LA POSTA
Tanto per chiacchierare del più e del meno
tra lettori e Redazione
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Ci scrive...
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IL
GRILLO PARLANTE
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La risposta della Redazione
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Caro
Angelo, |

Ci scrive...
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M'illumina
di senso Nota
dell'internauta: |
La risposta della Redazione
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Caro
Mauro, |

Ci scrive...
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PAESE
DI EROI |
La risposta della Redazione
| Immagino
che, quando si dice 'parlare senza peli sulla lingua', s'intenda esattamente
quello che ha fatto lei, Andrea. E' legittimo, spesso anche auspicabile,
ma qui si fatica a comprendere se lei intende davvero farci una domando,
oppure essere provocatorio; tout court. Nel secondo caso cascherebbe male, non ci sentiamo affatto provocati, causa lo sforzo perpetuo di dare ai termini la loro corretta valenza. Se la sua è davvero una domanda, invece, la scrivente condivide una tendenza all'abuso della parola eroismo perché ritiene che la società moderna ne abbia perso il senso più profondo: cosa che traspare dal linguaggio, ma che abita nella travisata, superficiale concezione e nella mancata pratica di ciò che l'eroismo veramente è, dentro e fuori dai compi di battaglia. Ciò detto, mi dissocio comunque dalle due soluzioni che lei propone: ridefinire un significato corretto significherebbe cambiare in peggio: liquidare col termine "sfigati" quelli che perdono la vita prematuramente e per cause assai poco naturali penso sia, linguisticamente e concettualmente parlando, ancor meno esatto, oltre che irrispettoso. Propendo per definirle e considerale, appunto, vittime di un concatenamento d'errori umani sconfinati nella tragedia e di sicuro ometto il 'povere', se detto con il tono paternalistico e di sufficienza che lei dà l'impressione di usare. Quindi, cosa facciamo? Non lo so, ma come inizio potremmo lasciare che l'eroismo autentico si definisca da sé, calare di un gradino, e parlare del più comune (???) coraggio. Come quello, per esempio, quando si scrive pubblicamente una lettera così "tosta", di firmarsi per intero. A/6 |

Ci scrive..
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LA
FAME VISTA DALL'ITALIA
La
stampa e i media non fanno che ricordarci - con sottinteso rimprovero
- che tutti i giorni milioni di bambini muoiono di fame e che ognuno
di noi può e deve fare qualcosa. Lo facciamo, con la diffidenza
che la beneficenza consente. Ma se il problema dei popoli denutriti
ci sta tanto a cuore perché ogni giorno, a ogni ora, tutti
i canali televisivi, dai nazionali ai provinciali, ci propinano primi
piani di cassate alla siciliana, di risotti ai frutti di mare, di
tagliatelle al tartufo? Assistiti da esperti sommelliers che consigliano
il vino più adatto, i cuochi, anzi i "maestri" del
fornello , si producono in menu da far venire l'acquolina in bocca
a chiunque, tanto più agli affamati se è vero che nella
loro miseria hanno apparecchi televisivi capaci di captare i nostri
programmi. |
La risposta della Redazione
| Già:
abbuffate, abbuffate, abbuffate. E' ciò che l'Italia,
ma direi l'Occidente in genere, esporta via cavo o via satellite nei Paesi
in cui ci si ciba di immagini e basta. Ed è vero eccome che laggiù
(ma è poi tanto lontano, questo "laggiù"?)
possono captare il meglio del nostro opulento costume, messo in mostra
davanti agli affamati con lo stesso compiacimento con cui le nostre brave
mamme di famiglia mettono in tavola, una portata via l'altra, quintali
di leccornie - come tu dici - capaci di far venire l'acquolina in bocca
a chiunque, figuriamoci agli affamati. Parlo di chi ha fame per una carenza vera di cibo, s'intende, ma il discorso vale anche - acquolina compresa - per gli affamati di casa nostra, quelli obesi, quelli che rosiccherebbero per primo il televisore se solo potessero derogare dalla dieta almeno nelle feste comandate. Esportiamo abbuffate, ma di solo cibo? Oh no, ma stampa e media non ci rimproverano affatto per gli altri nostri eccessi esportabili ed esportati nel Terzo Mondo; come potrebbero, visto che ne sono i maggiori esportatori? Abbuffate di cronaca nera ricca dei più infimi dettagli, abbuffate di corruzione finanziaria e politica, abbuffate di squallide risse famigliari o di coppia, abbuffate di sport imbastardito dalle anfetamine e di violenza negli stadi... E le abbuffate di raffinato, elegante turpiloquio quotidiano? E le abbuffate di passione sfasciafamiglie delle nostre educative "soap opera"? E l'esubero di tette e culi tremuli, a riprova dei risultati raggiunti dalla lotta per l'emancipazione femminile? Insomma, sembra chiaro che - di noi - sappiamo esportare verso il mondo degli indigenti soprattutto il meglio. Infatti è così alta l'opinione che le culture più povere hanno del ricco Occidente, che alcune non si soffermano neppure più a sbavare sull'agnello pasquale ben rosolato al forno: sgozzano direttamente noi. Senza neanche mangiarci perché, stando all'apparenza televisiva, siamo davvero troppo, troppo indigesti. A/6 |

