LE POESIE
di
Marco Morello

 

 

LE LIGURI

( 1994 - 2007 )

a Eusebio, rifatto turchino

 

B. V.

Dalla bicocca spericolante sul mare
ho sceso scalette ripide
e le ho risalite a fatica,
scoprendo che le dature
con le loro trombe ricadenti
profumano quasi di giglio
e s'offrono floribunde
dalle chiome d'alberelli,
non solo sarmentose raso-suolo.

Gli agapanthus sferici
s'ergono per gli innamorati
tra canne gialle e rosse
sotto agrumi acerbi verde scuro,
e qualche terrazza più in là
cascate di buganvillea
s'alternano a oleandri variopinti.

Ignare di tutto ciò
meduse pervinca fluttuano sommerse.


B. V. II

S'inseguono increspature
marezzanti
suscitate dal vento
che vorrebbe impossessarsi
di vessilli rossi gialli tricolori,
ma s'accontenta
di girandole abbacinanti
alle vesti delle suore;
la spiaggia è colma di vita
spensierata e pullulante:
chiunque s'agita
corre grida si tuffa
sbraccia e inveisce;
dall'alto si ha una percezione
di giornata gloriosa:
un'autentica cartolina
scintillante
si snoda e si fissa
nella pupilla dominante
(la sinistra !);
tra poco scenderemo
a farne parte
e nessuno resterà quassù
a esercitare lo sguardo
critico e la speculazione
teosofica

uno stormo di gabbiani
noncurante
ha scelto la deriva
a pelo d'acqua

Emerocallidi e fritillarie
saranno sufficienti
a laureare i poeti ?
Magari se nessuno
le ha mai accostate
prima…
Resta poi lo scarto
tra i tempi di fioritura,
e allora godiamo
successivamente
gli olezzi sopraffini
delle robinie-gaggìe
del gelsomino crepuscolare
dei tigli inebrianti
e dei montaliani ligustri,
piante poco illustri
seppur incastonate
nella memoria olfattiva
di liguri fittizi.

B. V. III

ecco che si schiude
un ricordo leopardian-montaliano:
la siepe c'era
ancorché di bambù
e palmizi assortiti,
il falco alto levato
a far l'aquilone sul precipizio
ligure scosceso
poco oltre,
il viandante affannato
nella prima sera lunare,
quando il cielo raggiunge
quel blu-verde onirico
e ancora ti aspetti
che svoltato l'angolo
riappaiono quei pochi
che ti tocca rimpiangere

invece è il momento di te
solitario come spesso
inserito d'incanto nel territorio,
e l'aria non ha neanche
da esser di vetro
perché si compia il miracolo:
l'anello ha smesso di tenere
tempo fa,
la parola è stata chiesta
e pronunciata all'infinito,
eppure i mondi
permangono serrati.

B. V. encore

Palchi d'agavi ascendono
e accendono petali o stami
in una corsa al podio
con la prospettiva del mare;

l'infiorescenza gigante
dell'anno prima
ormai secca come un albero spoglio
s'inchina pericolosamente allo schianto.

Una teoria testarda di formichine
calviniane cubano-argentine
percorre anche di notte
mancorrenti e soffitti

alla caccia di un odore o di un sapore
conservato gelosamente
in sacchetti sigillati
nella madìa peraltro sconnessa.

Bagnanti elettrizzati
indossano ciambelloni da clown
e si lasciano galleggiare
terapicamente…

Dall'alto osservo a tratti
lo svolgersi delle giornate
che poco m'assorbono
e quasi m'escludono;

i limoni tardano ad affermare
la loro solarità rivierasca
e il falco alto o la cicogna di risaia
permangono irraggiungibili.


Alla riviera

Passiflora e podranea
si contendono spazio
soffocando quasi
la yucca paziente;

poco più in là,
oltre la mimosa capitozzata
dall'insipiente contadino,
la preziosa poinciana

giunta per noi dal Cile
a Ravenna
e rimbalzata qui
sullo strapiombo ligure.

In giro per il paese
mirabili siepi di buganvillee
si alternano ai gelsomini
e alle felci del pepe;

il cammino ci porta all'invidia
per l'ibisco rosso stracolmo
l'oleandro corallino
l'atavico carrubo.

