GIOIELLI da SCOPRIRE

( Libri e NonSoloLibri )


 

 

Sommario delle altre pagine --(-Clicca il quadratino-)
2013 - 1 Caramagna - Sorrentino - Di Stefano - Caramagna e Gavoli - Porchia - Donskis
2012 - 2 Traversa - Pollastro - Jagher - Baroni - Magrini - Rienzi - Bona - Di Poce - Vacchetta
2012 - 1 Vasile - Puccini - Caramagna - Paganardi - Lucini - Castronuovo
2011 - 2 Calandrone - Magrini - Alaimo - Morpurgo - Sella - G. Garibaldi
2011
Lorandi e Montalto - Morone - Leonardi e Vigliani - Camporesi - Giovannelli - Del Bianco
2010/11 Foglia - Maramotti - Bianchi - Gerardi
2009 - 2 Santamaria - Caramagna - Bertoldo - Frisa - Sblando
2009 - 1 Lazzarini - Mascolo - Pappalardo La Rosa - Mazzacurati - Aciman
2008 - 2 AAVV - Avezza - Baum/Guidi - Amorese - Conte - Cora
2008 - 1 Accattino - Nasi - Di Poce - Lazzarini
2007 Schira - Taylor - Serofilli - De Luca - Mancini
2006 Fuster - Montalto - Bertoldo - Santamariaa
2005 - 2 Motalto - Turco - Marchi - Barcella - Sica
2005 - 1 Brunelli - Marchetti - AA VV - Antolisei/Piacentini - Lazzarini - Morello
2004 Sartorelli - Antolisei - Brunelli

 

 

 


Adriano Accattino

L'ombra di un'Ala

Poesia

Mimesis
Hebenon

 

 


Trenodia per il padre
Una nota sulla raccolta poetica di Adriano Accattino 'L'ombra di un'ala'

"Dei miliardi di persone che vivono sulla terra, nessuna è identica all'altra, ma ognuna è capace di assumere una varietà innumerevole di atteggiamenti e di intraprendere una molteplicità di iniziative, purché sia incoraggiata o semplicemente lasciata libera. Immaginate che sterminato patrimonio di possibilità è messo a disposizione della convivenza. Ma di fronte a questo oceano di possibilità quasi tutti gli uomini si sono spaventati e ritratti … In quel punto l'umanità si è divisa: da una parte solo pochi continuano a ripetere che il ricchissimo esprimersi di possibilità è prodigioso, in quanto le azioni si contemperano in un risultato armonioso … Ma costoro parlano ai sordi, mentre si è esteso l'emisfero dell'ordine e dell'organizzazione (pianificati), che ovunque prevale e sommerge..." Adriano Accattino, L'ordine spontaneo, pg 128.

In questa breve citazione c'è molto più che la sintesi del pensiero di quel poligrafo e umanistico agitatore di problemi che è Adriano Accattino. C'è innazitutto il retroterra culturale olivettiano dal quale il suo pensiero sorge, e del quale nella presente Ivrea, ormai remotissima da quella olivettiana, egli si erge come il tenace continuatore del progetto olivettiano di un dialogo aperto a una coralità di voci, e soprattutto se dissonanti, perché solo da una polifonia dissonante si può svolgere un vero progetto di cultura aperta: capace di realizzare quella massima attenzione per il diverso e l'opposto, ascoltarne le ragioni. La qual cosa non significa poi accoglierle, ma in ogni caso stabilire le vere distanze e non fondare le possibili opposizioni su modelli fantastici, e di poi socialmente fanatiche, come invece quasi sempre accade nei contrasti tra popoli, dottrine, religioni, fazioni, metafisiche.

Adriano Accattino oltre che fertile autore in una serie di saggi che si dislocano nel complesso terreno di confine tra arte metafisica e politica, e promotore di una felice serie di convegni interculturali a tema, - tra i quali vogliamo solo ricordare l'ultimo sui rapporti tra la specie umana e le altre specie animali - ha concretamente posto al centro della sua articolata ricerca una istituzione: il 'Museo della Carale' in Ivrea, dove si incontrano, ormai da oltre un decennio, le più diverse correnti dell'arte figurativa e le diverse forme di scrittura e ipotesi di progetto metafisico, come tra l'altro si coglie da un suo testo di documentazione in margine al museo della Carale "L'improvvisazione in pittura".

Questa, delineata, per sommi capi, la complessa figura dell'Adriano Accattino operatore culturale, senza dare, a premessa, un abbozzo della cui attività, diventa in parte impenetrabile individuare il senso della sua meditata avventura interiore affiorata in forma di silloge poetica intorno alla morte del padre: 'Adriano Accattino, L'ombra di un'ala, trenodia per Carlo Accattino,
pp103, ed. Mimesis, euro 13.'

