GIOIELLI da SCOPRIRE

( Libri e NonSoloLibri )


 

Pagina 2012 - 1

Vasile - Puccini - Caramagna - Paganardi - Lucini - Castronuovo

 

Sommario delle altre pagine --(-Clicca il quadratino-)
2013 - 1 Caramagna - Sorrentino - Di Stefano - Caramagna e Gavoli - Porchia - Donskis
2012 - 2 Traversa - Pollastro - Jagher - Baroni - Magrini - Rienzi - Bona - Di Poce - Vacchetta
2012 - 1 Vasile - Puccini - Caramagna - Paganardi - Lucini - Castronuovo
2011 - 2 Calandrone - Magrini - Alaimo - Morpurgo - Sella - G. Garibaldi
2011
Lorandi e Montalto - Morone - Leonardi e Vigliani - Camporesi - Giovannelli - Del Bianco
2010/11 Foglia - Maramotti - Bianchi - Gerardi
2009 - 2 Santamaria - Caramagna - Bertoldo - Frisa - Sblando
2009 - 1 Lazzarini - Mascolo - Pappalardo La Rosa - Mazzacurati - Aciman
2008 - 2 AAVV - Avezza - Baum/Guidi - Amorese - Conte - Cora
2008 - 1 Accattino - Nasi - Di Poce - Lazzarini
2007 Schira - Taylor - Serofilli - De Luca - Mancini
2006 Fuster - Montalto - Bertoldo - Santamariaa
2005 - 2 Motalto - Turco - Marchi - Barcella - Sica
2005 - 1 Brunelli - Marchetti - AA VV - Antolisei/Piacentini - Lazzarini - Morello
2004 Sartorelli - Antolisei - Brunelli





Luciana Vasile

DANZADELSE'

Narrativa - Racconti

Prospettiva Editrice


 

 


DANZADELSE'
Alla consolante esistenza dell'anima

.....L'anima si vive da dentro o la si osserva vivere da fuori. In prima persona o in terza persona: due punti di vista, due ottiche differenti, che dipendono dalla condizione del momento.
.....Nella prima un coinvolgimento totale. Nella seconda l'esigenza di guardare da lontano, prendere le distanze. Cercare di essere più obiettivi e non lasciare tutto il terreno al dilagare delle emozioni.
.....Partire dagli spazi interiori, del tutto istintivi, dell''Infanzia, percorrerli nelle riflessioni della maturità, volando verso un Oltre che li contiene nella realtà dell'agire.
.....Tornare all'essenza del sé in un eterno presente.

Prefazione Reticente
di
Marcello Veneziani

Questa è un'antiprefazione. O se preferite, è una prefazione contro l'autrice. Perché questo libro non ha bisogno di prefazioni, non è concepito come un saggio o un trattato da introdurre, ma è un libro che va letto senza mediazioni, intrusioni d'altri. Ero perciò contrario a scrivere una prefazione e da qui la mia "contrarietà" verso Luciana Vasile che invece ritiene l'opposto. Devo subito dopo confessare che questo è l'unico motivo di ostilità verso le pagine che seguono. Perché poi, non so se con soddisfazione o preoccupazione, per l'autrice e per il prefatore, ho trovato nelle sue riflessioni, nei suoi ricordi, nei suoi giudizi una larga e profonda sintonia.

Chi si aspetta un'opera narrativa, un romanzo, resterà probabilmente deluso. Chi si aspetta un saggio, come già accennavo, non avrà sorte migliore. Perché questo è un libro introspettivo, e vorrei dire quasi introflesso. Forse un non libro, se consideriamo il suo titolo "Danzadelsé": un libro è un balcone che si sporge sui lettori, è una finestra che si apre sul mondo. Queste pagine, invece, sono una specie di diario intcriore che si affaccia appunto nel sé.

Certo, non mancano precedenti, ci sono state estrose variazioni del modello proustiano, ed io stesso, alle volte, ho scritto libri che avevano anche quella chiave di lettura, di un diario intcriore. E forse per questo, Luciana Vasile ha chiesto che io lo presentassi e non si è arresa di fronte alla mia protesta sull'impossibilità di scrivere a questo libro una prefazione. Ho conosciuto Luciano Vasile come scrittrice, l'ho poi incontrata in due tre convegni in cui ero relatore. Ho poi saputo che è la figlia di Turi Vasile, un uomo di valore e di cultura che ho conosciuto. E che ritroverete nelle pagine di questo libro.

