Il piccione viaggiatore

Le nostre, e vostre, lettere aperte ai "big"
in (vana?) attesa di una risposta

 

 

 

RAI 3
Egregio Direttor Di Bella,

la sera di sabato 16 gennaio alle 20,10 circa, accendo la televisione per seguire il programma di RAI 3 (canale pubblico, non commerciale) "Che tempo che fa" che apprezzo molto, e nei pochi minuti che precedono l'inizio della trasmissione mi si para davanti una scena a dir poco sconcertante. Non faccio in tempo a capire a che tipo di programma appartenga quella incredibile sequenza: una donna seminuda "in sobrio stile similsadomaso" incede "felinamente" su una spiaggia deserta. È notte. L'atmosfera costruita è volutamente inquietante. Costei si avvicina ad una lussuosa auto parcheggiata poco lontano dalla riva del mare, apre il baule della macchina nel quale si trova un uomo legato e imbavagliato (la posizione del malcapitato ricorda chiaramente quella di Aldo Moro trovato morto nelle tragiche circostanze che sappiamo). La donna si china a sfiorare con un bacio la sua vittima, poi all'improvviso afferra un badile ed incomincia ad infierire sulla persona prigioniera nell'auto…

Questo è quanto ho potuto vedere nei pochi secondi precedenti l'inizio della trasmissione di Fazio. E sono rimasta sbalordita! Non ho avuto modo di "inquadrare" quella bella trovata, so soltanto che in un orario tutt'altro che notturno, in pochi attimi si è concentrata tutta la volgarità e la violenza di cui una trasmissione televisiva può essere capace! E ho immediatamente pensato ai bambini che in quel momento guardavano la televisione, molti dei quali sicuramente soli, senza un adulto che potesse fornire loro supporto con qualche plausibile quanto difficile risposta.

Poco più tardi Massimo Gramellini, intervistato da Fazio parlava della tragedia vissuta dai bambini di Haiti e della nostra colpevole indifferenza verso le loro vite miserabili fino al giorno prima del terremoto. Come è ovvio, concordo pienamente e mi chiedo: ma quando si comincerà a pensare seriamente e di conseguenza ad agire contro tutte le forme di violenza che i bambini subiscono, comprese quelle che senza alcun ritegno o senso di colpa propiniamo loro attraverso inqualificabili quanto ingiustificabili immagini televisive?

Paola Lazzarini
16 gennaio 2010

 

 

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A tutti i miei compagni di cammino…

Assisto con sgomento e dolore a segni inequivocabili di sfacelo della nostra civiltà occidentale e a quanto di buono essa contiene e ci ha tramandato per secoli:

- 1 In Spagna vengono vendute statuine per il Presepio che riproducono personaggi famosi, accucciati e con i pantaloni abbassati, nell'atto di espletare funzioni fisiologiche.

- 2 In Francia sulla rete televisiva nazionale viene soppressa la S. Messa di mezzanotte celebrata a Natale dal Papa e sostituita con trasmissioni piene di vacuità pseudonatalizie (come se non bastasse la sfilza di canali che a questo scopo si dedicano), e togliendo a chi legittimamente lo desidera, la possibilità di seguire l'evento.

- 3 In Inghilterra vengono eliminate dal dizionario parole come abbazia, navata, vescovo… Vero insulso scempio ai danni, non foss'altro, che dell'arte e del turismo! E in Italia, col nostro inestimabile patrimonio di arte sacra, avviene la stessa cosa!

La civiltà occidentale pur nei suoi errori anche molto gravi (ma quale altra civiltà non ne ha generati?), ha dato vita a valori preziosi e intramontabili, basti pensare appunto alla sua arte. E alla base di questa civiltà c'è il Messaggio straordinario del Vangelo, l'unico in tutta la storia umana che abbia messo in primo piano l'amore. È un messaggio che in duemila anni di storia, non ha perso nulla della sua validità e attualità. Come si può, in buona fede, misconoscerne il senso e il valore?

Certo, proprio nell'ambito delle Chiese e delle comunità cristiane esso è stato ed è ancora troppo spesso ignorato o tradito, ma da quelle sono venuti anche straordinari benefattori dell'umanità sofferente, noti e meno noti operai silenziosi e infaticabili dell'amore (valga l'esempio di madre Teresa di Calcutta o della Comunità di Sant'Egidio…).
Anche la cultura laica, quella dei non credenti che testimoniano con la loro vita l'amore per il prossimo e la giustizia, devono molto della loro formazione (più o meno consapevolmente) all'esistenza di questo antico e sempre nuovo messaggio.

