LE NUOVE LIGURI
da ferraluglio a ferragosto 2014

borgio var_campanili“Di ritorno al litorale”

La plumbagine e la podranea
coalizzate
hanno subissato di frasche e fiori
il gelsomino e la buganvillea;
il cappero parietale è seccato a metà
ma teneri polloni filiali
già promettono perpetuazione della stirpe,
mentre sterpi d’oleandro
celano forse liguri serpi
o aracnidi ferali

Feriali restiamo appostati
a rimirare giovani matrone plebee
attorniate dai loro gracchi gracchianti,
noi esclusi quest’anno
dalla stessa spiaggia
per jattanza conventuale,
ma lo stesso mare
ci imbandirà a intermittenza
le sue tovaglie di schiuma
dai riverberi abbronzanti

Abbacinati dal primo sole
che insegue ritardatario
una luna gigante,
apprezziamo l’unica cuspide acuminata
dell’agave-piovra.

(B.V. – ferraluglio ’14)

Ospitiamo volatili di passo
e di corsa
sulle fronde addossate alla casa;
farfalle innominabili
svolazzano irresolute
decorando l’aria
di ghirigori cromatici

sotto, in spiaggia
i primi giochi mattutini
di bambini cresciutelli
mimano il volley
o le nobili bocce;
sull’Aurelia (o l’Aprilia ?)
s’incrociano incessanti
viandanti motorizzati
e corridori del selciato

ricordi recenti
con frammenti del passato
picchiettano sulla soglia
del presente odierno
e del futuro anteriore:
sempre e comunque
inserire nel discorso
quel che sarà stato,
a futura memoria !

(B.V. – 16.7.14)


La yucca e l’albicocco
fanno a gara
per sventagliare meglio
i palchi al sole
e pure il limone risanato
dimostra velleità di chioma espansa,
sì che i frutti saranno colti
in acrobazia
di strapiombo ai gradoni scoscesi
fin sulla massicciata
della ferrata litoranea

Cimo la chica invadente
che ha introdotto propaggini
tra le stecche dell’inferriata
arrugginita al salmastro;
scorci di muri
persistono a scrostarsi
com’è tradizione regionale
e noi li lasciamo così
tra il marezzato e il marmorizzato,
a chiazze pittoresche
cangianti

La sfinge colibrì
non s’è ancora vista,
ma la formica argentina
già mi percorre le gambe indaffarata.

(B.V. – 17.7.14)

Il pinastro e il ligustro
si contendono la cicala
e il suo frastuono invisibile,
la siepe di rosmarino
e la pergola d’uva-fragola
incorniciano il poderetto
dell’amico decoratore
artistoide in pectore;
i fichi d’India a diadema
circondano le pale omonime (non eoliche !)
in attesa di maturazione efficace;
i limoni, sempre i limoni,
tra il verde e il giallo spinto
gravano i rami
di lampioncini clamorosi

mancano all’appello
qua e là
piante che qualcuno
ha creduto bene di abbattere
o diradare:
me ne accorgo dall’ombra
ch’è venuta a mancare,
dal paesaggio che s’assòla,
dal ceppo lasciato a testimonianza

Eusebio, Giacomo, Guido
i’ vorrei che fosse tutto come prima !

(B.V. – 18.7.14)

Bagnetto mattutino
tra i pescetti con l’occhietto
dalle parti della coda,
che mi studiano da vicino
poi s’avventurano ad assaggiarmi
un polpaccio, con delicatezza !

Di pomeriggio
decido di spiaggiarmi
come un’épave baudelairiana
proprio sulla battigia,
e le onde arricciolate
che si schiantano irresponsabili
sulle membra distese
mi danno la sensazione
della docile fibra ungarettiana,
ma ancor più
di un osso di seppia
rigirato dalla risacca…

(B.V. – 19.7.14)

Fiori di pepe fasullo,
minuscoli ma dall’aroma
pepatissimo !
Fiori d’ibisco strabocchevoli…
Fior di fiordi su in Norvegia (?)
Fior fior di alghe in certe ore
a latitudini prefissate.
Fiori d’oleandro
stramazzati al suolo per la brezza
e la poca pioggerella della mattinata

Piove strano in Liguria,
quasi non piove
e se piove spiove presto,
ò Ermione !

