LA UTET LICENZIA LIBRI FALLATI

E’ scandaloso come un testo piuttosto avvincente, e in parte barboso quando i Sovieti cincischiano, come “Lenin sul treno” di Catherine Merridale (2016, traduzione di Francesco Graziosi 2017, 312 pp. ma solo 260 di testo effettivo) sia costellato di refusi, imprecisioni, incongruenze, e tutto per la non modica somma di 40mila £, circa 20 euro attuali!

Si inizia subito, in alto a sinistra del primo risvolto di copertina: la data della partenza da Zurigo del protagonista viene indicata come il 3 aprile 1917, ma a pagina 7 si chiarisce che fu il 9, mentre il 3 il famoso treno piombato giunse a Pietrogrado, località arretrata, con altro calendario in vigore!

Altre date scambiate si trovano a proposito della fotografia n. 17, con l’elenco dei passeggeri russi ‘emigrati’ in Svizzera di ritorno in patria: se tutte le doppie date indicano prima la precedente (giuliana) e poi la successiva (gregoriana), in questo caso il 9 aprile dà di nuovo dei problemi e precede la sua omologa del 27 marzo (cosa che si ripete nella relativa nota di pag. 310).

A pag. 13 “Il treno imperiale venne trascinato e attaccato a una locomotiva finlandese e montate delle apposite rotelle”. Manca ‘furono’ o ‘vennero’.

A pag. 25 “un’aspetto preciso” viene contraddetto clamorosamente dall’apostrofo.

A pag. 36 “Hoare ne sarebbe stato ben presto ben presto.” (?!)

A pag. 43 “I colloqui procedevano in silenzio” (?!)

A pag. 48 “… il suo incrociatore aveva colpito una mina”. Se mai ‘urtato’ e quella era scoppiata.

A pag. 63 “Wagner aveva eseguito in anteprima mondiale la scena dell’annuncio della morte Valchiria”. (?!)

A pag. 94 s’inverte la Storia: “Il governo reagì come una moderna Maria Antonietta”. Ma invece di distribuire brioches, proibì la preparazione e la vendita di torte, dolcetti, pasticci e biscotti!

A pag. 123 esce “un’editoriale” di nuovo con almeno un apostrofo di troppo.

A pag. 133 il tragitto ferroviario da Zurigo a Pietrogrado via Germania, Svezia e Finlandia viene definito “un viaggio intercontinentale”. (?!)

A pag. 130 s’incontra Fürstenberg, considerato da Lenin “il suo braccio destro in Scandinavia”, ma a pag. 144 si parla di Lev Kamenev (il vecchio braccio destro di Lenin)”: ma quanti ne aveva? Sarà per questo che la manutenzione annuale della mummia richiede tanta attenzione!

A pag. 194 “La situazione era anzi peggiore di quanto Lenin potesse sapere a quell’altezza”. Altezza? Appena 1,65

A pag. 215 viene sventato “un’eventuale complotto” compreso di apostrofo.

A pag. 217 “Come ebbe disse a Buchanan”. (?!)

Ciliegina ibernata sulla torta proibita a pag. 248:
“Mosca era ancora impegnata in un’alleanza tattica con Berlino la notte estiva del 1914 in cui la Luftwaffe, senza incontrare resistenza, sorvolò il suo spazio aereo e distrusse milleduecento velivoli militari di Stalin in un attacco a sorpresa che si andava progettando da tempo.”.
Peccato che si trattasse del 1941; dopo un tomo intero in cui ovviamente non si parla mai di Mosca, ma solo di Pietrogrado, neanche Pietroburgo o Leningrado o San Pietroburgo!

Morale: la UTET riscrive la Storia, ma non rilegge i propri libri. Vergogna!

M.M.

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