AA.VV.
“Poeti giapponesi” a cura di Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi degli Albizzi (Einaudi, 2020)

Sotto la punta dell’iceberg

…..I testi di ventidue autori vengono magistralmente antologizzati da Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi degli Albizzi in questo volume dal titolo quasi zen “Poeti giapponesi”. Le antologie sono sempre il frutto di una scelta, di un compromesso che spesso scontenta. Ma qui la scelta fatta ci pare adeguata. I curatori ci offrono infatti una ricostruzione assolutamente sensata e sufficientemente ampia per comprendere le principali linee di forza e di sviluppo della poesia in Giappone dal dopoguerra ad oggi.

…..Il criterio fondamentale adottato è quello storico al quale si aggiunge il criterio della pubblicazione cartacea. Due criteri, direte semplici, scontati. Ma non è così. Perché la poesia giapponese ha seguito in effetti un percorso che la lega strettamente all’evoluzione storica e culturale di quel paese pur esprimendo tendenze diverse, complesse, articolate.
Ma vi è un terzo criterio selettivo determinante adottato dai curatori: quello di proporre al lettore italiano dei testi che utilizzano esclusivamente il verso libero. Questa scelta avvicina di fatto la poesia giapponese alla poesia contemporanea della maggior parte dei paesi occidentali, ma soprattutto testimonia del travaglio emancipativo che quella poesia ha compiuto nei confronti della tradizione. Che come sappiamo è rappresenta dall’haiku, prima di tutto, e dal tanka, dalla poesia breve.
Questa linea specificatamente giapponese è per altro molto amata e apprezzata nei nostri ambienti culturali “occidentali”. La forma del verso breve, nel caso dell’haiku stretta nella versificazione sillabica 5-7-5, è molto praticata oggi in occidente ed anche in Italia sono numerosi e interessanti i cultori di queste forme poetiche specifiche ed essenziali. Ma nella storia giapponese queste forme erano molto legate alla propaganda degli anni di guerra e si nutrivano di nazionalismo al punto di essere ad un certo punto considerate sostanzialmente inadeguate a rappresentare i nuovi tempi e i nuovi modi espressivi della poesia in Giappone dopo il disastro della guerra. La poesia del dopoguerra si caratterizza pertanto come una forma di letteratura che assume un atteggiamento critico nei confronti del passato e lo fa, prima di tutto, respingendone le forme tradizionali, appunto.

…..La ricostruzione storico-critica dell’antologia ci mostra come, nell’immediato dopoguerra, siano prevalse nelle scelte tematiche e nell’approccio poetico istanze d’impegno e di contatto diretto con la realtà per poi modularsi verso forme di ricerca espressiva che ponevano al centro dell’interesse l’individuo e la dimensione personale. Elementi questi che, in quel contesto storico, assumevano un peso specifico particolare: di critica dell’ideologia omologante, di rifiuto dei meccanismi impersonali della società. In questa svolta tuttavia si notano delle costanti: la tradizione, se viene respinta sotto il profilo formale e se inizialmente anche i suoi temi (si pensi al tema della natura, del rito delle stagioni) vengono evitati anche per evitare la banalizzazione esotistica, in un secondo momento essa non viene certamente negata in assoluto, ma è ripensata in modo nuovo.
Qui troviamo esempi molto belli nelle poesie di Ooka Makoto e Tanikawa Shuntaro che sostenevano l’idea che la poesia debba rappresentare l’espressione più profonda dell’animo umano. Ooka e Tanikawa ampliavano i territori della poesia cercando di guardare verso “la parte sommersa” della parola con immagini “nutrite di irrazionale e di sogni” e collegando la poesia al mondo elle arti figurative, del teatro e dei nuovi mezzi di comunicazione.

…..Ma nella poesia giapponese degli anni sessanta e settanta non viene dimenticato, ad esempio, il tema della natura, non viene meno una tradizionale melanconia leggera nell’identificare la relazione tra l’individuo e il mondo. Certamente il linguaggio tende anche a cambiare: ora è più colloquiale, c’è spazio per l’informale, persino per la sperimentazione vocale (per altro intrinseca al teatro tradizionale), alla gestualità. Ma leggendo queste poesia emerge una sensibilità specifica (benché poi respinta, evitata, criticata da molti stessi autori) che appare anche nel momento in cui il rinnovamento non è solo espressivo, ma anche tematico. Come avviene nel caso della poesia omoerotica di Takahashi Mutsuo o nelle poesie ambientaliste di Ishimuri Michiko di cui l’antologia dà testimonianza.

