Devi sapere che...

Questa è una Rubrica di perfido approfondimento letterario di

Marco Morello

2012


 

 


Vai alla pagina
precedente



 

- Gianni Farinetti: "La verità del serpente"

- R. L. Stevenson: "Il signore di Ballantrae"

- Isaak Singer: "Gimpel l'idiota"

- Irène Némirovsky: "Il vino della solitudine"

- Malcolm Lowry: "Sotto il vulcano"

- Heinrich Böll: "Croce senza nome"

- Piero Soria: "Il topo"

- Andrea De Marchi: il vizio endemico dei saggi

 

 




GAIE NEFANDEZZE

Noi amiamo Farinetti, in senso lato s'intende, per tutta la sua produzione presso Marsilio e Mondadori, fin dai tempi di "Un delitto fatto in casa" (1996), e anche quest'ultimo "La verità del serpente" (Marsilio, Venezia, 2011, pp. 300), ambientato in una Venezia a tratti struggente da Anonimo (ma si consiglia di leggerlo ascoltando Albinoni), ci conferma della bontà come giallista dell'autore braidese, che però questa volta è incappato in una serie di orrori lessicali, grammaticali e di senso 'da fé strimì', come avrebbe esclamato la Berta-Due Culi del romanzo.

Ma andiamo con ordine:

pag. 34 - "questa città vocata ai bagordi." Davvero 'chiamata a gran voce' ? e non magari 'votata'?

pag. 41 - "ravvivandosi la pettinatura." Non bastava 'ravviarsela' ? Si ravviva il colore piuttosto.

pag. 71 - "un asse da stiro." Troppi scrittori o solo scriventi non sanno che quell'asse è femminile!

pag. 74 - "Checco annuisce sodale". Magari proprio così, ma avremmo optato per 'solidale'.

pag. 76 - "Una coppia di stranieri curiosa un menù". Ma da quando 'curiosare' è trans-itivo?!

pag. 107 - "La folla si è variegata". Ma se non esiste il verbo 'variegare'! figurarsi al riflessivo…

pag. 111 -"due ragazzette che compulsano sulla tastiera del cellulare"??? Magari 'pigiano i pulsanti'!!!

pag. 115 -"scende una silenziosa lacrima sulla guancia." Già perché di solito fanno un 'ciadèl'…

pag. 131 - La chicca - o la checca - sopraffina di tutta l'opera, sorprendente da parte di un autore dichiaratamente omosessule:
"Vede ancora il sedere di Erminio, con la sigarettina spenta in bocca, penzolare nel vano del montacarichi mugugnando bestemmie in vernacolo." (sic e strasic!)

pag. 139 -"Da un'altra capannuccia più lontana tre piuttosto - così a occhio - attempati ex giovanotti". Illeggibile: 'così a occhio' andava dopo 'attempati'!

pag. 171 -"Col cuore in bocca" …meglio soltanto 'in gola'.

pag. 208
- "i capelli ben ravvivati" …encore…

pag. 208 -"giorni che speravo fossero di lietezza"?! Esiste 'letizia'.

pag. 218 - "E dicembre dissolse in gennaio". Molto poetico, ma essendo transitivo, forse era meglio un 'si'.

Rimaniamo sempre basiti per come non vi sia, alle spalle di uno scrittore, un editor oculato o almeno un correttore di bozze vecchio stile: con tale ausilio certe insulsaggini si potrebbero facilmente evitare, supponiamo.

M. M. - 16 aprile 2012

 

 

 

 




TRA PARENTESI... "IL SIGNORE DI BALLANTRAE"


In una copia del libro di Stevenson uscita per il Club degli Editori nel dicembre del '61 abbiamo riscontrato l'eccessivo uso di parentesi tonde dovuto alle scelte dell'Autore, crediamo, prima ancora della traduttrice Giuliana Pozzo: circa 200 (duecento) su 270 pagine di testo effettivo!

Già nella Prefazione, dovuta a Emilio Cecchi, su otto pagine numerate puntualmente in numeri romani dalla VII alla XIV ve ne sono otto, ma si sa: un critico ha tutti i diritti di fare delle annotazioni e precisazioni, sia nel testo che a piè di pagina.

Ma nel corso del testo dello scozzese se ne affastellano un'enormità, con punte di tre o quattro per pagina, e in un caso addirittura cinque a pagina 235.

