Il Ricettacolo letterario
Spazio riservato alle scritture degli amici
de
" IL GIORNALACCIO "
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Pagina 7
(2010 - 2012)
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Danilo Tacchino |
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Mi
urge un pensiero:
S'allippa
una strega
Trabocca
l'ammasso carnefice
La
lunga mandata di ferro
In
fondo,
Danilo Tacchino |
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Andrea Tamburrini |
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Andrea
Tamburrini |
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Matteo Bianchi |
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Sul bordo dell'avello di casa, due tazze a bagno; una scura e una chiara, divise da una bufera che non sbaglia. Una donna, che persevera e non torna sui suoi passi trasparenti farsi ghiaccio, e non può permettersi altro che sentire il presente stretto tra le gambe come un'ascia, e andare avanti, inesorabile, allo scopo che ha creduto fosse suo uno scolo buio, dirupo del secchiaio è legge di gravità. Liberi di decidere la disperazione è scolpita negli occhi lascivi dei dannati e così le troppe fauci dei diavoli da perderne il conto alla fine di un sogno. Ma l'incubo concede un ricordo: due corna, una fredda e una calda, cresciute ai lati del collo stagliarsi allungato sul volgo coi piedi nella melma; due mani che aprono e chiudono il conto dei giorni, i ritorni ad essere uno e il tempo degli storni. Eterna necessità di un contrario. Uno soltanto, |
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Mario Vassalle |
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Mario
Vassalle |
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Maria Grazia Casagrande |
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Fiocchi di neve L'ora
di religione, l'ultima della giornata, era in assoluto la più
noiosa per tutti, e Cate cercando disperatamente di far passare quel
tempo che sembrava non finire mai, disegnava buffe caricature del
maestro soprannominato con pieno consenso di tutta la classe 'Barbarossa',
per via di tutto quell'ammasso di pelo fulvo che ricopriva quasi interamente
quel viso già di per sé rubicondo. Finché, sazia
di tutta quella ricerca di particolari grotteschi nel viso del maestro,
la Cate s'era girata verso il banco della Franci, una bambina timidamente
simpatica con il viso ricoperto di lentiggini e i capelli rossi sempre
legati in corte treccette. Un
profondo senso di nausea si stava come impossessando dell'aula, e
intanto che la Rossa confabulava fitto fitto con la Cate quasi schiacciando
la Franci contro il termosifone, s'udì dal fondo della classe
l'urlo soffocato di Ugo e tutti oziosamente si voltarono quasi infastiditi,
per vedere cosa mai stesse succedendo... La
Franci - ormai era da tutti risaputo - ogni giorno prima di entrare
in classe si fermava accanto agli alberi che si ergevano austeri nel
cortile della piccola scuola elementare di Via Bossoli, e dopo aver
accuratamente controllato lo stato della corteccia verificava, contandole
una per una, le foglie nate nottetempo; girando tutt'intorno al tronco
parlava sottovoce raccontando sogni e svelando segreti, per poi congedarsi
tutta soddisfatta con un morbido, affettuoso abbraccio. Le
femmine giocavano in cortile a far pupazzi ghiacciandosi le dita con
quei guanti di lana infeltrita; e anche le orecchie - nonostante fossero
coperte da enormi, buffi berretti fatti a mano con la lana avanzata
di qualche maglione - erano così intirizzite e violacee che
se qualcuno le avesse mai toccate sarebbero cadute in mille pezzi
come vetri infranti. Allora
interveniva il bidello che col suo grembiulone blu e la sciarpa a
strisce, usciva in cortile agitando la scopa e minacciando di chiamare
il preside; ma non riuscendo quasi mai nell'intento si avvicinava
infine ai più testardi cercando di dividerli, col pericolo
di prendersi qualche bel pugno in faccia. |