GIANNI FARINETTI D’ANTAN

“UN DELITTO FATTO IN CASA”

…..Riletto quasi un quarto di secolo dopo, il sempre intrigante e a tratti spassoso “Un delitto fatto in casa” (Farfalle Marsilio, 1996, pp. 430) rivela qualche imprecisione che andiamo a discutere.

– I
nnanzitutto la collocazione temporale del romanzo: a pagina 15 siamo a Mercoledì 23 dicembre, che immaginiamo del ’92 (nel ’98 sarebbe fantascienza…), ma nel Commiato di pag. 407 la vicenda si sposta di qualche mese a Venerdì 3 agosto, ma nel ’93 (o nel ’98) quella data cadeva di Martedì.

– Alle pagine 16 e 18 Farinetti ci propina “Su una toeletta (…) una psiche a tre luci” … Ne esistono e sono visibili su Immagini di Google, appoggiate su tavolini a mo’ di minitrittico aperto e avvolgente, ma per definizione una psiche è uno specchio oscillante/basculante a figura intera!

– A pag. 190 troviamo un dispettoso “rivolo di vento” (?) che a pag. 409 diventa opportunamente un ‘refolo’.

– A pag. 205 anche il fotografo Beaton tenta forse di cambiare sesso e diventa Cecile, da Cecil.

– A pag. 265 l’Autore definisce la cuefa come “sorta di piccola stola di pizzo, classico copricapo da messa”. Noi ce la ricordiamo come un ‘foulard’ piuttosto che quasi una ‘mantilla’.

– A pag. 275 una ‘formidabile cascina’ avrebbe ‘un civile del Seicento’: che sarebbe?

– A pag. 340 Sebastiano Guarienti dice a Duccio: “Ti racconto come sono andate le cose questa mattina”. Ma per un’intera pagina, alla riunione famigliare narrata, l’Autore magari era presente, ma il personaggio no; infatti a pag. 341 si legge: “Era entrato Sebastiano ancora vestito da sera”.

– A pag. 417 Farinetti preferisce l’incerto ‘hem’ angloglosso all’italico ‘ehm’.

@@@

“LAMPI NELLA NEBBIA”

…..Riletto vent’anni dopo “Lampi nella nebbia” (Farfalle Marsilio, ott. 2000, 250 pp.) rivela, oltre all’assassino, una serie di errori che meritano un bell’elenco ancorché tardivo.

– Innanzitutto manca l’Indice, nonostante i sette corposi capitoli ben cadenzati temporalmente, un antefatto e un commiato.

– Alle pagine 38 e 42 Farinetti usa ‘sodale’ come aggettivo, a mo’ di ‘solidale’.

– Alle pagg. 39, 62, 63 e 89 insiste a privare il verbo impersonale ‘dissolvere’ dell’obbligatoria particella pronominale ‘si’.

– Alle pp. 58 e 178, come spesso accade agli scrittori, le assi di legno diventano maschili.

– A pag. 63 sobbalziamo: “Nel vetro delle lenti dei suoi occhiali vede addirittura – o immagina di vedere – riflesso il cristallino di un suo occhio chiarissimo.” … (propendiamo per immagina).

– A pag. 68 “delle vocianti nigeriane” saranno state “delle nigeriane vocianti”.

– A pag. 89 sobbalziamo di nuovo: “In sovraimpressione si sente la voce del narratore fuori campo che dice (…)” (?!)

– A pag. 95 sottilizziamo: (…) passeggiando sotto i portici di piazza Castello tra il Caffè Mulassano e l’incrocio con via Po.” Non proprio: l’attraversamento regolato da semaforo, confluenza, inizio, ma non ‘incrocio’!

– A pag. 135 ‘la gravidanza’ è più precisamente ‘le gravidanze’, come a pag. 205.

– A pag. 151 “L’eco (…) si era alzato verso il sole” è maschile; mentre a pag. 197 “l’eco smorzata” è femminile: giusti entrambi, ricordando che il plurale sarebbe solo maschile.

– A pag. 168 torniamo a sobbalzare: “uno spaventoso capannone lastricato di vetri fumé”. (?)

– A pag. 177 un refùso: ‘non abbiamo’ per ‘non abbiano’.

– A pag. 204 “Anna Guarienti rivede se stessa la notte di quattro anni prima in cui era stato ritrovato il corpo carbonizzato di Cesare.” Ma siamo a venerdì 30 gennaio 1998 e il fattaccio, nel primo libro dell’Autore, accadde a Natale del ’92, quindi cinque anni e un mese prima.

– Altra cantonata cronologica a pag. 216: “è giovedì ed è pomeriggio, le macellerie sono chiuse!”.Invece è venerdì fin da pagina 153 !

– Infine a pag. 229 la nonna Barberina propone al nipotino Massimiliano, che accetta, “una tazza di tè (…) con i biscotti”. A un bambino?

…..M. M.

***

 

CONDIVIDI