Mi limito laconicamente a questo accenno, alludo al libro, come si usa nelle associazioni mafìose. Non ne parlo, omertà. Evito giudizi e lusinghe. Dico solo che è scritto bene e sul filo dell'autenticità, si avverte il percorso verace di un 'anima. Ma mi fermo, non vado oltre. Mi scuso con Luciana Vasile per questa prefazione reticente e con voi lettori per questa intrusione un po' indecente.

 






Davide Puccini

Renato Fucini - Opere

Saggistica

Editrice Le Lettere


 

 


Come Davide Puccini introduce e sostiene Fucini
nella bella edizione de "Le Lettere"

...[...] In particolare, va dato il suo giusto rilievo alla nota biografica, la quale, ben lontana dalle scarse notizie in genere reperibili anche nelle storie più lette della letteratura italiana, racconta la vita del Fucini con grande ricchezza di particolari, spesso desunti dalle lettere dello stesso, ricostruendo l’ambiente familiare, i viaggi, le vicende personali, ma soprattutto, cosa che assai più interessa, il clima culturale ed artistico che gravitò attorno all’autore toscano, il quale conobbe personalità come De Amicis, P. Villari, Benedetto Croce, Lorenzini, Carducci, e frequentò il gruppo dei pittori cosiddetti macchiaioli, come Fattori (e non è un caso che la copertina del libro riproduca del Maestro: “Tombolo. Cavalli in fuga” in omaggio anche alla Maremma toscana che fu sempre cara al Fucini nato nel 1866 a Monterotondo marittimo, nel grossetano), Telemaco Signorini, Antonio Ciseri ed altri.
...La frequentazione dei macchiaioli va tenuta in grande considerazione, poiché ambientazione e classi sociali che furono i soggetti delle tele di questo gruppo di pittori fiorentini sono per lo più gli stessi dei racconti e delle poesie del Fucini, e perfino quel loro dipingere a larghe macchie di colore trova un suo parallelismo nel modo in cui il Fucini tratteggia i suoi personaggi con poche ed efficacissime pennellate.
...Né il Puccini dimentica di tratteggiare la personalità dell’autore, serio e affettuoso osservatore dei tipi umani, costante e fedele nei rapporti amicali, e dotato di un’ironia ora garbata, ora pungente, con la quale cercò di addolcire i molti soprusi della sorte, le spesso difficili condizioni economiche ed il trattamento riservatigli da editori perlopiù poco generosi nel finanziargli le pubblicazioni; ironia che pure caratterizza certi suoi testi, e che serve a salvarlo da un eccesso di pietas nei confronti di certi suoi personaggi-specchio.
...[...] Ma certamente anche il lettore comune, che generalmente tende a trascurare ogni apparato ai testi, non dovrebbe prescindere per una più piena comprensione del Fucini dalla bellissima introduzione di Puccini, il quale, da poeta, difende il poeta Fucini dall’accusa che molti gli muovono di una felicità compositiva, affermando che essa non va confusa con la facilità di versificazione (d’altra parte incompatibile con la gabbia stessa del sonetto, qualora sia adottata questa forma metrica, e dal difficile e vivacissimo mescolamento di narrazione e dialogo) e lo colloca al di sopra del difetto della poesia e della prosa popolaresca di tutti i tempi con il sottolineare l’importanza dell’adozione di un punto di vista interno che gli evita di
“giudicare dall’alto, per quanto con simpatia, la variopinta espressività del popolo”, aggiungendo un apprezzamento sull’omogeneità di temi e toni fra la produzione in versi e in prosa, citando un giudizio dell’autorevole critico Benedetto Croce.
...Dovremmo, infine, tenere conto della raccomandazione del curatore Puccini di leggere a voce alta la poesia del Fucini, figlia di una lunga tradizione orale toscana, che ne restituisce la sonorità, e forse essa andrebbe estesa anche ai racconti, ché lo stesso titolo della più celebre opera “Le veglie di Neri” ci conduce alla tradizione ormai scomparsa di stare riuniti davanti al fuoco, d’inverno, o al desco apparecchiato a casa o sotto le stelle, e passare il tempo ad ascoltare i parenti o i vicini di casa narrare episodi autobiografici o no; ma è così scomparsa quest’abitudine che davvero non si può che leggere con gli occhi udendo la propria voce echeggiare nella mente.
...Per chi volesse saltare a piè pari tutto ciò che precede e segue i testi del Fucini, c’è da dire che in ogni caso egli non rimarrebbe del tutto abbandonato, ché, laddove la comprensione di certi vocaboli risultasse difficile, verrebbe soccorso da accurate noticine apposte a piè del testo stesso e, perciò, di immediata consultazione
...Con questa edizione del Fucini, il curatore Davide Puccini porta a compimento una lunga e proficua fatica, a cui come filologo e critico egli è abbondantemente preparato, avendo già curato altrettanto egregiamente le edizioni di autori d’ogni tempo, da Sacchetti a Sbarbaro, per case editrici di rilievo come l’ Utet e la Garzanti.