…..Nella poesia degli anni ottanta, proprio come accade anche in paesi lontani dal Giappone, si manifesta poi il sentimento di un “riflusso” ideologico, di minimalismo intimista che la “poesia libera” mette in evidenza usando forza del ritmo, mostrando la necessità di melodie e immagini.
Scrive Yotsumoto Yasuhiro: “il confronto fra la sensazione della vita reale e la poesia intesa come mondo trascendente che la invade costituiva il nucleo della mia poesia”. La poesia, come da noi, diventa sempre più un fatto di nicchia, espressione di un linguaggio certamente quotidiano, ma aperto a forme di comunicazione specifiche (si pensi al boom in Giappone della poesia femminile).

…..“L’erosione della separazione fra una produzione alta, colta e una popolare è solo il primo segnale di un processo che trasforma la letteratura (e in particolare il romanzo) in un prodotto di mercato”. Dicevamo prima di una “sensibilità giapponese” che tuttavia veniva respinta come retorica da molti autori. Arakawa Yoji e Nomura Kiwao sono due tra più agguerriti avversari di tale ripresa. Eppure leggendo i loro testi si avverte la presenza di un costante dialogo con la storia della loro terra, con le immagini di una cultura che “sta dentro” la loro storia letteraria.

…..E’ nella poesia degli ultimi anni che troviamo un approdo, certo temporaneo, di questo percorso. La poesia diventa meno cerebrale, più accessibile sul piano del significato, attenta a cogliere l’orizzonte di istanti emotivi, a mostrare “un punto di vista sino ad allora inesistente … L’abituale diventa sconosciuto” e la poesia si fa “azione che trascina la parola”.
Il disagio universale diventa il centro della poesia avvicinando la poesia giapponese alla poesia del mondo. E allora davvero emergono le sensibilità personali dei poeti e delle poetesse (perché molte sono donne). Qui citiamo Koike Masayo che si sofferma sul mondo dei ricordi con un linguaggio morbido e senza retorica; citiamo Hachikai Mini che collega mitologia e immagini della natura; citiamo Sugimoto Maiko, Misumi Mizuki, Akegata Misei e Fuzuki Yumi che ci trascinano in mondi domestici inquietanti, nel confronto con la malattia e la morte, con la sessualità femminile, che ci immergono in una precaria serenità, in adolescenze inquiete, nelle difficoltà di rapportarsi agli altri.

…..Ma la situazione del mondo letterario giapponese è sempre in movimento. Dopo il grande terremoto del 2011 con il conseguente disastroso tzunami e la fusione nella centrale atomica di Fukushima molte cose sono cambiate. E la poesia si prende carico di questo cambiamento di sensibilità e di orientamento. La letteratura ha reagito: Wago Ryoichi è uno dei rappresentanti più significativi di questa reazione che ci dice che “non esiste una notte senza un mattino”, che spinge a ritrovare nella forza della parola una nuova prospettiva di responsabilità e di speranza senza cadere nell’errore di un forzato ottimismo così come incitato dal potere politico.
Il tema del rapporto tra impegno e poesia si ripropone, ma in termini nuovi: “Riaffiora con prepotenza la sensazione di una inadeguatezza imprescindibile, quasi fatale, delle concrete forme in cui il vivere sociale… si realizza. Quasi un cerchio che si chiude, in attesa che la tempestosa evoluzione dei meccanismi di trasmissione del pensiero dia risposta all’antico interrogativo sul significato della poesia. (pag. XXXIII).

…..Il libro è uscito in libreria il 12 maggio in piena emergenza Covid-19: sarebbe interessante conoscere quel che i poeti giapponesi hanno scritto da proposito di questa nuova crisi che ha investito e riguarda tutto il mondo, abbattendo le frontiere dei Paesi, scavalcando i continenti, accomunandoci tutti.
Un libro questo che ci avvicina ad una poesia sin ora lontana che colpisce per la sua grazia e la sua durezza, che si propone in forme sperimentali che ibridano forme e linguaggi diversi, che si misurano con la realtà e la storia, con tradizioni lontane e con le trasformazioni comuni del mondo globalizzato. Insomma un libro che ci sorprende e ci invita a mettere da parte pregiudizi e immagini retoriche restituendoci autentica poesia in ricerca.

