Serafino
preposto al coraggio
Gli
angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica,
che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l'analisi armonica degli accordi
supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano
la forza e il diritto di ascoltare. Gli esami sono molti, però che gran
soddisfazione ultimare i corsi e ottenere infine (lode al Signore!) il permesso
d'insegnare.
I miei
studi sono a buon punto e fra poco l'esame conclusivo mi darà il titolo
che sogno tanto: quello di Maestro!
Nel frattempo, grazie alle mie doti vocali,
già occupo la carica di tenore-capo nella gerarchia lirica del Conservatorio:
sono forse il più bravo, tra gli allievi di "Esercitazione corale".
E poi, dirlo mi riempie di gioia, lavoro come assistente di un angelo cherubino
che scende ogni giorno in Terra, posandosi delicato sulla quercia di un bosco
dolce e campagnolo, per educare gli uccellini al canto. Li abitua a portare il
cinguettio in maschera e a sorreggerlo con il diaframma; non tutti riescono subito,
anzi nessuno: perciò hanno bisogno di me, "serafino preposto al coraggio"
che deve esortarli a ignorare la delusione.
Mi capita, spesso, di calmare i
picchi, tanto irascibili da abbandonarsi a voli isterici e rabbiosi, dopo un acuto
sbagliato. Per sfogare il rammarico dell'errore, percuotono il becco addosso agli
alberi, facendosi (io credo) un male diavolo! Allora intervengo: abbraccio con
la mano grande il loro corpicino scosso dai nervi, accarezzo piano la testolina
invasata di furore e fischietto per loro qualche melodia celeste; così,
lentamente, l'ira si placa. L'agitazione, tachicardia dei nervi, torna ad essere
tranquillità.
Una
lezione dura da mattina a sera e in fondo non è pesante: diverse pause
concedono sollievo alla stanchezza. Io mi apparto, negli intervalli, su di un
ramo nascosto e mi svago a pensare. Se un'aria d'opera comincia a formarsi nella
mia immaginazione, la scrivo per appunti sulle foglie pentagrammate che gli uccelli
usano a mo' di spartito e, magari, cerco di farla somigliare a quelle dei compositori
più illustri. No, non Rossini o Mozart, come ritengono gli uomini, bensì
Giove, Saturno e Urano, come noi angeli sappiamo benissimo!
Quando
mi annoio, tento un'occhiata verso l'orizzonte e sempre vedo qualcosa d'interessante
che mi convince a osservare il paesaggio. Ho una vista incantevole dagli occhi
panoramici che possiedo in volto: gli avvenimenti fanno tappa nel mio sguardo,
e nulla viene considerato con poca attenzione.
D'altronde come può sfuggirmi
una persona bizzarra simile a quel prete in tonaca di gala, che si avvicina lungo
il sentiero mostrando, allegro, un giglio all'occhiello. Ah no! Si tratta di un
monaco elegante, che sfoggia un saio a coda di rondine
Macché! Ora
lo scorgo chiaramente: è di sicuro un Beato, assorto nel compito di farsi
propaganda (distribuisce infatti santini da visita a cacciatori e spaccalegna:
"Casomai vi servisse una grazia
").
Anche Satana gradisce, talvolta,
un giro nei boschi: sale dall'Inferno e va a rintanarsi nel buio intricato delle
macchie più fitte. Nella tenebra contorta dei rami bassi, in quella notte
artificiale, trova l'ispirazione per musiche blasfeme: con spirito malvagio architetta
note sacrileghe, bestemmie sinfoniche, allucinazioni sonore da far eseguire alla
sua orchestra d'orchi.
Però
i concerti non sono mai un granché ed anzi, in Paradiso, gli angeli ironizzano
inventando dialoghetti briosi. È facile sentirli scherzare: "Ho fatto
una volata all'Inferno per assistere a un'esibizione dell'orchestra d'orchi.",
"Ah sì? E chi suonava? Il primo violino?", "No, il primo
venuto: sai, era una cosa improvvisata
".
