SIMENON SERVITO MALE DA MONDADORI

Nel marzo 1966 Mondadori inaugurava “Le inchieste del commissario Maigret”, la fortunata serie dei quattordicinali tascabili (che sarebbe durata per 76 numeri), decorati dalle mitiche copertine di Ferenc Pinter ispirate a Gino Cervi, con “Maigret e il ladro pigro” del ’61, per la traduzione non impeccabile di Sergio Morando.
Costui si lasciava irretire dall’imperfetto francese e lo riversava pari pari in italiano, dove più spesso sarebbe andato meglio un passato remoto, mentre a pagina 74 sceglie improvvisamente di ricordare al presente fatti morti e sepolti. (?)

A pagina 7 la vicenda prende avvio in un inverno piuttosto rigido e infatti, a pag. 148 nevicherà, ma intanto, a pag. 139 una testimone ha dichiarato: “Saranno sei mesi… Era l’autunno scorso… Verso la fine dell’estate…”. Quindi adesso saremmo a metà marzo.

A pagina 25, e per altre otto volte, Morando traduce ‘vaudois’ con ‘valdese’, ma la vittima era originaria del cantone svizzero di Vaud, e quindi ‘vodese’!

A pag. 38: “Verrà un ispettore a cercare di lei.” Ma evidentemente ‘verrà a prenderla’, come viene poi tradotto giustamente a pag. 56.

Alle pp. 82 e 104 due bambine diventano dei ‘bambini’, ma si sa: ‘enfants’ è invariabile, però a pag. 83 si chiarisce che “Monique era il nome della sua figlia più giovane”.

A pag. 117 c’è un fotografo che lavora ‘ai’ Champs-Elysées.

A pag. 123 c’è un ‘fra poco’ invece che ‘di lì a poco’.

Bizzarra allitterazione poco dopo: (…) finalmente fino al mattino tutte le finestre (…)

A pag. 143 il commissario si ricorda di essere bipede: “Maigret uscì a far quattro passi a piedi”.

A pag. 145 incontriamo delle dita ‘abbrunate dalla nicotina’. Magari ‘scurite, macchiate, ingiallite’.

A pag. 150 “stavano dividendo la posta”, invece di ‘smistarla’.

A pag. 155 troviamo un ‘indice’ che è un ‘indizio’.

A pag. 160 Eveline “si sedeva (invece di ‘si sedette’), con le gambe tagliate.” Probabilmente ‘le cedevano’ per lo shock.

A pag. 172 “La valigetta con ‘i biglietti’ (= le banconote) è stata bruciata in un calorifero”. Propendiamo per una ‘stufa’ o una ‘caldaia’.

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LE INVENZIONI DI ELENA CANTINI PER SIMENON

Il numero 2 delle Inchieste del commissario Maigret, “La famiglia felice” del ’62 (Quattordicinale Mondadori, marzo 1966, 180 pp.), per la traduttrice Elena Cantini fu una specie di sagra delle invenzioni linguistiche e a noi non resta che apprezzarle:

a pagina 15:(…) mormorò Maigret, i cui occhi avevano fatto diverse volte il giro della stanza”. No comment.

A pag, 39: “La finestra (…) era rimasta aperta dopo che la Procura se ne era andata”. No comment.

Ibidem: “Salì le scale pesantemente, agitando pensieri vaghi”. Come un barman con lo shaker?

Alle pagg. 50 e 84 si dà per certo che un uomo abbia sparato uccidendo, ma a quel punto dell’indagine non lo si può ancora sapere.

A pag. 59 siamo sottili noi: “Prima della nascita del secondo figlio, ogni tanto portava con sé il maggiore” …ma allora ne aveva appunto soltanto uno.

A pag. 63 cattivo gusto borghese: (…) un’alta moquette coperta qua e là da tappeti antichi”.

A pag. 82 il solito ‘dei Champs-Elysées’, ma a pag. 104: ‘agli Champs-Elysées’.

Tra le pp. 92 e 93 non si riesce ad inquadrare la personalità di una domestica:(…) l’ultima domestica aveva lasciato non solo tutto in disordine ma anche in uno stato di sporcizia inimmaginabile”. Ma più tardi: “Era una ragazza seria”. Moralmente?

A pag. 133 Maigret dà del lei al dottor Larue, ma: “Se ho ben capito, lei e sua moglie erano più o meno gli unici intimi della casa”. Eravate?

A pag. 172 nuovamente M. sta dando del lei alla vedova Josselin: “Suo marito non le ne ha mai parlato?”. Gliene?