La poesia è la forma questa volta trascelta dall'autore, nel quadro della sua scrittura, a comunicare la forma propria di un'espereinza universale: l'acquisizione della coscienza della morte, che in concreto raggiunge ogni singola soggettività con particolare forza attraverso la morte di un genitore, aprendo nella spazio della ragione voce al dubbio sugli insegnamenti mitici del dettato religioso circa un divenire nell'immortalità. Un dubbio che risale dalle ombre del mondo protostorico, per noi occidentali del mondo omerico, dove il culto degli antenati e degli eroi procedeva da e realizzava la convinzione dogmatica che vi fosse vita oltre la morte soltanto fin quando la comunità tratteneva in sé il ricordo dei trapassati, lo celebrava e lo riconsegnava al presente, e per esso a disegnarsi una forma di futuro.

Nel sottotitolo della raccolta 'trenodia per Carlo Accattino' prende forma, ritorna questa suggestione pre-cristiana del ricordo che riconsegna alla vita i morti, e che il critianesimo poi finisce per confermare, ma attraverso una soppressione e una traduzione: la soppressione della comunità storica concreta come luogo di un combattimento per la vita oltre la morte, per edificare uno spazio simbolico di eternificazione entro una sezione della comunità storica: quell'istituzione religiosa che soltanto salva e la lontananza dalla quale irrimediabilmente perde, ma non, come nella dogmatica omerica, negli spazi dell'oblio, bensì in quelli di una eterna sofferenza, inevitabile, secondo la traduzione escatologica nella dogmatica cristiana, per chi identifica sé stesso con il suo presente storico, non lo vive come una effimera suggestione transitoria. Dio è il Solo Eterno, e l'eternificazione passa per la perdita del singolo ego nel solo Grande Ego Divino, per un ben preciso percorso teologico-rituale, ma il cui smarrimento incomincia nell'occidente cristiano con il percorso dantesco.
E come un residuo dell'universo trascendente cristiano distrutto, un suono di nostalgica musica tra le sue rovine, sorge la 'trenodia per il padre' di Adriano Accattino, che, in un affiorante neopaganesimo, avvia un dialogo con la morte per la mediazione a un tempo angosciosa e rassicurante del genitore, assunto come figura di una possibile rinascita: 'Sei nell'aria padre, / per farmiti sentire?/ Nei rumori?/ Sei nell'ombre del noce/ che piantasti? Nella/ camera intatta?/ Nella mia mente certo/ di continuo. Ti penso/ come se non fossi morto./ Non mi sono ancora/ accorto che sei morto./ Non mi sono fermato/ a pesare lo spavento./ Come farò quando/ questa scottatura/ prenderà a bruciare?'

Un dialogo segreto universale ci raggiunge per il colloquio interiore privato del poeta con il proprio io sull'evento catartico, che nel canto si svolge, nel suo procedere attraverso lo smembramento dell'io interiore, per la mediazione dell'immagine del padre: 'In molti volti si cambiò/ il tuo volto attraverso/ diversi passaggi,/ come per una lunga/ strada percorsa./ Mi guardasti quando ti riprendesti,/ coll'identico sorriso/ con cui mi guardi/ oggi dalle foto.'
La trenodia elegiaca si svolge per immagini che cercano, per la sempre insoddisfacente mediazione del quotidiano quando cerca intorno all'inesplicabile, come balza da questa terzina: 'Ti sei staccato precipitosamente/ da noi, come se t'avessimo fatto/ un torto irreparabile.
', in ragione di un'assenza miticoteologica a dare rendiconto alla ragione del fatto, una assenza dalla quale sorgono contaminazioni angosciose nella vita attiva, come si delinea nelle due seguenti quartine: 'Tutto prosegue immutato:/ non può il tempo aver slegato/ i giorni che non mi sembra/ d'aver vissuto:/ è stato o non è stato?/ Il mio cuore è sereno,/ nulla dunque è capitato;/ soltanto ho sognato/ e sto sognando: presto/ mi sveglierà la tua voce'.