 

Alterità

La cupola tozza verde-rame
di Loano
è ancora lambita dal sole
e così la cementificata
Borghetto dello Spirito Santo
e tutta la piana e la punta
di Albenga
protesa alla Gallinara;
i declivi ondeggianti
verso il giogo di Toirano
chiaroscurati dal tramonto
sembrano vagheggiare
una Shangri-la ligure
per chi l'osservi da qua,
sull'avamposto di Borgio,
con la ferrovia e l'Aurelia
a perpendicolo
e i fiori ciclici delle agavi
inclinati dal vento.

Il mare cangiante
seguita ad avventarsi
per rubare rena alla spiaggia
e dissolverla in sé.

Quest'estate

In compagnia diseguale
tra mari e monti,
scarrozzati da una mercedes
che sa il fatto suo,

scendemmo a Calizzano
per dissetarci
e rifocillarci
nella giornata dei tre Colli;

giungemmo infine
alla Piana d'Albenga
e giocammo con la prospettiva
dell'isola in movimento.

La faggeta del Melogno
ordinata e misteriosa
mantiene promesse autunnali
appena intuite quest'estate.


A mezza feria

Scendere alla 'maròda'
dei fichi sempre rimaturanti
e dover risalire poi
per erti declivi terrazzati.

La podranea e la poinciana
sono visitate, come la passiflora,
da tremule farfalle spossate
del cui nome non ho ricordo.

Le pale dei fichi d'India
corollate di frutti fioriti
delimitano lo strapiombo
tra macchia e massicciata.

I limoni ancor verdi
subiranno l'affronto del saccheggio
o agghinderanno i rami
per le feste natalizie ?

Le euforbie già secche
rivivono in minuscole foglioline
presto prorompenti
ma insidiate da edere spinose.

Di nuovo alla razzia
tra tralci malfidi di fichi
paventando sui muri antichi
l'incontro con la malmignatta.

Mi plaudono sintetico,
quasi mi bollano d'ermetico:
sarà che l'atmosfera ligure
m'approssima ad Eusebio…

Il fanciullo Alessandro
rifatto il bagnetto
s'accinge di bel nuovo
alla doccia, al giuoco, al litigio.


Il benvenuto dei pini proprio marittimi
delle calle fiorite a terra, a schiera,
l'olezzo solido del gelsomino serotino
a far da sfondo alla luna piena rossastra
che riflette il suo lago a raggiera sul mare,
gli ovvi pittosfori laureandi a un passo dal trionfo,
e già qualche albicocco nei suoi verdi giorni
e una promessa di limoni
e treni innumerevoli sotto scogliera

risalendo il cammino greve
pàttino monello su polvere di pigne,
noncurante del futuro incerto
delle scarpe ormai compromesse.


La sabbia rappresa in prossimità della battigia
si frammenta a grosse scaglie
coll'affondare dei passi;
relitti-trofei inciampano l'incedere
e tocca chinarsi a raccoglierli
per arricchire la collezione filiale;
lanciate da mano esperta
bocce di plastica piene d'acqua
raggiungono il bersaglio
con precisione implacabile.


Un papavero in mezzo al prezzemolo
d'aprile
e nespoli frugibondi spogliati
intempestivamente
della propria ricchezza giallastra
(chissà se lasciate maturare
raggiungerebbero succosità zuccherina ?).

Frattanto i pittosfori hanno inalberato
un fragrante gloria al Vaticano
e noi non facciamo
che infrattarci tra le fronde
a inalare beati
(in decenni ben distanti
capitavamo sempre fuori stagione…).

Sul sentiero alpestre
costellato di ginestre, euforbie e lentischi
la meraviglia è per i fichi nani
quasi giunti a maturazione
poco dopo pasquetta
(e alla svolta sotto cresta, tra breve,
apparirà il mare di sbieco !)!


Ferraluglio 2004

La vite americana
s'abbarbica al muraglione
e fa capolino tra yucca e cràssula;
la mimosa potata
selvaggiamente
ha rinnovato rami e fronde;
il geco salterino
passa di sasso in sasso,
inavvertita minaccia;
anche il bombice
visita estasiato
la buganvillea

mentre il mare risacca.

 

 

 

 

Marte?

Farfalle subtropicali e locuste desertiche
sempre più di frequente visitano queste siepi
(le mantidi vi allignano da tempo)
e non pare trattarsi di cambio stagionale,
bensì di salto di fascia climatica:
rassegnàti ogni giorno all'afa continua
catturiamo gli estemporanei refoli
di brezza costiera sparagnina,
in attesa della congiunzione epocale
col pianeta bellicoso
o che si pieghino le daghe dell'agave.

