Edizioni Joker, Novi Ligure, 2018
Collana “Materiali di Studio”

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L’OPERA OMNIA DI PITIGRILLI AFORISTA,
UOMO DISCUSSO E AUTORE TRASCURATO

Al centro di un’esaltante vita pubblica dentro la quale celava abissi di segretezza, Pitigrilli seppe essere pensatore materialista e poi cattolico con uguale intensità e identico spregio per le convenzioni e i luoghi comuni.
Viaggiò, sperimentò, accettò successi esaltanti e rovinose cadute (non poteva essere altrimenti, per colui che ammetteva «il bacio al lebbroso» ma non concepiva «la stretta di mano al cretino»). Mise alla berlina il pensiero perbenista gettandogli in faccia le sue ombre e le sue contraddizioni, restituendogli i suoi ipocriti non-detti gridati senza paura. E se poi, per questo ambizioso programma, era necessario “
épater le bourgeois” tanto meglio: sarebbe stato lo stesso lettore deliziato o scandalizzato a dire tutto il necessario di sé.
Anna Antolisei, da molti anni attiva studiosa e promotrice della “forma breve”, attingendo all’intera e folta opera del controverso autore ci presenta un amplissimo campionario della scrittura aforistica che attraversa e innerva molte pagine dello “scrittore all’acido solforico”.
Ne risulta il distillato di un pensiero libertino nel senso più filosofico del termine: spregiudicato, controcorrente nel decostruire i miti della società in cui abitava, scettico, non paradossale (pur avendo l’aria di esserlo) ma interessato a sottolineare l’imbarazzante realtà. Un pensiero che si è forgiato sulle asperità dell’esistenza e si è saputo tramutare in schegge folgoranti ma durature capaci ancora oggi di divertire e far riflettere.

Sandro Montalto

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Pitigrilli: lo si può anche detestare;
non ci si può impedire di leggerlo.

Almeno in questo denso ed essenziale repertorio di citazioni
a cura di
Anna Antolisei
(Joker, 2018)

Di AMEDEO ANSALDI

Fra i libri di impianto aforistico più interessanti pubblicati nel 2018 è senz’altro “Pitigrilli, un aforista in ombra”, meritoria riscoperta, a più di 40 anni dalla scomparsa, di uno scrittore torinese che a suo tempo godette di vasta e incontrastata popolarità (anche internazionale) e che oggi solo grazie a questa accurata antologia riemerge da un lungo e ingeneroso oblio.

Pitigrilli (al secolo Dino Segre, cognome che ne segnala l’origine ebraica) fu personaggio a dir poco controverso: romanziere prolifico (si contano circa 45 titoli), scintillante e inesausto pubblicista, fondatore e direttore di riviste di successo (ricordiamo almeno ‘Grandi firme’ e ‘Crimen’), informatore al servizio dell’OVRA (la polizia segreta fascista) negli anni 1934 e ‘35, profugo in Svizzera a partire dal ‘43 per sfuggire alle persecuzioni razziali e infine, con la caduta in disgrazia del secondo dopoguerra – conseguente alle rivelazioni sulla sua attività delatoria – esule volontario in Argentina, dove si trattenne 10 anni e rinverdì i vecchi fasti con un largo consenso di pubblico, prima di un oscuro e malinconico ritorno in Italia.

L’episodio per il quale Pitigrilli (1893-1975) è maggiormente noto, anche al di fuori dell’ormai sparuta cerchia dei suoi lettori, e che ha influenzato in modo fortemente negativo – quanto acritico – il giudizio sull’autore, è appunto l’attività spionistica che con il nome di agente 373 svolse al servizio dell’OVRA. Sembra accertato che lo scrittore, all’apice della fama, abbia avuto un ruolo non secondario nell’individuazione e denuncia di aderenti a movimenti antifascisti fra i quali si era infiltrato (grazie anche alla fama immeritata di oppositore al regime che gli veniva da una falsa accusa lanciatagli dell’ex-amante Amalia Guglielminetti), e in particolare nello smantellamento della colonna torinese di Giustizia e Libertà e della redazione della rivista La Cultura, delle quali facevano parte personaggi come Leone Ginzburg, Carlo Levi, Vittorio Foa, Cesare Pavese, Massimo Mila e Giulio Einaudi, per non citare che i più noti.

Lo stesso Segre strizzava candido e sornione l’occhio al lettore, quando ammetteva: “Non capisco niente di politica. Qualche volta leggo l’articolo di fondo del mio giornale per sapere come la pensa il mio direttore, e quindi quale deve essere la mia sincera e spontanea convinzione politica.”; affermazione emblematica, certo, dello stile paradossale e brillante che ritroveremo in tante sue pagine, ma che nello stesso tempo, alla luce delle tristi vicende che lo riguardano, pone il personaggio in una luce fortemente ambigua.