Con acuta ed elegante intuizione poetico-metafisica Adriano Accattino penetra il nucleo resistente della vita davanti alla morte: la coscienza dell'impossibilità della morte di esistere nello spazio della vita, anche se il fenomeno fisico morte esiste con la forza ingombrante che ogni coscienza vivente segretamente conosce: fino all'angoscia di una negazione necessaria e impossibile, a combattere con la quale, sorge il sogno: necessario di ogni coscienza davanti alla morte, che efficacemente il poeta sintetizza nel: 'mi sveglierà la tua voce'. È così che nella scrittura, con uno scarto emblematizzabile nella scacchistica mossa del cavallo, la coscienza si apre al tempo dell'attesa, che nel racconto di Accattino prende la forma: del combattimento dentro il tempo reinstaurato: 'È trascorso un mese: la distanza/ si accresce, come se allora/ tu fossi salito su un treno/ che continua ad allontanarsi./ Da quel giorno attendo/ lo strazio: ma nulla,/ come se una plumbea insensibilità/ avesse foderato il cuore./ Sarà l'istinto di sopravvivenza/ che anestetizza la ferita,/ ma questa assenza di dolore/ mi mortifica più del dolore.' E in perfetta continuità, a penetrare questo vuoto crudele: la forma più tragica e dura di dolore spirituale, dove già preme molto più che l'ombra della follia, la coscienza avverte l'intollerabile tragica divoratrice eschilea che aggredisce la vita nella sua radice profonda. Qui, dove nel tempo della storia, le varie civiltà hanno cercato di comporre e trasformare l'angoscia del nulla con il pianto rituale e i riti della sepoltura e i miti della salvazione, il poeta annota: '… Soffro soprattutto di non soffrire.', qui portandoci nel cuore della sua trenodia, che si disloca dove lo spirito laico lotta con una assenza, vi cerca un segno che indichi, alluda, anche se la ragione sa che resterà indecifrato, di più sarà creato a trasformare una fuga in metavittoria.

La ricerca di questo segno focalizza il senso della trenodia nella sua parte finale, dislocata nel sogno. È certamente la parte più suggestiva di una raccolta che indica nella direzione dell'enigma fondante il destino umano: il luogo della frattura con il suo grembo naturale originario, che si agita in ognuno di noi, e per il quale la ragione non avrà mai risposta che non sia al di fuori della ragione, come appunto la chiusa del poemetto di Adriano Accattino, dove il verso e il ritmo attingono al largo lento della prosa in una suggestione di metamorfosi, dove la teologia ovidiana si intride nella disperazione del Kafka del Castello: 'Sapevo che non era morto ma stava soltanto da qualche parte. Si presentò dietro il vetro della porta, leggermente ingrassato. La stanza dove stavamo era più bassa di quattro o cinque scalini. C'erano con me mia sorella Rita, Iucci, figlia di Ginota, e poi Anna, figlia di Maria. Stavamo aspettando e lui scese. Gli andai incontro e lo strinsi a un braccio. Lui disse: - Tra qualche giorno dovrò partire di nuovo. -. E io gli dissi: - Resta ancora perché abbiamo bisogno di te. - E piangevo.'

Il ricordo, per la mediazione del sogno, ha ritrovato l'umano nel disumano, attraverso una complessa trasmutazione linguistica voluta tenacemente dal poeta, e percorsa con estrema coscienza della parola, lungo quella faglia profonda e insidiosa da dove sono sorte tutte le grandi esperienze religioso-mitiche circa l'immortalità, tentazione in apparizione e posta anche del complesso esercizio della trenodia poetica di Adriano Accattino, tra disperazione della ragione e consolazione della parola come racconto, nell'età adulta, ribadisce la trenodia, anche e ben più necessaria delle fiabe nell'infanzia. E questa lezione di fede nel canto della Musa è la non minor lezione de: 'L'ombra di un'ala'.

P. F.

 



 

 


Allegra Nasi

Il Segreto dei
Vanderloo

Narrativa per ragazzi

Sovera Edizioni

 

 


" IL SEGRETO DEI VANDERLOO "

Un viaggio letterario di M. G. Casagrande nel "fantasy" attraverso le avventure di Alina

Premessa

Nella lingua Inglese esistono diversi termini che trasmettono il senso della parola 'viaggio', ciascuno con sfumature diverse: journey sta ad indicare un movimento da o verso un luogo che viene visitato, di solito ad una certa distanza dal punto di partenza; travel indica un movimento da un luogo ad un altro, senza necessariamente presupporre una destinazione stabilita; voyage usato nel caso di lunghi viaggi per mare; trip utilizzato per indicare un viaggio di breve durata.
Tralasciando gli altri termini e concentrando invece la nostra attenzione sull'etimologia dei primi due ci troveremo in campi semantici completamente diversi: Journey attraverso il francese journée, "un giorno di viaggio" si fa risalire al latino diurnus, "giornaliero, che dura un solo giorno"; Travel attraverso il francese travailler "lavorare duramente, faticare", rimanda al latino trepalium un antico strumento di tortura.
Anche se oggi i due termini sono interscambiabili, la loro etimologia ci suggerisce una differenza essenziale: da una parte, journey, un viaggio prestabilito, fisso, limitato nel tempo e nello spazio, che ha uno scopo, conduce ad una meta ben precisa e favorisce una crescita spirituale del viaggiatore; dall'altra, travel, un viaggio oscuro, faticoso, erratico, stancante, compiuto per dovere o per caso.

