“TUTTE LE LUCI ACCESE” di Michele de Virgilio – Poesie 2011-2017
(Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero, 2018)

La poesia è fatta anche d’incontri, di strade che s’intersecano, si toccano e si lasciano; la poesia è fatta di impressioni, ricordi, pensieri che esprimono la cifra dello sguardo del poeta; la poesia è fatta di esperienze, stranezze, imprevisti; la poesia è eros della vita… nel libro del giovane Michele de Virgilio troviamo tutto questo. E come tutte le cose, giovani e vive come la sua poesia, o almeno le poesie qui raccolte che coprono esplicitamente un arco di tempo importante, manifestano e si propongono in modo intermittente, luci che si accendono e si spengono, immagini che penetrano nel profondo altre che galleggiano.

In un turbinio di emozioni e riflessioni, il libro ci offre un universo ampio e frastagliato, bello e musicale nel fraseggio talvolta, altre volte secco e tagliente; un testo che, come scrive il suo illustre prefatore Paolo di Paolo: “Al posto di una introduzione, sarebbe stato più efficace – e più originale – proporre, per questa raccolta di poesie, una mappa. Una carta geografica su cui segnare spostamenti, soste, passaggi. Nomi di città, strade”, tali e tanti sono i passaggi, vicoli, cunicoli in cui ci spinge de Virgilio. Che nella vita fa l’educatore e si occupa di persone in difficoltà, autistici e psichiatrici. Quindi un poeta che non trae la sua poesia dai libri o da teorie astratte, ma dalla sua esperienza concreta, dura, appassionata. Tutte qualità che ritroviamo nei suoi versi.

Ma ci sono anche i ricordi familiari, la condizione di giovane al Sud, gli amici, l’amore per le sue donne, i viaggi… in una galleria di personaggi, figure che il poeta incontra e di cui dà conto con i suoi versi. “Tutte le luci accese” raccontava de Virgilio ad una lettura recente, è la frase che diceva sua madre per ricordare di tenere, appunto, una luce accesa in casa per tenere lontani i malintenzionati. E il poeta sembra anch’egli voler tenere accese quante più luci possibili per raccontarci la sua visione del mondo, per tenere lontane le paure, per non cadere nel vuoto del Nulla. La sua è una poesia “piena”, piena di cose, tante cose, ma la sincerità non manca al poeta e così non importano le ridondanze, si passa oltre le parole previste, si superano i testi pleonastici perché la tessitura poetica va oltre e sa cogliere nel cuore dei suoi soggetti. L’occhio del poeta è avido, aperto sul mondo, carico di energia della scoperta, forse agitato dal desiderio di dire tutto, di raccogliere in fretta il frutto proibito. Il tono dei testi a volte è descrittivo, altre volte lirico e persino elegiaco, altre volte è musicale con toni dolci e persuasivi, altre ancora è quasi un rap, una preghiera che scopre le carte del gioco, che fa saltare il tavolo. Il lessico alterna registri più incantati, talvolta pascoliani, con tonalità più “basse” legate al parlato, al quotidiano, utilizzando aggettivi e verbi dello slang. Talvolta il poeta è ironico, altre volte immerso nei suoi pensieri, altre ancora ci rende partecipe dei suoi slanci erotici. A volte de Virgilio mostra senza pudore la sua ingenua “voglia di poesia”, ma molti sono i testi riusciti e già maturi. Insomma un libro molto interessante, un libro che propone un autore che sa stare a cavallo tra innovazione tematica e linguistica da una parte e tradizione novecentesca, dall’altra; un libro che ci dice che il nostro autore è alla ricerca di una voce ferma e che presto sentiremo ancora parlare di lui.

 
NEI MIEI VIAGGI
Ho toccato mani, maniglie, cani.
Mani che toccavano maniglie,
maniglie a forma di mani.

Magliette, maglioni, travi.
Trote che nuotavano come triglie,
treni in cui ho perso le chiavi.

Scafi, scafandri, dadi.
Mani che afferravano bottiglie,
bottiglie scolate negli stadi.