Al di là del significato religioso, che pure a molti sta ancora a cuore, tali assurdi segni iconoclasti minacciano la nostra cultura, mirando a dar sempre più spazio a ciò che essa contiene di vacuo e superficiale, e a sradicare valori e significati autentici per una crescita distorta delle nuove ignare generazioni le quali non troveranno radici se non in una malsana superficialità e in un deleterio consumismo. E poi è noto che dove sono stati banditi i credi religiosi e si è creato un vuoto conseguente, hanno sempre trovato spazio nella storia dei popoli, ideologie violente e totalitarie.

È inoltre un fatto non secondario, che un dialogo tra religioni diverse non può passare attraverso la distruzione della propria, ma piuttosto attraverso il riconoscimento di quanto esse possono avere in comune.

Paola Lazzarini
24 dicembre 2008

 

 


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Sono un tuo compagno di cammino.
Vedo la mia gente - leggesi: la cristianità - entrare in panico per la crisi economica. Non ne ho visto uno alzare un dito o spendere più di tre piagnucolose parole per la crisi dei valori che sta trasformando il nostro mondo in un luogo invivibile per chiunque - credente, agnostico, ateo - sia un individuo che rifiuta di omologarsi alla superficialità, ai comportamenti sgangherati, all'ignoranza e alla stupidità di massa, ai piccoli o grandi giochi di potere che premiano i furbi e penalizzano la gente dabbene.
Sarà, allora, che Dio è davvero morto?
Niente affatto. Quello dell'Islam non ha mai goduto di miglior salute; quello degli israeliti continua a combattere con immenso fervore per la propria sopravvivenza; le forze cosmiche delle religioni orientali prosperano e fanno proselitismo... C'è solo il Cristo dell'Occidente che si prende un'altra volta in faccia gli sputi dei suoi stessi figli, che viene quotidianamente pluri-tradito e rinnegato, ch'è stato scippato del suo ruolo di guida d'un grande popolo e misconosciuto quale ispiratore della sua cultura. Non a caso, Chesterton diceva: "Chi non crede in Dio, non è vero che non crede in niente, perché comincia a credere a tutto".
E infatti noi, obeso popolo d'Occidente che ha fatto di sé l'unico Dio, siamo costruiti così: siamo l'unica gente del pianeta che si vergogna di pregare, che si sente fessa a credere, che subisce con viltà lo scherno dei razionalisti a oltranza, che "guarda e passa" di fronte a migliaia di confratelli uccisi in altre terre blaterando, al contempo, sulla libertà di professare ovunque qualsiasi religione. In quanto alla popria, per quel che vale, chissenefrega?!

Cosa vuoi mai che ne consegua, Paola L.? Personaggi del Presepe seduti sul cesso; niente messa di Natale ma grande show di tette e culi; parole di pace, carità, altruismo e speranza sostituite dai concioni di quattro vetero-politici in odor di corruzione; fuori il Bambinello e dentro il calciatore con velina al seguito.
Ma questo è il meno, mia cara. Il più è che, attraverso lo strapotere globale dei media, da decenni stiamo esportando, nel resto del mondo, proprio questo peggio di noi. Come sperare, quindi, nella stima e nella considerazione degli altri popoli? Su cosa contare se vanno evaporando una via l'altra le ragioni su cui fondava la nostra forza, quel po' di timore reverenziale che suscitavano i nostri convincimenti, i nostri valori, le conquiste meravigliose ottenute grazie ad essi?
Che Dio ci assista, allora: perché io, il futuro di un Occidente che abdica ad essere cristianamente se stesso, mica lo vedo bene, sai? Comunque (et malgrès tout)... buon Natale, compagna di fiducioso cammino.

Federico Somma
25 dicembre 2008


Forse è giunta l'ora, giusto per cambiare un po', di organizzare un colossale "Christian Pride", cose ne dite?

