“Formiche rosse. Cronachetta risorgimentale”
di Piero Flecchia
(Writeup Edizioni)

Camillo Benso conte di Cavor: un giovane intelligente, capace, ambizioso e con lo sguardo rivolto al futuro, riflette entro l’orizzonte che fisicamente gli disegna l’arco alpino, segnato dallo svettare del Monviso, che sovrasta al so Tor (la sua Torino).
E poi vi è un altro giovane, Massimo d’Azeglio, anch’egli cadetto, anch’egli di famiglia nobile, che è finito a Milano dopo i moti del ’31. Che fanno questi due insieme?
La storia con la s maiuscola ci racconta che faranno l’Italia, ma prima di procedere a cotanta impresa, dovranno fare se stessi. Dovranno interpretare il presente per cambiare il futuro, e soprattutto imparare dal passato, dai barba del secol rivoluzionario, per comprendere come si diventa uomini. E per quest’ultima faccenda saranno in realtà molto più utili le donne.
Dietro un sottotitolo a prima vista minus, si cela un romanzo maior. Di quelli che fanno pensare alla nostra sostanza più intima e profonda.

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Note sull’Autore
Piero Flecchia, politicamente anarchico, ha pubblicato il romanzo satirico d’ambiente sessantottesco La battaglia della pigna dorata (1974), la novella L’aruspice (1980) e i saggi La cultura della viltà (1982) e Italia quale rivoluzione: nel codice della politica (1994).
Nel 1979 ha fondato, con Arturo Schwarz e Roberto Marchionatti, il periodico “An Archos”. Ha poi diretto per alcuni anni la casa editrice “La Salamandra” e ha collaborato anche con la rivista anarchica “A”, il quotidiano socialista “L’Avanti” e altri periodici.

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