L'interSvista a
FRANCESCA PADULA
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| D. | Per scrivere da professionisti, basta il talento innato? |
| R. |
Come per ogni altra forma d'arte, il talento è il punto di
partenza. Sono fondamentali anche la tecnica e lo studio, la documentazione
continua. Troppi sono gli autori (scrittori, sceneggiatori, giornalisti)
pseudoprofessionisti, maestri di presunzione e superficialità,
nelle cui "opere" campeggiano imprecisioni, strafalcioni ed
assurdità, che mi fanno lo stesso effetto del gesso quando stride
sulla lavagna.
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| D. | Su per giù quanti libri hai letto per ogni opera che hai scritto? |
| R. |
Se si intende lettura di testi utili a ricerche per ciò che
si scrive, dipende da cosa sto scrivendo.
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| D. | Poesia, narrativa, saggistica, giornalismo: se un genere ti ha catturato più degli altri, sai il perchè? |
| R. |
Amo gli autori che sanno rendere la prosa poesia, quelli nelle cui menti le parole passano da solitari cristalli dispersi a disegni meravigliosi, come nelle figure composte in un caleidoscopio. Sono quelli che hanno una tale conoscenza e dimestichezza con la lingua, che possono plasmarla nei modi più straordinari. Leggerli mi appassiona e affascina molto.
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| D. | La scrittura di oggi esige una differente preparazione culturale rispetto a quella necessaria ieri? |
| R. |
Direi che non c'è proprio paragone. Ritornando al confronto
con altre forme d'arte, è come guardare una scultura moderna
e poi ripensare ad un'opera di Michelangelo. |
| D. | Di chi èla maggiore responsabilità se in Italia si legge così poco? |
| R. |
Del modo frenetico in cui si vive, da una parte, e della grande
pigrizia, dall'altra. Sembra un controsenso, ma svolgendo i propri doveri
velocemente, quando ci si rilassa si è perso il piacere di leggere
un buon libro: per molti è più facile accendere la televisione.
Grande importanza hanno comunque i genitori e la scuola, cui spetta
il compito di insegnare l'importanza e la bellezza della lettura, come
mezzo per ampliare la conoscenza ed esercitare l'immaginazione.
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| D. | Come lo vivresti un eventuale insuccesso di critica e successo di pubblico? |
| R. |
Benissimo. I critici hanno fallito giudicando in modo pessimo dei puri talenti, in passato come oggi.
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| D. | Il tuo rapporto con l'editore è generalmente più d'amore o di odio? |
| R. |
Vorrei che fosse d'amore, ma fino ad'ora è stato di odio. La grande editoria non ti considera se non sei un personaggio (e arriva a pubblicare delle vere insulsaggini soltanto perché sono state scritte da quel tale particolarmente noto) e gran parte di quella piccola ha elaborato abili strategie, che le consentono di promettere in modo sibillino ciò che non potrà mai mantenere e cioè la distribuzione nelle librerie. Non parliamo poi di quelli che ti chiedono "un piccolo contributo" per pubblicare
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| D. | Vincere oggi un importante premio letterario, appaga l'Ego dell'Autore tanto quanto soddisfa la sua borsa? |
| R. |
Dipende dal premio, alcuni prevedono la pubblicazione dell'inedito a cura di discrete case editrici, in questo caso potrebbero essere soddisfatti entrambi.
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| D. | Incide, nel successo di uno scrittore, l'appartenenza ad una corrente politica o ideologica? |
| R. |
Come in tutte le cose, putroppo sì. Ha già aperti e ben attivi i canali di pubblicità e promozione, che gli garantiscono da subito visibilità: un trampolino non da poco.
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| D. | E' possibile, oggi, che un grande scrittore non venga mai scoperto e resti per sempre nell'ombra? |
| R. |
Ritengo che la sorte di una persona dipenda molto da fortuna e capacità di prendere le occasioni al volo. Se entrambe non le appartengono lotterà per sempre senza ottenere risultati.
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| D. | Può durare oltre la sua generazione la fama di un mediocre scrittore asceso agli allori per ragioni "promozionali"? |
| R. |
Direi di no, è già molto grave che duri anche soltanto per un breve periodo.
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| D. | Quando metti la parola fine a una tua opera, hai la consapevolezza di quanto sei riuscito a dare o a non dare? |
| R. |
Non so, sicuramente c'è dentro tutto il sentimento che mi ha dominato mentre lo scrivevo: rabbia, dolore, amore, gioia. Ma ogni lettore ha il suo modo di recepire ciò che legge. Mi è capitato di scoprire delle cose nuove sui miei scritti proprio dai commenti di chi li aveva letti.
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| D. | Hai mai provato il desiderio di rinnegare qualcosa che hai scritto? |
| R. |
No, ma un po' di timore per le reazioni di qualcuno a ciò che ho scritto, talvolta sì. Non si deve avere paura della verità, ma a volte fa male.
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| D. | Leggere un'opera altrui che giudichi eccellente ti stimola o ti scoraggia? |
| R. |
Sono già consapevole prima di leggerla che non mi avvicinerò mai a tali livelli, ma mi stimola perché posso sempre imparare e ciò mi aiuta a migliorare.
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| D. | Hai già scritto l'opera che hai sempre voluto scrivere? |
| R. |
L'opera perfetta: che abbia adorato scrivere, che sia premiata,
che venda decine di migliaia di copie e con la quale sia riuscita a
trasmettere emozioni forti e dare messaggi importanti e utili a cambiare
qualcosa. È la mia utopia. |
| D. | Prima, durante, dopo il parto letterario: cambi umore durante queste tre fasi della scrittura? |
| R. |
Prima c'è l'entusiasmo delle idee che sento di voler esprimere, durante la bella fatica (dovuta soprattutto al fatto che devo conquistare e ottimizzare il tempo per poterci lavorare) della loro organizzazione e dopo la soddisfazione per il lavoro fatto.
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| D. | Cosa ami del mondo e del tempo in cui in vivi? Cosa detesti? |
| R. | Apprezzo la velocità
raggiunta nelle comunicazioni, tramite mezzi come la posta elettronica
ed i messaggi con i telefoni cellulari, anche se amo molto scrivere lettere,
come si faceva una volta, e amerei riceverle. Detesto il potere che hanno
i media ed alcuni potenti del settore di creare i cosiddetti nuovi mostri,
individui privi di qualsiasi qualità e soprattutto talento che
vengono innalzati a dei livelli di notorietà ingiusti e spropositati
e anche tutte le trasmissioni televisive di chiacchere assolutamente vuote
e inutili, che infestano i palinsesti delle principali reti. |
| D. | Quale luogo comune, imperante nel nostro tempo, vorresti sfatare? |
| R. |
Tra i tanti, almeno due.
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| D. | Qual è il valore più importate che ritieni vada difeso o recuperato? |
| R. |
Anche qui, almeno due. Il rispetto ed il buon gusto. Il rispetto che si impara sin da piccoli quando ci insegnano a dare del "Lei" e a dire "Per favore" e "Grazie". Il buon gusto, che si è totalmente perso, dal modo di vestire a quello di comportarsi.
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| D. | Dando un voto da 1 a 10, quanto sono della persona e quanto del "personaggio" le tue risposte in questa interSvista? |
| R. |
Non sono un personaggio, quindi 10 alla persona.
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