Venendo all’aspetto meramente letterario – l’unico che qui ci interessa – Pitigrilli ha scritto una sola opera a carattere consapevolmente aforistico, il “Dizionario antiballistico” del 1953, esemplare sequenza di definizioni irriverenti che riecheggia, non solo nel titolo ma anche nella causticità dell’ispirazione, il celebre Dizionario del diavolo dell’americano Ambrose Bierce (1842-1914?). Ecco alcune voci, fra le decine possibili:
…..“Augelli: un genere di uccelli conosciuto solo dai poeti, che non mangiano, non bevono, non cacano, e cantano tutto il giorno e la notte.”
…..“Etilismo: crisi di etilismo si chiamano le sbornie dei ricchi.”
…..“Menopausa: periodo di follia nella donna, che in certi casi conduce al manicomio il marito.”
…..“Riconoscenza: sentimento di colui il quale ha ancora qualche cosa da chiedere.”
…..“Sciolto: al maschile si dice dei versi non legati da rima (versi sciolti), e al femminile è sinonimo di diarrea, ma la differenza è minima.”

Anna Antolisei, curatrice del volume ed esperta in materia – è presidente dell’Associazione Italiana per l’aforisma e del Premio Internazionale per l’aforisma Torino in sintesi, nonché fra le massime promotrici di questo genere letterario nel nostro Paese – non si è limitata a riproporre quell’unica silloge, che in effetti occupa un decimo circa dell’intera pubblicazione; consapevole della miniera di idee, riflessioni, paradossi mimetizzata fra la sterminata produzione del Segre, si è sobbarcata l’impresa di esplorarla per intero, estrapolandone quei brani che, sottratti al loro contesto narrativo, possono essere vantaggiosamente isolati e innalzati al rango di aforismi: autentiche gemme restituiteci in tutta la loro non comune lucentezza, che si possono leggere oggi con immutato profitto.

Pitigrilli fu aforista di grande acutezza e lucidità, stilisticamente scaltrito, capace di boutade velenose e non certo privo di punte ferocemente polemiche. Fra i tratti ricorrenti nelle sue pagine, un’ineffabile e franca misoginia (“Signore a tariffa fissa (cocottes) e a tariffa variabile (donne oneste).”; ”La miglior vendetta contro le donne che vogliono farsi credere virtuose è credere senz’altro alla loro virtù.”) che sfocia ineluttabilmente in una sfiducia radicale nelle risorse intellettive femminili:
…..“Le donne non hanno opinioni. Nell’abbracciare un uomo ne abbracciano anche le idee.”
…..“Sul linguaggio delle donne si può costruire la categoria dell’ultimo uomo che ha inciso nella loro vita.”

Pitigrilli non attribuisce al gentil sesso aspirazione più elevata che quella, implicitamente angusta, del matrimonio, questa spada di Damocle perennemente sospesa sulla testa del maschio, questo pericolo sempre incombente al quale neppure lui – che curiosamente a un certo punto della sua vita si ritroverà perfino bigamo! – saprà sottrarsi:
…..“L’uomo esce dalla vita quando si sposa. La donna, quando si sposa, vi entra.”

All’occorrenza, Pitigrilli non esita a rivolgere i suoi strali acuminati contro il proprio stesso sesso, sicché anche certa ipocrisia maschile è debitamente fustigata:
…..“Se un uomo dice che una donna si è concessa a tutti, può darsi che ciò sia vero. Ma è certo che non si è concessa a lui.”

Altra sua bestia nera i colleghi, nessuna categoria esclusa: giornalisti, intellettuali, scrittori…
…..“In materia d’erudizione, com’è facile staccare degli chèques senza copertura.”
…..“I letterati hanno orrore delle ripetizioni come le signore considerano degradante indossare due volte di seguito lo stesso vestito.”
…..“Prefazione: quella cosa che l’autore scrive dopo, l’editore pubblica prima, e il lettore non legge né prima né dopo.”
…..“La bella descrizione: risorsa degli scrittori che non sanno come cominciare, non sanno come finire e non sanno come andare avanti.”

Non manca nemmeno qualche felice stoccata contro le invise avanguardie poetiche:
…..“Ermetici: nome che danno a se stessi certi poeti i cui libri rimangono ermeticamente chiusi perché nessuno li compera, e se qualcuno li compera si guarda bene dall’aprirli.”

I medici sono un’altra categoria verso la quale Pitigrilli mostra un’avversione e una diffidenza irriducibili – seppur mitigate, come sempre, dall’arma dell’ironia:
…..“La medicina è l’arte di accompagnare con parole greche all’estrema dimora.”
…..“Una volta era la terra a coprire gli errori dei medici e ora sono gli errori dei medici a coprire tutta la terra.”
Una ripugnanza che gli offre lo spunto per emettere una condanna più generale, addirittura iperbolica, del fenomeno-uomo:
…..“L’ostetricia, un’arte mostruosa che contribuisce a offrire a chi non l’ha chiesto un biglietto d’ingresso a questo turpe spettacolo che è il mondo.”