Ci scrive...
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-
Diagnosi: sono affetto dalla sindrome dei "Top ten"
italiani. Sì, è contagiosa, ma tanto ne siete portatori
anche voi, resta solo da vedere se sani o dichiarati. |
La risposta della Redazione
| Costernata
per il grave disagio che l'affligge, l'intera Redazione de Il Giornalaccio
partecipa al Suo stupore di non essere mai stupito, ben conoscendo gli
effetti devastanti della sindrome da "Top ten" dalla quale,
peraltro, è colpita anch'essa seppure (almeno per ora) in forma
asintomatica. Peccato, peccato davvero che la promozione massiccia del libro vinca su tutto, compreso il valore dell'opera, così come l'hamburger di McDonald's vince alla grande sul brasato al Barolo. Peccato - certo - ma i cultori della qualità, i resistenti alla sindrome pubblicitaria esistono ancora, anche se un po' malconci: come lei, come noi che soffriamo del bisogno compulsivo di conoscere la Top ten, ma lasciamo nella tabella la maggior parte dei soliti titoli per correre in libreria, a frugare qua e là tra i tesori da scoprire. Si consoli, Marcello: chi soffre della sindrome da Top ten non è mai - o quasi - a rischio di avvelenamento! La Redazione tutta |

Ci scrive...
| EMOZIONI
Fra
gli stati d'animo ce n'è uno che ormai prevale su tutti sbaragliando
il pudore, il buon senso, il self control. E' l'emozione, favorita,
anzi aizzata, dai media e tanto più apprezzata quanto più
irrefrenabile, incontrollata, ostentata. Singhiozzi, lacrime, groppi
in gola - se possono avere qualche giustificazione (e senso) davanti
a una tragedia - sono grotteschi quando l'occasione è delle più
normali e banali. |
La risposta della Redazione
|
Il
problema sta tutto nel definire che cosa è l'emozione e qui il
pessimismo di chi risponde naufraga definitivamente nell'accezione esemplificata
nella lettera. |

Ci scrive...
| Devo,
non posso fare a meno di parlare di televisione, che avrà poco
da vedere con la letteratura, ma si dice che serva anche a "fare
cultura". Sarà, ma qualcuno di voi ha mai visto, oltre ai
famigerati Grande Fratello, Isola dei Famosi e simili, quel programma
che si chiama La Talpa? Delirio puro! Sembra una fiera esotica del masochismo
dove un gruppuscolo di sfigati gareggia nel farsi del male per un pugno
di Euro e un grammo di rinnovata notorietà. Sia chiaro, io aborro
la censura e non auspico alcun oscuramento, ma sogno che la micro-massa
dei normali ritrovi in sé un minimo di legittima indignazione e
insorga, come un sol uomo (molto incazzato), contro la stupidità
diseducativa per chiudere "questa" discarica d'immondizia, ancora
più fetente di quelle a cielo aperto che oggi affliggono il napotelano.
C'è solo un problema: la già micro massa dei normali
forse si è estinta del tutto. O no? Carlo Delsarto |
La risposta della Redazione
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No.
Da queste parti tentiamo di essere ottimisti, quindi riteniamo che una
discreta porzione di gente sensata ci sia ancora, anche se tende a proliferare
con l'abbondanza del panda in cattività. In
quanto all'insurrezione della categoria -invece - seppur per una causa
tanto nobile, ci speriamo poco. Ricordi i tempi della " maggioranza
silenziosa " ? Ecco, appunto: era una maggioranza, eppura teceva
o poco si opponeva ai fragori di una piazza forse un poco più
esigua ma compatta, organizzata,esibizionista. Figurati, allora, quanto
è probabile, oggi, l'insurrezione di una minoranza sparsa, timida,
endemicamente acquiescente e remissiva. Ci teniamo La Talpa, caro Carlo;
sperando di riuscire a evitarla mantenendo un ferreo controllo sui pulsanti
del telecomando. Perché, al di là del significato che
tu infili nel termine "normale",è il numero che definisce
il concetto di norma. Insomma, auditel docet. Ergo...
Magari fossero i "normali", in via di estinzione!
A/6 |

Ci scrive...
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Avrei
da proporvi un'asserzione grave, giudicate voi come recepirla: gli alberi
sono carichi di mele marce. Che, per giunta, si rifiutano di assecondare
la legge di Newton e restano lì appese fino al sopraggiungere
dalla totale putrescenza. |
La risposta della Redazione (nel dettaglio!)
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Avrei da proporvi un'asserzione
grave, giudicate voi come recepirla: gli alberi sono carichi di mele
marce. Che, per giunta, si rifiutano
di assecondare la legge di Newton e restano lì appese fino al
sopraggiungere dalla totale putrescenza. E' arcinoto, ma esiste ancora
una categoria professionale... (mettiamoci dentro anche giornalisti,
scrittori, critici e letterati in genere) che provveda a questa semplice
e sana operazione? No che non esiste: pur di salvare
una rispettabilità di facciata, la tendenza è quella di
nascondere la mela bacata del cesto, di edificarle attorno un cerchio
protettivo, peggio ancora di venderla come
buona, anzi speciale, anzi rara e prelibata: e, a chi protesta, si dà
del povero provinciale dal palato insensibile, se non addirittura volgare. portandosi appresso tutto il
loro carico verminoso? Gian (per
gli amici Giangiacomo Pier Maria) |

Ci scrive...
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Ave,
Giornalaccio!
In prima pagina avete scritto: <Siamo diversi, non perversi> e per il momento concordo, soppratutto circa la dose di perversione, ma mi domando perché, dato che questa pubblicazione è un po' anomala sia graficamente sia nei contenuti rispetto alle altre, non mettiate dei banner, dei link, dei richiami diretti ad altri siti per farvi conoscere di più. Non so quale sia il vostro numero quotidiano di ingressi, ma senza pubblicità o altri accorgimenti simili non può materialmente essere molto elevato. Visto che non siete dei pivelli, immagino che sia una vostra scelta <politica>. Ma in questo caso, perché? Riccardo Loi |
La risposta della Redazione
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Caro
Loi, |
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