Seni, guance, bocche.
Bracciali attaccati alle caviglie,
occhi da trovare nelle brocche.

Nelle mie mani i microbi
di migliaia di ere.

PARTENZE
E quando uscivano i contorni
degli occhi arrivava sempre
-puntuale come un tuono – alle mie narici
di cane, quell’odore acre di cataste
alte di frasche, appena bruciate.
Forse è per questo che quando partivo
era come se restavo.
Nelle mie vene scorreva sempre
come un fiume, tutto il vino che versavo.

A M.P.
UNA CIGLIA
Oggi, sfogliando una copia
ingiallita de Il Conte di Kevenhüller
ho ritrovato
tra le pagine una ciglia. Indeciso
se tenerla
o gettarla via, l’ho trattenuta
sull’indice. Non ricordo, poi,
cosa ne abbia fatto, nel sogno.
So per certo
che al posto
di quella ciglia
avrei preferito ritrovare l’occhio
nascosto che aveva letto
quelle pagine, il pensiero
fragile conseguito a quelle rapide.

NEL BIANCO
Neve che non conosci la guerra
scendi su questa terra, posa
il tuo abito da sposa
Su questa vita. Fatti carezza,
eiacula sulla ferita. Dal tuo seme fai nascere
il silenzio degli uomini liberi. Un gettare
di confetti ti attende
alla fine di questi occhi.

I MIEI PENSIERI
I miei pensieri sono come le onde.
Solo quando si trovano
davanti agli scogli
-onde evitare il peggio-
trovano il coraggio
di dissolversi

TECNICO DELLA RIABILITAZIONE PSICHIATRICA
Percorsi in salita quasi tutti
i corsi della mia vita.

I miei trascorsi abitarono
i concorsi, i corsetti, i discorsi
di chi con me ricorse
ai trucchi più nascosti
pur di non ritrovarsi a correre
tra corsie di rimorsi.

Come corsi d’acqua
rovente caterve di volti scorsero
nella mia già carsica mente.

E non l’ombra d’un rimborso nemmeno
scarso vide il mio sguardo commosso come
un paziente non vede speranza
in un pronto soccorso.

Ma poesia la vidi.
Era una rossa signora
scorsa per caso
nella fretta di un’ora.

DUE DI NOTTE, INTERNO CASA
E che pace, quando si fanno le due
e siamo solo noi due.

Quando non abbiamo
nessun orario
di lavoro da rispettare. Nessun numero
di circolare da aspettare.

Noi due soltanto
come due
colombe vive nel bianco
e la certezza che almeno stasera
nessun satellite
potrà mai riconoscerci.

…………

Sono stati insieme per trent’anni.
Insieme hanno visitato luoghi,
messo al mondo figli,
inaugurato ristoranti.
E su Facebook, adesso,
lui le compre
tra le “persone che potrebbe conoscere”.
Non è forse triste il web?

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Note sull’Autore
Michele de Virgilio è nato il 24 Marzo1988 a Molfetta, ma vive e lavora in provincia di Cuneo. Laureatosi in tecniche della riabilitazione psichiatrica presso l’Università degli Studi di Bari, nel 2010 pubblica per i tipi di Sentieri Meridiani (Fg) una silloge poetica dal titolo “Ho visto uomini cadere” (Menzione speciale al Premio Nabokov ed.2011).
Nel 2013 viene menzionato tra i giovani pugliesi più degni di attenzione nel saggio del 2013 
A Sud del sud dei santi, Lietocolle, a cura di Michelangelo Zizzi.
Nello stesso anno, un suo racconto arriva finalista al
premio John Fante. Nel 2017 suoi contributi appaiono su: Atelier Poesia; Centro Cultural Tina Modotti di Caracas; Robinson di Repubblica; Zondidisagio; Il Cartello; Poetarum Silva.
Nel 2018 pubblica per i tipi di Giuliano Ladolfi Editore (Borgomanero) una raccolta di poesie dal titolo
 “Tutte le luci accese” (Prefazione di Paolo Di Paolo).

Stefano Vitale

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