(B.V. – 20.7.14)

Le gonnelle degli ombrelloni
cercano di volar via
sedotte dal vento,
la giornata si annuncia
rovente ma temperata:
a patto che si stazioni
perennemente all’ombra
senza esporre membra
oltre il perimetro salvifico,
come in un pentacolo.

(B.V. – 22.7.14)

I venditori di fuffa d’Africa
appaiono troppo presto sull’arenile
e tutti assieme poi:
clienti scarsi e ancor più scarsi affari…

Le belle mamme fanno
appetitosa mostra di sé
per qualche anno ancora
destinate al declino…

Le troppo giovani figlie
s’affollano sulla soglia della voglia,
ma il rachitismo e le smagliature (sic)
già le penalizzano…

Non mi resta che capovolgere
un capolavoro di Tournier
prima di rileggerlo,
che funga da supporto
estemporaneo
a questi quadretti di costume
da bagno !

(B.V. beach – 22.7.14)

Cadono i limoni grevi, irraggiungibili
e le ultime corolle della dipladenia;
si allargano sulla rena le prime impronte
raggiunte presto dall’onda smemorante…
Le marezzature pittoresche
impegnano l’occhio e lo deliziano
col paesaggio immutabile, sempre cangiante;
qualche podista e qualche ciclista
a scandire la mattinata
e l’immancabile treno lanciato a ovest
alternato a quello dell’est…
La brezza frizzante
viene a mitigare l’ardore del sole,
mentre brevi messaggi criptici
ravvivano il ricordo reciproco.

(B.V. – 23.7.14)

Spighe secche d’àcanto
all’ingresso della finta grotta:
si presagisce la presenza
del genio del luogo,
che sia pizia, sibilla
o minaccia serpentizia;
a una probabile Circe
sarebbe preferibile
la ninfa di Ogigia
o la candida Nausicaa
figlia di Alcinoo

Si perde l’eco delle doppie vocali
e ripiombiamo nel presente
di scogli colonizzati dalla civiltà:
riemergiamo ma affoghiamo
in un mare eliotiano.

(B.V. beach – 23.7.14)

“L’endecasillabo in coda”

M’invento una fata morgana
tra Borgio e Borghetto:
l’occhio gioisce a scorgere
vetturette e torpedoni
che arrancano e discendono
alle pendici del Pìccaro,
superando in linea d’aria
sei chilometri malcontati;
in mezzo al mar
presso l’orizzonte nautico
si gioca l’antico gioco
della nave che sale
o che scende
e scompare dal mondo

Coltri di nubi grevi
creano fumosità vulcaniche
a contatto dei rilievi:
il viandante di Friedrich
potrebbe spingersi in cresta
e gettarsi nel sublime titanismo,
gli alpinisti di Cagna
seguitare a ciabattare insulsi;
io seduto sul balcone prospettico
rilevo la rotta di un elicottero
mentre attracca il traghetto turistico
.

(B.V. – 24.7.14)

“Passeggiata”

E’ abitudine mia inveterata
strizzare tra tre dita
umili essenze vegetali
incontrate per strada:
il finto pepe pendulo,
la lavanda, il finocchio selvatico,
e l’odorato se ne esalta !

L’abituale sosta prolungata
sotto l’ombrellone
cagiona sofferenza:
per il bambino dispotico
che urla indefesso, solo lui,
come ogni anno;
il vicino querulo
col colpo della strega;
le comari dalle polpe smagliate
intente a scottarsi

Riprenderò il cammino,
magari sulla Napoleonica,
verso una velenosa Sant’Elena
soltanto vagheggiata.