A/6
25 dicembre 2008

 

 

Egregio signor Governo,

la scuola - ovvero il leopardiano "vecchierel canuto e stanco" - si è mossa. La cara vecchia carcassa, cadente, lasciata in disparte, poco curata, abbandonata a vagare su gambe malferme, si è mossa e per un miracolo che solo nel mondo dei sogni e dell'immaginazione è possibile, è apparsa come giovane fanciulla, dal volto fresco, sorridente, perché piena di stupore essa stessa per la sua trasformazione. La scuola si è mossa, come da tempo non accadeva. Ed era tempo!

Quando si muove la scuola, così compatta allora vuol dire davvero che qualcosa sta maturando, che qualcuno sta cominciando o continuando a pensare a dispetto di tanti tentativi per addormentare il cervello.
Ma ora non voglio fare l'apologia di una scuola che è apparsa giovane e bella, mentre in realtà continua a essere vecchia e stanca e bisognosa di cure. Voglio ringraziare queste due leggi: il decreto sui tagli contenuto nella finanziaria e la legge Gelmini perché grazie alla loro assurda impostazione, grazie alla loro inverosimile e arrogante idea di scuola e di società hanno scatenato un mondo di pensieri che restavano chiusi, muti, senza voce.
Credevo che i ragazzi fossero tutti addomesticati, invece non è vero.
Credevo che i ragazzi non sapessero mettere in fila due parole per trarne un discorso e invece non è vero.

Molti giovani non avranno saputo all'inizio perché protestavano (mi ricordo il bel film americano "Fragole e sangue", dove il protagonista inizia ad occupare la scuola per amore di una ragazza e poi prende coscienza), ma ora lo sanno e si vede da come parlano quando sono intervistati, quando li chiamano alla trasmissioni televisive (i media si sono svegliati, incredibile!). Questi ragazzi non so se sono il nostro futuro, i migliori e più fortunati se ne andranno, da noi posto per il merito ormai non c'è più, non so come cresceranno, quanto si conformeranno, quando la loro spinta vitale si smorzerà. Non lo so, adesso però hanno dimostrato che davvero un'onda (come si definiscono, termine bello e poetico) può ingrossarsi e arrivare a riva con effetti dirompenti.

Mi sono piaciuti perché sono politici senza essere funzionali ai partiti, perché non sono violenti, non sono bulli, non sono razzisti, non sono fascisti. Almeno come onda sono apparsi così, dando alla scuola quella giovinezza, quel vigore che aveva perso.
Ora non so che accadrà, i giovani e i meno giovani vogliono continuare a lottare, in modi diversi. Sono certa che si voglia lottare non solo contro il decreto Gelmini e la tagliola della finanziaria, ma contro un sistema che rende la scuola così vecchia, così stanca quasi su una sedia a rotelle.

Chi manifesta vorrebbe una scuola diversa, anche il governo pare volere la stessa cosa.
"Bene caro Governo anch'io voglio una scuola diversa, che mi proponi? Lavoriamo insieme?"
"No", mi risponde il Governo, "faccio da solo, il potere è mio. E che faccio? Tolgo finanziamenti a tutti, belli e brutti, bravi e meno bravi (non alle scuole private però!)".
Per questo si lotta, non per mantenere privilegi ecc. ecc. come è stato detto (persino da Umberto Eco; è vero che il successo dà alla testa), ma perché la scuola sia curata. Le cure possono fare male, si deve tagliare qualche escrescenza, qualche bubbone, ma nella natura se poto un ramo secco è per farne nascere uno vivo e vitale non per tagliare e uccidere.

Insomma, per chi non l'avesse capito questo governo toglie soldi alla cultura e basta senza nessun altro intervento, toglierà soldi alla Normale di Pisa come alle università telematiche sorte nei luoghi più impensati.

Finitela, voi del governo, di dire che non capiamo, che abbiamo frainteso, che siamo fazioni, invece abbiamo ben capito che il succo è questo: tagli.
Se qualcuno ancora difende queste leggi sulla scuola allora vuol dire che:
- odia la cultura
- è ricco e tanto ha a disposizione le private
- ha il cervello risucchiato in qualche televisione commerciale, forse sperduto sull'isola dei famosi, o cacciato in una buca della talpa.

Sono proprio arrabbiata e disperata e insieme contenta e grata alla scuola che non si arrende.

