MARCO VICHI, CHE BORDELLI!

…..Nella più recente (l’ultima ?) avventura del commissario Bordelli, “Un caso maledetto” (Guanda, ott. 2020, 390 pp.), Vichi dissemina un sacco di magagne, oltre ai soliti toscanismi: cancellino per cancelletto, tettino per tettuccio, e lenzuoli per lenzuola, tranne una volta all’ultima pagina.

– A pagina 16 “aveva accavallato una gamba” … Si dice ‘aveva accavallato le gambe’.

– Alle pp. 36/37 il ‘povero vecchio’ vittima del branco risulta comunque essere proprietario di ‘grandi patrimoni’.

– Tra le pp. 45 e 50 siamo alle prese con i mezzi tecnici per registrare risalenti al 1970: “Dall’inizio della registrazione erano passati circa venticinque minuti, la bobina era arrivata oltre la metà.” Ma poi: “La bobina era arrivata a due terzi, cioè circa a mezz’ora.” (?)

– A pag. 107, sempre riguardo al 1970: “Questa epoca extra ordinaria.” (?)

– A pag. 111 un refuso guandiano: “laggiù in fondo, nell’angolo apposto alle scale.”

– A pag. 146 forse un altro toscanismo: “Non mi pare il vero.”

– A pag. 153 la parte per il tutto: “Si voltò e vide un volto conosciuto che avanzava verso di lui, con il passo elegante, il bastone da passeggio e un completo nero che doveva essere stato nuovo mezzo secolo prima.” Insomma, il volto di un fantasma calzato e vestito!

– A pag. 155: “Désolée,”, ma è un uomo a dirlo…

– A pag. 257 e seguenti Bordelli da giovanissimo investigatore viene definito “un bimbo di dodici anni”, poi molte volte ‘bambino’ e una volta addirittura ‘scricciolo’… Ma lo Zingarelli specifica che bambino/bimbo è un individuo da 0 a 6 anni, fanciullo/giovinetto/adolescente dai 6 ai 13 circa; perciò per un dodicenne, ancorché nel 1922, sarebbe stato meglio ragazzino.

– A pag. 259 “Le donne (…) erano affaccendate a far faccende”. Va beh che si dice ‘in altre faccende affaccendate’

– A pag. 276 “Lisindo, classe 1890. (…) Era stato strappato alla terra a vent’anni dalla Grande Guerra.” Dunque almeno a venticinque.

– A pag. 278 altra guandata: “Soltanto Lisindo non ne non parlò mai più”.

– Anacronismo tra le pp. 286/288 e 302: “Un antenato del Barone, morto duecento anni fa.” “Ventisette anni fa… Ai tempi della marcia su Roma.” (quindi siamo nel 1949), ma: “Alla fine del Settecento il Barone aveva una tresca (…) che lo porterà a evirazione e successivo suicidio, però solo 150 anni fa.

Sempre a pag. 302 un abbaglio madornale: “la madre di Ferdinando era il fratello del padre (…)” ?!

– A pag. 347 ‘lamento’ per ‘rantolo’.

…..M. M.

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