“L’ANELLO DI WAGNER”
Musica e racconto nella tetralogia dei nibelunghi

di Giorgio Pestelli
(Donzelli, Roma, 2018)

 

Come sempre accade coi libri di Giorgio Pestelli siamo di fronte ad un raro esempio di esperienza di lettura eccezionale per chiarezza, competenza e densità culturale. Pestelli ha il dono di saper coniugare con naturalezza le sue profonde conoscenze (musicologiche, storiche, letterarie) con una capacità comunicativa senza pari confermandosi studioso di grande qualità e spessore anche quando fa libri, come questo, di spirto divulgativo. In più, Pestelli non è certo un “enologo astemio”: la sua continua e serrata frequentazione dei teatri, la sua passione di musicista e di spettatore, la sua esperienza di direttore artistico e di osservatore della vita e della realtà riescono a generare un mix incredibilmente equilibrato così da offrire al lettore, in questa pubblicazione per ‘i tipi’ di Donzelli nella nuova collana “Saggine” dopo il precedente “Il genio di Beethoven”, un saggio davvero notevole.

L’argomento, come si può immaginare, non è semplice. L’Anello del Nibelungo di Richard Wagner è uno dei pilastri della storia della musica e non solo. Opera complessa, di vastissimi orizzonti artistici, letterari, storici, ha occupato quasi tutta la vita di Wagner e ne ha condizionato sino a noi la stessa immagine. Il libro di Pestelli non entra nelle problematiche critiche generali dell’opera, ma come vedremo ovviamente non rinuncia a dare una sua interpretazione; e neppure scrive un saggio di pura musicologia esasperata benché il suo lavoro mostri una densità di cultura e di riferimenti approfonditi. Pestelli assume, come dovuto, Wagner tra i massimi compositori di ogni tempo e ci accompagna e guida, come un nuovo Virgilio, negli “inferi” di questi capolavori musicali e teatrali.
Wagner da noi in Italia non è amato da tutti. Noi siamo figli del belcanto, dell’opera verdiana in particolare e sul teatro musicale di Wagner pesano anche fattori quali: la lingua tedesca non facile, la lunghezza esecutiva delle opere, uno sviluppo delle trame non sempre lineare, la novità di certe soluzioni musicali, l’uso dello sprechengesang, del canto parlato-recitato, che rende ostico talvolta l’ascolto; una visione ideologica che identificherebbe in Wagner un anticipatore persino del nazismo.

Pestelli sa che questi elementi “pesano” su Wagner, ma chi legge il libro non solo troverà una spiegazione a questi motivi, ma capirà che al di là di tutto si è di fronte a dei capolavori che ci riguardano da vicino, che esprimono una visione della musica, del teatro, della poesia di cui non possiamo fare a meno. Pestelli credo si rivolga proprio, prima di tutto, a chi non è musicologo, a chi è spettatore e non mastica teoria musicale; Pestelli prova, con la sua passione e competenza, con la sua profonda conoscenza delle opere farci amare, o ri-amare, queste opere. Direi persino che la sua lettura funziona benissimo sia da introduzione per chi non conosce, o conosce poco, le opere di Wagner prese in considerazione, sia per chi le conosce bene. Perché la lettura che ne fa Pestelli chiarifica, illumina, rendendo familiare e viva tutta la struttura del Ring.

La premessa del libro è rapida e precisa: Pestelli spiega subito che “col presente volumetto (tale in rapporto alla vastità della materia) ho voluto presentare al lettore italiano il “racconto musicale” dell’Anello del Nibelungo di Richard Wagner, fornendogli una guida per seguire i casi delle quattro opere che lo compongono, L’Oro del reno, La Walkiria, Sigfrido, Il crepuscolo degli dei”.
Pestelli però vuole attirare la nostra attenzione, e questa è già una chiave di lettura critica del Ring, su due aspetti del genio wagneriano: “la miracolosa capacità di suscitare immagini di natura e spaccati dell’animo umano con la forza della sua invenzione musicale”. Come sappiamo in queste opere “c’è molta più azione narrata che agita” ed è necessario conoscere bene lo sviluppo dei fatti, della narrazione, quali passioni e sentimenti siano solleticati e messi in scena per capire come certi lunghi monologhi o dialoghi privi di azione apparente finiscano per essere parte di “una drammaturgia logicamente serrata, a tratti addirittura concisa”. Pestelli vuole liberare Wagner dal vecchio cliché di musicista ipnotico, senza capo né coda, per presentarci un musicista, al contrario, ossessionato “dall’idea di farsi capire, anche a prezzo di forzature e debolezze”. E questa consapevolezza critica che fa del libro di Pestelli uno strumento prezioso.

