L'interSvista a
SANDRO GROS-PIETRO
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| D. | Per scrivere da professionisti, basta il talento innato? |
| R. |
Ovviamente no. Facendo uso solo del talento, al massimo si riesce a scrivere uno splendido biglietto d'auguri.
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| D. | Su per giù quanti libri hai letto per ogni opera che hai scritto? |
| R. |
La risposta non può che essere indeterminata, perché non si leggono libri appositamente per scriverne uno, a meno che si tratti di un manuale tecnico o di un saggio, in calce al quale si fornisce la bibliografia di orientamento. Diciamo un numero, per puro ghiribizzo: chi ha letto meno di cento libri, è meglio che non scriva niente e che continui solo a leggere.
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| D. | Poesia, narrativa, saggistica, giornalismo: se un genere ti ha catturato più degli altri, sai il perchè? |
| R. |
Si tratta di corrispondenze profonde. Le radici di ogni predilezione scavano nei "precordi", cioè in zone della coscienza in cui l'orientamento non è dato solo dalla ragione, ma anche da molte altre emozioni, per illustrare le quali non si può fare un discorso logico, ma semmai un "avvistamento" analogico.
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| D. | La scrittura di oggi esige una differente preparazione culturale rispetto a quella necessaria ieri? |
| R. |
La scrittura è rappresentazione del mondo. Oggi il mondo è molto più vasto e meno profondo di ieri. Ne consegue che (lascio ad altri trarre le conseguenze).
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| D. | Di chi è la maggiore responsabilità se in Italia si legge così poco? |
| R. |
E di chi è la maggiore responsabilità per l'elevato tasso di criminalità? Ecco, non leggere è un crimine verso la coscienza, nostra e del nostro prossimo! Chi è responsabile di questo crimine? Prima di tutto, lo è chi compie il crimine, cioè chi non legge, il quale dovrebbe provare la stessa vergogna di sé che prova un ladro o un truffatore. Poi, in effetti, ci sono delle responsabilità ascrivibili al collettivo: la scuola, la famiglia, i modelli culturali, etc.
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| D. | Come lo vivresti un eventuale insuccesso di critica e successo di pubblico? |
| R. |
Per qualsiasi scrittore è il massimo del piacere possibile.
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| D. | Il tuo rapporto con l'editore è generalmente più d'amore o di odio? |
| R. |
Può essere solo d'amore, altrimenti è una prostituzione.
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| D. | Vincere oggi un importante premio letterario, appaga l'Ego dell'Autore tanto quanto soddisfa la sua borsa? |
| R. |
Il premio letterario appaga sempre di più dei quattrini.
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| D. | Incide, nel successo di uno scrittore, l'appartenenza ad una corrente politica o ideologica? |
| R. |
Si tratta di una forma di "potere occulto": non serve a scrivere della buona letteratura, ma serve a gabellare della letteratura come buona.
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| D. | E' possibile, oggi, che un grande scrittore non venga mai scoperto e resti per sempre nell'ombra? |
| R. |
È una possibilità più remoto che non nel passato, perché oggi, nelle società avanzate della comunicazione, la possibilità di ogni scrittore di auto-proporsi è molto più reale che non nel passato.
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| D. | Può durare oltre la sua generazione la fama di un mediocre scrittore asceso agli allori per ragioni "promozionali"? |
| R. |
Si spegne come un fuoco di paglia, anche prima della morte fisica dell'autore.
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| D. | Quando metti la parola fine a una tua opera, hai la consapevolezza di quanto sei riuscito a dare o a non dare? |
| R. |
Lo scrittore deve avere sempre maturato piena consapevolezza del suo lavoro per stabilire che è finito, concluso, "perfetto", anche se poi l'intervento dei lettori serve allo scrittore per scoprire sempre nuovi aspetti della sua opera.
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| D. | Hai mai provato il desiderio di rinnegare qualcosa che hai scritto? |
| R. |
Fa parte del job; come il capitano di una nave effettua approdi e carichi dei quali poi si pente, così uno scrittore va per una strada che poi s'accorge che è sbagliata. Meno si sbaglia, meglio è. La cosa terribile sarebbe sbagliare e non pentirsi dell'errore, perché non si è riusciti a maturare consapevolezza d'avere sbagliato.
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| D. | Leggere un'opera altrui che giudichi eccellente ti stimola o ti scoraggia? |
| R. |
È sempre un'immensa gioia che inonda l'anima, come una splendida giornata di sole.
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| D. | Hai già scritto l'opera che hai sempre voluto scrivere? |
| R. |
Sarà la prossima.
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| D. | Cosa ami del mondo e del tempo in cui in vivi? Cosa detesti? |
| R. |
Ciò che amo di più del mio mondo e del mio tempo è la donna e ciò che detesto di più è la violenza.
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| D. | Quale luogo comune, imperante nel nostro tempo, vorresti sfatare? |
| R. |
Il successo.
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| D. | Qual è il valore più importate che ritieni vada difeso o recuperato? |
| R. |
Il coraggio.
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| D. | Dando un voto da 1 a 10, quanto sono della persona e quanto del "personaggio" le tue risposte in questa interSvista? |
| R. |
Siamo persone o personaggi? Pirandello ci ha pensato su tutta la vita, ma ha deciso che era impossibile rispondere a questa domanda. Ci vuole, allora, la soluzione salomonica per separare l'inseparabile: cinquanta e cinquanta! |
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