I “DUBLINESI“ TRADOTTI VARIAMENTE

Cogliendo l’occasione dei 100 anni compiuti a febbraio da Franca Cancogni, traduttrice per Einaudi nel ‘49 e Mondadori nel ‘63 dei racconti di Joyce usciti nel ’14, abbiamo provato a confrontare il testo originale di alcuni passi con la prima traduzione italiana di Annie e Adriano Lami uscita per Dall’Oglio nel ’33 e con quella successiva, rilevando gustose differenze.

Nei “Two Gallants”, dove l’Autore scrive “But this figure fell into rotundity of the waist”, i Lami traducono “Ma la sua figura si arrotondava alla vita”, mentre Cancogni interpreta male quel ‘fell’ e volge: “Ma la persona calava in rotondità alla vita”.

Dove Joyce scrive ‘party’ intendendo un gruppetto di persone in un pub, i Lami scelgono ‘combriccola’ e Cancogni ‘crocchio’.

Joyce: “It was fine, man.” Lami: “Insomma, mio caro, una cosa deliziosa.” Cancogni: “Una bazza, te lo dico io”.

Joyce: “The solid sound of his boots.” Lami: “Il sonoro picchio degli stivali.” Cacogni: “Il picchio risoluto…”.

In “Pensione di famiglia” si stigmatizza l’inglese sgrammaticato di Polly: a volta diceva “I seen – and – If I had’ve known.” Che letteralmente si potrebbero rendere con “Io visto – e – Se l’avevo saputo.” Ma i Lami tradussero: “Se io farei – e – Potiamo”, mentre Cancogni opta per: “Vederei – e – Se avrei saputo”.

Nel racconto “Counterparts” (“Parallelismo” per i Lami, “Contropartita” per Cancogni, quando le traduzioni migliori sarebbero forse ‘corrispettivi’, ‘equivalenza’, o anche ‘rivalsa’), Joyce scrive ‘a caraway seed’ intendendo ‘essenza di cumino dei prati’, Cancogni fu letterale con ‘un seme di carvi’, ma i Lami glissarono il problema con un anodino ‘un altro liquore’.

Joyce: ‘a clatter of glasses’; per i Lami: ‘il tintinnìo’; per Cancogni: ‘l’acciottolìo’.

Joyce: ‘their poisons’; i Lami, letterali: ‘i loro veleni’; ma Cancogni toscaneggia: ‘la zozza’, che è un intruglio alcolico di qualità scadente.

Sorprendentemente il racconto intitolato “Clay”, che sarebbe ‘argilla’ o ‘creta umana/mortale’, Lami e Cancogni decidono di intitolarlo ‘Cenere’.

Infine, nel racconto “Un increscioso incidente”, Joyce scrive: “The kitchen was spick and span”, cioè ‘pulitissima, linda, splendente’, ma anche ‘nuova fiammante’, così i Lami eccedono: “La cucina riluceva come un soldo nuovo di zecca”, mentre Cancogni s’approssima con un’assonanza: “La cucina era linda e pinta”.

Joyce: ‘Sydney’; Lami: ‘Sydney’; Cancogni: ‘Sidney’, come scriverebbero nove italiani su dieci!

Joyce: ‘sympathy’; Lami e Cancogni: ‘simpatia’, mentre significa ‘solidarietà’!

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ALTRE STRANEZZE PER I “DUBLINESI”

Continuando nel doppio confronto tra le traduzioni dei coniugi Lami del 1933 e di Franca Cancogni del ’49 ‘ulteriormente elaborata’ nel ‘63, elenchiamo le scelte più sorprendenti riscontrate: nel racconto “Il Giorno dell’Edera” Joyce scrive: “The working man gets all kicks and no halfpence” (prende solo calci e manco un centesimo); i Lami traducono: “L’operaio non ha che delle botte e nemmeno un centesimo”; Cancogni: “Corna e busse all’operaio” (?!)

Joyce: ‘the spondulics’ (‘spondulicks’: termine gergale americano per ‘svanziche’, ‘grana’); Lami: ‘il tantumque’ = ‘compenso’; Cancogni: ‘il conquibus’.

– Joyce: “The thin edge of the wedge”; Lami: “Tutto sta nel fare il primo passo.”;  Cancogni: “Basta incuneare il cuneo”.

Il racconto “Grace” per Cancogni diventa “La grazia”, ma per i Lami, più precisi: “Con la grazia di Dio”.

– Joyce: “That’s ugly.”; Lami: “E’ orribile.”; Cancogni: “Brutto affare.

– Joyce: ‘at the corner’; Lami: ‘qui all’angolo’; Cancogni: ‘alla cantonata’.

– Joyce: ‘half-pint’;  Cancogni: ‘mezza pinta’; Lami: ‘mezzo litro’. Errore grave: la pinta corrisponde a circa 0,57 litri, perciò mezza pinta sarebbero solo 0,285 litri circa, cioè poco più di un quarto di litro!

– Joyce: ‘lugubrious canvases’; Lami: ‘tele melanconiche’;  Cancogni: ‘lugubri panneggi’.

– Joyce: “in the form of a quinconx”; Cancogni: “in forma di quinconce” (= moneta antica bronzea di 5 once, con 5 globetti disposti come i 5 punti sui dadi); Lami: “disposta qua e là.” (…)

Joyce: ‘surplice’ (= cotta, rocchetto); Lami: ‘tonaca’;  Cancogni: ‘rocchetto’.

Nel conclusivo, più lungo e più importante racconto, “The Dead”, abbiamo reperito:

Joyce: ‘Melodies’; Cancogni: ‘Melodie’; i Lami optano per citare solo l’autore delle Melodie Irlandesi: Thomas Moore.

– Joyce: ‘Goloshes’;  Cancogni: ‘Galoshes’ (= ‘galosce’ o ‘calosce’); Lami: ‘soprascarpe di gomma’.

– Joyce: ‘Christy Minstrels’;  Cancogni: ‘Christy Minstrels’; i Lami non citano assolutamente il gruppo di suonatori ambulanti!

– Joyce. ‘a sore subject’ (= argomento delicato, sgradito); Lami: ‘un argomento cocente’;  Cancogni: ‘il soggetto la cuoceva’ (= le bruciava).

– Joyce: “blocks of blancmange”;  Cancogni: “blocchi di bianco-mangiare”; Lami: “blocchi di crema” (?!)

– Joyce: “He has been laid on here like the gas”;  Cancogni: “Gravita qui come il gas”; Lami: “Lo si trova dovunque”.

– Joyce: ‘office’;  Cancogni: ‘l’office’; Lami: ‘l’ufficio’ (…)

– Joyce: ‘the quay’;  Cancogni: ‘il lungofiume’; i Lami, che evitano sempre di tradurre ‘lungofiume’: ‘il selciato’.

– Joyce: “to crush her body against his”;  Cancogni: “stringerla a sé”; Lami: “frantumarla sul petto”. (Pazzesco!)

– Joyce: ‘dwindling’ (= riducendosi a poco a poco); Lami: ‘si disperdeva’;  Cancogni: ‘si rimpiccoliva’.

Joyce: ‘flakes silver and dark’; Lami: ‘fiocchi argentei e scuri’;  Cancogni: ‘fiocchi neri e argentei’. Di neve?!?

M. M.

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