Concretamente il libro è, come detto, un accompagnamento descrittivo di ogni scena, di ogni passo delle singole opere che formano il Ring. L’inquadramento storico, sia compositivo che culturale, è rapido ma perfettamente aderente e dettagliato quanto basta. Poi, a capofitto, si entra nel vivo del fluire artistico delle opere.
L’ideale sarebbe leggere il libro ascoltando o guardando, ancor meglio, le opere stesse. Ma Giorgio Pestelli ha una straordinaria capacità evocativa, immaginifica che rende immediatamente vivi i personaggi, i fatti narrati. Lui è il nostro “apprendista stregone” che sa far vivere, con le sue parole, il dramma wagneriano. In questo senso, Pestelli è coerente con l’idea di fondo del teatro di Wagner: quella di tenere insieme appunto la musica, l’azione teatrale, il canto, il racconto.
L’opera totale di Wagner è presa sul serio da Pestelli che cerca, con successo, di renderla presente nella sua stessa descrizione. Ma attenzione non c’è mai un eccesso, ad esempio, di pesantezza musicale (né un eccesso di pura descrizione letteraria). Specie per chi non è esperto, poteva risultare difficile seguire la scrittura di Pestelli che descrive i temi musicali, la voce degli strumenti, le soluzioni tecniche di Wagner.
Tutto invece è meravigliosamente equilibrato. E tutto appare necessario. La narrazione del racconto è molto viva dunque e sembra che, finalmente, sia arrivato qualcuno a mostrarci con chiarezza i mille fili dei drammi wagneriani. Così comprendiamo meglio i passaggi, le interazioni, le intenzioni più o meno nascoste, i sentimenti dei vari personaggi. Il lettore, più o meno esperto, potrà così apprezzare le trame delle opere che restano sempre presenti nel testo di Pestelli e fanno da filo rosso del racconto.
La scrittura di Pestelli è aderente persino per forma letteraria alla musica di Wagner. Qui Pestelli dà dimostrazione di grande bravura proprio nel controllo del lessico, nell’uso sapiente degli aggettivi, nella capacità di produrre lui stesso immagini utili a permettere di comprendere gli stai d’animo, le scene drammatiche. Il libro è bello da leggere in sé, come oggetto letterario.

Giorgio Pestelli, come dichiarato nella sua premessa, mette in luce la grandezza wagneriana nel produrre in musica immagini di natura che è un vero e proprio “personaggio” in più nelle varie opere, fatto che rinvia ad un altro aspetto interessante del libro: Pestelli, senza però mai gesti di presunzione, ci offre una sorta di lettura registica delle opere del Ring. Egli talvolta entra, restando sempre aderente al testo, in spiegazioni teatrali, registiche appunto che hanno la grande qualità di sostenere la comprensione delle scelte wagneriane e che, in prospettiva, possono permettere garantiscono allo spettatore e al lettore degli elementi in più nella visione e comprensione delle opere stesse.
Questa lettura “registica”, come detto fatta sempre sottovoce, senza enfasi, è sostenuta dalla straordinaria cura di Pestelli nel seguire lo sviluppo delle trame e della psicologia dei personaggi dei drammi. Perché Wagner era un grande conoscitore delle passioni e dell’animo umano ed il suo Ring è anche un grande affresco artistico della psicologia umana, dei rapporti tra padri e figli, tra fratelli, dei rapporti di potere, dei segreti pensieri della nostra mente. Pestelli è bravissimo nel seguire Wagner in questo tortuoso e complesso viaggio introspettivo ed è bravo nel tenere la barra della navigazione sullo sviluppo narrativo.
Il risultato è notevole: tutto finalmente appare più chiaro. La contorta, a volte, drammaturgia si presenta più lineare; il racconto, che spesso procede per salti, rimandi, ricapitolazioni, trova una sua ragione; gli intenti narrativi di Wagner appaiono più precisi, più leggibili. Il libro diventa così una sorta di “romanzo” fedele della vicenda dell’Anello e, come in una vera “serie” contemporanea (se Wagner scrivesse drammi oggi magari lavorerebbe per Netflix?), il lettore è coinvolto nel seguire le peripezie e i pensieri dei vari personaggi coinvolti.