Il viaggio dunque è da sempre un'ottima 'macchina' narrativa, che muovendo il protagonista in luoghi diversi suscita nel lettore un forte senso di spaesamento, consentendo d'altro canto all'autore di mettere a dura prova l'identità dell'eroe con la richiesta d'imprese impossibili la cui realizzazione consacrerà la sua crescita spirituale.
Ed è proprio il tema del viaggio e della sua quest ad aleggiare su questa prima 'passeggiata letteraria' di Allegra Nasi nel Fantastico. Un genere la cui natura ci pone di fronte a delle domande ben precise: veniamo trascinati in un mondo che è a tutti gli effetti il nostro ma in cui accadono avvenimenti inspiegabili con i soli strumenti a nostra disposizione, e ci vien chiesto di scegliere SE si tratti di un'illusione o SE l'avvenimento sia realmente accaduto. Il Fantastico occupa esattamente il lasso di tempo di quest'incertezza dandoci l'opportunità di abbandonare per un attimo le nostre terrene certezze per lasciarci trasportare dal vento caldo dello stupore e poter quindi vivere un'avventura a trecentosessanta gradi in cui poter spaziare con lo sguardo su ampie vallate, fiumi tumultuosi e boschi incantati.

Sin dalle prime pagine del racconto il lettore si sente trasportato nell'atmosfera magica dello Stato Sospeso la cui descrizione - resa con paesaggi dipinti a forti tinte in cui i prati sono d'un erba verdissima, punteggiati qua e là con bacche rosso fuoco, e circondati da mari che assumono tonalità infinite - contrasta fortemente con l'immagine del Regno del Male raffigurata come terra inospitale ricoperta da geyser che sputano fumo permeando l'aria tutta di zolfo.
Per cui se da un lato abbiamo il palazzo reale di Luminia, dimora del valoroso Imperatore Aràmagus l'ubbidiente moglie Arvilla e la piccola Alina, le cui doti soprannaturali ne fanno l'eroina e vera protagonista del racconto; dall'altro abbiamo l'inquietante antro del malvagio Fugil - dominatore del Buio - che servendosi dei terribili Rapador, pipistrelli giganti dai grandi occhi gialli, tenta con ogni mezzo d'impadronirsi dell'Oro dei Saggi il cui segreto contenuto in un libro, consente di raggiungere la Suprema Saggezza.

In questo modo veniamo direttamente catapultati nell'intreccio del racconto che ricalca il tipico plot dei racconti di fate in cui viene di solito presentata una situazione familiare apparentemente tranquilla all'interno della quale però si verificano degli eventi che inaspettatamente scatenano il caos. E non è mai così importante ciò che accade ma piuttosto le conseguenze che ne derivano che portano sempre ed inevitabilmente alla partenza del protagonista che inizia quindi il suo viaggio, nello spazio e nel tempo, allo scopo di riportare nel regno l'ordine iniziale.
E quindi anche in questo racconto si fa strada l'imprevisto che permette al Male d'insinuarsi nella quiete della dimora reale grazie alla sete di potere dello scaltro Fugil il quale, ben sapendo di poter far leva sui sentimenti del saggio Aràmagus, ne rapisce la moglie Arvilla costringendolo incautamente a partire per cercare di salvarla ma rimanendo egli stesso prigioniero ed involontario artefice di un circolo vizioso che porterà anche la piccola Alina a mettersi in viaggio nel tentativo di ritrovare entrambi.
Ed ecco quindi far capolino fra le righe del testo il momento culminante del racconto che vede l'ignaro lettore posto di fronte a questa 'crepa nella crepa' - situazione ottimale che permette all'autrice di presentare il vero tema portante del racconto: le imprese impossibili.
La quest che nei racconti Fantastici viene di solito proposta all'eroe è quasi sempre al di sopra delle sue possibilità - condizione questa necessaria al suo faticoso cammino verso il raggiungimento dell'età adulta - e ben rappresenta la rivisitazione dei passati riti d'iniziazione largamente diffusi fra i giovani con il sopraggiungere della pubertà, la cui raggiunta maturità ne celebrava l'accresciuto livello spirituale.

