Il Ricettacolo
letterario
Spazio riservato alle scritture
degli amici
de
" IL GIORNALACCIO "
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1
(dall'
aprile 2005)
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| Paola
Ronco: "La giornata di un'esordiente" Paola Ronco è nata a Torino nel 1976. Dopo un'inutile ma interessante laurea in Storia Medievale si è trasferita in Inghilterra, dove risiede tuttora, guadagnandosi da vivere in un'agenzia di traduzioni. Ha scritto alcuni racconti e un romanzo, attualmente in speranzosa visione presso innumerevoli case editrici. |
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Rocco Chimera: "Il posto sicuro" - "Di Maurizia" Rocco
Chimera - quaranta anni, è dipendente dei Beni Culturali della Regione
Sicilia e Presidente dell'Associazione Culturale Sicilia Solare. Collabora al
magazine letterario Progetto Babele con articoli e recensioni d'arte.
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Giovanni Ronco: "La losna" Giovanni
Ronco è torinese e - in quanto tale? - troppo schivo per parlare diffusamente
di sé. Quel che di lui si sa per certo è che possiede un'esuberante
creatività che esprime soprattutto dipingendo quadri forti; e suggestivi
come i suoi racconti. |
| La
giornata di un'esordiente Un
rumore, tanto atteso da spedirmi il cuore tra le tonsille. Non e' una roba forte,
appena un fruscio, eppure resta inconfondibile per chiunque viva in Inghilterra
e aspetti notizie. Il postino e' arrivato e, per un capriccio del destino, ha
deciso di infilare qualcosa nella sottile fessura della porta. Ancora nel bagno,
affetto superiorita' e continuo a truccarmi gli occhi, ma la mente si scatena
come un bimbo affetto da disturbo dell'attenzione. Sara' una bolletta, un sollecito,
una lettera per l'inquilino che se n'e' andato tre anni fa; non voglio giocare
con il pensiero che si tratti di qualcos'altro, non mi va di affrontare una nuova
delusione.
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| Il
posto sicuro Tano
Gaetano faceva il pecoraio professionista; non era assalariato perché le
pecore erano sue ed anche la zona dove li pascolava era di suo possesso. Faceva
una vitaccia nel condurre greggi per le campagne e per i pendii ma a lui, tutto
sommato, non gli dispiaceva. La mattina, dopo avere colato la ricotta e steso
il formaggio, caricava il tutto sulla sua panda bianca e partiva per il paese;
non senza dare ordini ben precisi ai due marocchini, di cui uno era pure laureato
e che sovente Tano Gaetano diceva di rubargli la cultura, che erano suoi dipendenti.
Nelle vie del paese e nei cortili Tano Gaetano era uno che aveva una forte notorietà.
Le casalinghe ,addirittura, conoscevano il rumore che faceva il motore della sua
vettura e si affacciavano per vedere se era carica. Il suono della sua voce era
alquanto familiare e la cantilena che urlava, a viva gola, era qualcosa che era
entrato nella storia delle mattine paesane. "Ricòoooooo
Cavagnèeeee
Tumàaaa
" . Ricotta, ricotta mesciuta con zucchero, formaggio
pecorino. Lui, d'altronde, ci aveva preso la mano ed il gusto a litigare con le
donne: sul prezzo, sul peso; anche se dopo sapeva come accontentarle sempre. C'era
la signorina Mardone, ad esempio, che pur essendo facoltosa voleva sempre le cose
a metà prezzo. Avrebbe mandato in bestia chiunque, per come insisteva nella
cosa, tranne che lui.
di Maurizia Soffocato
lui nel magma ardente colato Cosa
voglio dalla mia vita adesso?, e dal Tempo? Niente!
Non voglio niente che già non ho. Aprile
2002 |
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| La losna di Giovanni Ronco Martino
osservava dalla finestra del refettorio i ricci degli ippocastani: a luglio erano
gia' grossi come albicocche. Seguiva costantemente, con il magone dell'autunno
che gli montava dentro, la gestazione di questi frutti inutili, come inutili si
sentivano loro li' dentro. Ora
, nel brusio di voci e stoviglie, questi erano ancora occupati a consumare caffelatte
e biscotti quando all'improvviso ogni cosa si fermo'. Cadde qualche cucchiaio,
colpi di tosse per il latte andato di traverso; anche la Giustina smise la sua
cantilena. Martino, le carte in mano, giro' lentamente il viso di quarantacinque
gradi, socchiuse gli occhi a fessura per mettere a fuoco l'obbiettivo e lo vide.
Lo vide e lo riconobbe subito. Nonostante la calvizie e l'imbolsimento, lo riconobbe
subito. Il rettore della casa, fattolo entrare, si stava sbracciando per presentarlo.
L'onorevole. Diligenti
come bambini, se ne uscirono, senza far rumore, lasciandolo solo a far l'appello
alle sue carte. Era
ancora buio, quel sabato mattina, quando Martino veniva giu' dal viale degli ippocastani
correndo goffamente. Unico rumore, nel silenzio della strada, le suole pestate
sull'asfalto e lo strofinare del sacchetto di plastica del supermercato, palleggiato
sulle ginocchia. E il fiatone. Un
assistente paffuto e trafelato aveva portato anche i fiori per la cerimonia e
adesso dava le dritte al fotografo per inquadrare i profili migliori. I banchi
occupati, i fiori sull'altare, un lenzuolo grande a coprire la sorpresa e il rettore
in mezzo alla navata. Allargo' il torace sotto i paramenti dorati per intonare
un inno solenne in onore dell'ospite, ma si dovette bloccare al primo la. |
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