Sorrido fra me per le battute
ingenue dei colleghi alati, mentre la mia curiosità continua a sorvegliare
la vita intorno. E mi accorgo di un simpatico ragazzo, seduto ai piedi d'una betulla,
intento a deliziarsi del tepore e della luce. Sembra davvero uno scrittore, forse
perché si è poggiato accanto uno strato di fogli che non smette
di compilare, mano mano, a penna.
Affido
agli occhi uno sguardo più pronto, per leggere le parole di quel ragazzo
ecco, finalmente capisco: è impegnato a buttar giù la recensione
di un libro, che s'intitola "Il Silenzio Stonato". Ha scelto la natura
come ufficio di lavoro, quel ragazzo, e il suo inchiostro afferma, tutto disinvolto:
"Rob Demàtt introduce la fantasia dei lettori all'uso narrativo dei
ricordi, costruendo uno sfogo romanzato (dal linguaggio brillante e volitivo)
che ha per contenuto un messaggio autobiografico: il sesto senso è quello
di colpa. È il rimorso d'aver sprecato gli anni e la vita per dedicarci
a illusioni che prima incantavano e che, adesso, ci deridono. Allora un'esclamazione
prende in noi a gridare: "Temo il cielo e la terra; il tempo mi sta lasciando
solo: entra nelle ossa la paura, il respiro non ha più forza nei polmoni
e tutto mi incita alla morte!".
Ma quando i cicli d'angoscia termineranno
e la sofferenza non sarà che uno stimolo di guarigione, scopriremo sollievo
anche nel dolore e, nel sollievo, amore".
"Realizzerai
i miei desideri?", domanda l'uomo.
"Aspetta e spira
",
ribatte il destino.
Chissà per quale motivo, la recensione mi ha suscitato
in mente questo lugubre giochetto di parole
Certo dev'essere triste per
gli uomini ritrovarsi in mezzo alle ore, sempre minacciati da pene e afflizioni.
Un giorno, però, avranno soltanto gioia e serenità, perché
noi angeli provvederemo a convertire il destino!
Per il momento, io e il Maestro
cherubino salutiamo gli uccelli agitando le ali (è sera, la lezione è
finita) e torniamo lassù, nel Conservatorio Astronomico, a riascoltar le
stelle.

ALCUNE
POESIE
Filosofia Parole
e frasi sono gli intercalari del silenzio che smette, ogni tanto, di pronunciare
il vuoto. Allora qualche
indizio di materia deforma l'aria, descrivendo le pause del nulla prima
che il silenzio si richiuda. (Le mani s'infrangono contro un gesto incompiuto) Occhi
e geometria
Diametri di pioggia attraversano
il mio sogno. Il silenzio è un pergolato di nubi che stringe a
sé lo sguardo. Sguardo innamorato
del sole, vorresti che quel bulbo giallognolo fosse un occhio, forse il
tuo! Invece è solo una geometria di fuoco
Parole
dal silenzio
Ricorda il mistero che fioriva
in un sospiro, dove la morte ha tessuto il nido come una spiaggia di
parole taciute; come un barbaglio di sogni trasparenti, orchestra di anime
perdute.
| | Parole
dal silenzioRicorda il mistero che
fioriva in un sospiro, dove la morte ha tessuto il nido come una spiaggia di
parole taciute; come un barbaglio di sogni trasparenti, orchestra di anime
perdute.
Pirandelliana
Vecchio!
La vita? Ti piaceva
"Sissì
Beh in fondo vivevo solo
per ricordare me stesso: per non avere rimpianti o rimorsi". E la
seguivi, allora. La seguivi! "Sissì
Magari non per
nobiltà o entusiasmo o speranza. Nonnò
Per
una ragione, invece, molto più romantica: perché non mi scacciava
Ma
sì! Poi l'eco di uno sguardo, l'eco di uno sguardo s'infrange nel
cuore: e tutto quello che resta da vedere è il desiderio di guardare".
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