Per cui all'eroe vien chiesto di sostenere un primo esame che consiste generalmente nel dover passare 'dall'altra parte' tramite l'attraversamento di un muro o di una porta invisibile, operazione questa che richiede cieca fiducia nei propri istinti, anche se naturalmente l'eroe viene fin da subito 'equipaggiato' con tutta una serie di aiutanti buoni che lo scortano in questo suo viaggio alla ricerca di se stesso.
Anche Alina ovviamente rientra in questa categoria ed il fatto che il racconto proponga un personaggio femminile alle prese con una quest è molto significativo. Le donne infatti, da sempre considerate fisicamente deboli ed intellettualmente inferiori, avevano come unico privilegio il riconoscimento legato alla funzione procreatrice per cui agli uomini spettava l'attività pubblica, mentre alle donne non rimaneva che restare isolate all'interno; e questa interiorità ben rappresentava l'essenziale funzione femminile che era sì la procreazione, ma anche il governo dei segreti più misteriosi della vita, relativi alla nascita ed alla morte, per cui l'interno della casa era a tutti gli effetti la metafora del corpo femminile.
Arvilla - la sposa di Aràmagus - rientra perfettamente in questa descrizione, di lei infatti ci vien detto poco o nulla riguardo al suo passato, ma traspare chiaramente dal suo modo di essere il suo timore profondo di non meritare quel tipo di vita accanto all'Imperatore, ed il suo aspettarsi che da un momento all'altro qualcosa o qualcuno possa insinuarsi nella loro felicità per farle in qualche modo pagare il prezzo di tutta quella serenità.

Tutto questo lo si nota chiaramente quando ci vien data la descrizione del suo rapimento: Arvilla avverte da subito la presenza del Male che si avvicina, e vede perfettamente il pavimento aprirsi sotto di lei per inghiottirla nel nulla, ma non oppone alcuna resistenza, non tenta di fuggire nè combatte come invece farà Aràmagus quando sarà a sua volta risucchiato dalle piante. Lei si lascia semplicemente catturare senza lanciare neppure un grido di dolore, convinta com'è che quella sia la sua giusta punizione.
Alina è il suo esatto alter-ego: innanzitutto perchè essendo innocente incarna perfettamente la figura dell'eroe dotato di bontà, coraggio e con un breve passato alle spalle, in quanto ancora bambina e quindi libera da ogni preconcetto.
In lei traspare la figura di Galaad, personaggio profondamente puro la cui grazia e verginità dell'anima lo rendono l'unico in grado di contemplare il Graal. Ed infatti sarà proprio Alina la designata ad accedere all'Oro dei Saggi che le consentirà di raggiungere la suprema saggezza, e sarà quindi lei l'erede di questo segreto da sempre custodito dai leggendari Vanderloo, il cui unico ed ultimo rappresentante - l'abile guerriero Rodrigo - è stato trasformato in un innocuo cagnolino tramite un incantesimo operato da Iron, padre di Fugil. Incantesimo che neppure il mago Baldezaar - figura magica dai lunghi capelli argentati che molto ricorda i tratti del Mago Merlino - è mai riuscito a spezzare.

Ma sarà comunque grazie alla presenza costante di questi personaggi che accompagnano Alina in questo suo viaggio della conoscenza e della crescita spirituale, nonché per merito del loro faticoso lavoro di accrescimento delle doti che lei già possiede - in quanto Alina è già in grado di sentire la voce - che quest'impresa impossibile giungerà al termine con la liberazione di Aràmagus e di sua moglie Arvilla proprio ad opera della stessa Alina.
Durante questo lungo viaggio compiuto attraversando tutto il Regno un po' in groppa al fidato Varadi - una sorta di drago buono - un pò trasportati da un traghetto artigianalmente costruito sul momento, Alina incontra tutta una serie di buffi personaggi la cui identità sconfina nel mondo animale, mostrandoci quindi tutto un ventaglio di esseri che parlano strani dialetti o che cantano in rima, alleggerendo il testo con infiniti dettagli di comicità e riportando alla nostra mente gli strani protagonisti delle Star Wars o andando ancora più a ritroso nel tempo, gli svariati popoli incontrati da Gulliver nei suoi viaggi.
E tutti i personaggi che Alina ed i suoi amici incontrano lungo il loro faticoso cammino, diventano a loro volta degli aiutanti buoni che guidano e proteggono la protagonista facendola prevalere sul nemico. Sia uomini che animali possiedono strani poteri, tutto è presagio, ma il racconto raggiunge veramente l'acme quando 'il mezzo fatato' giunge nelle mani dell'eroe: da quel momento si può già prevedere la fine, e ravvisare nel protagonista quel suo procedere fiducioso verso la meta.
L'oggetto fatato che Alina riceve in dono è un pesciolino blu intagliato nel legno che le vien dato dal Re Portenipo, Imperatore della Contea dei Laghi - nella fattispecie animale: un'aragosta...Non appena Alina indossa questo ciondolo subito avverte la pace e la forza impossessarsi di lei, e sarà proprio grazie a questo pesciolino blu - l'unico oggetto dotato di poteri straordinari contro i quali Fugil è totalmente impotente - che Alina riuscirà a sconfiggere il Malvagio che alla vista del ciondolo si scioglierà, liquefandosi in una pozza scura.

