LA REGINA DEL NOIR E’ TORNATA, CON QUALCHE RE-FUSO

Finalmente è tornata la vera regina del poliziesco noir: Fred Vargas ci ha di nuovo inchiodato sulla poltrona a divorare “Il morso della reclusa” (Mondadori, gennaio 2018, pp. 432), non senza qualche succosa incongruenza, sua o della traduttrice, Margherita Botto.

A pagina 36 si trovano delle ‘gambe dinoccolate’. Cioè slogate?

A pag. 58 si definisce che “I ragni non sono insetti”, ma almeno lo Zingarelli sostiene il contrario.

A pag. 105 dei croissant vengono abbreviati in ‘croisso’ (?)

A pag. 133 Adamsberg chiede: “Ha notato che il lillà è in piena fioritura?”. Ai primi di giugno a Parigi?

Alle pagg. 136 e 155 si insiste a stupirsi che certi omicidi per vendetta stiano avvenendo, nel 2016. ‘sessant’anni dopo / a sessant’anni di distanza” ma, a far bene i calcoli, i terribili crimini da vendicare accaddero addirittura da 65 a 73 anni prima. E infatti in altre occasioni qualcuno precisa che “Sono passati più di sessant’anni!”.

A pag. 147 si attribuiscono a Nîmes ‘trentasei gradi’, ma nella prima decade di giugno 2016 si toccarono appena i 26° C: abbiamo controllato.

A pag. 212 due stupratori “Hanno trascinato la ragazza dentro un portone”. Magari nell’androne!

A pag. 337 si trova l’imprecisione più grave: nella ricostruzione di certi fattacci che iniziarono ad accadere nel 1955 i colpevoli erano stati riconosciuti per il tipo di cappotti forniti dal loro orfanotrofio: il problema è che all’epoca i principali colpevoli avevano già 23 anni ed erano usciti dal suddetto orfanotrofio già da cinque. A meno che, per nostalgia o comodità, continuassero a usare gli stessi indumenti coi propri cognomi su etichette cucite sopra, proprio per farsi riconoscere!

M.M.

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