Il Ricettacolo letterario



Spazio riservato alle scritture degli amici
de

" IL GIORNALACCIO "

 

 

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(da ottobre 2005
)


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Enrico Pietrangeli
POESIA E NARRATIVA

 
L'Anonimo del '900
RACCONTI

 
Flavio Vacchetta
ALCUNE POESIE

 

 

Tre poesie di Enrico Pietrangeli

 

A MOSAIC

Stringhe alfanumeriche
attraversano lo schermo
in un trascorso secolo
di avari elettrici impulsi
per una nuova comunicazione.
E poi venne la grafica,
accattivante ed onnivora,
che rapida, ogni cosa divora.
Mosaic, suo primogenito,
nel pieno di beltà
giace archiviato,
ricordo sopra un tempo
non ancora compiuto.

" Di Amore e di Morte "
una raccolta i poesie




(Teseo editore 2000)

IL PAZZO

E’ un lago fondo e chiaro
d’impeccabile innocenza,
nobile e azzurra vi scorre
pupilla senza più ragione
diritta scorge e solca
remoti labirinti d’animo
e ignudi vermi che siamo
ci voltiamo ignorandolo.

 

 


A TRIESTE

A Trieste, dannata frontiera,
galleggiano fluttuanti nel porto
profilattici con sembianze di meduse:
decadente magia colora la sera
e il mio cuore prende forma
di valigia in vinilpelle
(modello anni cinquanta)
occasionale avventore slavo
me ne porge il manico scucito.

 


LA NARRATIVA

" In un tempo andata con biglietto di ritorno "
Proposte Editoria


E
nrico Pietrangeli, autore della raccolta di poesie "Di amore, di morte", pubblicata in versione cartacea (Teseo editore 2000) ed in elettronica (Kult Virtual Press 2002), collabora con riviste e siti internet pubblicando articoli e racconti brevi. Attraverso la traduzione poetica, si è dedicato all'opera di alcuni autori poco conosciuti. Redattore di Tam Tam, gestisce il sito "Poesia, scrittura e immagine" [www.diamoredimorte.too.it] e, recentemente, ha pubblicato il suo primo romanzo "In un tempo andato con biglietto di ritorno" (Proposte editoria).

 

 

 

L'AUTORE: UN ANONIMO DEL '900
da
" Polaroid "

 

 


Nebbia


Quella sera, come tante altre volte, tornando dal lavoro, Marco fermò la macchina nel grande parco in riva al fiume che attraversava la città. Era autunno e le prime nebbie scendevano al calar del sole.
Scese dall'auto e iniziò a camminare su un tappeto di foglie fradice e scivolose.
Camminava lento e , guardandosi intorno, rifletteva sulla sua giornata, su cosa l'avrebbe atteso nella serata e l'indomani e più camminava più il pensiero vagava.
Aveva circa quarantanni , un matrimonio appena concluso, una nuova storia appena iniziata. Non aveva figli.
Il buio ormai era calato e lui si era sempre più allontanato dall'auto senza neppure accorgersene.
Tutto, intorno, sembrava scontornato. Il fiume scorreva lento e misterioso. I lampioni sbucavano pallidi dalla bruma.
C'era un silenzio turbato solo ogni tanto dalle auto che sfrecciavano lontane.
D'un tratto vide comparire una figura che a mano a mano che si avvicinava gli pareva un uomo intabarrato.
Si sedette su una panchina e lo guardò avvicinarsi con passo lento,ma fermo, gli passò davanti , la testa reclinata e andò oltre.
"Hei, sign....!" gli venne da gridare , ma la voce gli si strozzò in gola.
L'uomo, scontornato, non si voltò e scomparve.

* * *

Lo specchio antico

Aveva sbattuto la porta: "Non abbiamo più nulla da dirci!", aveva sibilato la donna. L'uomo era rimasto lì, fermo in mezzo all'anticamera, incredulo e indefinito tra tristezza, dolore, gioia, felicità.

