Edizioni Joker, Novi Ligure, 2018
Collana “Materiali di Studio”

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L’OPERA OMNIA DI PITIGRILLI AFORISTA,
UOMO DISCUSSO E AUTORE TRASCURATO

Al centro di un’esaltante vita pubblica dentro la quale celava abissi di segretezza, Pitigrilli seppe essere pensatore materialista e poi cattolico con uguale intensità e identico spregio per le convenzioni e i luoghi comuni.
Viaggiò, sperimentò, accettò successi esaltanti e rovinose cadute (non poteva essere altrimenti, per colui che ammetteva «il bacio al lebbroso» ma non concepiva «la stretta di mano al cretino»). Mise alla berlina il pensiero perbenista gettandogli in faccia le sue ombre e le sue contraddizioni, restituendogli i suoi ipocriti non-detti gridati senza paura. E se poi, per questo ambizioso programma, era necessario “
épater le bourgeois” tanto meglio: sarebbe stato lo stesso lettore deliziato o scandalizzato a dire tutto il necessario di sé.
Anna Antolisei, da molti anni attiva studiosa e promotrice della “forma breve”, attingendo all’intera e folta opera del controverso autore ci presenta un amplissimo campionario della scrittura aforistica che attraversa e innerva molte pagine dello “scrittore all’acido solforico”.
Ne risulta il distillato di un pensiero libertino nel senso più filosofico del termine: spregiudicato, controcorrente nel decostruire i miti della società in cui abitava, scettico, non paradossale (pur avendo l’aria di esserlo) ma interessato a sottolineare l’imbarazzante realtà. Un pensiero che si è forgiato sulle asperità dell’esistenza e si è saputo tramutare in schegge folgoranti ma durature capaci ancora oggi di divertire e far riflettere.

Sandro Montalto

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Anna Antolisei: “Pitigrilli. Un aforista in ombra”
Novi Ligure (AL), Edizioni Joker, 2018, pp. 143, € 20

Recensione di Davide Puccini

Sic transit gloria mundi. Pitigrilli, al secolo Dino Segre (1893-1975), conobbe uno straordinario successo di pubblico con i suoi romanzi negli anni tra le due guerre, fino a diventare un personaggio di primo piano sulla scena mediatica di allora; ma benché continuasse a scrivere e nonostante il cammino spirituale che l’aveva portato da un conclamato ateismo alla piena conversione, nel secondo dopoguerra le sue opere furono accolte tiepidamente e su di lui è infine calato un granitico silenzio. Su questo destino può aver influito il suo discutibile passato (era stato anche una spia al servizio dell’OVRA, la polizia segreta fascista, più per motivazioni economiche che politiche, e dopo la caduta del regime ritenne più salutare espatriare prima in Svizzera e poi in Argentina, rientrando in Italia solo nel 1957), ma un peso determinante l’ha sicuramente avuto la folta schiera di nemici che si era fatto con la sua penna acuminata, dalla quale non si salvavano né fanti né santi.

A riesumarlo è ora Anna Antolisei, ma da un punto di vista molto particolare, quello dell’aforisma. In realtà Pitigrilli non è mai stato in senso stretto autore di aforismi, se non forse nel Dizionario Antiballistico (1953), ma nei suoi libri sono sparsi a piene mani, e di qui li ha tratti e raccolti con paziente lavoro di ricerca l’Antolisei, che ha tutti i titoli per farlo, essendo presidente dell’Associazione Italiana per l’Aforisma e del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in sintesi”.

Diceva Camillo Sbarbaro che «La forza dell’aforisma è nella sua perentorietà, come quello dello sgherro nel ceffo: forza-sopruso», e certo se ne intendeva, avendone scritti tanti e spesso di fulminanti, soprattutto nei Fuochi fatui. Nel caso di Pitigrilli la verità di questa massima metalinguistica appare confermata. Anche quando si tratti di aforismi tutto sommato superficiali, dettati dal gusto del paradosso, da una mondanità salottiera o dalla battuta fine a sé stessa, non si può negare la loro efficacia formale: «Siamo fatti gli uni per gli altri. Dicono gli altri»; «C’è un tale bisogno d’amore nel mondo, che certe donne amano persino il loro marito»; «Se un uomo dice che una donna si è concessa a tutti, può darsi che ciò sia vero. Ma è certo che non si è concessa a lui»; «Le aule dei tribunali sono botteghe: infatti la padrona di negozio, la Giustizia, si raffigura sempre con la bilancia in mano»; «Morì assistito dal figlio medico. Se il figlio non fosse stato medico sarebbe morto vent’anni dopo»; «Pubblicava poemi nelle riviste di avanguardia. Si chiamano di avanguardia perché muoiono al primo numero».

Ma ci sono non pochi esempi in cui è necessario andare oltre la superficie per cogliere una profondità di analisi psicologica o uno spunto di critica sociale che tendono a dilatare i limiti del genere. Proviamo a fare qualche verifica. «Riconoscenti sono coloro che hanno ancora qualcosa da chiedere». Siamo tentati di ribellarci di fronte a questo disconoscimento della gratitudine, sebbene già il Machiavelli ci avesse ammaestrati in proposito, eppure siamo costretti a riconoscere, se siamo onesti con noi stessi, che nella massima c’è un luminoso granello di verità. Oppure si leggano questi due pensieri convergenti, in quanto trattano lo stesso argomento sia pure da prospettive differenti: «Il giorno che il concedersi di una fanciulla non sarà più considerato vergognoso, quel giorno l’aborto e l’infanticidio non esisteranno più, perché il figlio cesserà d’essere “il frutto della colpa”»; «Sono un corruttore perché ho detto che non ci sarebbero delitti contro la maternità se alle fanciulle madri si offrisse una mano, un sorriso, una clinica, del rispetto». L’ipocrisia del moralismo, tesa a salvaguardare le apparenze, viene svelata come vera nemica della morale. «Nel nostro esame di coscienza, quante restrizioni mentali nelle risposte, e quante omissioni nelle domande, e quante povere scuse nel difenderci e quanta elasticità nell’accusarci», dove sembra di trovarsi di fronte, più che a un aforisma, al distillato della lunga esperienza di un confessore. Siamo ormai alle soglie di una riflessione sul problema religioso: «Lo scetticismo il più delle volte non è altro che la nostra impreparazione ad affrontare la verità»; «Sacerdoti limitati, preoccupati di insegnare a morire. Per insegnarti a morire ti impediscono di vivere».

E si potrebbe continuare a lungo. Ma crediamo di aver dimostrato a sufficienza che, se uno ama il genere, qui troverà molto buon pane per i suoi denti.

Davide Puccini

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