CANNONE, RICCOBENE, FAZIO:
tre poeti “diversi”

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“ANCORA MENO” di LUIGI CANNONE
(puntoacapo, 2021)

…..“C’è un vasto e mosso spaziare in figure e nuclei tematici in questa nuova raccolta di Luigi Cannone. A volerne accennare fin da subito, i centri nevralgici del libro sono il tempo e il vuoto, l’ombra del nulla e la morte, colti (sentiti) in interrelazione dinamica con i loro antipodi percettivi: lo spaziotempo dell’estasi e il “pieno” – di fiori, di uccelli, di cieli – della natura, la luce materica del mondo e la passione d’amore. [ . . . ] Al riparo, per così dire, di una plurisecolare tradizione, Cannone si addentra qui senza alcuna remora intellettuale, e con discreta ingegnosità costruttiva, in una duttile, laocoontica e stilisticamente orientante forma-pensiero, e si permette di riempire i suoi testi di presenze d’impronta lirica smaccata, le rondini «che in tondo girano», l’albero “esasperato” che non muore, il quotidiano che s’incanta dell’anima, la grazia nelle pupille sorprese”, ecc. (Dalla Prefazione di Massimo Morasso).

…..Sessantaquattro sonetti compongono questa raccolta. Da più parti si assiste ad una rivalutazione della forma chiusa in poesia e specialmente del sonetto, una delle chiavi magiche del mondo della poesia.
…..Forse tutta la poesia è tesa, anche quella “libera”, ad “sonetto perfetto”, ovvero a dire la cosa gusta nel modo giusto. E c’è una saldatura di etica, estetica e pensiero nella poesia di Luigi Cannone. Il poeta cerca una forma, una struttura salda su cui appoggiare la precarietà dell’anima e dei tempi, su cui far riposare i pensieri carichi di nuvole scure che attraversano il suo cielo. E c’è un desiderio di essenzialità esistenziale che la forma del sonetto organizza comunque in un vasto respiro poetico.
…..Non c’è comunque pace, né vero riposo: ogni volta riparte il giro del vivere e la lotta tra apparenza e realtà, tra sostanza e accidenti ricomincia. “si va appresso ad una fuga perenne… si vive accanto a quello che è accaduto”: nella dinamica del mistero del tempo si materializzano le ossessioni del poeta: “per tracce insonni si giunge alla vita” e lui sente che “vivo per folate appena, lontano” nel “piccolo imbucarsi del presente” il poeta ci dice che “un po’ m’avverto in cima a un dolce vuoto” fino a stabilire “qui, ad un passo dal vero di noi stessi,/ dal rovescio appunto e fino nel folto/lievitare d’ogni segno che attende,// Attendo anch’io lo stesso veto caldo,/l’incomprensibile spazio di bene,/ la pioggia, l’onda, il sangue nelle vene” (Sonetto XXIX).
…..Una sorta di moto perpetuo, una continuo brulicare di variazioni sul tema: questo il senso del modo di porsi della poesia di Cannone che colpisce per la paziente levigata cura del verso, per la pervicace descrizione di una condizione umana quasi misticamente consapevole della propria infelicità: “la verità che è vera e ben distante”.

…..Stefano Vitale

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…..Note sull’Autore
…..Luigi Cannone. Nato a Milano nel 1965, città dove vive e lavora, Luigi Cannone è da sempre innamorato della poesia e della letteratura mistica. In poesia ha pubblicato: Larghe chiazze chiare (Joker 2008); Le cose come sono (puntoacapo Editrice 2011); La resa (ivi 2014); Estremi d’amore (I fiori del torchio 2015) e Il campo di nessuno (Contatti Edizioni 2019).

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“BALLATE NERE” di DIEGO RICCOBENE
(ItalicPequod, 2021)

…..“È bene precisare che il contenuto delle liriche non è adatto alla maggioranza dei lettori.
…..O meglio: per quanto sia consigliabile il travaglio del negativo ad ogni esistente, l’apostolato del nero di cui si fa portatore Riccobene non si distingue dalla strana sensazione di euforia che si potrebbe provare sull’orlo dell’abisso, o quel sentimento ineffabile e straniante che si sussume essere fondamentale alla contemplazione dell’esistenza e, soprattutto, della morte che ne è corollario…..
…..Al centro dell’indagine poetica si pone la scrittura come ripudio della realtà contemporanea, nella sua indecorosa ed ostinata inconsistenza. […] La conseguenza logica di questa operazione e che l’elezione della sacertà, ora attingendo al significante del racconto mitologico, ora assolutizzando certi significati, indichi il parossismo della rovina in cui è precipitata la reificazione culturale.
…..Con essa, senza ombra di dubbio, assistiamo al trascinamento nelle viscere dell’inutilità quotidiana l’io poetante, quando lo si suppone incarnato nella trasfigurazione elegiaca del giornaliero esperibile. E tutte [le] figure che popolano il palcoscenico della poetica del Nostro, reviviscendo il ballo osceno e grottesco dei cadaveri redivivi, sono intese al recupero di un sapere ultra-simbolico da cui si ricava il fondamento della decostruzione della quotidianità ripugnante, e fonte e culmine di ogni deviazione.
…..[…] Riccobene, nel suo lirismo ottocentesco di matrice tutta francese, si pone come vaticinante dell’orrido, e del sacro ineffabile che solo parzialmente trova traduzione nell‘esegetica della versificazione – e la sua poesia si dà come occasione del tremendo, e dramma di una coscienza che informa un poeta che, pur di dar voce all’assoluto apocalittico, morirebbe muto”.
(dalla Prefazione di Carlo Ragliani).