Era finita una storia lunga con la donna che forse più di tutte aveva amato. Amato? Non aveva mai capito bene che tipo di amore fosse: eh sì, perché non esiste una forma sola di amore, aveva pensato. "Vabbè le corna, lui a lei e lei a lui, ma adesso era diverso!".
"E' brutto sentirsi dire 'non abbiamo più nulla da dirci', esclamò sottovoce guardandosi allo specchio posto su una consolle anni trenta che aveva portato lui in dote. Quello specchio doveva averne viste di situazioni nella sua vita, di facce smarrite, di facce gioiose e addolorate; e quante pure doveva averne
sentite! Ma taceva, imperturbabile.

"Forse non hai neppure sentito sbattere la porta", gli disse l'uomo, e in un balzo divenne lui stesso l'uomo che era dentro lo specchio.

"Beh, una casa tutta per te non l'hai mai avuta", disse l'uomo entrato nello specchio guardando tutto, a centottanta gradi. Questo è vero, ma l'organizzazione... beh, una buona cameriera, musica, amici... tutto senza dover discuterne con nessuno, e senza risponderne a nessuno. Ma perché mai tutto quel traffico, non era forse più comodo e divertente restare dentro allo specchio e guardare la vita scorrere senza essere visti?

L'appartamento fu affittato a una nuova giovane coppia: gli piaceva, pareva davvero che avessero molte cose da dirsi e pareva pure che si amassero. "Di quale amore?" pensò lui.
Arrivarono dei bambini, strilla, urla, gesti affettuosi, botte, ma un giorno... lo schianto. Arrivò una violenta pallonata e lo specchio cadde in mille frantumi.

* * *

L'altra sponda del lago

La casa era fine ottocento, povera, pianterreno e primo piano, muri spessi e dall'appartamento di Luigi, al primo piano, si vedeva il lago a occidente.

Due camere modeste, la stanza con un letto in ferro battuto, qualche scaffale con libri messi lì quasi per caso, un crocefisso e una sala da pranzo ampia con cucina a vista , un tavolo e un cavalletto con un quadro e a terra mille pennelli e barattoli di colori. Ne aveva una montagna di suoi quadri impilati, l'uno sull'altro. Ogni tanto ne vendeva qualcuno e racimolava quel tanto che gli serviva per pagare l'affitto e un po' di spesa che faceva nella bottega della viuzza accanto. La signora del piano terreno gli regalava le verdure dell'orto, a volte il minestrone e le uova fresche.

Un piccolo borgo dove tutti si conoscevano e ognuno sapeva tutto di tutti perchè erano tutti nati e vissuti lì. Meno lui, arrivato da qualche anno dalla metropoli dove aveva lasciato un'ex moglie, il lavoro, la macchina e un'improbabile fidanzata che di tanto in tanto lo andava a trovare.
Da casa si era solo portato qualche fotografia ingiallita della sua gioventù e due o tre soprammobili che da sempre vivevano con lui.

L'aveva conquistato l'intimità di quel borgo e la finestra con piccolo balcone affacciata sul lago. Lì cercava l'ispirazione per i suoi quadri: dipingeva i traghetti che attraversavano il lago portando gente da una sponda all'altra. Dipingeva i tramonti, il sole alto sul lago con i suoi riflessi, i diversi colori della natura in primavera, in inverno e in tutte quelle occasioni in cui sentiva qualcosa "dentro".

Aveva imparato a riconoscere le stagioni dal passaggio degli uccelli migratori ancora prima che dal calendario; conosceva tutte le montagne di fronte, relative altitudini, i paesetti che si susseguivano sulla
riva opposta del lago. E dipingeva anche quelli con minuziosa precisione.

Ma lui, sull'altra sponda del lago, non ci andò mai.

* * *

Anna bell'Anna

Le aveva fatto la corte a lungo, ma non c'era stato nulla da fare. Credeva che Anna fosse la donna della sua vita, dopo tanti tentativi fatti con donne che più o meno l'avevano deluso e soprattutto l'avevano "bruciato".

Quella volta Andrea, 35 anni, quello che si dice un bell'uomo, si era lasciato andare completamente pur consapevole della difficoltà dell'impresa. Eh sì, conquistare Anna per lui era veramente un'impresa di quelle titaniche: fiori, biglietti, lettere, regali. Insomma di tutto di più! Al massimo lei gli aveva concesso una cena in un ristorante alla moda, gli aveva offerto un aperitivo a casa sua, l'aveva accompagnato a una mostra di antiquariato.