Diamo qualche esempio della inutilità di inserire tra parentesi certe frasette, che forse andrebbero meglio incluse tra virgole:

pag. 35 - (così mi pare)
pag. 63 - (quel che è peggio)
pag. 77 - (come ho detto)
pag. 87 - (diremo)
pag. 209 - (con i miei complimenti)
pag. 225 - (devo supporre)
pag. 251 - (è più evidente)

M. M. - 11 aprile 2012

 

 

 

 




LE VIRGOLETTE CAPORALI IN "GIMPEL L'IDIOTA"


Lo avevamo già notato in altro testo, ma torniamo a sorprenderci della storditaggine di certi facitori di libri, in occasione della lettura, imperdonabilmente ritardata rispetto a stesura, traduzione e uscita, di questa famosissima raccolta di racconti del premio Nobel '78 Isaac Singer, stampata ne "i grandi della narrativa del novecento mondiale" da Famiglia Cristiana nel '98.

Nelle 320 pagine di testo, in almeno 20 occasioni non sono stati capaci di decidersi, nel chiudere
una battuta di dialogo, tra il simbolo .>> e >>.

Noi propendiamo esteticamente e ponderatamente per quest'ultimo, mentre invece nel testo di Singer finisce
di apparire più frequentemente l'altro.

Comunque il dilemma non viene felicemente risolto, in quanto in cinque pagine le due alternative si alternano appunto più volte e magari in righe direttamente successive!

Una certa presa di posizione a favore di .>> pare mostrarsi tra le pagine 153 e 230, ma poi, poco prima della fine dell'ultimo racconto, a pag. 317, ecco di nuovo comparire entrambe le opzioni: evidentemente i caporali di giornata sono sempre scorbutici da digerire!

M. M. - 27 marzo 2012

 

 

 

 




LA NEMIROVSKY, INAVVERTITAMENTE...

Eh sì: ci risiamo! L'ennesima proposta adelphiana della scrittrice russa morta ad Auschwitz, "Il vino della solitudine" (Milano, 2011, pp.245), presenta ancora una volta l'assiduo uso di meccanicamente, distrattamente e affini, già notato più e più volte su queste pagine, in lei e nel diletto Simenon, quasi gli anni '30 fossero la culla di questi atteggiamenti sovrappensiero attribuiti ai personaggi.

In questo caso, su 226 pagine di testo effettivo, per ben 23 occasioni la lettura viene inceppata dagli avverbi sopra citati perché ormai uno se lo aspetta: ecco che la Némirovsky e di conseguenza la propria traduttrice, Laura Frausin Guarino, non è riuscita a scegliere qualche altro termine!

Nel testo abbiamo registrato una leggerissima prevalenza di distrattamente su meccanicamente (10 contro 9), fortunatamente nessun macchinalmente, e quattro perifrasi per lo stesso concetto: con un gesto automatico, con un sorriso involontario, involontariamente, inavvertitamente.

Ancora una volta l'Autrice preferì far giostrare di persona i propri burattini, facendo loro compiere movenze involontarie, da automi scoordinati, nell'era delle dittature più fosche del '900.

M. M. - 5 marzo 2012

 

 

 

 




VIUZZE SOTTO IL VULCANO

Avendo scorso i primi capitoli dell'opera di Malcolm Lowry del '47 in una ristampa dell'euroclub da Feltrinelli 1985, traduzione di Giorgio Monicelli, siamo rimasti incuriositi dalla seguente particolarità: quando viene citato il personaggio di Laruelle (= la viuzza, il vicolo), subito prima o subito dopo l'autore insiste con l'area semantica relativa alla strada, immaginiamo inconsciamente, ma con una frequenza degna di nota.

Pag. 16 - "La strada che Laruelle aveva preso attraversava campi semicoltivati, che viottoli erbosi..."

Pag. 17 - "Egli si ritrovò nel viottolo"

Pag. 18 (in poche righe successive) - Laruelle / un altro viottolo sulla destra / la sua strada chiamata calle / lungo la strada / ogni viuzza

Pag. 19
- "Laruelle … prese una scorciatoia"

Pag. 20 - "Laruelle … arrivato in calle Nicaragua"

Pag. 27
- Laruelle / la calle Nicaragua / una scorciatoia / un ripido viottolo tortuoso / L'Avenida / Quella strada / l'autostrada americana

Pag. 27 - "Laruelle proseguì per la strada in discesa. Egli attraversò la strada."