…..“Ballate nere”, opera d’esordio di Diego Riccobene, è carica di provocazioni, elaborata complessità: non è certo una lettura agevole. Ma l’autore vuole in qualche modo quasi creare un “respingimento” nel lettore.
Il linguaggio viene forzato, tirato, anche torturato, a volte inventato, distorto per mettere in scena, secondo l’autore, le regioni più nascoste, crude, persino orride, ovvero profonde, dell’animo. Come indicano pre e post-fatori (M. Famularo ha scritto la postfazione) c’è l’eco di una volontà scapigliata, decadente, maledetta nel linguaggio di Riccobene ricco appunto di «opulenza lessicale, ai limiti del barocco […] non lesina sull’utilizzo di lemmi obsolescenti, di gusto ottocentesco, ma anche prossimi al neologismo, nel loro utilizzo in forme derivate o in costruzioni semantiche contemporanee» (M. Famularo).
…..Alfredo Rienzi in una sua nota ha scritto: “Con tutti i limiti e le parzialissime somiglianze, ricordo che (fatta la tara a qualche neoavanguardia novecentesca – più tesa alla creazione e forzatura lessicale, che al recupero) solo la lettura del torinese Augusto Blotto ha richiesto un ricorso al dizionario pari a quello necessario per la lettura di queste Ballate nere! Solo a minimale campionamento si registri il ricercato repertorio di termini mitologico-luciferini (Azazello, Baalzebub, katékon, Tephras, Dagon, Abadonna, Sheol ecc) e, spostandoci completamente, la ricca sequela di lemmi di ambito medico con uso talora figurato (murmuri del secolo, diplopie, epitalamo, atassico, intracutaneo, adipocera, epifisi ecc).

…..L’intento è quindi duplice: stilistico-filologica, con lo «slancio tonico verso il passato» (C. Ragliani) e di celebrazione-ripudio dell’oscuro nell’umano, con la piena critica alla «realtà contemporanea nella sua indecorosa ed ostinata inconsistenza» (C.R.), al «pletorico/ sfacelo che oggi recita l’umano» (p. 78). Il bello e l’importanza della poesia sta proprio “nel modo di dire” le cose che si vogliono dire. La poesia è una lingua “altra” che, talvolta come in questo caso, non fa sconti e può creare disagio …..Qui Riccobene mimetizza il contenuto, una critica radicale dell’esistente, dietro la maschera di una lingua ipertrofica e così facendo non spinge il lettore al consumo. Ma è proprio il “consumo” che lui vuole criticare, per così dire, prendendo sul serio il negativo, l’oscuro, il nero che tutti ci avvolge e che non vogliamo vedere.

…..Stefano Vitale

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…..Note sull’Autore
…..Diego Riccobene nasce ad Alba (Cuneo) nel 1981. Dopo la laurea in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Torino, è docente presso la Scuola Secondaria.
…..Alcuni suoi componimenti sono stati pubblicati su webzine e antologie. “Ballate nere” è la sua opera d’esordio.

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“UN’OSSATURA PER IL VOLO” di RAFFAELA FAZIO
(Raffelli Editore, 2021)

