ANACRONISMI E TIC MARQUEZIANI

Ad oltre trent’anni dall’uscita e dalla nostra prima lettura della traduzione italiana, c’è saltato il ticchio di andare a rileggere “L’amore ai tempi del colera” nella traduzione francese di Annie Morvan dallo spagnolo colombiano:“L’amour aux temps du choléra” (France Loisirs, Paris, 1988, pp. 430/X); e abbiamo scoperto che l’ambientazione temporale della vicenda risulta piuttosto incerta, a parte la circostanziatissima conta degli anni, mesi e giorni che Florentino Ariza ha dovuto attendere perché Fermina Daza gli si concedesse.

Se iniziamo l’analisi dal fondo, alle pagine 401-402 è specificata perfettamente la data in cui i due salpano sulla Nouvelle Fidelité, per la loro crociera d’amore infinita (7 luglio 1924), che in prima istanza doveva durare una decina di giorni, ma che nonostante qualche ritardo torna allo scalo di partenza ancora in luglio; però Màrquez all’ultimissima pagina si lascia forse trasportare dalla sua potente vena sentimentale e ci racconta che “il cielo di dicembre era senza una nuvola”. (?)

Ma risalendo il corso del doppiamente fluviale romanzo, a pagina 378 l’Autore specifica che la sua eroina, nell’anno del centenario della morte del Liberatore, aveva visto dei velivoli compiere delle manovre acrobatiche che l’avevano sorpresa: Simòn Bolìvar morì nel 1830, quindi la cosa è avvenuta nel 1930, sei anni dopo che il romanzo finisca, come abbiamo visto prima. (?)

Raggiungiamo pagina 57, il giorno dell’assurda morte di Juvenal Urbino, il primo marito di Fermina: lui sta leggendo “L’Homme, cet inconnu” del premio Nobel 1912 Alexis Carrel (1873-1944): ma com’è possibile, visto che il libro uscì nel luglio 1935 e il fattaccio successe nel 1923?

Concludiamo con un sorprendente tic di Gabo, quello del ‘tuttavia’: in 420 pagine di testo effettivo si trovano 62 (sessantadue) ‘Cependant’ e una dozzina di ‘Toutefois’… In media ogni sei pagine il lettore può star sicuro di imbattersi in tali stilemi concessivo-avversativi!

M. M.

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