Il postremo treno s'allontana
acusticamente ondeggiante a Levante o a Ponente
con le usuali tendine blu sventolate
a salutare velocità e spifferi.

Troviamo continuamente ghiaietta
sui pavimenti di casa
negli anfratti più impensati,
quasi la producesse la graniglia.

Si gira come ossessi
tra una stanzetta e l'altra
per movimentare l'aria
e non soccombere all'afa.

Idillio?

L'apice dell'agave
stracolmo di stami
ondeggia lieve alla brezza di mare
allettando gl'insetti prònubi

e spesso la tortora
si sistema sullo stelo enorme
di qualche infiorescenza
lanciando tediosi richiami;

ma pure lo scricciolo
colibrì nostrano
s'attarda nelle soffici
torte floreali

e la nottola vi svolazza attorno,
diseguali farfalle,
e un tremulo smeriglio
col consenso del merlo.


Hunting

Passa in volo planato
un piccione mezzo-tortora,
noncurante del gatto tigrato
appostato tra i cespugli di mirto.

Noi sempre a difenderci
con schermi protettivi
dalle insidie del sole
delle zanzare e altri insetti.

La farfalla notturna
intempestiva
s'è già sistemata a mo' di sfinge
sul muro della casa rosa.

I pescatori elusivi
hanno posizionato reti e gavitelli:
più tardi raccoglieranno faticando
la loro Tiberiade.

Il bagnino attempato
ha smesso i panni del salvataggio
per inoltrarsi nella macchia
sulle tracce del cinghiale.

L'adolescente lancia i suoi ami
nell'etere inverecondo
e la preda abboccherà
con trilli e messaggini.

 

Promenade

Il sentiero nel bosco di pini
a macchia ligure assortita
sale a mezza costa, non impervio
e ti aspetti a ogni svolta
l'edicola votiva co' bravi,
ma voltandoti non si compie
il miracolo di Don Abbondio
orante vespertino ch'avanza…

Col bambino per mano
facciamo zittire cicale successive
transitando chiacchieroni,
però una impertinente
non si lascia silenziare
e allora possiamo osservarla
da vicino tentando di capire
l'origine di tanto cicaleccio.

Giunti allo spiazzo proteso sul mare
riconosciamo gli scenari primaverili.

C'è qualcuno che odia i carrubi
li tarpa, li accorcia, li annienta
e fa lo stesso con le tamerici
i nespoli, gli oleandri…

Sulla spiaggia confluiscono tutti:
le botticelliane abbondanti
di oggi e di ieri,
il gozzuto contadino bergamasco,
lo zoppo che insegna zoppìa
e una nutrita schiera
di menomati a vario titolo,
chi più chi meno compromesso
col guinzaglio corto
e buono a nulla.


Tutto intorno a te!

Un deschetto da bagatto
per far colazione
con marmellate inusitate
(zucca candita e scorze d'arancia,
ribes e lamponi,
fragole e rabarbaro);
un terrazzino cinque metri per quattro
circondato da reti contenitive
mura ciclopiche
piante di medio fusto,
per esprimere a geroglifici
convinzioni demotiche;

un mare magno
a centottanta gradi,
foriero d'increspature
onde scarruffate
relitti baudelairiani
spiaggiati tra i lettini;
un mezzo cielo
a pecorelle 'stamattina,
capace di tramonti scenografici
fate morganatiche
soli multipli
e lune languide.


B. V. agosto 2005

Riccioli d'onda s'inseguono
e si coalizzano
per martoriare ineluttabili
battigia e bagnanti.

L'acqua bassa rilucente
invita al galleggiamento
le grasse signore
cinte da ciambelle.

Sulla scaletta ripida
s'impigliano al vento
secche farfalle viola
di buganvillea.

In alto, sulla montagna brulla,
oltre la cava cubista
l'orizzonte verde si sforza
di competere col cielo.

Lungo la ferrovia
dei treni inafferrabili
gli sterpi han preso fuoco
a nuvoloni grigi aromatici.

Nel viottolo del bosco
senza bravi o Don Abbondio
rincorro il gracidio
ritmico della cicala.