…..“La grammatica dei sentimenti si struttura a partire dalla relazione primaria madre-figlio, il più antico e fondante dei legami umani. Quello che nasce essenzialmente come un legame fisico e simbiotico, di contenimento prima e di stretta prossimità dopo la nascita, si evolve alla comparsa nel bambino dell’uso del linguaggio: “Ma esperta mi scopro del lutto più dolce/quando perde la voce/la prima peluria del fiore/e di colpo diventa parola/turgore crescente di frutto.”
…..Ecco allora che Raffaela Fazio, due volte madre e arrivata alla soglia dei cinquant’anni, ha deciso di raccogliere le poesie scritte per i figli in una silloge a memento della stagione dell’infanzia, prima che sfugga… Saranno dunque le parole, la parola poetica della madre che si fa espressione di una verità enucleata subito, nella prima poesia della raccolta: “non c’è altra conoscenza/che l’amore”, a farsi veicolo di relazione e, nella sua capacità di racchiudere e trasportare il significato e la sintesi di un’esperienza di vita, a farsi “ossatura per il volo” che porterà i figli fuori dall’orbita materna. Perché i figli sono (e qui si sente la lezione di Gibran: “Tu sei l’arco che lancia i figli verso il/domani”) le frecce lanciate verso il futuro […].
…..Poesie improntate a una grande consapevolezza, dunque, nel loro indagare la maternità come punto fermo della vita, esperienza cardine che, se da un lato consegna inevitabilmente ad un sentimento di insufficienza, dall’altro è fonte di saldezza e coraggio. Una salda tenerezza impronta questi testi, e tradisce la volontà di lasciare un’impronta nell’animo dei piccoli destinatari. …..Ma “La vicenda materna si caratterizza per il limite che la madre progressivamente oppone al suo totale possesso del figlio e che traduce il dominio in responsabilità”, come ha scritto Silvia Vegetti Finzi in un altro memorabile libro sulla maternità, Il bambino della notte; […] Luci e ombre della maternità attraversano la raccolta, tanto gli aspetti lieti e di leggerezza quanto quelli problematici; la vita è fatta anche di “Materia oscura”, che sia la paura per i cani in agguato dietro a un cancello durante una passeggiata in campagna (“Un giorno avrete /un altro muro di cinta /sentirete /che contro vi si avventa /il dubbio. / Sarà d’amore o di morte. / E anche allora /ne conoscerete il fondo /appieno /solo alla svolta. /Anche allora /cercherete una mano.”) o sia lo straniamento (“Vi vedo e voi vedete/questo viso /come una casa sfitta”) prodotto dalle incomunicabili difficoltà del mondo degli adulti (“Non tutto /ciò che si ama /si redime. /Non tutto va accolto”).
…..Però, se è vero che l’irruzione di un figlio implica, per la madre, una ricostruzione di sé, un confronto con la vita e con la morte. Il tempo biologico viene a intercalare il tempo biografico evidenziandone drammaticamente i limiti. Alla signoria di se stesse subentra un’esperienza di soggezione a ciò che individualmente ci trascende che muta il rapporto con la natura” (Vegetti Finzi), la parola definitiva tocca alla poesia: “oltre la morte /solo l’amore /è guardia di frontiera.
(dalla Prefazione di Giovanna Rosadini).

…..Queste poesie di Raffaela Fazio non si sottraggono anzi “desiderano”, a mio modo di vedere, il rischio di una lettura ‘sentimentale’ e persino ‘pascoliana’. Perché il suo scopo è proprio quello di sublimare il racconto interiore dell’essere madre. …..Tenerezza, gioia, trepidazione, attese e dolori trovano espressione distesa e piena, senza veli, se non quelli della parola poetica che “veste” i sentimenti di una sensibilità altrimenti fraintendibile. In tempi di ignoranza genitoriale, in tempi di crisi profonda del senso di responsabilità individuale e sociale, in tempi in cui la stessa poesia, per passare al campo letterario, preferisce la fuga nella crisi esistenziale e nella critica (diretta o indiretta) del “sistema”, Fazio con la sua poesia lieve, con il suo memorialismo privato (il libro è anche un album di ricordi e istantanee) mette a nudo una materia sentimentale non facile da trattare, neppure in poesia.
…..Ma hic Rhodus hic salta! E Fazio si butta a capofitto sulla superficie scivolosa del sentimento familiare. Ma accanto alla dimensione sentimentale c’è anche il confronto col buio, l’«immergersi nel Niente» c’è la paura profonda del viaggio della vita: «dentro al mistero / trasporto / il pianto che mi spetta», perché «tutto quanto» arrivi «a compimento / il dolore».
…..Come ha già fatto in altri suoi libri, la poesia per Fazio è anche un modo per curare le proprie ferite per mettere a distanza i propri fantasmi. E come sempre lei scrive con chiarezza e forza metaforica insieme.

…..Stefano Vitale

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…..Note sull’Autrice
…..Raffaela Fazio (Arezzo, 1971) vive e lavora a Roma, come traduttrice. Ha trascorso dieci anni in vari paesi europei, laureandosi in lingue e politiche europee all’Università di Grenoble, e specializzandosi presso la Scuola di Interpreti e Traduttori di Ginevra.
…..A Roma ha conseguito un diploma in scienze religiose e un master in beni culturali, alla Pontificia Università Gregoriana. Un’ossatura per il volo (Raffaelli Editore, 2021) comprende, insieme a una sezione di inediti scritti nel 2021, poesie tratte da quattro precedenti raccolte: L’arte di cadere (Biblioteca dei Leoni, 2015), L’ultimo quarto del giorno (La Vita Felice, 2018), Tropaion (puntoacapo, 2020), A grandezza naturale. 2008-2018 (Arcipelago Itaca, 2020).
…..Tra gli altri suoi libri di poesia: Ti slegherai le trecce (Coazinzola Press, 2017), Midbar (Raffaelli Editore, 2019), La meccanica dei solidi. Solid Mechanics (puntoacapo, 2021).
…..Ha pubblicato inoltre saggi nel campo dell’iconografia, un libro di racconti (Next Stop. Racconti tra due fermate, Fara Editore, 2021, vincitore del primo premio Narrapoetando 2021) e per l’editore Marco Saya ha tradotto liriche di Rilke e di Edgar Allan Poe.

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