Andrea non era soffocante, ma sempre presente nella vita di Anna. Lui ne rispettava le abitudini, le amicizie, forse anche gli amori e per discrezione non domandava nulla che potesse infastidirla.
"Forse - pensò un giorno - sono troppo soft".
Ne parlò con il suo migliore amico che gli suggerì: "Ma l'hai mai invitata a fare un weekend con te?"
Già… rispose lui, ma dove la porto?

Anna partì, con la sua migliore amica, per una Missione in Africa a curare i bambini. Lo informò mentre andava all'aeroporto.


* * *

Figlio unico

L'aereo stava decollando dall'aeroporto di Palermo. Vincenzo, un bel ragazzo alto, capelli e occhi nerissimi su una pelle olivastra, guardava con la testa carica di pensieri la città che poco alla volta si allontanava mentre l'aereo prendeva quota.

I quattro occhi che accompagnavano quel decollo erano gonfi di lacrime: i genitori, gente per bene ma modesta, avevano fatto l'impossibile per quell'unico loro figlio: "l'abbiamo laureato", dicevano fieri di sé stessi e di Vincenzino. E quel figlio, adesso, a 26 anni, partiva per il nord dove l'aveva chiamato un'azienda dopo qualche colloquio di selezione. Un "posto sicuro" - come si usa ancora dire da quelle parti o più generalmente in certi strati sociali - che avrebbe dovuto garantirgli il futuro.

Quella sera nell'appartamento alla periferia di Palermo nessuno dei due genitori, a tavola, aveva aperto bocca: ciascuno teneva per sé i propri pensieri e si rendevano conto che, in fondo, quel distacco era un po' "colpa" loro.
La televisione come tutte le sere, un bicchierino di digestivo e poi un trillo del telefono: "Papà sono io"; era la voce di Vincenzino:"Siamo appena atterrati". La madre cercava di strappare al padre il ricevitore per sentire 'in diretta' le prime impressioni: "Ma mamma, non sono neanche uscito dall'aeroporto; vi chiamo più tardi da casa della zia".

Alcuni anni dopo Vincenzino tornò a Palermo. Stava facendo carriera, l'azienda gli aveva proposto di andare in Cina dove stava aprendo un nuovo stabilimento, e lui aveva accettato.
"Non ti vedremo mai più", disse la madre in lacrime. Il padre si chiuse nel più profondo mutismo. Si sentiva in fondo tradito: così, con tutto quello che aveva fatto per lui, per il suo bene.

I genitori di Vincenzino, ancora abbastanza giovani, si separarono pochi mesi dopo: il padre si era innamorato di una trentenne che presto lo rese padre per la seconda volta.

 

 

 

FLAVIO VACCHETTA
Alcune poesie

 

Poesia

Rifletto sul mio linguaggio forbito
Pacato e pingue
Privilegio dispotico
Da narratore onnisciente
E stare con i piedi per terra
In realtà pochissimo
Dimmi poesia dove
Devo aspettarti

*

Emozionando

Emozione di faraglioni
Acque verdi di neretto
Pergolati d'uva dolciastra
D'un paesaggio marino
Oh, raccontare una storia
Senza incombere nel banale!
Sembra tutto vivo
Ed adombrato
Che poi, in fondo
C'è sempre il mare

*

Spettacolo del cuore

è la mia
l'età della tua vita
lama nel cuore
colpito a bersaglio

ora ti sveglierai
non alle tre di notte
vernice sulle labbra
gli angeli ti aliteranno
assolutamente sì

ho necessità di tali parole
zenit e nadir
affondare il cuore nel tuo sguardo
se mai un giorno potrò, incredulo
illudermi di ripetere
lo spettacolo grande
del tuo grande cuore

Astropoesia

Salve stelle
Sto per digerirvi tutte
Senza che possiate
Volermene, ah ah ah

Ho consegnato la mia libertà
Al cosmo bello
Grande e spazioso

"""

Dobbiamo incidere nei cuori quelle gemme
che, simili a parole, rovesciano gli equilibri
affondano come bisturi nella carne
allora, navigo in acque stellari
col pianto in aorta né commiato né scarto
mio viaggio stellato da ignoto spettatore