Tutti i personaggi che accompagnano Alina in questo viaggio di ricerca/liberazione, subiscono a loro volta delle trasformazioni in quanto anch'essi investiti dal mistero profondo della scoperta dell'anima, e a ben guardarli sembra di scorgere in loro la stessa camminata strampalata dei protagonisti del Mago di Oz lungo la strada di mattoni gialli che li condurrà alla Città di Smeraldo.
L'esempio più eclatante di metamorfosi sarà proprio quello di Rodrigo - l'ultimo rappresentante della stirpe dei Vanderloo - che in seguito alla morte di Fugil risorgerà a nuova vita spezzando il suo crudele incantesimo e riassumendo le sembianze umane di un corpo possente e muscoloso, con grandi occhi neri e lunghi capelli scuri ravvivati da un ciuffo verde smeraldo.

Sulla sponda opposta troviamo Fugil che incarnando il Male assoluto è chiaramente il protagonista 'in negativo' del racconto. In lui tutto è malvagio, a partire dall'aspetto e dal luogo in cui vive, e costretto com'è nel suo ruolo maligno rappresenta l'angelo caduto senza possibilità di redenzione, la cui brama di potere lo porterà all'autodistruzione.
Alina in questo senso funge da deus ex machina la cui purezza ed innocenza riesce da sola a distruggere il Male riportando la serenità di partenza e raccogliendo quindi quel testimone che Rodrigo ha così gelosamente custodito per lei - in qualità di predestinata - affinchè la Suprema Saggezza non vada perduta ed il Reame ritorni agli antichi splendori.
Nel racconto si coglie questo senso della vita vista come una sorta di pellegrinaggio al termine del quale l'uomo riesce infine a giungere alla riscoperta di se stesso, ed in grazia di quest'avvenuta trasmutazione sarà quindi in grado di modificare il suo relazionarsi con il resto dell'umanità.
Così come l'alchimista 'insegna' al piombo che è oro, il viaggio/pellegrinaggio permette all'uomo di guardare dentro la propria anima e di comprendere come egli sia in possesso dell'impronta divina, base stessa della trasmutazione del proprio essere.
La storia si conclude con quest'immagine di comunanza di popoli in cui "esseri immensi e minuscoli, esseri umani e creature che di umano non avevano quasi nulla..." festeggiano insieme la ritrovata felicità e l'inizio di una nuova vita per sempre affrancata dal Male grazie al coraggio, l'amore e la fedeltà al Bene.

Ma è altresì presente in questo racconto un elemento assolutamente innovativo, che consiste nel totale sconvolgimento dei ruoli tradizionali che vedevano gli adulti costretti a intraprendere lunghi viaggi ed imprese difficili nell'intento di salvare i propri figli dalle grinfie di personaggi malvagi.
Questa storia invece, costruita esattamente all'incontrario, vede Alina - la donna nuova - nei panni di colei che ancora bambina e con le scarpe infangate parte alla ricerca dei propri genitori per giungere infine nel covo del Male nelle vesti di una ragazza ormai cosciente del proprio ruolo futuro.
L'universo femminile da sempre visto come minaccia alla realizzazione eroica maschile, viene qui totalmente ribaltato e consacrato alla vittoria sul Buio nonchè alla rinascita di coloro che pur possedendo straordinari poteri, erano rimasti imprigionati in ruoli non idonei al loro essere.

Alina dunque riporta la serenità nel Regno e ridona forza e fiducia ai propri genitori ottenendone in cambio oltre ad una rinnovata spiritualità, la consapevolezza d' esser stata 'baciata' dall'opportunità d'entrare a far parte di una ristretta cerchia di iniziati la cui quest - rappresentata dalla ricerca della verità e dalla lotta contro il Male - arrecherà una rinvigorita saggezza portatrice di mutamenti positivi nei riguardi di tutto il resto dell'umanità.

