Il Ricettacolo letterario
Spazio riservato alle scritture degli amici
de
" IL GIORNALACCIO "
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( 2008 - 2010)
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John Taylor |
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The Enclosure - Il recinto frammenti per Dimitris Souliotis the
elaborate antiquarian trough for which there is no more water something
like vestiges in the alignment of moldy boards; something like the
future the
roughhewn geometry of every life, up against boards, or as boards boards
and beyond the boards another, higher, wall of boards; beyond the
barrier, a barrier; and another the
barrier of projected beauty ladder
beckoning to the source of the light. light remaining light, even-especially-up
there a
little light from darkness itself? black
cosmos, but specks of light, mirages of movement; they are openings
but beyond them, only more substance, more semblances if
boardedness could unboard; if boardness could unboard swirling
us to naught: the swirling knots on the boards as
sole sustenance: what has been abandoned cowering
in this enclosure and
the thought that not even imaginary hinges John Taylor
Foto
di Dimitris Souliotis
well
beyond the end of the old trail: a moraine to scale, then these sudden
garnets garnets
in the gravel, water dripping from the glacier's lip amid
the garnets, searching for the perfect dodecahedron having
circled around the dried-up alpine pond, but according to the map
another one higher up raise
your eyes: the mountain peak above you unfolds ever upwards, into
the blue and the clouds as
glacial water drips on your hands, these garnets in the gravel, again
and again Obergurgl, estate 2004
or
both paths equally traveled by. where the wood had stood, and burnt,
now high grasses, shrubs, scarred trees. signpost at this divergence.
hazy sky on which i would have the same perspective, whether i veered
southwest or southeast sunlight
in the high branches, among the blossoms, but this-mere eyesight.
the dark path below sunlight
falling on the farthest field. here and now sown by the shadow of
death seeking
winter, a leafless thicket that i can peer through leaves,
bony branches, doomed to drop only
the remembrance of leaves lifted up by the wind eyes
still drawn to those highest-reaching rooted trees up
trunks, onto branches; dangling, with an impression of levitation better
to venture willingly into what offers no immediate beauty, no obvious
geometry as
if at dawn, an impenetrable thicket could suddenly comfort with its
own hidden coherence John Taylor
Foto di Dimitris Souliotis
BASTONE DI SALICE
La
cascata inaccessibile a causa della morena. Enormi ombre a mo' di camosci incrociano sugli alti prati della Ouille Allegra. Non un'anima che scenda. Valle
celata sotto il ghiacciaio: l'acqua scorre giù come dita, una
fertile verzura nel pascolo. Su Tra due prati, la stradina infossata sulla quale incontravamo spesso l'intagliatore, verso tramonto. Verso il tramonto. Un codirosso si posa alla base della croce del paese. Una nuvola come una freccia nell'aria; e la sera dopo, un'altra nuvola-freccia; poi pioggia continua per giorni. Fiori
di genziana blu scuro lungo un sentiero così in alto che l'ultima
vegetazione stava finendo Il Dent Parachée: il candelabro appena sotto il picco ha perduto la maggior parte della neve eterna che metteva in risalto ogni candela, un'estate dopo l'altra. Questo candelabro come memoria persistente. Una sola pietra dritta nel prato oltre il torrente. Nessuna mucca o nessun pastore l'ha mai spinta giù, facendola rotolare fino alla riva. Un po' di pioggia sembrava essere proprio l'erioforo che era anche spruzzato sulla marcìta alpina. Dell'anemone pulsatilla volevo scrivere: "Con una miriade di braccia protese." Centinaia di taccole che si scuotono oltre il dirupo, come paglia lanciata nel vento. Lo stesso bastone di salice: non una bacchetta da rabdomante. Parole che vengono dal francese: séneçon, circe, nigratelle. Paradisia liliastrum, il giglio del paradiso: un comune fiore di montagna con un nome paradisiaco. Sul finire del crepuscolo, quando nuvola e montagna si erano così mischiate da essere indistinguibili. Ma non era ancora notte. Sopra la nebbia, il Picco Carbonella e il Monte Al barone non molto distanti. L'illusione di essergli vicini. Nubi della valle inconsapevole. L'umidità come una lente d'ingrandimento. Una lingua di nebbia che scende dal Passo del Moncenisio; e io vorrei che questa lingua parlasse una lingua. Guadando le rapide: pietre per attraversare ma ben sommerse a mezzogiorno quando tornavamo. Le luci alte del trattore sullo stradone. L'ultimo carico di fieno. Diretto a casa. Le dieci di sera. Minestra. Sempre solo, da quando "la moglie" (come la chiama affettuosamente) è morta. Radici. Un ontano strappato via dalla piena dell'Arc, trascinato a valle e poi gettato a riva su una remota barra di fango. Minuscoli fiori di colchico viola pallido, come nella canzone francese, che punteggiano un prato falciato solo ieri. Nascita in fioritura: gli ultimi fiori sopravvissuti prima della prima neve. Una pietra piatta (serpentina) lasciata dove l'avevamo trovata e già esaminata nel prato. La nostra pietra miliare sulla via del ritorno. Un sentiero ancora visibile, ora che il prato è stato falciato. Un sentiero vecchio di secoli. Altri pochi metri giù per la pista e ti fermi di nuovo, ti guardi attorno. Ogni singolo pendìo, ogni singola prospettiva su per le valli e tra i picchi sembrano mutati in modi significativi. E non sono mutati per niente in modo significativo, naturalmente. Il paese nella conca sotto la chiesa e il cimitero, sotto antiche morene ora coperte di erbe alte e larici. Paese sopra le rapide dell'Arc. Aurora d'agosto. Ma questa volta la notte ha lasciato neve sulle vette. Soffici aghi di larice sfiorano una mano: entrambi effimeri. Caos di nebbia e nuvole accese dal tramonto sulla Valle di Avérole. E pure chiazze di cielo blu. Ammira, ma aspetta una sera più dolce, più semplice. La nebbia, penso, si sta muovendo sui fianchi verdi della montagna più veloce di quanto pensassi. Mattina presto nel tardo agosto: ceppi di larice bruciano in ogni caminetto. Bevi dalla sorgente sotto il masso, immaginando che sia qualcos'altro. Non è nient'altro.
John Taylor
Tutte le
traduzioni sono di Marco Morello |
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Mario Vassalle |
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Nel
silenzio da
"Le Radici del Cielo" di Mario Vassalle |
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"Pioggia" Piove. Mario
Vassalle |
" Volta di stelle" O
volta stellata, Mario
Vassalle |
"Mormorio" Il
fruscio Mario
Vassalle |
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2088 - Gli Aforismi inediti di Mario Vassalle Non
si può imitare l'originalità, neanche la propria. Non si soffre di meno quando la sofferenza è del tutto inutile. Se si simula l'idealismo, lo scoprire l'inganno genera un risentimento profondo e amaro. La malinconia è come una steppa triste e desolata che si perde in un orizzonte di basse nuvole grigie. Le delusioni nascono dal fatto che le nostre illusioni non sono condivise. Non è possibile tornare indietro. L'Io che vuol tornare indietro non è lo stesso Io del passato. Si accetta sempre come sensato il consiglio di fare quello che comunque volevamo fare. La seduzione
dell'amore fa vedere nella persona amata i lati migliori, anche quelli
che non ci sono. Tanta
è l'attrazione di quello che è "nuovo" che anche
la bruttezza diventa di moda.
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