 

 

 

"…e il paggio Fernando?"
(a Monty)

E riandando
tra i campi di mais
imbattersi negli irti capezzoli
dell'ignara ragazzina
che transita sul viottolo estivo;
ma giammai ci fermeremmo
a contraddire l'anagrafe:
l'altura dell'arte ci attende
paradigmatica campanilistica
e i torchi a stampa
e le tastiere dell'etere.

Se mi si chiede però
il dettaglio autobiografico
lo scavo introspettivo,
mi rifugio nell'esperienza
dei cinquant'anni,
che mi fa giudicare
tutto questo poetare sopra le righe
superfluo:
bastano il fanciullo Anacleto
o il cucciolo Alfredo
rifatti celesti.

Grappoli di limoni verdi
sull'alberello stento
rinvigorito da mani esperte.

Diademi sulle pale spettinate
dei fichi d'India
a strapiombo sull'Aurelia.

Miriadi di mini-bacche
rosse o nere
del vispo lentisco.

Miracoli di rinascita
ai rami secchi
delle euforbie.

Siamo in attesa della mimosa
ma questo settembre opaco
non è la sua stagione…

Due gechi mattutini
all'ombra della grondaia
si fronteggiano immobili
verticali
incerti su chi darà strada,
ma la soluzione c'è
a spirale
o in qualche anfratto del muro.

La terra trema
rossellinianamente
al passaggio del treno
strombazzante quassotto:
la gente s'alterna pendolare
tra levante e ponente,
poco incline
a scambiarsi i destini.

Il mare continua
a sciaguattare poco mosso
infischiandosene delle previsioni
e i bagnanti ipotetici
non sanno se svestirsi
o rivestirsi,
come turisti in balìa
dei cieli d'Inghilterra.

 

Verso Noli

Un treno furtivo
fila verso la galleria
senza colpo ferire
indisturbato,
pressoché inaudito
nello scroscio dell'onde.

Questa Liguria di anfratti
labirinti e cunicoli
tra minuscole bicocche di pescatori
è un susseguirsi di cartoline
notturne:
la luna, la rocca, il tunnel…

…e l'Aurelia che si snoda
tortuosa
sotto nembi di roccia
incombenti sui flutti
per raggiungere il Medioevo
dei miei anni sessanta.

Il gabbiano a mezz'aria librato
scruta a destra e a mancina
possibili prede coriacee:
fermo come appare nel cielo
vien voglia di afferrarlo
al passaggio

gli lancio un grido gracchiato
per richiamo,
lui sposta il capo curioso
poi prosegue la sua ricognizione:
non ha esitato che un attimo,
chissà cosa gli avrò detto ?




 

 


Borgio Varezzi


Dalla bicocca spericolante sul mare
ho sceso scalette ripide
e le ho risalite a fatica,
scoprendo che le dature
con le loro trombe ricadenti
profumano quasi di giglio
e s'offrono floribunde
dalle chiome d'alberelli,
non solo sarmentose raso-suolo.

Gli agapanthus sferici
s'ergono per gli innamorati
tra canne gialle e rosse
sotto agrumi acerbi verde scuro,
e qualche terrazza più in là
cascate di buganvillea
s'alternano a oleandri variopinti.

Ignare di tutto ciò
meduse pervinca fluttuano sommerse.






Borgio Varezzi
(English transaltion)

From the hovel
tottering above the sea
I've gone down steep steps
and climbed back with difficulty,
finding out that daturas
with their hanging trumpets
scent almost of lily
and offer themselves gorgeously
from saplings' foliage,
not only sarmentose
skimming the soil.

Spherical agapanthus
rise for lovers
among red and yellow reeds
beneath deep green
unripe citrus fruits,
while some terrace
beyond
bougainvillea cascades
alternate with
multicolour oleanders.

Knowing nothing
periwinkle medusas
drift underwater.


 


Borgio Varezzi: 2 ANNI DOPO

(alla naiade silvana)

Teorie di formicuzze
argentine o uruguagie
percorrono alternativamente
il tronchetto del limone
il tralcio di mimosa
le piastrelle della cucinotta…


Il postino comunque non suonerà
neppure una volta:
nessuno sa che ci siamo ritirati
all'eremo sopra l'Aurelia
in fin d'agosto
per sfuggire al danno metropolitano.


Ieri fummo persino
alle terrazze filìppidi
attorniati da vegetazione
puntualmente lussureggiante
e da silfidi e vergini (?)
della fonte vespertina.

M.M. settembre 2011

 

 

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