Da quell’uomo di mondo che indubbiamente fu, Pitigrilli inclina a un distacco cinico e navigato:
…..“La sincerità è un atto regressivo, è un ritorno alla natura, allo stato selvaggio, come l’andare scalzi e prendere il cibo con le mani. Cinquemila anni di civiltà debbono insegnarci a usare le scarpe, le posate e le bugie.”

Il suo nucleo d’ispirazione lo imparenta a certi grandi umoristi; a tratti sembrano chiamati a nuova vita i famosi trait d’esprit di Oscar Wilde:
…..“Gentleman: un signore che sa quando la moglie compie gli anni, ma ignora quanti ne compia.”
…..“La signorina d’oggi è desiderabile quanto la signorina di cinquant’anni fa (a patto che non sia la medesima).”
…..“Nei salotti borghesi si simula la virtù; nei salotti intellettuali si simula il vizio.”

Anna Antolisei ha dimostrato, con il competente e tenace lavoro di selezione sui testi, come sotto il velo ingannevole del ‘romanzo di consumo’ riconducibile all’estetismo dannunziano (emblematici titoli quali “Mammiferi di lusso”, “La vergine a diciotto carati” o “Dolicocefala bionda”), si riveli uno dei più validi aforisti, quantunque involontari, del ‘900, secolo d’oro della forma breve in Italia. Se Umberto Eco attribuisce a Pitigrilli un’intelligenza sostanzialmente qualunquistica, Elio Gioanola ha sottolineato che nelle sue opere più tarde e mature (successive alla conversione al cattolicesimo annunciata da La piscina di Siloe) l’autore “imbocca decisamente la strada dell’aforisma e del paradosso…”, confermando l’impressione che il miglior Pitigrilli sia “da ricercare proprio nei repertori dell’ovvio”, laddove allinea “i tic comportamentali e verbali della ‹fauna› borghese in una specie di nuovo ‹sciocchezzaio› alla Bouvard e Pécuchet.”

Al di là degli stereotipi, Segre trova anche accenti più umanamente autentici e risentiti, per es. nella denuncia dell’ipocrisia delle convenzioni sociali:
…..Bisogna dire le goffaggini controllate dalla dogana, se si vuol continuare a bere whisky di contrabbando.”
…..“E’ difficile fare l’elenco delle cose che sappiamo e dobbiamo fingere di ignorare.”
nell’esortazione al lettore ad affrancarsi da ogni forma di conformismo, da ogni visione egemone delle cose:
…..“Non siate folla. Non vi agglomerate con la limatura di ferro sulla prima calamita che la sfiora.”
…..“Le pretese opinioni della moltitudine si riducono alla voluttà di gridare abbasso, di gridare evviva, di gridare qualche cosa, di gridare.”
o nel rimpianto di epoche tramontate per sempre, nelle quali vigevano codici d’onore più alti e generosi:
…..“In altri tempi, centomila uomini si sacrificavano per proteggere l’onore di una donna; oggi si uccidono centomila donne e bambini per proteggere la ritirata di un camion.”

Uno scrittore, insomma, da rivalutare, e che vale decisamente la pena rileggere, se non altro nella veste di autore di aforismi ‘clandestini’ in cui ce lo presenta questa brillante e puntuale antologia aforistica; e faremmo un torto prima di tutto a noi stessi se le ambigue vicende della vita di Pitigrilli ci impedissero di gustare le tante perle che l’autore ha saputo occultare nella messe delle sue pagine.

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Anna Antolisei: “Pitigrilli. Un aforista in ombra”
Novi Ligure (AL), Edizioni Joker, 2018, pp. 143, € 20

Recensione di Davide Puccini

Sic transit gloria mundi. Pitigrilli, al secolo Dino Segre (1893-1975), conobbe uno straordinario successo di pubblico con i suoi romanzi negli anni tra le due guerre, fino a diventare un personaggio di primo piano sulla scena mediatica di allora; ma benché continuasse a scrivere e nonostante il cammino spirituale che l’aveva portato da un conclamato ateismo alla piena conversione, nel secondo dopoguerra le sue opere furono accolte tiepidamente e su di lui è infine calato un granitico silenzio. Su questo destino può aver influito il suo discutibile passato (era stato anche una spia al servizio dell’OVRA, la polizia segreta fascista, più per motivazioni economiche che politiche, e dopo la caduta del regime ritenne più salutare espatriare prima in Svizzera e poi in Argentina, rientrando in Italia solo nel 1957), ma un peso determinante l’ha sicuramente avuto la folta schiera di nemici che si era fatto con la sua penna acuminata, dalla quale non si salvavano né fanti né santi.