.....Franca Alaimo

Altre recensioni:
- Repubblica, 5/2/2012 - "Fucini oltre l'antologia: la scoperta dei sonetti"

- Il Tirreno, 7/4/2012 - "Riecco la Toscana popolare di Fucini: la raccolta di tutti gli scritti restituisce la grandezza poetica"

 

 

 


Fabrizio Caramagna

Linne di seta

Aforismi

Edizioni LietoColle


 

 


Linee di Seta
Gli aforismi di Fabrizio Caramagna

Nota filologica
Alcuni degli aforismi presenti in Linee di seta sono già apparsi su:
- Fabrizio Caramagna, Contagocce, Genesi editrice, Torino, 2009
- Knjievni pregled, rivista quadrimestrale, Alma, Belgrado, 2010
- Naji Naaman, antologia a cura della Foundation Naji Naaman, Jounieh, Libano 2011
- Revue Point Barre, nr. 11-12 2011, Editions Vilaz Metis, Fondation de Malcolm de Chazal, Ile Maurice, 2011
- Aforismul in Italia. Antologia Premiului Torino in Sintesih, Editura Focus, Petro.ani, 2011
- Aforyzmy o dogmatach, antologia a cura di Mieczysaw Kozowski, Miniatura, Cracovia, 2011
- Cuarteto de aforismos, libro d'arte di Fernando Menendez, Gijon, 2011
- Varaciones de tintas, libro d'arte di Fernando Menendez, Gijon, 2012

Fabrizio Caramagna, scrittore e studioso dell'aforisma, nasce a Torino nel 1969. La sua opera aforistica ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti tra cui la menzione d'onore al "Premio Torino in Sintesi 2010", il premio "Zlatni Krug 2010" a Belgrado e
la menzione d'onore al premio "Naji Naaman 2011" (Jawâ’iz Naji Naaman al-Adabîyya) in Libano.
I suoi aforismi sono apparsi su diverse riviste e antologie e sono stati tradotti in francese, spagnolo, serbo, sloveno,
rumeno, polacco e arabo.
E' fondatore del blog Aforistica/mente ed è uno dei soci fondatori della Associazione Italiana per l'Aforisma.
Ha pubblicato Contagocce - aforismi (Genesi, 2009) e ha curato il libro di aforismi Oasi di sabbia dello scrittore rumeno Valeriu Butulescu (Genesi 2011) e l'antologia Aforismul în Italia – Antologia Premiului “Torino in Sintesi” - L’aforisma in Italia – Antologia dal Premio “Torino in Sintesi (Focus editura, 2011).
Attualmente sta curando la pubblicazione in Italia dell'antologia dell'aforisma serbo contemporaneo.

 

 

 

 


Alessandra Paganardi

BREVIARIO

Aforismi

Edizioni Joker


 


BREVIARIO
Centodiciotto aforismi inediti di Alessandra Paganardi


[...] Già in "Microeconomia della vita interiore", la prima delle cinque parti in cui è suddivisa la silloge, s'incontra la convinta, audace assertività di Alessandra Paganardi che, con uno stile più sentenziale che massimatorio, senza tentennamenti fa notare che "Se ti togli la vita la svenderai a chi ti vuol male"; che "Saggezza è aspettare il dovuto senza esigerlo"; che "Gli innamorati investono al buio su un progetto ad alto rischio". E aggiunge ancora, a riprova della sua acuta e disincantata categoricità, che "La vita è un contratto unilaterale, a termine e non rinnovabile". Un tale sicurezza nell'asserire - attenzione - non vuol essere affatto sintomo di protervia o di radicalismo: asseconda semplicemente il più antico e classico schema letterario dell'aforisma, che poco ama l'espressione di opinioni soggettive e che di gran lunga preferisce escludere i titubanti "credo che…", "a parer mio…", "è mia opinione che… ", passibili di dare spazio ad un estenuante contraddittorio che per nulla s'intona al tono tranciante della 'sententia', del "dictum" e, meno che mai, al principio ineludibile di concisione della "forma breve".