Pag. 31 - "Laruelle … su una viuzza laterale"

Pag. 33 - "ogni imboccatura di strada e di vicolo … Laruelle…"

Nomen omen!

M. M. - 24 gennaio 2012

 

 

 

 




LE ACCOPPIATE DI BÖLL

Nel primo libro del Premio Nobel 1972 Heinrich Böll "Croce senza nome" (Milano, Mondadori, 2004, pp. 332), per la traduzione di Silvia Bortoli dal testo del 1947 pubblicato postumo nel 2002, abbiamo verificato la presenza di qualche 'pallino' singolare dell'allora trentenne scrittore: l'area semantica relativa all'abisso e affini è presente frequentissimamente; il termine 'sperdimento' è usato sei volte; lo stilema ripetitivo di un vocabolo appare praticamente ad ogni pagina, e a volte fino a cinque volte per pagina!

Ci limitiamo a elencare queste stucchevoli accoppiate reperite nella seconda metà del libro, chiedendoci ancora una volta perché nessun editor postumo o magari traduttrice avveduta abbia voluto o saputo porvi rimedio:

cresceva, cresceva / pianse, pianse / quanto quanto / sempre, sempre
acquavite, acquavite, acquavite / piatta, piatta / assurdo, assurdo / costretto, costretto
Mai, mai / allora, allora / sempre più, sempre più / e allora sarebbe morta. E allora sarebbe morta
terribile, terribile / Eppure, eppure / lontano, lontano / affondare, affondare / purificare… purificare
tutto, tutto / tutto, tutto / la paura, la paura / Presto, presto / tutto, tutto / tutto, tutto…
corse, corse / invecchiato, invecchiato / Mai… mai / nel profondo, nel profondo / a fondo, a fondo
sempre, sempre / sorridendo, sorridendo / sempre, sempre / piano, piano / tutto, tutto
un'amarezza, un'amarezza / tutto, tutto / più stretto, più stretto / più in fretta, più in fretta
nulla… nulla… / male… male… / scorse… scorse… / tutto, tutto / in eterno, in eterno / povero, povero
rabbrividì, rabbrividì / non riusciva, non riusciva / dormisse, dormisse / continuo, continuo
scorreva, scorreva / della separazione, della separazione / molti, molti / pianse, pianse / pianse, pianse
grida, grida / nero, nero / una caserma, una caserma / due settimane, due settimane
si lanciava, si lanciava / finalmente, finalmente / tutti, tutti / perduto, perduto / in fretta… in fretta,
anelava, anelava / non voleva, non voleva / molte, molte / un guado, un guado / andato… andato,
mali, mali / via, via / tutte, tutte / lei, lei / nero, nero / sonno… sonno, / mai, mai / perduto, perduti…
stanchi, stanchi… / sporchi, sporchi / aspetta, aspetta / il rosso… il rosso… il rosso… il rosso…
tutti, tutti / si adorni, si adorni! / tutti, tutti / tutti, tutti / sonno, sonno! / sonno, sonno
si spingono, si spingono / in alto… in alto… / pesante, pesante / avanti, avanti… / luce, luce
a fondo, a fondo / penetra, penetra / girare, girare, girare / legge, legge / le sentinelle, le sentinelle
ogni male, ogni male / sorride, sorride / Tutto, tutto / molti, molti / in eterno, in eterno
no, no… / tutto, tutto / costretto, costretto / alla fine, alla fine / corse, corse / poi, poi / tutto, tutto
sentiva, sentiva / Grigio, grigio, grigio / grigio, grigio / povere, povere / grigia, grigia / morta, morta
lunghi, lunghi / si baciarono, si baciarono / pregare, pregare / crebbe, crebbe / tutto, tutto
sapesse, sapesse / devo, devo / solo… solo, / Cornelia; Cornelia / lontano, lontano / lungo, lungo
davvero, davvero / tutto, tutto / tutto, tutto / piano, piano / ogni cosa, ogni cosa / Niente, niente
tutti, tutti

Ma proprio tutti, neh!

