LE PECCHE DI MANKELL

Nel suo libro del 2000, “Il ritorno del maestro di danza” (Marsilio, 2007, pp. 493 senza Indice!), Henning Mankell adotta un altro poliziotto per portare avanti la complicata indagine, ma anche in assenza del fido Wallander, inzeppa il testo di numerose pecche che ci corre l’obbligo morale di evidenziare.

Segnalati il solito vezzo di riepilogare ad ogni fase lo stato dell’indagine, come se il lettore svedese fosse uno sprovveduto al pari dei tutori dell’ordine descritti, e l’uso affaticante da parte dell’editore di ’la ho’ e ‘lo ho’, ci fiondiamo nell’elenco degli ‘ohibò’:

a pagina 88 ci viene detto che “I bambini hanno le vacanze autunnali, o come diavolo si chiamano.”; ma a pag. 128: “… vide alcuni bambini con gli zainetti, fermi sulla strada in attesa dello scuolabus.”

A pag. 281 il protagonista, Stefan Lindman, fa un mea culpa delle infrazioni commesse: “… entro illegalmente in un appartamento di Kalmar, guido in stato di ubriachezza.” Ma inoltre è entrato con destrezza nell’appartamento di Elsa e senza permesso nelle case delle due vittime.

A pag. 289 i due investigatori concordano sul fatto che “ci troviamo di fronte a una possibilità che non avevamo affatto previsto: che gli assassini possano essere due.” Ma settanta pagine prima Stefan aveva già espresso quel dubbio!

A pag. 290, vari giorni dopo i due delitti, i poliziotti sono ancora in dubbio anche per l’arma usata, se possa o meno essere stata una sola: ma la prima vittima è stata frustata a morte (!), mentre la seconda è stata fucilata al cuore!

A pag. 291 Molin sarebbe stato uno dei tanti vicini di Andersson… Ma se vivevano entrambi isolati nella foresta e distanti uno dall’altro!

A pag. 296 un bisticcio di parole: “Devo dire che sono sorpreso di vederti. Anche se non c’è più niente che mi sorprenda”.

A pag. 360 Giuseppe riferisce che il collega Erik considera una testimone solo una pettegola, poi però a pag. 369 si stupisce e si irrita con lo stesso perché gli riporta la stessa critica…

A pag. 390 il solito Giuseppe naif, dopo un’ulteriore sparatoria per strada, commenta: ”Adesso sappiamo che in giro c’è qualcuno armato. Agiamo con la massima cautela.” Ma se già a pag. 363 Erik aveva scoperto che il suo arsenale casalingo era stato svaligiato!

A pag. 394 ancora deficienza della polizia svedese: “Può essere sangue, ma può anche essere cioccolato.” … Se fosse sangue sarebbe fresco e quindi subito riconoscibile, ma magari annusarla la macchia?

A pag. 451 Stefan “Fu quasi sul punto di scagliare il cellulare nel fiume, così come Elsa aveva (…) fatto con la sua doppietta qualche giorno prima.” Ma a pag. 407: “… l’ho lasciata cadere nell’acqua del fiume”.

A pag.481 ci spostiamo a Inverness: “Nebbia, umidità, un vento non troppo forte.” Ma una dozzina di righe dopo: “Uscì nel vento che soffiava a raffiche”.

A pag. 483 Margaret Simmons, orgogliosa e nostalgica scozzese, viene definita ‘una donna inglese’; il cui figlio, a pag. 480, dichiara che la Battaglia di Culloden, ferale per i suoi, fu combattuta nel 1745. Estremo errore: la data storica è il 16 aprile 1746.

M. M.

***

CONDIVIDI