Si addolcisce e sfuma in un amalgama di più tenui colori, il "Breviario", nel capitolo dedicato a "Il Tempo, la poesia". Qui, pur senza venir meno al rigore classico, pare che l'Autrice voglia osservare i suoi simili ed il mondo che la circonda con maggior compassione e partecipazione. Infatti, quando sostiene che "La biografia di un artista non spiega la sua opera; rammenta la sua fragilità", lascia trasparire la sua comprensiva apertura verso ogni antropico cedimento: così come quando afferma che "Da giovani il tempo ripara i nostri danni; da vecchi il tempo danneggia i nostri restauri" e che "Il tramonto è un'aurora che ha portato il peso del giorno", infonde nella condizione del 'divinamente umano', un alito di delicato, poetico rispetto.
Sotto la voce "Genitori e figli", poi, Alessandra Paganardi è quanto mai efficace nell'identificarsi vuoi con gli uni, vuoi con gli altri, esaminando le ragioni di entrambi da un angolo visuale di rara maturità (I genitori debbono ai figli una promessa volontaria; i figli ai genitori un sogno inconsapevole). Rimanendo capace, però, di conservare la modestia vivace e fresca di chi ancora può accorgersi che "Imparare dai giovani è un salutare correttivo alla superbia della maturità".

Giungendo a "L'altra saggezza", si svela al meglio un'altra connotazione del massimare dell'Autrice, quella che sposta l'aforisma sentenziale verso intermezzi dove è l'ironia, il discreto 'sense of humor' a sottrarre solennità all'asserto ("Il masochista è colui che, a proposito del dolore, riesce a fare di necessità virtù." / "Rifarsi una vita: rifare il manzo vivo a partire dallo spezzatino" / "Chi l'aspetta, la fa"). Sono, questi aforismi arguti, gocce di levità che mitigano la secca ruvidezza del vero, provvidenziali quando l'aforisma evidenzia una realtà troppo impietosa.

Ed è davvero brava, la nostra Autrice, a stillare 'ad hoc' queste gocce; brava come dimostra d'essere nell'ultima parte della sua silloge, quella dedicata ai "Brevetti". Qui trionfa la definizione, la pura e semplice illustrazione del significato di un termine che però, negli aforismi in causa, così semplice non lo è affatto. All'interno di ciascun asserto alberga, infatti, uno spirito deduttivo troppo insolito, troppo attento perché lo si possa immaginare studiato a tavolino. Una tale varietà di ulteriori, più ricchi significati rispetto al senso corrente di ogni termine contemplato, non può che nascere da uno speciale talento nel vedere ciò che si guarda, nel razionalizzare ciò che s'intuisce. E alludo proprio a quel talento che, se coniugato ad uno stile letterario di precisione impeccabile e di grande accuratezza fa, assieme al dono dell'estrema sintesi, del redattore uno scrittore e, dello scrittore, un aforista a tutto tondo.

Alessandra Paganardi, insomma, in questo suo diversificato e mai banale "Breviario", sa raggiunge brillantemente, senza sforzo, un duplice obiettivo: sfrondare l'aforisma dai mille inquinamenti subiti con il diffondersi spesso sconsiderato ed improprio del 'genere', senza mai affaticare o tediare il lettore. Ad una pubblicazione aforistica d'esordio, che comunque tale non pare, cosa si può chiedere di più?

Anna Antolisei


 

 

 

 


Gianmario Lucini

Monologo del dittatore

Poesia

Edizioni CFR


 


[…] Se (doverosamente) si vuole la pace, occorre anzi tutto rovesciare le priorità della politica e dell'economia, ponendo finalmente al centro le persone, le popolazioni (e gli altri esseri viventi); investendo sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli; promuovendo una effettiva politica di giustizia; impegnandosi a difendere e gestire correttamente i (tutt'altro che illimitati) beni comuni globali di cui (ancora) disponiamo, beni come l'aria, l'acqua, l'energia, la terra. Ma prima e sopra tutto - se è vero che "non esistono 'grandi guerre' ma solo il disonore dell'uomo che diventa un bruto" (G.D. Mazzocato) - occorre ripudiarle a tutti i livelli, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, tagliare le spese militari, contrastare i traffici e il commercio delle armi, riconvertire l'industria bellica.