Maria Rosa Panté
4 novembre 2008

 

 

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Egregio Piergiorgio Odifreddi,

s
ono a dir poco sbalordita dalla sua "ingenua" affermazione secondo la quale i credenti renderebbero il mondo peggiore con la loro presenza! Io sono credente e non ritengo di rendere con la mia esistenza il mondo peggiore di quanto non faccia lei con la sua. Il fatto è che conosco persone eccellenti sia tra i fedeli di religioni diverse che tra gli atei e tra gli agnostici, e negli stessi ambiti ne conosco di ben poco raccomandabili.

Sono stata abituata a ragionare non per categorie, ma valutando gli individui dalle loro qualità e dalle loro azioni. Ogni persona è un universo e merita sicuramente una valutazione a sé. Mi meraviglia che lei, desiderando essere ritenuto paladino della ragione contro ogni forma di oscurantismo, si riduca invece a giudicare proprio per etichette, portando avanti una specie di "crociata al contrario" alquanto fondamentalista, e assomigliando in tal modo molto più a un talebano che a uno scienziato.

Paola Lazzarini
23 settembre 2008

E inoltre...

Egregio dottor Crepet,

ultimamente si assiste sempre più spesso attraverso conferenze e dibattiti a ripensamenti da parte di esperti (psicologi, sociologi, docenti, giornalisti, politici…) sul sistema di educazione vigente caratterizzato da un certo lassismo che, si comincia a intuire, ci sta portando ad esiti perniciosi. Ora si tende ad auspicare un sacrosanto ritorno all'autorevolezza e alla severità da parte dei singoli (genitori, insegnanti, educatori in genere…) e delle istituzioni.

Certo è assolutamente vero e giusto, ancorché tardivo, questo discorso sulla necessità di imporre ai giovani indispensabili regole, nonché di conseguenza il rispetto delle medesime, se non si vuole arrivare ad una lenta (ma neanche troppo) disgregazione della nostra già traballante società… Altro che democrazia!

Ma mi lascia molto perplessa in tutti questi discorsi pieni di buone intenzioni, una grave e inspiegabile omissione, o forse una involontaria rimozione. Si dimentica cioè che il singolo educatore oggi si ritrova a battagliare non solo e non tanto con giovani "virgulti" refrattari all'imposizione di qualsivoglia limite, ma contro tutto un sistema economico ben più potente che imbeve di sé bombardandole senza pietà attraverso le più svariate forme pubblicitarie, fin dalla culla le giovani menti in evoluzione. Un sistema cioè basato non sui valori sui quali ogni società evoluta e cioè realmente democratica deve essere costruita, ma piuttosto su valori opposti di tipo materiale (direi addirittura monetario) che non fanno che educare alla superficialità, all'irresponsabilità, al consumismo, all'egoismo, al disprezzo del più debole… perfino alla violenza.

Come si può ignorare ad esempio che le valanghe di messaggi televisivi (più o meno subliminali) che martellano i cervelli fin dalla più tenera età, sono per lo più e subdolamente devastanti e rendono refrattari a più sani insegnamenti coloro ai quali sono diretti e che quasi mai sono in condizione di difendersene? Una adeguata difesa non sarebbe forse impossibile, solo nel caso poco probabile in cui i genitori potessero permettersi di vivere di rendita (vedere insieme ai figli la televisione, selezionare, spiegare, spegnere…).

La lotta (perché di vera lotta ormai si tratta) degli educatori diventa perciò quella di tanti patetici Don Chisciotte contro i mulini a vento, e se non si cerca di correre ai ripari prima che sia (e probabilmente lo è già) troppo tardi, si può stare sicuri che non solo in Italia, ma in tutta la società occidentale, i suddetti hidalgos si troveranno rovinosamente a penzolare da un sistema di pale vorticanti con la loro misere lance spezzate.

Paola Lazzarini
5 settembre 2008

 

 

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Memorandum:

Giuliano Tavaroli - ex carabiniere del Ros, incaricato della Tronchetti-privacy e contemporaneamente custode dei nostri segreti in cellula telecomunicativa, cioè di tutte le SIM italiche
Emanuele Cipriani - prima alle dipendenze di Colaninno, poi ex investigatore privato e 'braccio destro' di Tavaroli, con 13 milioni sequestrati dalla Guardia di Finanza, con domicilio presso la casa della nuora di Licio Gelli, amico di Raffaello Gelli, il figlio - ex funzionario della Banca Nazionale Agricoltura, quella di Piazza Fontana, titolare di quella società dal nome così persuasivo da essere quasi morboso, la "Polis d'Istinto", collegata come un paradigma alle Isole "Vergini"- e Adamo Bove,- "uomo"(?) della sicurezza TIM.
Marco Mancini - dell'arma dell'Anticrimine dei carabinieri di Milano, il numero 2 del Sismi di Nicolò Pollarri, quello che non ne sa niente nè della morte di Callipari, nè del rapimento di Abu Omar, etc. etc. etc.

