CASA DI RINGHIERA AFFOLLATA DI INCONGRUENZE

 

Sellerio ha riunito in volume “Sei storie della casa di ringhiera” di Francesco Recami (giugno 2017, 290 pp.) già comparse dal 2011 al 2014 su altrettante antologie collettanee; consigliamo senz’altro di leggere almeno l’ultima, ambientata a Milano Marittima, di una comicità dirompente.

Qui però ci corre l’obbligo di segnalare le numerose incongruenze riscontrate nei vari racconti, a parte l’insistenza di termini fétiche come ‘ovverosia’ e ‘oddio’ per oddìo; oltre ai ‘dai’ esortativi sempre senza accento, così come i che che stanno per ‘giacché’, ‘poiché’, ‘affinché’ e simili; e i numerosi pronomi ‘ne’ pleonastici:

a pagina 13 si elenca fra gli altri il personaggio di Erica, che poi viene sempre scritto Erika;

a pag. 79 due poliziotti si stupiscono che un bimbetto di quattro anni si ricordi il numero di cellulare della madre e gli chiedono: “E sai contare?!” “Fino a ventuno.” “E allora com’è che sai il numero di telefono?” “…Quello l’ho imparato a memoria”. Ma perché, gliel’ha comunicato tipo “3 miliardi, tot milioni, ecc/ecc”? O erano dei carabinieri? O Recami sta ironizzando?

A pag. 89 l’Autore fiorentino usa ‘magagna’ come ‘scocciatura’, ma al nord significa difetto, imperfezione, colpa, forse guaio.

Alle pagg. 131/3/8 l’Ecuador diventa Equador, da equatore evidentemente.

A pag. 134 “Elenoire (Casalegno?) stava facendo la doccia nel bagno, nuda”. Com’è auspicabile!

A pag. 175 “Enrico … entrò dentro”. E va bè!

A pag. 250 la peggiore: a Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna ci sarebbe “una lunga galleria di santi”. Veramente trattasi di navata principale con due fantastiche teorie contrapposte di santi e sante in mosaico!

M.M.

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