“FIORITURE CAPOVOLTE” di Giovanna Rosadini
Edizioni Einaudi, Torino, 2018

In una intervista (L’Estroverso, 30 marzo 2016) Giovanna Rosadini ha detto: ”La mia poesia nasce per osmosi con la vita…. Da una disponibilità all’ascolto e all’accoglimento, che non può esserci sempre, o essere sempre uguale, ma a cui bisogna predisporsi, per coglierla quando arriva… è fondamentale riuscire a registrare quell’intuizione, che è il nucleo primario di ogni creazione poetica… Per quanto mi riguarda un ruolo importante in questo processo generativo lo ha anche l’intertestualità, il dialogo, più esplicito o sotterraneo e implicito a seconda dei casi, coi lavori e testi di altri autori, contemporanei o meno. …. Le emozioni giocano un ruolo fondamentale, nel senso che l’innesco è sempre emotivo: la scintilla da cui si origina la scrittura è un modo sensoriale, qualcosa che arriva e a cui bisogna dare un nome, associare un colore linguistico, dare una formulazione che ne traduca la consistenza.  Riuscire a farlo implica assecondare una pulsione misteriosa, ha qualcosa di magico e di miracoloso, quando il risultato ci corrisponde.”

Queste parole offrono la chiave di lettura di quest’ultima fatica di Giovanna Rosadini. In questo nuovo libro troviamo la conferma che la spinta poetica che viene dall’emozione è continuamente collegata all’esperienza personale, non semplicemente intesa come “stato passeggero”, ma come arco della vita, come dialogo con se stessa e con gli altri che la vita ci hanno attraversato. Il testo è quindi costruito tutto su questo continuo passare da sé agli altri, dalle proprie visioni ed emozioni ai ricordi di amici, incontri, affetti. E’ il senso del tempo a legare il tutto e lo si comprende sin dalla poesia posta all’inizio della raccolta dove è importante per l’autrice trovare “qualcosa che tiene/ancora legati a ciò che siamo stati” senza aver paura di “fantasmi logori che ancora infestano/la mente,” perché c’è un cerchio che ci trattiene e racchiude e “saremo linfa per un nuovo frutto…/nudo paesaggio/ di cui non si può fare senza”.

E così si parte, per prima cosa, da se stessi nel registrare emozioni e impressioni nella prima sezione “Il mare fuori stagione” che non solo ci introduce alle persone, ma anche ai luoghi che per Rosadini hanno un significato fondante nella sua poesia. Sestri Levante prima e poi Venezia (nella sezione finale) a chiudere il cerchio: città d’acqua, città di mare, esse stesse immagini di riflessi, forme che cambiano e accompagnano il passo della poetessa. Ci si perde nei vicoli della poesia della Rosadini, una poesia però calda e rassicurante anche quando è inquieta, fatta di pensieri improvvisi e riflessioni esistenziali che colgono lo scarto tra il puro aderire alla vita e il ritrarsi dinnanzi al suo apparire. Così “qualcosa chiedi, /ancora, e forse vedi, oltre la curva/ ampia dell’estate, lische ossidate,/…un respiro più fine”; così “il vento mi parla, è tornato, mi porta le trace/ di un altro alfabeto..”; così “Se volessi potrei essere un inizio di frase…” ma “la forma che abitiamo ora non ha nome”… e ancora: “Siamo soli dentro la distanza/ perduti nel senso di mancanza/che fa vuoto di ogni pieno/ dove tutto sembra alieno…”.

E si va avanti in questa sezione a ricercare situazioni, sentimenti, emozioni, sviste e sorprese come nel corso di una passeggiata autunnale sulla battigia del mare imbronciato. E gli incipit lo registrano puntuali: “Un sonno deserto di sogni / ha portato una voce in assenza”..; “Randagi esposti al cielo e alle intemperie”; “Ogni cosa ha occhi e ali …” ; “saremo sempre profili in controluce/ incisi sulla linea d’orizzonte”…, ; “Può essere dolce l’estate, /di brezze marine e chiara luce..”. La situazione di partenza è fondamentale per inviare il lettore a seguire l’autrice.