A riesumarlo è ora Anna Antolisei, ma da un punto di vista molto particolare, quello dell’aforisma. In realtà Pitigrilli non è mai stato in senso stretto autore di aforismi, se non forse nel Dizionario Antiballistico (1953), ma nei suoi libri sono sparsi a piene mani, e di qui li ha tratti e raccolti con paziente lavoro di ricerca l’Antolisei, che ha tutti i titoli per farlo, essendo presidente dell’Associazione Italiana per l’Aforisma e del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in sintesi”.

Diceva Camillo Sbarbaro che «La forza dell’aforisma è nella sua perentorietà, come quello dello sgherro nel ceffo: forza-sopruso», e certo se ne intendeva, avendone scritti tanti e spesso di fulminanti, soprattutto nei Fuochi fatui. Nel caso di Pitigrilli la verità di questa massima metalinguistica appare confermata. Anche quando si tratti di aforismi tutto sommato superficiali, dettati dal gusto del paradosso, da una mondanità salottiera o dalla battuta fine a sé stessa, non si può negare la loro efficacia formale: «Siamo fatti gli uni per gli altri. Dicono gli altri»; «C’è un tale bisogno d’amore nel mondo, che certe donne amano persino il loro marito»; «Se un uomo dice che una donna si è concessa a tutti, può darsi che ciò sia vero. Ma è certo che non si è concessa a lui»; «Le aule dei tribunali sono botteghe: infatti la padrona di negozio, la Giustizia, si raffigura sempre con la bilancia in mano»; «Morì assistito dal figlio medico. Se il figlio non fosse stato medico sarebbe morto vent’anni dopo»; «Pubblicava poemi nelle riviste di avanguardia. Si chiamano di avanguardia perché muoiono al primo numero».

Ma ci sono non pochi esempi in cui è necessario andare oltre la superficie per cogliere una profondità di analisi psicologica o uno spunto di critica sociale che tendono a dilatare i limiti del genere. Proviamo a fare qualche verifica. «Riconoscenti sono coloro che hanno ancora qualcosa da chiedere». Siamo tentati di ribellarci di fronte a questo disconoscimento della gratitudine, sebbene già il Machiavelli ci avesse ammaestrati in proposito, eppure siamo costretti a riconoscere, se siamo onesti con noi stessi, che nella massima c’è un luminoso granello di verità. Oppure si leggano questi due pensieri convergenti, in quanto trattano lo stesso argomento sia pure da prospettive differenti: «Il giorno che il concedersi di una fanciulla non sarà più considerato vergognoso, quel giorno l’aborto e l’infanticidio non esisteranno più, perché il figlio cesserà d’essere “il frutto della colpa”»; «Sono un corruttore perché ho detto che non ci sarebbero delitti contro la maternità se alle fanciulle madri si offrisse una mano, un sorriso, una clinica, del rispetto». L’ipocrisia del moralismo, tesa a salvaguardare le apparenze, viene svelata come vera nemica della morale. «Nel nostro esame di coscienza, quante restrizioni mentali nelle risposte, e quante omissioni nelle domande, e quante povere scuse nel difenderci e quanta elasticità nell’accusarci», dove sembra di trovarsi di fronte, più che a un aforisma, al distillato della lunga esperienza di un confessore. Siamo ormai alle soglie di una riflessione sul problema religioso: «Lo scetticismo il più delle volte non è altro che la nostra impreparazione ad affrontare la verità»; «Sacerdoti limitati, preoccupati di insegnare a morire. Per insegnarti a morire ti impediscono di vivere».

E si potrebbe continuare a lungo. Ma crediamo di aver dimostrato a sufficienza che, se uno ama il genere, qui troverà molto buon pane per i suoi denti.

Davide Puccini

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Altre recensioni a seguire…

Da: “Il Giornale”, 21 agosto 2018 Recensione di
Luigi Mascheroni

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Da “La Biblioteca di via Senato” – anno X, n. 9,
settembre 2018

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“Anna Antolisei e Pitigrilli”
di Pier Franco Quaglieni (da “Il Torinese”, Società e Cultura, sabato 25/8/2018)
http://www.iltorinese.it/la-rubrica-della-domenica-2/

Anna Antolisei è una scrittrice torinese affermata e coraggiosa che non si è mai allineata al conformismo. E’ autrice di romanzi di successo, è poetessa raffinata. E’ anche giornalista libera da pregiudizi. Il suo recentissimo libro “Pitigrilli, un aforista in ombra”, ed.Joker, è un libro prezioso perché ci consente di riscoprire una autore ingiustamente dimenticato.

L’Antolisei è presidente dell’Associazione Italiana per l’Aforisma e del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in sintesi” a cui ha saputo dare crescente prestigio. L’aforisma è una forma letteraria difficile perché in modo fulminante esprime un giudizio,un pensiero morale,diventando quasi una sentenza.