Caro Tavaroli,

mi hanno detto che forse il Tronchetto si costituirà parte civile, se già non lo ha fatto, per essere stato da voi danneggiato in effigie, da comportamenti e da azioni, sostanzialmente deliberati, realizzati e avallati dal potere di fatto, ma formalmente e ufficialmente contrari alla legge.
E' forse per questo che ho deciso di affidarmi all'aiuto dei tuoi sodali, per mettere in piedi il mio ultimo businness. Un businness del tutto originale e finora sconosciuto nelle telecomunicazioni.

Come sai non occorrono grandi investimenti: qualche telefono e qualche operatore-trice, senza grandi specializzazioni, al di là di una dotazione minima fornita dalla natura, cosiddetta madre.
Il resto lo fornisce il mercato, cosiddetto naturale.
Si tratta di pulsioni normalmente possedute fin dall'origine, che basta stimolare e sollecitare, per creare bisogni indotti, come ormai sa chiunque voglia mettersi nel commercio o direttamente col proprio corpo o indirettamente col corpo altrui.
Si tratta o semplicemente di piazzare una pozione di piacere, (come faceva quel tale,-oggi importante e venerato dal paese,- che piazzava saponette o spettacoli di marionette!) direttamente proporzionale e corrispondente alla creatività immaginifica del cliente finale o di vendere un callifugo, ovvero ancora di richiamare visitatori ad una mostra appena allestita, con contenuti in realtà scarsi, ma capace di esercitare tuttavia una qualche attrattiva.

- Quel che serve è stipulare un accordo di fornitura con uno o più gestori telefonici.
- Il numero sarà un numero speciale per servizi a pagamento.
- La tariffa con la quale eserciterò la mia attività sarà una tariffa omologata dal sistema e approvata dalla famosa autority, sempre un pò all'inglese con la y e senza la h.
- Magari le autority saranno addirittura due, una quella delle telecomunicazioni (Calabroidi) ,l'altra quella della concorrenza e del mercato (Catricaloidi).
- L'investimento relativamente più impegnativo è quello di una squadra o squadretta di esperti informatici, -basta qualche hacker in odore di denuncia,- capaci di creare e gestire qualche dialer.
- Col programmino dialer lanciato, criptato e compresso come un virus, si potrebbe entrare nei computer dei clienti più o meno volontari o soltanto presunti tali e quindi nolenti.
- Il dialer si decompatta e quindi in back (background, ovvero in modalità non visibile al fruitore cliente ) si decompatta e inizia ad agire.
- Compone il mio numero di servizio speciale a pagamento, a qualunque ora del giorno o della notte, purchè "il cliente" sia collegato in rete.
- Il cliente fruisce, fruisce, fruisce, consapevolmente o meno, ma poi dovrà corrispondermi la lira.

E quì si realizza il gioco delle parti.
- Il primo attore sono io che fornisco il servizio a pagamento e che sono cliente del gestore telefonico, al quale lascerò in pagamento un lauto compenso per la prestazione di un frammento di rete telefonica, un bell'abbonamento magari addirittura pluriennale. Anche questo approvato dall'autority.
- Il secondo attore è il mio cliente, fruitore inebbriato o addirittura ignaro dei miei servizi speciali, che pagerà gli addebiti nella fattura del suo telefono.
- Il terzo attore è appunto il gestore telefonico che mi ospita e che mi offre copertura.
Sarà lui che raccoglierà il frutto del mio lavoro, sotto forma di pagamenti conformi a fattura, pena la sospensione del servizio telefonico in generale e la messa sotto chiave dell'apparecchio .
- Il quarto attore sono le autority.

