“E sia” di Grazia Procino
(Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero (No), 2019)

….La poesia lirica resiste e propone questo canto. Grazia Procino non si sottrae e afferra il suo “Io lirico” e lo trascina attraverso il tempo, gli affetti, l’amore, le digressioni esistenziali, il presente. Lo spazio della lirica è qui ed ora, sembra dirci Grazia Procino che ci dice delle inquietudini, delle sofferenze ma della gioia, speranza. Sentimenti fondamentali che ci appartengono.
E non è un caso che il primo strumento di espressione lirica, Procino lo ritrovi nella relazione col mondo classico: “Nelle prime composizioni l’io lirico si addentra nel mondo classico alla ricerca di emblemi capaci di dare senso ai molteplici quesiti della contemporaneità; Itaca, Penelope, Sirene, Ciclopi, Circe, Nausicaa , Odisseo e cioè la patria, la famiglia, le lusinghe del viaggio, un mondo immaginario, il passato, i violenti depredatori, il carattere sentimentale dell’essere umano” (Fortunato chi ha radici, prefazione di Giulio Greco, pag. 5).

…..Il mondo classico non è, per Grazia Procino, una galleria di statue, ma uno specchio nel quale riverberano passioni, domande, dubbi. “Non racconti di vicende pregresse, quindi, ma “strumenti” per indagare il presente: poesia con poesia, suggestioni classiche e contemporaneità” (ibidem). Le suggestioni classiche non sono sfoggio di letterarietà, ma l’humus della cultura dell’autrice che così guida il suo “io poetante” nelle acque torbide della realtà dei sentimenti.
Lo stile, infine, è chiaro, la sintassi controllata e pulita, il passo ritmico e solenne, il tono dolente e dignitoso, non enfatico, cosa che comunque rende gradevoli anche alcuni dejà vu.

…..La struttura del libro ha comunque una precisa struttura: dopo il prologo, le poesie sono suddivise in “stasimi”, cosa che ci riporta ai canoni della tragedia greca, quando il coro tra un atto e l’altro commentava col canto la vicenda. Scelta efficace perché anche i testi acquisiscono un ritmo drammatico, narrativo, un ordine tematico.
Nel primo stasimo, nel gioco dei richiami tra passato e presente, la protagonista è una raccoglitrice di pomodori in terra di Puglia, confinata lontano dalla patria, figura espressiva della sofferenza e della solitudine degli ultimi e attraverso loro anche di tutta l’umanità.
Il secondo stasimo ci racconta della perdita della nostra umanità, della compassione e dell’amore perduto.
Il terzo stasimo entra in una dimensione più personale: al centro è il racconto poetico di una storia sentimentale in cui dominano ricordi, rimpianti, malinconia.
Il quarto si apre con il riferimento ai riti bacchici e da qui ad una ipotesi di speranza e di possibile apertura oltre i “giorni magri” del presente. La speranza pare essere legata all’amore e alla forza della spiritualità interiore. Il tema è la ricerca di un significato, di un senso alla nostra esistenza. A differenza di ciò che accade nella tragedia classica, tutto resta tendenzialmente aperto, segnato dall’incertezza, come dentro ad un enigmatico incantesimo. Non c’è una soluzione e domina il senso dell’interrogare. Ma forse, a ben pensarci, è questo il senso, per noi oggi, della tragedia classica: porre domande, avanzare quesiti alle presunte certezze dell’animo e della storia umana.

…..Stefano Vitale

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Afasia della Sibilla

Passiamo una vita intera a cercare il senso.
Quando lo sfioriamo
– è viscido, non si afferra – inquieti,
delusi ci dirigiamo altrove.
Qualche testardo continua nell’impresa:
a Cuma interroga la Sibilla
rinsecchita dal tempo, presbite,
che si gira dall’altra parte
rimane indignata
mastica insofferenza:
“Chi ha osato disturbarmi?
Io non perdo il mio tempo
d’eternità in ricerche impossibili.
Solo gli uomini si ribellano
all’appartenere alla stirpe
di coloro che non sanno”.

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Amore e mito

Ci sono anche quando
sono assente. Mi inchino
mansueta alle tue parole
che sanno addomesticare
la mia anima zingara.
Mi volto come Orfeo
in attesa di squarci nitidi dal passato.
Come Euridice mi inoltro
nel futuro e mi smarrisco
in isole senza pace. Sono qui,
in spazi di compassione
con il vestito a fiori
leggero di vento.
Mi rifugio in libri pesanti di vita
per tessere come Penelope
la trama del giorno che viene.
Perdo l’amore,
lo riconquisto come guerriera ostinata
nell’universo sbandato
trovo anche io confini entro cui lavarmi
dalla polvere che fatica ad andar via.
È tutto uno scendere e un salire
pietre su pietre
nel commercio con la gente.
Amo il mondo anche quando mi viene contro.
Lo devo a te.

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Pretesto di Narciso

Quando mi vedo con i tuoi occhi
sono bellissima
e il mio viso si accende di luce seducente.
È il miracolo dell’amore
– mi direte, voi attenti equilibristi dalle sagge osservazioni.
È iniziata l’estate e tutto si colora a vivaci tasselli.
Sono madida di felicità
mi specchio nella fonte
– non come Narciso a innamorarsi di sé –
a guardarmi all’infinito
le rughe imperiose della vita e
ritorno da te
a comprendere i gesti perentori dell’amore.

Tu sei la mia scialuppa, io la tua.

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Quello che resta

Mi chiedete, quello che resta.
Davvero, non lo so.
Forse la tana dei vermi
nel terreno grasso e umido.
Le vite dei santi e le stanze dei detenuti.
I giorni mai uguali l’uno all’altro
i minuti di sofferenza sempre uguali.
Le contusioni violacee, e il tempo
dopo le bufere. Tu che mi chiami
e mi dici:
«Come stai?»
Le voci querule di chi simula
stati di malessere. Il dolore
di ognuno infisso nelle pupille.
Tu che ammetti di stare sbagliando
a indovinare la vita.

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Cassandra minore

Incede stravolta
il sangue è solo tormento
per la figlia di Ecuba,
punita dal dio amante dei poeti.
Tutti la guardano
ora che sanno di avere sbagliato
a deriderla quando tracciava
ampie e furiose
le strade della sciagura.
Sa sempre cosa dire, lei, altera,
sa sempre il rifiuto degli ottusi,
sa che i fili d’erba serbano
i furori di eroi a Troia. Eppure
al momento di partire non dice nulla,
è stanca di una volontà negata.

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Infine di festa

Come fili di luce
appesi al balcone
in fine di festa
sta la malinconia.

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…..Note sull’Autrice
Grazia Procino, docente di lettere in un liceo classico, ha pubblicato haiku in due raccolte collettive edite da Fusibilia, la raccolta poetica Soffi di nuvole (Scatole parlanti, 2017) e i racconti Storie di donne e di uomini (Quaderni edizioni, 2019).
“E sia” (Giuliano Ladolfi Editore) è la sua seconda silloge poetica.

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