Pochi scrittori hanno saputo cimentarsi con l’aforisma, anche se oggi, paradossalmente, chi usa Twitter è un involontario autore di aforismi. Spesso un aforisma banale, grossolano, inutilmente polemico. Il dono della sintesi è di pochissimi scrittori, anche se l’aforisma ha dietro di sé una lunga storia. In Italia maestri dell’aforismo sono stati Leo Longanesi, Ennio Flaiano, Giuseppe Prezzolini, non a caso tutti personaggi anticonformisti che non si sono mai serviti della parola per ovattare il proprio pensiero. Scriveva Gesualdo Bufalino che un aforisma benfatto sta tutto in otto parole. Anna Antolisei ci offre con il suo nuovo libro il principe italiano dell’aforisma, quel Pitigrilli, al secolo Dino Segre, che – scrive l’Antolisei nella magistrale prefazione – è stato <<un autore amato e detestato,osannato e denigrato,portato alle stelle e poi spinto giù fino alle stalle>>.

Pitigrilli fu un autore “scandaloso” con opere umoristiche a sfondo erotico che ebbero un grandissimo successo tra le due guerre mondiali, demonizzato successivamente per la sua finora non acclarata collaborazione all’Ovra fascista. Pitigrilli venne perciò messo al bando, mentre la sua opera letteraria è totalmente esente da implicazioni politiche. E il libro dell’Antolisei lo dimostra perché gli aforismi di Pitigrilli sono l’esatto opposto del clima retorico del regime fascista. Sono scoppiettanti di ironia e di sarcasmo, esprimono un’intelligenza libera.

Sarebbe impossibile estrarre dalla miniera rappresentata dal libro qualche esempio perché tutti o quasi gli aforismi sono degni di essere letti.  Ne cito uno perché mi pare renda bene lo spirito di Pitigrilli e della stessa Antolisei: <<La folla è come la limatura di ferro che si agglomera intorno a qualsiasi calamita .Meglio essere calamita che limatura>>. Quanti scrittori e giornalisti oggi sono limatura che si lascia attrarre dai più diversi magneti dell’interesse politico e/o economico che sia.

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Recensione di Fabrizio Caramagna – Settembre 2018

Dal sito “AforisticaMente”
(https://aforisticamente.com/2018/09/03/pitigrilli-un-aforista-in-ombra/)

Se esiste nel mondo letterario italiano della prima metà del 900 un autore amato e detestato, osannato e denigrato, portato alle stelle e poi spinto giù fino alle stalle, quello fu Pitigrilli, al secolo Dino Segre (1893-1975).

Giornalista, editore, romanziere e novellista, Pitigrilli fu un personaggio poliedrico, irriverente e irregolare, scandaloso e beffardo, uno degli scrittori più venduti e popolari tra le due guerre. Nel libro “Pitigrilli, Un aforista in ombra” (Joker edizioni, 2018), Anna Antolisei – Presidente dell’Associazione Italiana per l’aforisma e uno dei massimi esperti della forma breve – approfondisce la dimensione aforistica di questo autore.

Attingendo alla intera e folta opera di Pitigrilli (trenta libri che furono tradotti in 15 lingue), Anna Antolisei ci presenta un amplissimo campionario della scrittura aforistica dell’autore, pescando non solo dal Dizionario Antiballistico (una delle più importanti antologie italiane dell’aforisma), ma anche dalle tante opere narrative e saggistiche dell’autore, dove l’aforisma è incastonato come una pietra preziosa all’interno di un contesto narrativo più ampio, in mezzo a descrizioni, dialoghi, cronache di costume, riflessioni filosofiche e altro ancora.

In questo studio che io definisco “monumentale” per il numero di pagine passate in esame (romanzi, novelle, saggi, articoli di rivista, etc), Anna Antolisei compie un lavoro di restauro quasi “archeologico”, perché toglie la patina di polvere e di “ombra” che nasconde questi aforismi (spesso sconosciuti) e, isolandoli dalle parole e dal rumore di fondo, ne restituisce la loro più autentica forza e bellezza.

Già nel Dizionario Antiballistico (Sonzogno, 1953), Pitigrilli nel curare la monumentale antologia di aforismi dove raccoglie, in ordine alfabetico, frasi celebri e meno celebri di autori di ogni epoca e geografia, aveva dato prova di una grande conoscenza della scrittura aforistica, non solo nel reperimento delle fonti ma anche e soprattutto nella riflessione teorica sull’aforisma. La prefazione e post-fazione del Dizionario Antiballistico (circa una cinquantina di pagine), rappresenta ancora oggi uno delle indagini più lucide sulla teoria e la storia dell’aforisma, delineando in modo brillante il rapporto tra aforisma e scrittura breve, aforisma e paradosso, aforisma e umorismo, e così via (Umberto Eco cita più volte nei suoi libri alcuni passi di questa prefazione).