La prima. Quella delle comunicazioni che approva le tariffe.
La seconda. Quella della concorrenza e del mercato, che garantisce che i miei eventuali concorrenti non possano realizzare condizioni di privilegio o di monopolio, "migliori "delle mie. Sarebbe concorrenza sleale!
La terza. E infine quella di tutela e garanzia della privacy. E' questa infatti il mio ultimo presidio, che mi garantirà l'anonimato più assoluto e quindi la prosecuzione sine die dei miei affari, nell'ambito della più ampia libera iniziativa imprenditoriale. Meglio perfino dei postriboli di onorata memoria.

Infatti, facciamo un esempio:
l'ultimo cliente, che si finge involontario ed ignaro, riceve la legittima fattura (comprensiva anche degli importi per servizi a pagamento) e s'incazza. Pur sapendo di mentire, nega di aver mai fatto quelle chiamate che il mio dialer gli ha debitamente composto sulla tastiera virtuale del suo omputer! Non vuole pagare!

E allora Tavaroli, tu che sei addentro nelle segrete cose, dimmi come si fa?
E' semplice!

Il cliente fedifrago chiederà al gestore il dettaglio delle chiamate, ma il gestore non gliele fornirà mai, se non per le prime cifre, del tutto insufficienti per identificare il numero del servizo speciale a pagamento chiamato: il mio, quello del mio businness!
Perchè? perchè la legge sulla privacy (!) impedirebbe nell'interpretazione ex lege di rivelare il numero del mio businness impenditoriale, perfino a colui che mi avrebbe chiamato!
E se il cliente si incazza, peggio per lui.
Lo obblighiamo invece a dare lui prova di buona fede, recandosi a sporgere denuncia contro ignoti nelle sedi deputate.
Se poi uno un po' esaltato volesse portarci in Tribunale, gli diremo per legge che non lo può fare.
Il magistrato ordinario dovrà dichiarare la propra incompetenza, perchè l'autority per le comunicazioni ha inserito nei contratti di utenza telefonica, un patto implicito, quello che impone l'obbligo di esperire un tentativo obbligatorio di conciliazione prima di adire il magistrato ordinario.

Il cliente dovrà quindi obbligatoriamente inoltrare domanda di conciliazione, magari proprio presso il CORECOM (Comitato Regionale di Controllo sulle Comunicazioni), corredata di denuncia all'autorità di Pubblica Sicurezza.
Dopo sei mesi circa verrà chiamato in udienza. Di fronte al funzionario dell'autority pretenderà di sapere il dettaglio dei numeri chiamati, per poter trasformare la denuncia contro ignoti in querela contro noti! In questo caso arriverebbe diritto diritto a me e mi metterebbe nel sacco! Proprio a me, mettendo a rischio il mio businness, che contribuisce alla crescita del PIL nazionale!

Ma l'autority rappresentata dal Corecom mi proteggerà: "Nossignore il gestore non può rivelarle il numero da lei chiamato (!) perchè è protetto dalla legge sulla privacy!"
Ed io e il mio affare siamo salvi!
Grazie, Tavaroli e sodali!

E se il cliente non paga in quanto il gestore non gli dà la possibilità di individuare il numero chiamato, cioè il mio di libero imprenditore telefonico, io piuttosto rinuncio al pagamento.
Il gestore di rimando rinuncia allora al pagamento delle prestazioni telefoniche di servizi speciali a pagamento. La conciliazione si realizza!


Ultima ciliegina: a scanso di pericoli, nel verbale di conciliazione che facciamo firmare al cliente inseriamo una dichiarazione di omertà obbligatoria:
delibera AGCOM 173/07/CONS : "Le parti si impegnano a non riferire a terzi estranei i fatti e le informazioni apprese nel corso della presente procedura conciliativa ai sensi dell'art 11 ...."

Io certo non rischio nulla e in fondo non perdo nulla! Perchè per una fattura non pagata, ce ne saranno milioni che pagheranno!

Grazie Tavaroli e combricola, vedrai che te la caverai in maniera superba!
L'importante è celebrare la sceneggiata del processo con molti ignoti e salvare l'economia del paese.
Ad maiora!

Rino Sanna

24 luglio 2008


 

 

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Egregio dottor Riotta,

Le scrivo a proposito del Suo Benjamin, encomiabile sforzo d'indurre gli italiani a prendere maggior confidenza con l'oggetto-libro e, ovviamente, con i suoi contenuti.

