag. 166 "mi svegliai di colpo credendo che fosse già il giorno successivo, per scoprire subito dopo che era da poco passata mezzanotte." E dunque ?... Alle pagg. 170 e 189 compaiono due ossimori un po' forzosi: "calcolato disinteresse" e "studiata ingenuità". A pag. 208 si entra addirittura nelle cripte vaticane, tipo Angeli e demoni, con "volumi che odoravano di sepolcro papale". Pure necrofilo ! A pag. 357 si tenta l'impossibile: "Non desiderai altro al mondo che poterle restituire ciò che non aveva mai avuto." Alle pagg. 402 e 489 troviamo un uso della 'mescola' alquanto bizzarro, associato a compassione e risentimento prima, meraviglia e apprensione poi: il dizionario scagiona in parte il traduttore, ma ormai di mescola si parla soltanto in Formula Uno Meglio 'mescolanza' o 'misto' con i sentimenti! A pag. 429 "Il battente della porta era un pugno di bronzo": ohibò! Anche qui ormai il termine 'battente' è percepito ormai solo come 'anta', perciò perché non usare 'bat(t)acchio' ?
A pag. 452 si parla di 'calligrafia
delle labbra' (?), e a pag. 462 si legge: "Un rumore di
carne lacerata le uscì dalle labbra"...
Concludiamo con un accenno ai
termini e alle locuzioni più ricorrenti nel testo: l'eco, l'infinito, M.
M. - 18 luglio 2009 |
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L'ottimo Giuseppe Marotta nel biennio 1959/60 compose trentanove ritratti femminili che uscirono poi in volume l'anno dopo la sua morte, avvenuta nel '63, per i 'Tipi' di Bompiani e sotto il titolo "Le Milanesi": perché questo sono le sue fervide protagoniste, di nascita o d'adozione, e tutte piuttosto appassionate e appassionanti, le loro storie, benché venate da una striatura vagamente funerea. Il consiglio è ovviamente di ri-leggerle, ma intanto la nostra lettura ci ha portato a scoprire una particolarità, forse un vezzo, del Nostro: quasi tutti i cognomi delle signore e di qualche altro personaggio primario o minore iniziano con G, ma proprio tanti, troppi; il che ci fa supporre che Marotta prediligesse questa lettera, o certi tipici e buffi cognomi meneghini, che di seguito andiamo ad elencare: Ghiglione, Gappi, Gabelli, Galfi, Goriggi, Gaggi, Guazzoni, Guezzi, Giraldi, Guarienzi, Gutelli, Guariengi, Guggo, Gigliozzi, Gangiazzi, Gubifosi, Gringi, Geza, Gusloni, Guadanigo, Ghimma, Guiglia, Gioffelli, Ganzi, Guaraffi, Guzzoni, Grangi, Guizzardi, Gualzi, Gavesin.
Evidentemente per un partenopeo
salito al nord tali cognomi alquanto bislacchi dovettero sembrare
strabilianti e comunque degni di comparire, con o senza sberleffo,
in un suo libro. Giacomo, Geronimo, Gigi, Gigino, Gennaro, Giovanni (x2), Giancarlo, Giuseppe, Giansiro, Gualtiero, Gustavo (x2), Gianluigi, Gaetano (x2), Giulio. Tutti
presenti a vario titolo in qualcuna delle trentanove 'Milanesi'. |
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