La lettura di Pestelli sa amalgamare con sapienza i riferimenti musicali connettendo Wagner a passaggi e citazioni di altri compositori (Liszt, Chopin, Schubert, Beethoven) così come sa segnalare il carattere anticipatorio delle soluzioni wagneriane (da Mahler a Schoenberg ed oltre) e sa restituirci tutta la bellezza (incalzante, teatrale, magari enfatica talvolta, ma efficace) dei testi e della musica delle sue opere.
Come sappiamo Wagner scriveva egli stesso i suoi libretti dimostrando grandi doti anche letterarie. Pestelli ci mostra, senza retorica, come Wagner sapesse creare neologismi con la duttile lingua tedesca (attento alle simbologie, ai significati inconsci), come sapesse giocare con le allitterazioni, con le rime, le assonanze e come la musica fosse davvero la grande protagonista del pensiero drammaturgico di Wagner.
Straordinarie sono le pagine descrittive di Pestelli nel momento in cui ci deve esplicitare le scelte musicali, ritmiche, sonore, tecniche di Wagner finalizzate a mettere in scena un dato sentimento, un pensiero inconscio, il carattere di un personaggio. E tutto questo al di là della retorica dei Leitmotiv per recuperare tutta la creatività musicale wagneriana fatta di figure sonore in grado di farsi esse stesse personaggio. Wagner era un grande uomo di teatro e Pestelli lo sa valorizzare, così come sa mostrare anche i suoi difetti che si manifestano in lungaggini talvolta inutili, in passaggi di non immediata comprensione.

Così possiamo amare o riamare il canto di Brunnhilde, di Wotan, di Sigfrido, di Albrecht; rivivere il dramma e l’amore di Sieglinde e Siegmund, sentire le voci di Hagen, Gunther e Gutrune e di tutti gli altri piccoli e grandi personaggi del dramma, dei miti che Wagner riscrive in chiave moderna e attuale ponendo al centro della storia la potenza del denaro e la lotta per il potere come antitesi alla libertà e alla volontà dell’uomo e alle leggi del cuore e dell’amore; mostrando attraverso il mondo degli dei le debolezze, le aspirazioni, i desideri e le frustrazioni degli uomini.

Secondo Pestelli questa è la chiave critica di lettura: non la celebrazione del mito, ma l’uso del mito per raccontare il presente. Wagner, secondo la lettura di Pestelli, non glorifica il mito, lo smantella, ne dimostra e mostra la fine, la catastrofe e sin dall’inizio c’è nella sua opera la luce del crepuscolo, la consapevolezza che gli dei hanno fatto il loro tempo, travolti dalla loro stessa debolezza.
Profondamente influenzato dal filosofo Schopenhauer, Wagner anticiperebbe il disorientamento moderno per la perdita della totalità, non cedendo però alla nostalgia di un mondo perfetto, ma mettendo in luce i difetti, le crepe, le debolezze appunto di quel mondo solo apparentemente intoccabile. “Resta qualcosa di sospeso, di grandiosamente aperto… come uno sguardo all’indietro sullo spettacolo di tante passioni, angosce, fantasmagorie, incantesimi, esplorazioni d’ombra…”.
Comunque la si pensi sulla musica o la figura di Wagner, egli resta una figura gigantesca nella storia della musica, una figura che Giorgio Pestelli, con questo suo libro, ci rende ancora più vicino.
Un libro imperdibile per tutti.

Stefano Vitale

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Note sull’Autore
Giorgio Pestelli (1938) ha insegnato Storia della Musica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino e di Genova.
Figlio dello scrittore Leo Pestelli e nipote del compositore Luigi Perrachio, ha sempre cercato di meditare i significati della musica in rapporto agli altri linguaggi espressivi.
Ha pubblicato studi sulla musica del Settecento e sul periodo classico e romantico
(L’età di Mozart e Beethoven, 1979; Beethoven, 1988); ha edito le Sonate di G. B. Platti (1978 e 1986) e si è occupato di storia dell’opera e di storia della critica musicale.
Tiene regolarmente cicli di conversazione radiofoniche e collabora da oltre trent’anni con il quotidiano
«La Stampa»; dal 1982 al 1985 è stato Direttore Artistico dell’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino. Per Einaudi ha pubblicato Canti del destino. Studi su Brahms («Saggi», Premio Viareggio 2001) e Gli immortali (Einaudi Tascabili, 2004). Per Donzelli ha pubblicato nel 2016 il libro “Il genio di Beethoven. Viaggio attraverso le Nove Sinfonie”.

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