A pag. 178 inversione sintattica: (…) rivide la portiera col bambino ormai che cominciava a balbettare qualche parola”. O ‘che ormai’ o ‘che cominciava ormai’.

Ultima annotazione ortografica: a pag. 37 la famiglia Josselin per una volta diventa Josellin.

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LA SAGRA DEGLI ERRORI PER MAIGRET

Anche nel terzo quattordicinale dedicato alle inchieste del famoso commissario, “Maigret e il castellano” (Mondadori, aprile ’66, pp. 186), una delle primissime inchieste scritte nel’31 e ambientata nel ’30, Elena Cantini infarcisce il testo di una serie di errori, oltre ai molti refusi, e l’editore zitto zitto orbo orbo glieli stampa e smercia il prodotto per 300 lire dell’epoca.

A pag. 54 Maigret afferma: “Non ho che due informazioni da chiederle: l’indirizzo di E. B. a Parigi, il suo e quello della ditta dove lavora”. In totale tre!

Alle pagg. 62, 64 e 67: ‘innaffiatrice’, ‘annaffiatrice’, ‘innaffiatrice’.

A pag. 66 un cancello non più praticabile viene definito, con traduzione letterale, ‘un ingresso condannato’, ma significa ‘ostruito’, ‘impraticabile’, addirittura ‘murato’.

A pag. 76 compaiono degli ‘inquisitori’, ma si tratta semplicemente di ‘inquirenti’.

A pag. 89 un’occhiata ‘interrogatrice’ sarebbe ‘interrogativa’.

Tra pag. 91 e 92 autoironia di Simenon/Maigret o infortunio della traduttrice: ” — Entrerò dalla finestra! — Non si trattò di un’uscita scherzosa”.

Alle pp. 107 e 108 un fantomatico ‘sparatore’ viene definito ‘assassino’, ma ha causato solo un ferimento di striscio.

A pag. 125. “Le tre pallottole (…) si direbbe che siano state sparate dallo stesso uomo”. Meglio ‘dalla stessa mano’, infatti si esclude comunque che il colpevole, tra gli altri, possa essere stata una donna.

A pag. 132 le tre pallottole succitate diventano stranamente due.

A pag. 136 si parla della Cocincina Francese: “E’ stato anche lei in colonia?”. Quella marina?!

Estremo capovolgimento a pag. 186, l’ultima: la guancia orrendamente ferita, fin dall’inizio è stata la sinistra, ma adesso diventa la destra. Bah!

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IL CARRETTIERE FA COMMUOVERE MAIGRET

Il quarto volume del quattordicinale delle inchieste del commissario fu dedicato a uno dei titoli più famosi della saga, “Le charretier de La Providence” (1931), che in italiano divenne “Maigret si commuove” (Mondadori, aprile 1966, 184 pp.), sempre con la traduzione di Elena Cantini, che presenta parecchi errori, come al solito:

a pagina 42: (…) la vista della strada allagata e del cielo nero lo avevano scoraggiato”. Aveva.

A pag. 43:(…) strinse la mano che il suo capo gli tendeva tra i lenzuoli”. Ma non in mezzo a del bucato steso: dal letto, quindi ‘tra le lenzuola’!

A pag. 44 Cantini non traduce il nome di un locale e fa un pasticcio: “alla Cicogne”. O Cicogna o Cigogne.

A pag. 103 ‘guardandolo’ è diventato solo ‘guardando’.

A pag. 127 di nuovo la non traduzione inceppa la lettura: “La maggior parte dei barconi prende il canale de la Marne au Rhin”.  ‘Dalla Marna al Reno’.

E appunto trattandosi di canale navigabile, a pag. 129 non ci si aspetterebbe che venga definito ‘la strada’: ‘via d’acqua’ piuttosto.

Tra le pagg. 142, 148 e 184 i coniugi Canelli vengono definiti, variamente, ‘marinai’, ‘barcaioli’ e ‘padroni’ della loro chiatta, “La Providence”(?)

A pag. 146: “Tra due case, si scorgevano la doppia fila d’alberi del canale”. Scorgeva.

Qua e là s’incontrano poi refusi quali ‘delle informazione’, ‘dalla bitte’, ‘telefonò il’ invece di ‘al’ e ‘cento metro’, proprio a due righe dalla fine.

E alla fine segnaliamo un errorino di Simenon: la storia inizia domenica 4 aprile 1926 e il deus ex machina, il carrettiere che tutto muove, è nato a Lille nel 1869 (v. pag. 63), ma a pag. 158 viene precisato che si tratta di “Jean-Evariste Darchambaux, nato a Boulogne, età attuale 55 anni”. O 56 o 57.

M. M.

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