Come ben sa, i lettori del nostro Paese sono pochi e, per orientarsi nelle loro scelte, si affidano ai suggerimenti ed alle recensioni dei critici che scrivono sulle pagine culturali di quotidiani e riviste. E che recensiscono sempre gli stessi autori, sempre pubblicati degli stessi editori che possono usufruire di una distribuzione su scala nazionale; nonché della opulenta promozione che solo i grandi gruppi editoriali possono permettersi.
Benjamin, dottor Riotta, segue lo stesso schema: diventa così un doppione televisivo della critica su carta stampata. Le domando, dunque, il senso di tutto ciò. Soprattutto quando una vera opera di educazione alla lettura consisterebbe nel far "scoprire" al potenziale lettore nuovi nomi, nuovi editori, delle alternative - insomma - ai soliti noti che, il più delle volte rispondono bene ai criteri commerciali, ma non altrettanto bene a quelli dell'autentica qualità letteraria.

Posso solo rivolgerLe l'invito, dunque, a rompere uno schema tanto consueto quanto obsoleto e fazioso e, nella Sua trasmissione, di avere più coraggio. Quello di non rispondere solo alla logica del gruppo di potere e di consumo, ma di svolgere un'azione davvero utile aprendo la porta del suo "salotto buono" a quella vasta (ed eroica!) porzione di editori medi e piccoli che rappresentano, spesso, l'autentica ricchezza culturale del nostro Paese; perché danno voce ai letterati veri che, giovani o meno giovani, hanno da dire ben di più e ben di meglio dei vostri consueti, immarcescibili, abusati e spesso immeritevoli beneficiati.

E' un invito illusorio, il mio: lo so. Educare la gente alla cultura autentica, quella che sfugge al "sistema" del profitto e della vanità, rappresenta sempre un rischio per il sistema stesso. Però qualcuno dovrà pure farLe presente che non esistono solo i lettori della domenica, non crede? E che i lettori di ogni giorno dell'anno, il Suo Benjamin così com'è concepito, lo vedono (mi correggo; in genere proprio non lo guardano) come l'ennesima manifestazione di quel deteriore "spirito di gruppo" già sin troppo ricco e potente perché abbia necessità di essere ancora rafforzato da una rubrica come la Sua.
Se intende, com'è suo sacrosanto diritto, continuare sulla medesima linea, dica però più onestamente che la Sua è di nuovo pubblicità: non parli mai - La prego - di incentivo o di educazione alla cultura letteraria.

Grazie,

Anna Antolisei
22 giugno 2008

 

 

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Caro Riotta,

guardi che combinazione! Lei è tutt'altro che l'unico, irraggiungibile destinatario di un piccione viaggiatore poco incline ai balletti e alle riverenze cui, presumo, siano abituati i "big" al pari Suo, però non è certo colpa del volatile in causa se, di questi tempi, Lei pare non azzeccarne una. O meglio, se travalica così spesso e così vistosamente quei confini dell'etica dell'informazione che inducono il Suo nemico numero uno, Beppe Grillo, a lanciare ineleganti vaffanculo all'indirizzo della stampa cartacea e televisiva italiana.

Che un impotente, passivo spettatore del TG1, però, debba sorbirsi 4,30 minuti di non-informazione nell'edizione più seguita del telegiornale della televisione di Stato (servizio pubblico - lo ricorda? - per il quale noi piccioni statici paghiamo un canone) La rende un vulnerabile, se non scontato, bersaglio per un'ulteriore missiva al suo indirizzo.

Ma vengo all'incredibile spreco di minuti sottratti all'informazione quantomeno decente che sarebbe Sua responsabilità fare in quanto Direttore Responsabile di un TG nazionale.
Una povera ragazza italiana scompare in Spagna. Viene ritrovato un cadavere irriconoscibile nella medesima località balneare. Gli inquirenti iberici "presumono" possa trattarsi della nostra sfortunata compatriota, ma gli accertamenti sono ancora in corso e non vi sono certezze di sorta. Punto. Un qualsiasi speaker professionista, per dare la notizia, impiega dai 20 ai 30 secondi e la pubblica opinione è edotta di ciò che deve sapere.