Maria Grazia Casagrande

 

 

 

 

 


Taccuini d'Artista

UNA PROSSIMA MOSTRA D'ARTE
UN CATALOGO
UNO SPECIFICO "GENERE"

presentati da

Donato Di Poce



I PERCORSI NASCOSTI DELLA CREATIVITA'
attraverso i Taccuini Segreti degli Artisti

 


"ARTIST'S NOTEBOOKS" - TACCUINI D'ARTISTA
Mostra Itinerante a cura di Donato Di Poce


"Tutto l'interesse nell'Arte sta nell'inizio.
Dopo l'inizio è già la fine."
Pablo Picasso

Da oltre trent'anni, cioè da quando iniziai a frequentare gli Ateliers degli Artisti, e rimasi affascinato dal mondo segreto e magico e dall'atmosfera che sprigionavano qua e la appunti disordinati, prove di colore, disegni preparatori, sinopie, quaderni segreti, (il famoso inizio della riflessione Picassiana) coltivavo il sogno di far vedere un giorno anche ai non addetti ai lavori, questo mondo segreto, questi germogli nascosti della creatività, come se per un attimo ognuno di noi potesse sbirciare dal buco della serratura, o rovistare tra i cassetti di un altro o camminare in silenzio nell'Anima di un artista.
[...]

Questi taccuini segreti, veri e propri esercizi di creatività, inseguono un sogno di bellezza interiore, la percezione del processo creativo, dall'intuizione logica al cortocircuito esistenziale. Inseguono "un altro modo di vedere le cose" e cercano di accogliere i pensieri simultanei e di rendere visibile l'invisibile. Questa mostra propone un viaggio in un mondo di idee colorate, di mappe semantiche, pagine materiche, taccuini segreti, impronte d'arte e magie d'inchiostro.

Se, mi chiedessero: Ma cos'è esattamente un "taccuino d'artista" ovvero un "Artist Notebook"?
Potrei rispondere che per me il "taccuino d'artista" è tante cose: non solo e non più un diario, non sempre e non ancora un libro d'artista, non solo un insieme d'idee o una "poesia visiva", qualcosa di più di un "Carnet de voyage" o di uno "Chaier" delle intenzioni, poi potrei dire che è una lavagna magica di memoria e di desiderio e un feticcio artistico, ma che è soprattutto:

1) Una grammatica di icone, segni e scritture
2) La genesi inconscia di un fondamentale e nuovo medium comunicativo
3) Un'azione creativa e un libro di sogni
4) Un esercizio di libertà, creatività e d' intimità con il mondo

Se, poi mi chiedessero: quel è l'importanza storica e la novità estetica dei taccuini?
Dovrei rispondere che il taccuino d'artista forse è la più importante novità stilistica contemporanea, ma è allo stesso tempo una riscoperta di un medium che già nel Rinascimento con Leonardo da Vinci aveva trovato il suo più geniale interprete, in cui l'artista ascolta il suo respiro e inventa il suo linguaggio.

Questo genere "TACCUINO D'ARTISTA", trova tra i contemporanei come interpreti ideali, "La scatola verde" di Duchamp e le valigie di Filliou, non tanto per la forma estetica ma piuttosto per l'atteggiamento poetico di documentare quotidianamente le idee e il processo di lavoro creativo, i percorsi nascosti della creatività, attraverso foto, disegni, appunti, oggetti, schizzi preparatori etc...

[...] Colpiscono l'intelligenza e l'immaginazione di tutti noi alcune caratteristiche peculiari di questi taccuini: La fusione di generi, che ne valorizza la polisemicità, l'originalità del reperto unico, quasi di feticcio esistenziale, l'impressione di essere al centro di una galassia poetica fonte d'infinite illuminazioni, il respiro internazionale dell'iniziativa che vede la presenza di artisti Giapponesi (Tamegaya, Izumi), Americani (Korzekwa), Tedeschi (Mesch), Svizzeri (Porta), Russi (Schatz) e Italiani.
[…]

E' la prima volta in Italia e nel Mondo, crediamo, che vediamo riuniti insieme tanti taccuini d' artista
(oltre 100) di autori diversi […] che ci permettono di focalizzare l'attenzione […] non tanto sui singoli taccuini, ma sulle poetiche segrete, e a volte inconsce, direi sull'idea del taccuino come forma interiore, un insieme tematico unitario in una galassia creativa diversissima, la storicizzazione di un genere, che può diventare linfa creativa per giovani generazioni di artisti, lo scostamento di un velo di silenzio sulle idee vere e sulla magia dell'arte, che ci mette in comunione con l'anima degli Artisti e il respiro del Mondo.

*Donato Di Poce

NB:Testo inedito tratto Dal Catalogo in preparazione della mostra itinerante ARTIST'S NOTEBOOKS": TACCUINI D'ARTISTA, che si terrà a Sora (FR ) nel 2008.

