Devi sapere che...
Questa è una
Rubrica di perfido approfondimento letterario di
Marco Morello
2012
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- Gianni Farinetti: "La verità del serpente" |
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- R. L. Stevenson: "Il signore di Ballantrae" |
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- Isaak Singer: "Gimpel l'idiota" |
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- Irène Némirovsky: "Il vino della solitudine" |
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- Malcolm Lowry: "Sotto il vulcano" |
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- Heinrich Böll: "Croce senza nome" |
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- Piero Soria: "Il topo" |
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- Andrea De Marchi: il vizio endemico dei saggi |
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Noi
amiamo Farinetti, in senso lato s'intende, per tutta la sua produzione
presso Marsilio e Mondadori, fin dai tempi di "Un delitto fatto
in casa" (1996), e anche quest'ultimo "La verità
del serpente" (Marsilio, Venezia, 2011, pp. 300),
ambientato in una Venezia a tratti struggente da Anonimo (ma si
consiglia di leggerlo ascoltando Albinoni), ci conferma della
bontà come giallista dell'autore braidese, che però
questa volta è incappato in una serie di orrori lessicali,
grammaticali e di senso 'da fé strimì', come avrebbe
esclamato la Berta-Due Culi del romanzo. Rimaniamo sempre basiti per come non vi sia, alle spalle di uno scrittore, un editor oculato o almeno un correttore di bozze vecchio stile: con tale ausilio certe insulsaggini si potrebbero facilmente evitare, supponiamo. M.
M. - 16 aprile 2012 |
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M. M. - 11 aprile 2012 |
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M.
M. - 27 marzo 2012 |
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Eh
sì: ci risiamo! L'ennesima proposta adelphiana della scrittrice
russa morta ad Auschwitz, "Il vino della solitudine"
(Milano, 2011, pp.245), presenta ancora una volta l'assiduo uso di
meccanicamente, distrattamente e affini, già notato più
e più volte su queste pagine, in lei e nel diletto Simenon,
quasi gli anni '30 fossero la culla di questi atteggiamenti sovrappensiero
attribuiti ai personaggi. M.
M. - 5 marzo 2012 |
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Avendo
scorso i primi capitoli dell'opera di Malcolm Lowry del '47
in una ristampa dell'euroclub da Feltrinelli 1985, traduzione di Giorgio
Monicelli, siamo rimasti incuriositi dalla seguente particolarità:
quando viene citato il personaggio di Laruelle (= la viuzza, il
vicolo), subito prima o subito dopo l'autore insiste con l'area
semantica relativa alla strada, immaginiamo inconsciamente, ma con
una frequenza degna di nota. M.
M. - 24 gennaio 2012 |
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Nel
primo libro del Premio Nobel 1972 Heinrich Böll "Croce
senza nome" (Milano, Mondadori, 2004, pp. 332),
per la traduzione di Silvia Bortoli dal testo del 1947 pubblicato
postumo nel 2002, abbiamo verificato la presenza di qualche 'pallino'
singolare dell'allora trentenne scrittore: l'area semantica relativa
all'abisso e affini è presente frequentissimamente; il termine
'sperdimento' è usato sei volte; lo stilema ripetitivo di un
vocabolo appare praticamente ad ogni pagina, e a volte fino a cinque
volte per pagina! M.
M. - 16 gennaio 2012 |
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In
effetti il bel tomo inizia proprio così, coi ringraziamenti
dell'Autore a Sara per l'ottimo editing! Venendo
a giorni più recenti, Soria a pag. 94 pare rimpiangere il negozio
Dischi Maschio di piazza Castello: A
pag. 169 i due decrepiti vecchioni contemplano Torino dai Cappuccini
e in lontananza vedono "il gracile grattacielo di Piazza Castello.
Quello più imponente della Lancia."
ma c'è
mai andato Soria lassù? A
pag. 180 il Nostro fa finire Via Vanchiglia all'angolo con corso San
Maurizio e vi colloca il numero civico 2, salvo poi ricredersi e scorgerla
confluire, parallelamente a via Bava, in Piazza Vittorio a pag. 231. Un'imprecisione
boccistica a pag. 170 :"
quel pallino che il dialetto chiamava
'bocìn', vitellino." La lista dei Personaggi ci consegna il nome dell'esorcista come Pare (sic) Francis Caretto, e dunque non ci resta che contorcerci a terra come degli ossessi, ma per le risate! - Una nuova targa a quattro cifre: DP6345FD -
"Pulì il vomito per cancellare ogni tracia di DNA."
ma la traccia 'tracia' per noi era la pista bulgara! M.
M. - 9 gennaio 2012 |
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E'
il rimando di argomenti a successivi capitoli nelle tesi e nei rapporti
tecnico-scientifici, specie se americani o affini. M. M. - 2 gennaio 2012 |
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"IL
GIORNALACCIO"