La novità e il merito del libro di Anna Antolisei è di affiancare al Pitigrilli teorico dell’aforisma, il Pitigrilli scrittore di aforismi. Nessuno si sarebbe aspettato una produzione aforistica così vasta, nascosta tra le pieghe dei vari libri di Pitigrilli. Soprattutto nessuno si sarebbe aspettato una tale acutezza e originalità e maestria aforistica (anche se le decine e decine di aforismi di Pitigrilli disseminati qua e là, a modo di definizione, nel Dizionario Antiballistico facevano già intravedere il grande talento).

Quello che viene fuori è il ritratto di uno dei più grandi scrittori italiani di aforismi, uno scrittore che per le sue schegge spesso geniali, talora spregiudicate, sempre controcorrente, ironiche e folgoranti, può benissimo stare al pari di Ennio Flaiano o di Leo Longanesi.

Fabrizio Caramagna

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“PITIGRILLI, UN AFORISTA IN OMBRA” – Anna Antolisei
Recensione di Chicca Morone
(da “Il Mondo delle Idee” – www.ilmondodelleidee.net)

Avete mai conosciuto un aforista? Bene, dalla A alla Z corrisponde a tutti i difetti (che diventano pregi se usati con parsimonia) definiti nella lingua italiana.

A come arrogante; B come battagliero; C come caustico; D come didascalico; E come elitario; F come feroce; G come guardingo; ACCA come accanito; I come… beh, per la I è bene soffermarsi in quanto alla I per l’aforista non si può che pronunciare l’aggettivo “intelligente”. Perché senza quella scintilla di Q.I. le parole che si rincorrono in una frase non hanno niente a che vedere con l’aforisma, con buona pace di chi è convinto di profondere perle di saggezza, del tutto banali.

Così, condannata alla lettura di “Pitigrilli, un aforista in ombra” ho dovuto arrendermi: alla naturale avversione per l’autore di cui conoscevo superficialmente alcuni scritti e di cui avevo ben chiara la sua diatriba con Amalia Guglielminetti, nonché il suo maschilismo crudele, sono stata costretta a lasciare posto a una diversa opinione.

“In ombra” troneggia nel titolo: aggiungerei “esteriore” perché l’impressione generale è che la luminosità/chiarezza interiore – da sempre motivo conduttore del suo essere – siano rimaste in certi spazi dell’inconscio collettivo, tanto da essere citate e riprese da intellettuali del calibro di Eco ecc. Certo, fosse stato un po’ meno arrogante, battagliero, critico ecc. avrebbe trovato nemici meno potenti e insidiosi: però non è quello che ha sempre desiderato in modo quasi ossessivo? Forse anche troppo.

Fustigare la mediocrità, portare alla luce le meschinerie altrui, gettare ombra sulla radiosità di personaggi fatui… deve essere stato un divertimento assicurato, un sentirsi al di sopra di tutti, in una per lo meno vana speranza di farsi riconoscere “illuminato” cioè “unto”, benedetto da quella Entità che lo ha reso così dotato dalla nascita. Deve avere preso troppo alla lettera “e Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza”!
E se Prometeo ha portato il fuoco sulla terra suscitando l’ira di Zeus, Pitigrilli ha certamente ustionato l’ego di molte, troppe persone ottenendo per castigo il silenzio, situazione che deve avergli “roso il fegato” parecchio, in un primo tempo!
Poi il passaggio attraverso l’esoterismo per giungere a un cattolicesimo vissuto profondamente gli ha forse concesso il distacco dall’esigenza di dover apparire, lasciandogli tempo e spazio per una vita interiore meno caotica.

Adesso veniamo alla curatrice di questo volume: Anna Antolisei.

Quando nel 2008 mi ha proposto di usare Il Mondo delle Idee come contenitore del Premio “Torino in Sintesi” ho aderito con entusiasmo: mi sembrava una “idea” decisamente vincente e i miei 10 aforismi scritti in tempi non sospetti mi davano il consenso per far parte del comitato promotore.
In questi anni Anna ha dedicato all’argomento molto tempo lavorando sugli scritti altrui e in parallelo scrivendo romanzi gialli di notevole successo, nonché dirigendo la rivista letteraria on-line “Il Giornalaccio” ecc. ecc.
Il perché di questa svolta letteraria è ciò che più mi ha affascinato: l’impegno nel portare luce dove il grigiore della critica contemporanea ha messo al bando testi degni di tutto rispetto è una connotazione tipica dell’autrice. La sua militanza contro la censura e la componente battagliera a favore delle minoranze risale a decenni e non si è certo affievolita con il passare degli anni.