…..Il volume è infine corredato una sezione dedicata a note sugli autori che lo rende completo e prezioso. Il mondo è davvero molto più vasto di quello che appare.

…..Stefano Vitale

@@@

Anima assente (Ichimure Michiko, 1927 – 2018)

In un cielo d’inferno
un uccello ch seguita a volare
trasformato in un arcobaleno bianco
adesso
sta morendo

nel fondo della gola
che stava per spiegare
senza neppure un grido

è passata
una tempesta di neve
nel momento in cui
mare e cielo si dànno il cambio.
(1974)

@@@

Il prato (Tanikawa Shuntaro – 1931)

E poi io chissà quando
da chissà dove
d’un tratto mi trovavo su questo prato
tutto ciò che andava fatto
le mie cellule lo ricordavano
per questo io ho preso forma umana
e ho persino raccontato storie di felicità.
(1975)

@@@

Giappone come veleno (Yae Yoichiro, 1942)

…e poi
l’ho scoperta ancora nelle carte del mio bisnonno
la Guerra della Grande Asia Orientale la Guerra
del Pacifico
tre milioni di giapponesi mandati a morire
venti milioni di asiatici feriti a morte tutto questo
si dimentica dicono
è una consapevole voluta perdita di memoria
di quell’orrore quella disumanità quella paura
di una follia sporcata di nero ed io
lo confermo
senza dubbio proprio questa è la parola che simboleggia
interamente le tenebre del Giappone di oggi
“Giappone come veleno”.
(2017)

@@@

Polvere di neve (Isaka Yoko, 1949)

Non tenere le mani in tasca quando cammini
potresti cadere fa attenzione
così mi parlavano al tempo delle elementari
e da allora diligentemente ho obbedito
nei giorni in cui dalle profonde smagliature del cielo
il nevischio comincia a volteggiare posandosi
come briciole di dolci
sulla sciarpa e il cappotto
io facendomi accompagnare dal ticchettio delle
scarpe
cammini tenendo le mani in tasca
ormai ho dimenticato da chi provenivano questi
avvertimenti
ma stringendo fra le dita
i saggi consigli che un probabile maestro
mi da dava quando ero piccola
cammino con le mani i tasca.
(1990)

@@@

Poesia Vs Romanzo (Yotsumoto Yasuhiro- 1959)

I
Tu eri battito d’ali
quando io ero lo spillo che perforava la farfalla

tu eri la sabbia del tempo che scivolava tra le dita
quando io ero biancore d’ossa

tu eri scintillio d’arcobaleno, allungato sulla cresta
spuma dell’onda
quando io ero lo scoglio che si incagliava da solo

tu eri dolce bigia
quando io ero l’amarezza della verità

quando tessendo intrecci da Mille e una notte
tu lanci la tua rete sul cielo stellato

io sono un ciottolo perforante
che sottoterra cade dritto testa in giù puntando
al magma.
(2017)

@@@

Intervallo (Koike Masayo, 1959)

Da lontano arriva rotolando una palla
la palla rotola, spinta da un calcio
viene verso di me ma io sono stanca
un bambino la insegue di corsa
chissà se arriverà fin qui
o forse non ce la farà
quasi vorrei che arrivasse
ma se non arriva, forse sarà meglio
a questo punto, la palla rallenta la corsa
si ferma subito prima di raggiungermi
lasciando una fredda ambigua distanza
tra me che la guardo
e il bimbo che la guardava
i tempi non combaciano
ci siamo io il bambino e la palla
breve intervallo di un confronto senza nome
nessun rammarico
l’incredibile gentilezza della palla.
(1997)

@@@

La lavatrice ( Misumi Mizuki, 1981)

Se c’è una cosa che mi piace
è fare il bucato
anche nei giorni di pioggia
fare il bucato
anche in piena notte
non ha importanza

perché camicie asciugamani calze biancheria intima
mentre sollevano la schiuma si puliscono
e perfino io ho l’impressione di essere più pulita
il suono accelerato della centrifuga prima della fine
assomiglia a quello di un aereo che sta decollando

quando noi due
stesi con cura ad asciugare
insieme ai nostri vestiti
siamo puliti
uno accanto all’altra
sento che tutto andrà bene

piegare non mi piace
sospesa nella gruccia
libera e pulita
vorrei ondeggiare nel cielo.
(2016)

***

CONDIVIDI