Nel TG della sera di lunedì 7 luglio 2008, invece, quattro minuti e mezzo sono spesi nel raccogliere le non-certezze di ben due inviati speciali (quanto ci sono costati solo di trasferta?) che sproloquiano sulla non-identificazione della vittima forse non-italiana rinvenuta in un boschetto spagnolo: mostrando estenuanti inquadrature di repertorio di alberghi, discoteche, strade, spiagge d'una località balneare che potrebbe essere Rimini, Riccione o qualsivoglia tratto della costa adriatica. Quattro minuti e trenta - secondo più, secondo meno - per non dirci nulla. Assolutamente nulla, tra i non-commenti degli avvocati di famiglia della sempre "presunta" vittima e le non-interviste a concittadini, parenti e amici della poveretta. Il tutto, alla faccia dell'ansia e del tormento dei famigliari, tragicamente in attesa di un verdetto.
Quattro minuti e mezzo spesi inutilmente nel suo TG1, caro Riotta, per non dire ciò che invece, a noi piccioni italiani staticamente incollati alla TV, interesserebbe davvero sapere.

Desidera, con non-ingenua e non-innocente curiosità, domandarmi in "cosa" consisterebbe fare dell'informazione seria, al pari dei Suoi normali colleghi stranieri?
Gliene faccio subito un esempio estrapolando per pura pigrizia - lo ammetto - una listarella di temi attuali proprio dal blog dell'odiato "buffone" Grillo. Lei potrebbe usare correttamente quei quattro minuti e mezzo, puta caso, per ricordarci che:

- a) secondo il rapporto dell'Alto Commissariato anti-Corruzione, oltre il 40% della ricchezza nazionale italiana è illegale.
- b) secondo le fonti OCSE, il lavoro nero e sommerso nel nostro paese rappresenta il 27% del PIL.
- c) secondo la fonte "Secit e Revue de droit fiscal", l'evasione fiscale ammonta a 200 miliardi di euro.
- d) secondo l' "Agenzia delle Entrate Fiscali", le grandi aziende italiane con un fatturato superiore a 50 milioni di euro che evadono parzialmente il fisco sono il 98,40% .
- e) secondo le fonti "Confcommercio, Eurispes, Procura Nazionale Antimafia, settimanale Economy", l'esportazione illecita di capitali ammonata a 85-90 miliardi di euro.
- f) secondo le fonti "Confcommercio, Economy, Procura Nazionale Antimafia" i beni consolidati delle mafie sono valutati attorno ai 1.000 miliardi di euro.
- g) secondo le fonti "Dia e la relazione della Commissione Parlamentare Antimafia 2003", le affiliazioni alle mafie (esclusi i colletti bianchi che utilizzano il denaro riciclato) si contano in 1.800.000 persone.
- h) secondo il Ministero dell'Interno, le percentuali delle estorsioni per regione, sul totale sono: Campania 14,9%, Sicilia 12,9% e Lombardia 10,4%.
- E dulcis in fundo: nella sua ultima relazione il "Commissariato contro la Corruzione" ha affermato: "Siamo peggio che in Tangentopoli: la corruzione piega ogni settore e la sanità è terra di conquista".

Ecco, caro Riotta, come potrebbe e dovrebbe fare informazione: pur con tutto il rispetto dovuto ad una giovane assassinata forse-italiana. Ma Lei si sente autorizzato a tacere l'essenziale, proprio ai sicuramente-italiani, attraverso il comodo e fin troppo palese escamotage di dare la... non-notizia.

Non se ne abbia a male , dunque, se a qualcuno viene in mente che questo sia l'unico modo che Lei conosce per pararsi il didietro dalle pressioni politiche da cui dipendono il Suo stipendio, la Sua visibilità, la Sua pseudo-autorevolezza, la Sua para-professionalità di giornalista di "regime", qualunque sia il regime di momento in momento.
Soprattutto non se la prenda con i "grilli parlanti" che informano malgrado - orrore!- non dispongano neppure della sacra tessera di giornalisti. Se ne faccia invece una ragione perché, se in Italia ci vuole un comico per denunciare il drammatico malcostume, dipende dal fatto che, i veri demandati a tenere deste le coscienze, usano i mezzi pubblici d'informazione come, neppur troppo abilmente, sa non-fare Lei.

PS:
Sono graziose le Sue giovani inviate. Sapessero anche coniugare i verbi, sarebbero addirittura irresistibili!

Silvano Reiss
25 giugno 2008

 

 

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