La sezione seguente è “Lo spazio bianco” ed in essa emerge un lato più scuro dei registri di Giovanna Rosadini. Le atmosfere sono rarefatte, svaporate, attutite dal calare della nebbia, del silenzio, di un’eco, di un respiro, della sera, della notte che invadono il campo visivo della poesia provocando uno straniamento, necessario per saldare l’emozione al pensiero, le sensazioni ad uno sguardo più alto. La nebbia è benvenuta perché è il riparo ad “errore finalmente rimediato…ad “un dolore finalmente riassorbito”; il silenzio “mi attraverso come una ferita”; il crepuscolo “invade il cuore”; la notte è “Notte medusa che mi mangi il sonno”. La poetessa ci dice che la cosa importante è “Nulla, non deve fare nulla. Lasciare/al mondo l’iniziativa. Scivolarsi/ nel giorno come nel sonno”; ci invita a capire che “Non basta dire di volere il buonumore, /occorre che ci sia un lembo chiaro/di cielo in cui specchiarsi, una nuvola rosa…” , perché “non fare resistenza, in questi casi, / è il metodo migliore per venirne fuori…”. Lo “stato dell’arte” di noi stessi è caratterizzato dal fatto che “a volte rimaniamo senza voce… “ o “finiamo per abitare un’assenza”, poi “perdiamo il filo”. Nell’incontro con la realtà talvolta occorre attendere, strategicamente, per evitare di cadere nelle trappole delle emozioni stesse e la poesia ha evidentemente un suo ruolo importante “tenebra/ è una parola che risolve e cura”. Qui Rosadini ci riporta ad “Unità di risveglio”, l’altra raccolta einaudiana in cui ha saputo condensare una sua vicenda personale.

La poesia appare per Rosadini “luogo della rivelazione e della discontinuità rispetto all’ordinario e al quotidiano in cui siamo immersi” . Nella già citata intervista la poetessa ha detto: “la poesia … è, in buona sostanza, il frutto di un’epifania, dell’irruzione nel tessuto della vita di qualcosa che ci fa sussultare, che ci risveglia e riconnette alla nostra verità più autentica e profonda”. E questo lo ritroviamo pienamente in queste prime sezioni del libro.

Finalmente arriviamo alla sezione che dà il titolo alla raccolta, “Fioriture capovolte”. La metafora indica, a mio modo di vedere, l’idea di un cammino a ritroso, di un rimembrare del passato fatto di voci amiche, dei genitori, incontri ed anche del ricordo della propria infanzia e adolescenza. Qui domina una sorta di elegiaco ripensamento, è vivo il calore affettivo di un tempo trascorso. Lungi dall’essere una poesia “ingenua” quella della Rosadini è un’espressione lirica attenta e controllato, densa quanto diretta, dalla scrittura sorvegliata e mai banale. Il linguaggio è “semplice” certamente, privo di fastidiosi elucubrazioni e finzioni letterarie, ma molto “letterario” nel senso di essere collegato ad una tradizione poetica di grande spessore storico. E lo stile è costellato di figure e forme poetiche: enjambement, rime mirate, endecasillabi, ecc. Lo sguardo nostalgico è per così dire anche “spiegato” dalla poetessa quando scrive “Infinta è la pazienza della cose/ adagiate nell’oblio inerte della casa/ finché uno sguardo non le rianima”. E’ questo computo che si assegna la poetessa Rosadini: rianimare le cose, ma senza la pretesa di essere un “demiurgo”, basta considerare che è la distanza a guarirci dalla nostalgia.

Il libro si chiude con la sezione “Un ritorno (gli anni belli dell’università)” a Venezia, come si diceva all’inizio. Sezione che nulla aggiunge, a mio modo di vedere, alla raccolta stessa in termini strettamente poetici, ma che ci offrono, ancora una volta, uno spaccato della poesia della Rosadini. Una poesia, come detto, segnata dal rapporto con i luoghi, la propria storia, gli incontri, gli affetti di amici, amanti e familiari e che con questa raccolta ci offre il frutto di una fioritura poetica che ci lascia sospesi nelle nostre attese, invitandoci a riscaldarci, di tanto in tanto, coi nostri pensieri.

Stefano Vitale

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Note sull’Autrice
…..Giovanna Rosadini, nata a Genova nel 1963, si è laureata in Lingue e Letterature Orientali all’Università di Ca’ Foscari di Venezia. Ha lavorato per la casa editrice Einaudi, come redattrice ed editor di poesia, fino al 2004, anno in cui è uscito, per lo stessa, Clinica dell’abbandono di Alda Merini, da lei curato.
….Ha pubblicato la raccolta Il sistema limbico per le Edizioni di Atelier nel 2008, e altri testi poetici in riviste e antologie collettive. Nel 2010 è uscito Unità di risveglio, per la Collezione di Poesia Einaudi. Per lo stesso editore, nel 2012, ha curato Nuovi poeti italiani 6, antologia di voci poetiche femminili che ha suscitato un vivace dibattito. Quindi pubblica “ Il numero completo dei giorni” presso Nino Aragno editore nel 2014., ed ora questo “Fioriture capovolte” da Einaudi (2018).

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