“Rondini d’inverno” di Maurizio De Giovanni
Einaudi, 2017

Anche nel recente “Rondini d’inverno” di Maurizio De Giovanni, decima puntata della saga poliziesca anni ’30 del commissario Ricciardi, Einaudi non si smentisce e sbaglia metà degli accenti!

E noi continuiamo imperterriti a chiederci perché, se non sbaglia quelli acuti dei perché e dei , né quelli gravi dei cioè e dei caffè, e neppure quelli sulle o dei portò e dei potrò, poi toppi miseramente sulle ù e sulle ì, gravi appunto (nemmeno riusciamo a scriverle con l’accento acuto: il correttore della tastiera non lo consente!)?

Il nostro regesto ci dà comunque il destro di segnalare quali parole accentate siano più frequenti nelle oltre 350 pagine del testo, ancorché ribadiamo sempre assolutamente accentate al contrario:

– di gran lunga il vocabolo più usato è più, seguito da e da così;

– staccatissimi in classifica sono e lunedì;

– rari altri tre avverbi in ù: all’insù, perlopiù e quassù;

– tutti gli altri sono passati remoti di terza singolare: piuttosto frequente annuì, due rabbrividì, due tossì, poi sempre più rari aprì, uscì, restituì, fornì, irrigidì, s’inserì, spazientì, sentì, scandì, zittì, esibì, compì, riuscì, seguì, indurì, finì.

Concludiamo con un’incongruità a pagina 43: la vittima sparata al petto è morta già da un bel po’ di tempo, ma “Dalla bocca e dal naso le colava incessante il sangue che andava a unirsi a quello sul petto”. Incessante?!

Poco dopo, a pagina 50, arriva il medico che fatalisticamente constata: “… guardala qua, un ammasso di ossa, sangue fermo e carne senza vita. Che peccato”.
Il solito anatomopatologo cinico à la Pasquano di Camilleri/Montalbano.

M.M.

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