"""

Occidente e destino
oriente tra dubbio e credenza
universo bello
purtroppo decostruito e demistificato
critica ideologica
fede nel dio-verso
metafisica ed iperuranio
ma, scusate questo scenario cosmico
vi risulta monotono e capillare?
Il cosmo HA la lettera maiuscola

"""


Solo dinnanzi all'universo
m'arrendo, salute a te
rispettoso cielo
tranquillo ciambellano
io so essere mortale
creatura di un giorno
ma tu?
Mi nutri forse?
Io la risposta l'avrei
Frantumato spazio
Divelto universo
Fracassato cielo
Questa equazione d'infinito

 

 

Al cimitero di "La Mortola"

Qui, tutto abbiamo perso
e preso anche di più - il mare, il blu del cielo,
la verde vegetazione ponentina
tutto racchiuso - niente e nulla potrà essere ridescritto.
Tutto sepolto: HODIE MIHI CRAS TIBI.

 

* * *

Mistero

Soffia il vento delle bufere
nitido è il sogno dei congiunti.
Lui che cercava l'affanno di una lacrima
sulle sue dolci ciglia.
Lontano e nascosta
sui vicoli stretti
calava la sera e dovunque andasse a morire
all'improvviso volava via.
Talvolta mi sento fuori da questo mondo rapace
e mi sveglio vuoto e stordito,
privo di sensi.
Ho riconosciuto il peso della follia
ma sento che ormai
sta andando via: il male, il dolore e la risata vuota.
Fermo le mie mani,
tumuli e voci,
nuovi limiti di senso
penetrano su di un vuoto
insignificante e opaco.
Il Mistero
non lo riconosco più.

 

IL MIO GATTO

Sirio esce al buio
con occhi rivestiti di piacere
dardo adattato al servizio
eterno scienziato in cui si distingue
sfolgorio di nobiltà.
Fiero protagonista di pupille immense
scintille frettolose
illusione sfuggente
d'atteggiamento felino.

IL BUCO NERO

Spalancato buco nero, che t'avvolgi lento,
al di là di spazi e tempi ed impregni l'anima
di sangue e petrolio, nella galassia putrida
che sbava e si espande, raggeli il flusso di stelle
pronte al nuovo grido - ma tu, intollerante -
torni a rinascere sull'ombra del mondo
torni a ritroso e senza ritegno - a catturare -

SENZA TITOLO

Nel mio letto di lattice e luce consumo una dormita
ma invasa da ostacoli e teoremi che mi carcerano la vita
m'imbrigliano la
sorte.

SENZA TITOLO

Sogno un filo d'erba
terra e mare iridati
il suono odoroso d'un fiore
vittima è la verità
il mio spettacolo la pace (forse manca)
tra le quattro pareti tutto precipita
si espande ciò che non conosco
scrivere diventa ambiguità.


SENZA TITOLO

Vivere senza ferro od acciaio
altissima agonia - senza pietà -
ora nessuno dorma
nei giacigli ebbri o stanchi -
sbarrati e sbranati dal casino della vita
pure vittima designata…
Eppure l'ho vista cadere attentamente
tale notturna agonia - desiderio incolore -
a cosa serve scrivere senza un pianto d'anni?
Strascichio di anime corrose
estrapolate da stranezze -
vivo altrove una notte di mare a Bordighera
con Betocchi e Ciacio sullo sfondo -
la muraglia mi fronteggia ed ostacola
carezzevole luce, mi strappi le stelle del cuore e l'universo " animale -


Flavio Vacchetta ha recentemente vinto il primo premio per la poesia cosmica nel premio letterario "La Mole" di Torino 2007 con il suo libro "Universo vagabondo" editore Lorenzo con prefazione di Franco Piccinelli. Ha pubblicato inoltre "Silente meridiana" editore Lorenzo (con prefazione di Franco Piccinelli) e "Altra metà" editore Nerosubianco con prefazione di Luigi Betocchi. Dirige il Gruppo astrofili benesi ed è presidente del Circolo letterario "Rivederlestelle". Autore di poesie in musica segnalate in concorsi vari.

 

 


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