“CONTEMPLAZIONI” di Silvia Venuti
(Moretti &Vitali Editori-Euro 12 – pag. 118)
Mentre il mondo viene avvolto da una nube scura di paura e violenza, qualche luce illumina lo scenario da apocalisse: sono torce fiammeggianti che indicano un sentiero sul quale inerpicarsi, sapendo di non essere soli, di avere sorelle con le quali è bastato uno sguardo per riconoscersi.

Silvia (quale nome più adatto per chi ha un contatto così privilegiato con la Natura?) Venuti è impregnata di tutti i doni che le Muse potevano offrire: dalla pittura dai colori eterei in cui l’oro sfavilla; alla scrittura dalla particolare musicalità; alla forza delle immagini, la cui colonna sonora sono tonfi di onde che muoiono sulla battigia; al vento che rulla tra i rami, tutto ci parla dell’incontro con il non umano.

“Contemplazioni” risulta essere un vero faro in un mondo sottosopra, un invito alla ricerca della Voce.
La silloge è composta di tre parti, ognuna con una vita autonoma, eppure strettamente coinvolte da una danza comune sotto lo sguardo benevolo di Tersicore.
La poetessa ci invita nel percorso attraverso i primi versi dedicati alla Natura “A occhi aperti” perché esiste un primo piano sulla realtà oggettiva in cui la Natura si mostra a tutti, dove i cinque sensi sono sollecitati senza essere spinti ad approfondire i molti perché della nostra esistenza.

L’invito alla seconda sezione è caratterizzato dalla comparsa “del respiro degli Angeli” perché solo attraverso il fiuto dell’infinito possiamo percepire oltre; e quell’oltre è “A palpebre socchiuse”, cioè tra la vista del fuori e la percezione del riflesso che la realtà crea nell’interiorità.
In questo spazio iniziano i soffi verso il vero mondo di cui la poetessa vive: un mondo dove “la disarmante innocenza della Natura/nel suo inno alla libertà” le dona quella “pace sacra, sconfinata” dove pensiero e volontà possono acquietarsi.

Ma la “coerenza che fa forti” è in agguato: non ci si può abbandonare in un mondo fantastico in cui ci sia silenzio e sospensione di azione, perché l’invito al combattimento che implica l’impegno nei confronti dei meno fortunati soprattutto in ambito spirituale, avrà la sua sfida sospingendo verso un futuro in cui ci sarà il “riconoscimento del tempo”.
“Stare nel presente/come fosse un rito/da compiere” è un credo molto imponente per Silvia Venuti: il legame con la ritualità è percepibile ovunque, come quello con la meditazione, già insito nel titolo.

Al di là di ogni etimologia “Contemplazioni” può risuonare come “azioni compiute insieme nei templi”, perché la poetessa ha mantenuto in sé tutte le facoltà delle antiche Sibille, quelle che interpretavano la voce degli dei dallo stormire delle fronde; dalle immagini che sorgevano ai loro occhi dalle pozze; dal crepitare del fuoco sulle are, masticando o meno foglie di alloro o piccoli funghi. Che siano dei o un Dio unico poco importa, perché è importante solo quello che a noi umani deve arrivare attraverso la sua sensibilità.
Sono sempre gli Angeli, i Santi, le anime care ascese a dare “un segno evidente chiaro inaspettato”, a indicare la via, a sostenere nel cammino; è l’intuizione umana a percepire quella voce nell’interiorità che fa “di ogni vicolo cieco/una semplice tappa per trovare/se stessi nel cammino”.

Infine la sezione definita “Oltre lo sguardo interiore” spalanca la porta sull’incontro con “Dio/la legge universale/e l’unità di ogni cosa” nell’indicare la radice del cuore come luogo privilegiato, dove immanenza e trascendenza si fondono nel simbolo – non solo cristiano – della croce.

Si può dire che tutta la silloge sia un giardino fiorito, un hortus conclusus che circonda il cuore della poetessa, dove – metaforicamente – erbe medicinali e intimità di segreti pensieri si amalgamano perfettamente rendendo il testo profumato di semplice verità, in un ondeggiare di rami e fiori, mossi solo da una lieve brezza.
Inoltre, osservando con puntiglio quel che definiremmo un aforisma “Anche ciò che appare perfetto/è ancora perfettibile” ci sentiamo di asserire che molto poco, se non nulla, ci sarebbe da aggiungere o mutare in questa tenera, e nello stesso tempo focosa, raccolta di poesie.

Chicca Morone

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Note sull’Autrice
Silvia Venuti, poeta, critico d’arte, pittore e giornalista, vive a Varese. Fa parte della rivista trimestrale di cultura e comunicazione visiva “D’Ars”. In qualità di giornalista pubblicista, collabora con recensioni, note di critica d’arte, interviste, con il settimanale “Corriere dell’arte” di Torino, il mensile d’arte “Archivio” di Mantova, il trimestrale “Arte-Incontro in libreria” di Milano. Ha pubblicato presentazioni critiche su riviste d’arte specializzate, come “Utz”, Flash Art”, cataloghi di personali e mostre a tema. Ha presentato la propria poesia in diverse manifestazioni letterarie: “Amor di libro” (2001, Varese), alla “Libreria Archivi del Novecento” (Milano), al “Circolo della Rosa” (2002, Verona), alla “Libreria Einaudi” (Firenze), allo spazio “Expò” (Trento), allo “Studio D’Ars” (2003, Milano), al “Simposio Gianni Brera” (Milano), al “Festivalpoesia (2004, Gallarate), al “palazzo Houck” (2005, Riva San Vitale). Cura dal 2002 per la Fondazione “D’Ars-Oscar Signorini Onlus” la Rassegna di poesia “Quando la poesia diventa scrittura” alla Libreria Ulrico Hoepli (Milano) patrocinata dal Comune di Milano dove si sono svolti incontri con i più grandi poeti contemporanei. È presidente del Comitato della “Società Dante Alighieri” di Varese. Ha pubblicato diverse opere poetiche: Allieva della vita (1999), Acqua cielo (2000), Le parole necessarie (2002), Nel labirinto (2002), Voce interiore, voce d’Infinito (2002) e Nelle ragioni della vita (2005). È presente nelle antologie: “Le rose, attraverso e oltre la poesia del Novecento” (2002, a cura di V. Guarracino), “Il segreto delle fragole. Il poetico diario” (2002), “Isola della poesia” (2003, a cura di M.N. Rotelli), “Diversi 2004”, “Ditelo con i fiori” (2004, a cura di V. Guarracino). Sue poesie sono state pubblicate sul quadrimestrale “Astolfo” (n. 1/3, 2003, diretto da A. Briganti e G. Bárberi Squarotti); sono presenti nell’ecomuseo “Il bosco dei poeti” (Dolcè). Ha collaborato con le proprie poesie alla realizzazione del calendario fotografico di Rita Gastaldi “Donne del mondo: Africa” (2006) edito per conto della Soroptimist International.

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