L'interSvista a
MARCELLA TAROZZI
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| D. | Per scrivere da professionisti, basta il talento innato? |
| R. |
No, ma è un buon inizio, anche per quello che riguarda lo scrivere si deve fare la gavetta.
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| D. | Su per giù quanti libri hai letto per ogni opera che hai scritto? |
| R. |
Centinaia e centinaia, ma se conto i miei inediti il rapporto cambia,
anche se non di molto. |
| D. | Poesia, narrativa, saggistica, giornalismo: se un genere ti ha catturato più degli altri, sai il perchè? |
| R. |
Al primo posto metterei la saggistica, al secondo la narrativa, questa preferenza pero' non rispecchia l'ordine temporale. Ho cominciato dai romanzi e dai racconti. Quanto al giornalismo lo considero troppo ripetitivo e sciatto perche' mi soddisfi. Se pongo la saggistica al primo posto il motivo va ricercato nella mia predilezione per il linguaggio astratto e per le idee; penso che questo corrisponda a una mia evoluzione personale; le storie, i racconti non li trovo stimolanti come mi accadeva in passato.
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| D. | La scrittura di oggi esige una differente preparazione culturale rispetto a quella necessaria ieri? |
| R. |
Le due cose cambiano insieme; lo stile ottocentesco, purtroppo, adesso fa sorridere piu' che interessare veramente. In ogni caso ritengo che una preparazione culturale sia indispensabile e che vada aggiornata ad ogni generazione. |
| D. | Di chi è la maggiore responsabilità se in Italia si legge così poco? |
| R. |
I media, direi, ma ci saranno altri fattori come l'avere tempo disponibile che scarseggia vieppiù, la carente preparazione culturale; i sociologi ne son ben consapevoli. |
| D. | Come lo vivresti un eventuale insuccesso di critica e successo di pubblico? |
| R. |
Non lo scarterei certamente, pur ritenendolo improbabile. |
| D. | Il tuo rapporto con l'editore è generalmente più d'amore o di odio? |
| R. |
Nessuna delle due cose, forse prevale una certa diffidenza. |
| D. | Vincere oggi un importante premio letterario, appaga l'Ego dell'Autore tanto quanto soddisfa la sua borsa? |
| R. |
Penso di sì. |
| D. | Incide, nel successo di uno scrittore, l'appartenenza ad una corrente politica o ideologica? |
| R. |
Forse in passato più che in questo periodo storico; molti indizi mi fanno pensare che ultimamente prevalga l'indifferenza e quindi ritengo che l'appartenenza a gruppi politici o ideologici sia diventata di importanza relativa. |
| D. | E' possibile, oggi, che un grande scrittore non venga mai scoperto e resti per sempre nell'ombra? |
| R. |
Sì oggi come ieri; anche in passato sarà successo ad alcuni; a volte, di rado, assistiamo a qualche scoperta inaspettata come per esempio nel caso di Pessoa. |
| D. | Può durare oltre la sua generazione la fama di un mediocre scrittore asceso agli allori per ragioni "promozionali"? |
| R. |
Lo ritengo improbabile. |
| D. | Quando metti la parola fine a una tua opera, hai la consapevolezza di quanto sei riuscito a dare o a non dare? |
| R. |
Chissà, si vorrebbe sempre far meglio e in ogni caso una rilettura a distanza di tempo è per me più importante della prima impressione a opera terminata. |
| D. | Hai mai provato il desiderio di rinnegare qualcosa che hai scritto? |
| R. |
Finora non mi è mai capitato. |
| D. | Leggere un'opera altrui che giudichi eccellente ti stimola o ti scoraggia? |
| R. |
Entrambe le cose, ma prevale la gioia di poter 'dialogare' con un grande scrittore e capirlo. |
| D. | Hai già scritto l'opera che hai sempre voluto scrivere? |
| R. |
Credo proprio di no, e non so neppure se mi trovo a un punto in cui potrei farlo; ma non si sa mai: tante volte le idee si fanno avanti inaspettate. |
| D. | Prima, durante, dopo il parto letterario: cambi umore durante queste tre fasi della scrittura? |
| R. |
Certo, all'inizio prevale un senso di spaesamento e di incertezza, anche di irritazione; durante la scrittura vera e propria gli umori si alternano a seconda di come procede il lavoro, ma di solito provo soddisfazione per il solo fatto di essermi messa all'opera. Una volta finito un progetto, uno scritto il mio umore è ottimo, sento di meritarmi un po' di serenità. |
| D. | Cosa ami del mondo e del tempo in cui in vivi? Cosa detesti? |
| R. | Pensando al mondo contemporaneo sono più i timori che non le gioie, ciononostante apprezzo il grande sviluppo delle arti: musica, teatro e tutto ciò che fa pensare. Amo il gusto del nuovo. Detesto invece la superficialità, la ripetizione costante degli stessi temi e i cliche', anche quelli che credono di avere valore scientifico. |
| D. | Quale luogo comune, imperante nel nostro tempo, vorresti sfatare? |
| R. |
Che la tecnologia e le scienze risolveranno tutti i problemi, che il progresso (comunque venga inteso) è cosa di tutti i giorni e che la ricerca scientifica e medica in particolare in futuro ci salveranno da tutte le malattie. Questo legittima troppe ricerche che o sono dannose o inutili. |
| D. | Qual è il valore più importate che ritieni vada difeso o recuperato? |
| R. |
Non ho esitazioni al riguardo: la cultura nell'accezione più alta del termine poiché ci offre la capacità di pensare e di riflettere al riparo da condizionamenti. |
| D. | Dando un voto da 1 a 10, quanto sono della persona e quanto del "personaggio" le tue risposte in questa interSvista? |
| R. |
Andando a occhio e croce mi darei 8 per quello che riguarda la mia persona, e al personaggio un 7 o un 6. |
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