M. M. - 16 gennaio 2012

 

 

 

 




PIERO SORIA, POCO SABAUDO, RINGRAZIA PER L'OTTIMO EDITING

In effetti il bel tomo inizia proprio così, coi ringraziamenti dell'Autore a Sara per l'ottimo editing!
Come sempre abbiamo molto da eccepire, in particolare rispetto a questa nuova edizione, riveduta e corretta (?), de Il Topo (Editrice La Stampa, Torino, 2008, pp.302): nella Nota iniziale Soria avverte che il noir uscì a puntate sulla Stampa nel '90 e come Oscar Mondadori l'anno dopo e che per svecchiarlo di una ventina d'anni lui stesso, e Sara?, avrebbe riscritto alcune parti.
Ora, con un'esca del genere, non vogliamo andare a caccia delle incongruenze abbandonate qua e là? Ci buttiamo a pesce, ghiottamente!

Innanzitutto, due dei protagonisti erano già dichiaratamente piuttosto vecchi nel '90, ma avendo lasciato le loro date di nascita attorno al 1920, adesso, dopo le Olimpiadi, risultano davvero dei matusalemme poco credibili, uno come ebreo-pirata-satanista e l'altro come esorcista estremo alla soglia dei 90 anni!
Proprio descrivendo la giovinezza di quest'ultimo, Soria incappa in un ginepraio nei terreni di caccia dei Savoia, complicando alquanto la loro già chiacchieratissima genealogia: a pag. 150 si legge che il futuro esorcista, all'età di dodici anni, era stato mandato nella missione di Bombay "Quando ancora Umberto, il re 'non' cacciatore, saliva a inseguire il cervo nei boschi della sua infanzia"…ma chi ? il futuro Re di Maggio nato a Racconigi nel 1904? (così la cronologia del personaggio sarebbe rispettata).
Ma poco dopo si legge: "Come era accaduto con suo padre, prima che un anarchico lo trasformasse da cacciatore in selvaggina." …e qui si parla ovviamente di Umberto I, assassinato a Monza nel 1900, che sarebbe stato però il nonno dell'Umbertino II, essendo padre del piccoletto Vittorio Emanuele III.
E ancora: il Re cacciatore per antonomasia e carriera fu Vittorio Emanuele II, che qui appare come nonno dell'Umberto 'non' cacciatore… Insomma: un guazzabuglio non emendato dall'ottimo editing.

Venendo a giorni più recenti, Soria a pag. 94 pare rimpiangere il negozio Dischi Maschio di piazza Castello:
"…il grande negozio che era stato di Tonina Torrielli. E che a qualsiasi ora del giorno radunava davanti alle sue vetrate dozzine di ragazzini. Intenti a sbirciare le nuove copertine dei dischi."
A parte che le 'vetrine' sarebbero state più corrette delle 'vetrate 'e che magari erano i dischi ad essere nuovi, ma non certo dopo il 2006: Maschio sarà un decennio che ha lasciato il posto a un outlet di vestiario giovanile!

A pag. 169 i due decrepiti vecchioni contemplano Torino dai Cappuccini e in lontananza vedono "il gracile grattacielo di Piazza Castello. Quello più imponente della Lancia."…ma c'è mai andato Soria lassù?
L'obbrobriosa Torre Littoria sarà smilza, ma risulta comunque piuttosto invadente sui monumenti circostanti, ma definire imponente l'elegante ma nanerottolo grattacielo Lancia, specie da quella distanza,
ci pare azzardato.

A pag. 180 il Nostro fa finire Via Vanchiglia all'angolo con corso San Maurizio e vi colloca il numero civico 2, salvo poi ricredersi e scorgerla confluire, parallelamente a via Bava, in Piazza Vittorio a pag. 231.
Insomma: lo stradario cittadino recita che Via Vanchiglia inizia dalla piazza, e quindi il numero 2 ce lo possiamo attendere subito dopo i portici, a destra!

Un'imprecisione boccistica a pag. 170 :"…quel pallino che il dialetto chiamava 'bocìn', vitellino."
Personalmente crediamo che 'bocìn' derivi da piccola boccia = boccino; se poi il termine piemontese è lo stesso di vitello, cosa ci possiamo fare? chiamiamolo balìn, pallino, ma questo in dialetto stretto significa anche letto.

Adesso, senza indicazione di pagina, diamo un elenco esauriente di refusi e imprecisioni, da chicca ridicola
a chicca sublime:

La lista dei Personaggi ci consegna il nome dell'esorcista come Pare (sic) Francis Caretto, e dunque non ci resta che contorcerci a terra come degli ossessi, ma per le risate!

- Una nuova targa a quattro cifre: DP6345FD…

- "Pulì il vomito per cancellare ogni tracia di DNA." …ma la traccia 'tracia' per noi era la pista bulgara!