Perché Pitigrilli?
Perché Pitigrilli è il caso tipico di una persona che pur essendo vissuto gran parte della vita nel culto di se stesso risulta impregnato di quella autoironia che lo ha reso affascinante per chi conosce il valore della libertà di pensiero; esecrabile per chi non accetta la critica e nello specchio non è capace di vedere i propri limiti. Musica angelica alle orecchie dell’Antolisei…

Se le antipatie di chi detiene il potere in qualsiasi campo (e che di fronte all’altrui genialità multiforme ha provato quel “tenero sentimento” che è l’invidia) non sono state una possibile matrice per un riconoscimento pari alla consistenza della sua opera omnia, ci ha pensato lei: giustizia doveva essere fatta e, come le sue matrici familiari attestano, esiste un codice d’onore, non solo quello penale!
Così ci ha consegnato un testo attraverso il quale noi stessi possiamo provare una varietà di sentimenti non comuni: dall’irritazione in presenza di certe asserzioni sul femminile, al puro divertimento in presenza delle esternazioni sui potenti dell’epoca.

Sono aforismi ovviamente senza età: possiamo applicare al quotidiano ogni pagina di questo testo, dove il senso del ridicolo ne è il motivo conduttore e dove gli stimoli per un’autocritica sono ordinatamente disposti dalla curatrice, ricordandoci che ciò che resta di ognuno di noi non è per tutti un unicum.

Sulla copertina Anna ha voluto troneggiasse una foto del nostro eroe con un cane in braccio: animalista ante litteram come si conviene a una persona evoluta che conosce l’importanza del rispetto per la Natura e per i suoi figli indifesi. Segue un graffiante scritto autografo “Non datemi consigli. So sbagliare da me”: troppo poche parole per definire grafologicamente il carattere, ma sufficienti per nutrire qualche perplessità sulla profondità della sua ars amatoria. Infatti non era forse Casanova famoso per la rapidità con cui cambiava partner in un esasperante (per le vittime) gioco di specchi? E non fu Narciso che “Innamorossi dell’ombra sua” e trovò la morte volendo congiungersi alla sua immagine riflessa nello stagno?

Il silenzio ha avvolto il personaggio mentre era in vita, mentre la sua opera ha continuato a vivere pur nell’ombra: con i tempi necessari e lo “zampino” della Antolisei è riemersa questa raccolta di aforismi brillando di luce propria senza la possibilità di essere dimenticata o minimizzata.

Chicca Morone / Agosto 2018

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“Pitigrilli: dr. Jekyll e Mr. Hyde dell’aforisma italiano”
Recensione di Lidia Sella

Sul palcoscenico letterario italiano del Novecento, Dino Segre, noto con lo pseudonimo di Pitigrilli (1893-1975, nato e morto a Torino), rappresenta una figura scomoda, ambigua, controversa, sia sul piano umano, politico e ideologico, che sul versante religioso. Incarnò insomma la quintessenza della contraddizione.

All’inizio, ateo agguerrito. In seguito, assiduo frequentatore di medium e sedute spiritiche, dedito a pratiche di esoterismo. Dopo il 1940, invece, fervente cattolico.
Contestatore seriale, su questioni di ordine morale formulava spesso giudizi dissacranti. Tanto che, nel ‘28, la sua opera verrà ritenuta contraria all’etica di regime, giacché vi si ravvisò un’istigazione al malcostume.
Giornalista e scrittore, nei suoi testi disseminò, in maniera talvolta inconsapevole, una messe di aforismi.
I suoi libri furono tradotti e pubblicati in 36 diversi Paesi.
Fondò e diresse molte riviste di successo.

Non risparmiava nessuno. Scherniva giudici e colleghi della stampa, bigotti e benpensanti. Dalle pagine del giornale “L’Epoca”, sferra un attacco contro il Vate e l’impresa fiumana. D’Annunzio va su tutte le furie. E lo sfida a duello. Sebbene nella realtà non siano poi arrivati a battersi.

Nonostante fosse assurto a una certa celebrità, Pitigrilli si abbassa a ricoprire l’incarico di spia. Dal ‘30 al ‘39, è al soldo dell’OVRA, la polizia segreta fascista, in qualità di informatore. Poiché era di origine ebraica, nel suo ambiente intratteneva una serie di frequentazioni che la dittatura al potere aveva interesse a monitorare. A causa delle sue “soffiate”, numerosi intellettuali, amici e/o correligionari, finirono infatti in carcere per aver preso parte ad azioni sovversive.

Ma quanti artisti violenti, assassini, depravati, pazzoidi, avventurieri, dissoluti, ubriaconi, pervertiti, erotomani e drogati abbiamo incontrato sulla strada delle Muse? Caravaggio, Cellini, Cervantes, Gesualdo Da Venosa, Casanova, Wilde, De Sade, Baudelaire, Verlaine, Van Gogh, Huxley, Kerouac, Bukowski, solo per citarne alcuni. Eppure l’avversione di questi soggetti verso un’esistenza borghese non ha affatto inficiato il valore oggettivo della loro produzione. Un analogo criterio di valutazione andrebbe perciò applicato anche al vile, turbolento, libertino Pitigrilli.

