MODERNITA’ DEGENERATIVA

…..Stavo preparando una paciosa retrospettiva su una delle band che, oramai da qualche tempo, più mi appassiona, ma che dovrò giocoforza posporre come eventuale data di pubblicazione, perché alcune sere fa, al TG, l’argomento del contendere (si fa per dire), erano le nuove tecnologie, legate allo sviluppo della ormai onnipresente Intelligenza Artificiale., applicate nel campo artistico e, più specificatamente inerenti quello musicale.

…..Al sentirne sproloquiare in TV, in ottica dell’ormai (anzitempo) imminente Festival nazionalpopolare di Sanremo, si asseriva che i nuovi talenti nostrani avranno a disposizione d’ora in poi quest’altra opportunità di interagire con nuovi strumenti, che saranno in grado di “abbozzare” sia la partitura musicale che i testi.

…..Mi chiedo dove andremo a finire! Non è sufficiente aver toccato ormai il fondo? Se dovessi ascoltare la radio oggigiorno, a parte l’immane fatica che dovrei subire per non poterla zittire, dovrei sorbirmi una sorta di gara a chi è in grado di confezionare la canzone più banale e senza senso.

…..Tutto è orchestrato dalle (ormai poche) case discografiche, che hanno fatto terra di conquista di quel che era, un tempo ormai lontano (l’ultimo Sanremo che mi emozionò fu quello vinto da Alice con “Per Elisa”, bella voce e talento da vendere), una delle rassegne musicali che il mondo ci invidiava.

…..Già ora, la maggior parte delle canzoni che si ascoltano in radio paiono preconfezionate; piene zeppe di motivetti ripetitivi e dal suono sintetico, prodotti da algoritmi progettati per produrre ritmi accattivanti che fanno da tappeto sonoro a voci improbabili, rese sintetiche ad arte.

…..Il livellamento verso il basso della qualità artistica della proposta musicale globale, ma specialmente nostrana, risponde a logiche di mercato che hanno come obiettivo soltanto il profitto delle etichette discografiche che sono così riuscite a minimizzare le spese vive della produzione musicale.

…..Il progresso tecnologico applicato al campo musicale c’è sempre stato, almeno dalla metà degli anni ’70 ad oggi, ma oggi è cambiato completamente il rapporto che il musicista ha con la tecnologia di cui dispone.

…..Chi conosce la storia della musica non può certo dimenticare strumenti che hanno fatto epoca e cambiato il modo di fare musica: il Moog, con cui Keith Emerson esprimeva tutto il estro artistico, o i primi emulatori come il Fairlight, con il quale Mike Oldfield ha innovato il suo stile musicale; lo stesso vocoder utilizzato magistralmente da artisti come Laurie Anderson o le prime percussioni elettroniche, ma finora (o meglio fino a pochi anni fa) è sempre stato l’artista a dominare lo strumento, utilizzandolo per esprimere la propria arte, mentre in futuro è possibile che le persone potrebbero subire lo “strumento”, che, dotato di intelligenza propria e spalleggiato dalle leggi del profitto economico, avrebbe l’opportunità di relegare l’artista a mero esecutore di canzoni confezionate dalla I.A.

…..Molti pensano che la musica abbia che fare con la matematica e forse ciò è vero a proposito soprattutto della musica classica, che è stata per così dire “progettata” su di un pentagramma prima di essere eseguita ed esistono leggi “matematiche” che regolano il succedersi delle note.

…..Ma, forse un po’ romanticamente (nel senso letterario del temine), ho sempre pensato e creduto che la musica è espressione dell’animo umano ed è fatta di carne e sangue e di emozioni; trasmette eccitazione e gioia o fa riflettere o scatena sensazioni.

…..Ciò che ho appena asserito si può riscontare soprattutto nella forma del Jazz più libera e fuori da ogni schema, espressa da artisti, come ad esempio, John Coltrane che con il suo sax ha veramente esplorato l’inesplorabile in musica. O anche nell’arte espressa da alcune band, come i primissimi Soft Machine, esponenti del Dadaismo tradotto in suono nei tardi anni ’70.

…..La figura umana dell’artista deve sempre essere al centro di ciò che esprime, indipendentemente dagli strumenti che ha a disposizione.

…..Pensate se, per ipotesi, Michelangelo avrebbe potuto disporre ai suoi tempi, di un macchinario dotato di I.A. che fosse stato in grado di abbozzare la figura che il Maestro aveva in mente, fresando il blocco di marmo in vece dell’artista.

…..Io non credo che il Maestro avrebbe accettato un tale aiuto, nonostante il risparmio di tempo e fatica; perché in tal modo una sua qualsiasi opera, come La Pietà o il Mosè, non sarebbero state veramente “sue”.

…..In ogni caso non sono molto ottimista per il futuro e mi auguro di non veder mai saltar fuori una Dichiarazione dei Diritti della I.A.

…..Futurama docet (anche se grottescamente) e Matt Groening spesso è profetico.

…..Buon Anno e buona vita a tutti.

KyO

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