SPOTTANIAMOLI -TUTTI

 

Partendo dal mondo della politica, della televisione, dei giornali, fino ad arrivare alle aziende ed ai prodotti ‘made in Italy”, ecco alcuni esempi di come si diffondono gli inglesismi nello scrivere e nel parlare la lingua italiana.
Precisazione:
Il senso di questa pagina non ha nulla a che vedere con il pregiudizio araldico o con l’autarchia linguistica, ma nasce dalla necessità di esigere maggiore rispetto, soprattutto da parte delle Istituzioni e dei media, verso l’interlocutore italiano non affetto da snobismo esterofilo.

Premessa

“Dal 2000 ad oggi, l’uso di termini inglesi nella lingua italiana scritta è aumentato del 773% in base ad una rilevazione condotta su un campione di 58 milioni di parole prodotte da aziende italiane. L’indagine è stata condotta da AgostiniAssociati.it, società italiana attiva nel settore della traduzione scritta che traduce dall’italiano in varie lingue oltre 90 milioni di parole all’anno. Nella classifica delle parole inglesi trapiantate nell’uso comune, i primi 3 posti per frequenza sono occupati dai termini look, business e fashion”.
(da Boraso.com)

Parole italiane perdute, dimenticate, in via di estinzione, persino cancellate dai dizionari perché quasi nessuno, ormai, le utilizza.

In compenso, ecco che l’idioma corrente di casa nostra s’infarcisce di termini anglo-americani, la maggior parte dei quali è perfettamente traducibile nella nostra lingua madre, superflui e usati impropriamente, spesso al limite del ridicolo.

Accettando ovviamente alcune terminologie tecniche la cui versione inglese è pressoché d’obbligo, cercheremo in questa pagina di evidenziare con bonaria (???) ironia la debolezza tipicamente italiana, basata su di un equivoco pseudoricercato, di stravolgere la parlata e – cosa ancor più nefanda – la scrittura in lingua italiana attraverso l’impiego degli anglicismi più diffusi e/o insulsi.

Perché i lettori di questa pagina siano esaurientemente e seriamente edotti sul fenomeno, consigliamo vivamente la lettura della pregevolissima relazione qui pubblicata in formato .pdf.
Saranno benvenute tutte le segnalazioni, da parte dei lettori, di articoli giornalistici, stralci di libri, brani di conversazione, nei quali l’esubero di anglicismi sia particolarmente dissennato. Grazie.

La Redazione

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