La sua carriera da ribelle inizia precocemente. Ancora ragazzino, esplora i misteri del sesso con la cameriera degli zii. Adolescente, mette incinta una signorina di buona famiglia e i parenti della fanciulla disonorata devastano la casa dove lui abita insieme ai genitori. L’insana passione per la gelosissima e vendicativa poetessa Amalia Guglielminetti si concluderà in tribunale. Nel 1932 Pitigrilli sposa Deborah Senigallia. La relazione si arena quasi subito. La moglie, che gli ha già dato un figlio, viene liquidata per lettera: “Non sono fatto per vivere da consorte.
Il male, dunque, lo tenta di continuo, affiora sovente in lui, gli aleggia attorno.

Non è quindi forse un caso se le sue massime più brillanti riguardano appunto la dicotomia della coscienza, il dilemma fra verità e menzogna, la lacerazione dell’incoerenza, il coraggio e gli ideali che svaporano nel tempo, le ipocrisie della politica. Qualche esempio: “La contraddizione, l’obiezione, il commento sono inutili, perché è noto da secoli e secoli che in ogni concetto vive l’embrione del suo opposto, in ogni verità è chiuso il germe del suo contrario.” “Con nessuno osiamo essere impudicamente bugiardi come con noi stessi.” “Una menzogna ripetuta, col tempo, diventa verità.” “Il Male, ottovolante dalle imprevedibili curve e dagli inevitabili abissi sul quale, quando si è lanciati, non ci si arresta, a meno di trascinare nella catastrofe i carrelli che ci seguono e la gente sottostante che guarda.” “Si nasce incendiari e si muore pompieri”.

Vita e scritti di Pitigrilli, di preferenza, gravitano intorno a questi astri tematici. Con ogni probabilità, l’autore conosceva i suoi nodi, intuiva la propria natura demonica, l’unica gabbia dalla quale non sarebbe riuscito a evadere. Con lucidità, amarezza, rassegnazione, e una punta di ironia, ne prende atto. Le espressioni che usa si traducono così in un grido di rivolta. Nella consapevolezza che la libertà è un’utopia. Ammesso che nessuno ci comandi, siamo comunque schiavi di pulsioni e paure, burattini nelle maglie del destino, prigionieri di un corpo mortale, condannati a un estenuante e sterile gioco delle parti. Persino in amore. E, in tale ottica, il cinismo e l’arroganza che lo contraddistinguono potrebbero addirittura configurarsi come il precipitato di un’inconfessabile disperazione.

A comprovare il suo passaggio in questa selva di sentimenti oscuri, alcuni frammenti paradigmatici: “Si nasce sempre troppo presto. O troppo tardi.” “Frequento i campo-santi per ambientarmi.” “Di augurabile, in amore, non ci sono che gli amori sciagurati, quelli che si concludono senza lasciare rimpianti.”

Se ora però abbiamo potuto seguire da vicino le tracce di Pitigrilli sui sentieri della parola, il merito è di Anna Antolisei, giornalista e scrittrice torinese, al suo attivo una decina di pubblicazioni fra narrativa e poesia, presidente della Aipla, Associazione italiana per l’aforisma e del Premio internazionale per l’aforisma Torino in sintesi, nonché vice-presidente del Premio internazionale di poesia Rodolfo Valentino.
Per resuscitare Pitigrilli dall’oblio di un acefalo, bilioso giustizialismo antifascista, e collocarlo viceversa in una più corretta prospettiva critica, Anna Antolisei ha affrontato un immane lavoro di ricerca. Ha vagliato una gran mole di profili biografici sull’autore e tutto l’apparato esegetico disponibile. Ha inoltre compulsato una cinquantina di volumi a firma di Pitigrilli, in prevalenza romanzi o raccolte di novelle, editi perlopiù da Sonzogno, in un arco temporale compreso tra il ‘20 e il ‘74. Si è calata in questa miniera di materiale e, con la sua lente da esperta di aforismi, ha estratto centinaia di pepite splendenti. In un’accurata, coinvolgente introduzione, ha infine tratteggiato un inedito ritratto di Pitigrilli, soffuso di una nuova e più morbida luce. Il frutto della sua fatica intellettuale è stato raccolto e pubblicato da Joker, nell’aprile 2018, con il titolo di “Pitigrilli – un aforista in ombra”

Pitigrilli si è sentito finalmente un po’ compreso e, dall’oltre-tomba, ringrazia commosso Anna Antolisei per la puntuale, coraggiosa rivisitazione postuma.

Lidia Sella / Agosto 2018

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