*Donato Di Poce, nato a Sora ( FR) nel 1958. Vive e lavora a Milano dal 1982. Poeta, Critico d'Arte, Scrittore di Aforismi, ha coniato il termine "Taccuino d'Artista", nel 2002, recensendo la mostra "I taccuini d'oriente" di Fumiyo Tamegaya, poi pubblicato sul sito www.lietocolle.it nel 2004. Teorico, promotore e collezionista dei Taccuini d'Artista, ha recentemente pubblicato: Vincolo Testuale, Aforismi Satanici, L'Origine du Monde, Clandestini, (Lietocollelibri), La zattera delle parole (Campanotto Editore). Ha curato diverse Mostre d'arte personali e collettive . Ha scritto due libri di critica d'Arte: "Il Taccuino di Stendhal", Campanotto Editore, 2007 e "L'Avanguardia dopo l'Avanguardia, anche", di prossima pubblicazione. Sta scrivendo il libro di saggi critici "TACCUINI D'ARTISTA: Storia di un'dea da Leonardo a Christo."
Citiamo dai suoi aforismi: "
L'Arte è invenzione/Tutto il resto è mestiere" e "Darei la vita per diventare/Un taccuino d'artista".
- E mail: donato.dipoce@libero.it

 

 

 

 


 

 

 


Paola Lazzarini

Gatti in cerca di casa


Poesia
Illustrazioni di Giorgio Sambonet

Edizioni Mercurio

 

 


"Gatti in cerca di casa" di Paola Lazzarini
Edizioni Mercurio (pagg. 53 - Euro 8)

E' una sorpresa la terza raccolta poetica di Paola Lazzarini. Sorpresa-paradosso per quanto il nuovo compendio non riesca proprio a tradire le aspettative degli 'habitué' di un'Autrice che ben conosciamo per il suo modo delicato ed elegante di cogliere al volo schegge di vita quotidiana con l'occhio di un cuore sensibile e di una mente che non potrebbe essere più attenta ai minimi dettagli che sempre sono celati nelle cose.

Come in una serie di spot confezionati da un regista di grande nome e d'indiscusso talento, lo sguardo della Lazzarini si posa, filma e fissa sulla pellicola di carta, questa volta, le espressioni, le movenze, i supponibili pensieri dei "Gatti in cerca di casa". Sono felini affettuosamente narrati nella loro tipicità perlopiù domestica, descritti spesso con quell'ombra di benevola ironia che accomuna tutti gli autentici "gattofili", ma che sa cogliere anche, di questi straordinari animali mai totalmente asserviti all'uomo, l'aura di mistero che da millenni li circonda. Ed ecco che così, il gatto di casa, nei versi di "Felinità" emana all'improvviso i bagliori freddi e silenti d'una "guaritrice e veggente": ecco che lo s'intuisce poi come "lettore infallibile del sole / cercatore con bussola cosmica" e come "chiaroveggente amico /della dea lunare / traghettatore d'anime": lui, il "re del plenilunio" dalle mitologiche ascendenze, che a dispetto della modernità distratta e frettolosa, conserva in sé le più radicate, ancestrali suggestioni.

Ma il piccolo, prezioso compendio della Lazzarini così colmo di autentica poesia, i cui versi brillano della voluta semplicità dei pochi autori che se la possono permettere, ci offre anche una veste grafica di grande ed immediata gradevolezza: ne sono soprattutto responsabili le illustrazioni in bianco-nero di Giorgio Sambonet, il Grande Vercellese dell'arte e della cultura italiana che, con pochi tratti veloci e innocenti, traduce in immagini le poesie dell'Autrice in perfetta sintonia con i temi, dando vita ad in uno sposalizio artistico dei più felici.

Parliamo di eccellenza, insomma: con "Gatti in cerca di casa"- un volumetto che, lasciando da parte ogni greve supponenza, arriva dritto a toccare la sensibilità del lettore più coriaceo - la Poesia si arricchisce di un autentico gioiellino per intenditori e per profani: da non perdersi assolutamente, neppure quando si sta dalla parte dei cinofili più convinti.

Anna Antolisei

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Che dire di un'autrice dalla morbida penna mentre racconta se stessa in forma felina?
Che non è difficile intuire l'anima di Paola in tutte le felpate passeggiate di questi "Gatti in cerca di casa", da Romeo che deve attendere la sua Giulietta alla "guaritrice e veggente nemica dei topi che rosicchiano la luna", al gatto che sbadiglia a quello con l'occhi di tigre.
Un affresco di felinità dipinto con grazia e calore.

Chicca Morone

 

 

 

 

 

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