Istanze fondamentali quanto ineludibili. E percorrono con l'urgenza della necessità questa nuova silloge di Gianmario Lucini, da sempre postato in prima linea nel praticare sostenere diffondere un nobile (onesto) sentire e agire.

Tutto l'orrore delle battaglie: il clangore delle armi, i corruschi barbagli, le urla furiose dei combattenti, il frastuono dei carri, il nitrire disperato dei cavalli madidi di schiuma, il suolo intriso di fumante cruore. E ancora: la violenza inaudita delle stragi o l'insoffribile logoramento delle trincee; le efferate distruzioni o le sterminate devastazioni prodotte da cannoni e bombe; l'abominio dei campi di concentramento o le vessazioni della prigionia: questo e altro ancora si affolla in versi densi e poderosi, dai quali risuona fiera (e ferma) la condanna nei riguardi delle infinite migliaia di responsabili del passato e del presente.

Letizia Lanza

 

 

 


Antonio Castronuovo

Emil Michel Cioran

Saggistica

Edizioni Liguori (2010)


 


Emil Michel Cioran, di Antonio Castronuovo
Un saggio da ricordare

Il saggio di Antonio Castronuovo su E. M. Cioran è, per certi aspetti, simile allo stesso Cioran.
Così come il grande moralista rumeno è stato in bilico tra convinzioni e nichilismo, tra cultura e anti-cultura, tra fede e disillusione totale; allo stesso modo questo libro è in bilico tra divulgazione e approfondimento, tra biografia e analisi del pensiero, tra elogio appassionato e severo smascheramento.
Nella primissima parte del libro si fa chiarezza sulla natura dell'oggetto preso in esame.
Cioran è un moralista e Castronuovo, che fortunatamente ha voluto scrivere un libro leggibile per tutti, anche per chi non conosce affatto Cioran, inizia come la vecchia scuola insegna: vocabolario alla mano, si parte dalla definizione.
Viene quindi brevemente spiegato cosa sia e cosa non sia oggi un moralista.

Confesso che leggendo questa parte ho pensato, in un primo momento, di sottolineare le frasi più importanti, ma dopo poche righe ho capito che sarebbe stato inutile sottolineare tutto il testo!
Devo anche ammettere (non me ne voglia l'autore), che per apprezzare appieno questa introduzione-definizione è senz'altro preferibile aver "digerito" per bene Friedrich Nietzsche, ma non rappresenta certo una condizione necessaria.
Nelle parti successive si sceglie come metodo quello di basarsi sugli aforismi e sulle "schegge" del Cioran-pensiero, per tracciare un quadro generale ma completo.

Si rifiuta quindi, giustamente, lo schematismo e si preferisce saltare tra argomenti apparentemente lontani (la Lingua Francese, l'insonnia, la Storia, la Creazione, il Fascismo, Jean-Paul Sartre, lo Gnosticismo, per citarne alcuni), ma in realtà strettamente collegati, in modo da creare un tessuto non privo di contraddizioni, ma perfettamente aderente alla reale figura di Emil Cioran.

Ogni gnostico, si sa, disprezza il mondo e lo vede come un goffo e orribile aborto, ma ogni gnostico ha anche il suo Pleroma: la sua idea di Dio, di Perfezione e di Pienezza ben più alta e sublime di quella che scaturisce da altre rivelazioni.
E' quindi a queste antichissime tradizioni che si può legare il pensiero di Cioran; esso è lontano affine di quel pensiero sotterraneo e latente che proprio per queste caratteristiche si pone e si è sempre posto al di sopra di tutti gli eventi storici e di tutte le "mode religiose" (che pure interessarono Cioran, che si espresse sul confronto paganesimo-cristianesimo).

Questo saggio rappresenta certamente un grande dono che l'autore ci fa, poiché solo chi ha studiato per anni e con passione un autore può azzardare un esperimento del genere, uscendone vincitore.
Il dono che ci è fatto consiste nel poter assaporare con facilità e piacere quella conquista che ad Antonio Castronuovo è certamente costata anche molta fatica.

Questo libro, breve e pregno, indaga e racconta con sincerità, con oggettività, lasciando trapelare ogni tanto la passione che lega l'autore a Cioran. Un saggio scientifico e appassionato al tempo stesso, generale e intimo, triste e ironico, contraddittorio e quindi vero, come Emil Cioran.

Paolo Bianchi

Marzo 2012

 

 

 

 

Torna alla homepage