- "Seni da bambino" e "seni maschili"…bah!

- "Con Serena in sovrappeso." ?! (intendeva: per sovrammercato…)

- "nei boschi che si arrampicavano fitti e nodosi." (i boschi?!)

- "Le mani strette nelle mani" (di sé medesima? E quante ne ha?!)

- "Erano in uno strano ufficio di via Rosolino Pilo." (assomigliava a una piscina?)

- "Verso le ville e le antiche case rivierasche di via Napione." (quando inizia la balneazione?)

- "Legata all'ultimo braccio di una catena." (ma non bastava il solito anello?)

- "Prese una bustina di Alka Seltzer. La fece sciogliere in un bicchier d'acqua. Guardò le bollicine
frizzare sui bordi. E le compresse dissolversi lentamente. Poi bevve d'un sorso." (farmaco proteiforme!)

- "La porta si rinchiuse." (nella prigione di sé stessa)

- "Lo stupore che li colse fu inatteso." (e anche noi siamo rimasti basìti!)

M. M. - 9 gennaio 2012

 

 

 

 




IL VIZIO ENDEMICO DEI SAGGI

E' il rimando di argomenti a successivi capitoli nelle tesi e nei rapporti tecnico-scientifici, specie se americani o affini.
Nell'illuminante "Inflazione Malattia Primaria" del docente universitario Andrea De Marchi (Associazione Culturale Usemlab, Torino, 2009, pp. 160), dedicato alla denuncia degli Inflazionisti consapevoli, di cui siamo stati, siamo e saremo quasi tutti vittime, lo stilema di rimandare parte della trattazione più avanti viene usato ben 33 volte in 145 pagine di testo effettivo, oltre a 20 doverosi rimandi a capitoli precedenti: davvero troppo per i nostri gusti!

Vediamo subito, e NON in altro articolo, le frasi usate per creare suspense:

- Discuteremo più avanti, in altro capitol
o
- Non voglio qui proporre (SUBLIME!)
- Vedremo in seguito
- Come verrà illustrato nel prossimo capitolo
- Ma questo sarà l'argomento del capitolo 12
- Inizieremo dall'ultima e poi risaliremo nel prossimo capitolo fino alla prima (!)
- Infatti, come verrà discusso nel prossimo capitolo
- Come verrà discusso in seguito
- Ma anche di questo parleremo
- Propongo in coda al capitolo
- Che discuterò nel capitolo 10
- Discuterò in un prossimo capitolo
- Di questo e altro discuteremo ancora più avanti
- Riprenderò questo discorso nel prossimo capitolo
- Ma di questo discuteremo più a fondo nei prossimi capitoli
- Ci occuperemo nei prossimi capitoli
- Ma qui sconfiniamo sul terreno del prossimo capitolo, e riprenderemo lì il discorso (…)
- E ne discuteremo nel capitolo 11
- Ma di questo discuterò meglio più avanti
- Si illustrerà poi nel prossimo capitolo
- Ma di questo discuterò più a fondo nel capitolo 12
- Discuterò meglio di questo giudizio nei prossimi capitoli
- Approfondirò meglio questo discorso nel capitolo 11
- Diremo di più nel capitolo successivo
- Ci ritorneremo
- Ci tornerò per illustrare la situazione attuale
- Sulla quale dirò qualcosa in più nel capitolo 12 (bontà sua!)
- Come verrà spiegato meglio nel prossimo capitolo
- Ma questo è un discorso che riprenderemo nell'ultimo capitolo
- Ma questo è un altro discorso, che ci porterebbe lontano. Andrebbe fatto, ma magari in un altro libro. (perla assoluta e autoreferenziale!)
- Ma rinviamo al prossimo capitolo questa discussione
- Ma questo è l'argomento del capitolo successivo
- Ma questo discorso lo riprenderò un po' più avanti (a sei pagine dalla fine!)

Segnalando che a pagina 41 ne abbiamo rilevati addirittura tre, consigliamo vivamente ai cattedratici di esprimere i propri concetti man mano che vengono loro in testa, senza rimandi continui avanti e indietro, a meno che sia un espediente necessario per non annaspare nel proprio fabulare!

M. M. - 2 gennaio 2012

 

 

 


Vai alla pagina
precedente



 

 

 

Torna al sommario
de

"IL GIORNALACCIO"