(B.V. beach – 25.7.14)

“Volatili di spasso”

La tortora stranita s’appollaia
sul mancorrente fra via ferrata e Aurelia
alla sponda dei nasturzi,
il gabbiano fantasma
ha lasciato le sue impronte
tridattili
in mezzo a sdraio e lettini;
forse uno scricciolo
ciangottava chioccio ieri
al riparo d’un cespuglio;
tra i tralci di rampicante
il nido disertato
ricovera quattro guscetti
becchettati e svuotati;
il cormorano subacqueo
a caccia o a pesca
s’immerge più volte
di quante riemerga,
in apparenza;
la sula dai piedi azzurri
“FAAAH !”
manca all’appello,
doverosamente

(B.V. beach – 25.7.14)

“Sant’Eusebio dei miracoli”

I limoni ciondolano bisdruccioli
alla brezza e alle folate,
vele veleggiano nel golfo di Loano (?)
simulando una regata,
i bagnanti diguazzano
nell’acqua limpida momentanea;
la tortora quest’oggi
è venuta a posarsi sul mancorrente
a due metri da me
per studiarmi bene
o farsi dare qualche briciola,
ma non mi son mosso
per prolungare l’idillio

Sere fa un gatto avventizio
s’è intrufolato in cucina
con fare baldanzoso,
ma quando ho parlato
s’è accorto dell’equivoco
e ha girato sui garretti (?)
filandosene via

Fiducioso e felino
ogni tanto mi volto di scatto
per cogliere di sorpresa
quell’aria di vetro.

(B.V. – 26.7.14)

Di notte sul molo attrezzato
a spiare una pesca poco miracolosa:
le lampare magari
saranno più fortunate…

Bagliori drammatici di temporale
all’orizzonte di Genova,
meta finale della Concordia
al suo ultimo inchino…

I due campanili gemelli
fanno da quinta alla piazza scoscesa
dove un gatto sospettoso
stuzzica un “babi” spazientito…

Scendiamo alla movida gelatiera
fotografando formidabili
stelle di cactus
sbocciate in serata !

Palme altissime
tipo Sunset Boulevard
sfidano il cielo
e segnano il confine.

(B.V. – 27.7.14)

Mareggiata fragorosa per ore
e brevi tuoni notturni,
un vento sbuffante
solleva il bucato a vela
sotto un solicello
schermato da strati di cirro-cumuli.
Schiume ricorrenti
tra il bianco e il turchese
spazzano via la spiaggia
ridistribuendola poi
su altri lidi.
Il bagnino recalcitrante
sale sul trespolo
come un arbitro del volley,
così l’unico bagnante
può avventurarsi
tra le creste dell’onde.
Il calendario scivola
verso fine luglio
e c’è chi dice che
quest’estate non è ancora cominciata,
però io dico: molto meglio così
che il maledetto 2003.

(B.V. – 29.7.14)

I primi passanti
incrociano destinazioni
sul lungomare stretto
dell’Aurelia Veretia:
le andature differiscono
e gl’intenti divergono,
ma forse invece convergono
al fine ultimo, scontato

I vecchietti vanno di fretta
compatibilmente,
le belle rampanti di corsa
o caracollando,
i ciclisti mimano Nibali
Annibali e cannibali,
le suore della colonia
pattugliano

Il cielo coperto
tinteggia di sé
il mare quietato;
l’occidente appare sereno
alla nitidezza dei monti;
qualche scoglio surrettizio
provoca increspature
ineluttabili.

(B.V – 30.7.14)

La lucertola s’intrufola in cucina
finendo in un bicchiere pieno d’acqua
che quasi ci si annega:
la salvo gettandola sotto il limone,
magari attecchirà…
Le coccinelle multicolori invece
fanno incetta di mini-parassiti
liberandoci dall’incombenza
di spidocchiare le piante !
Cicale monocordi
sollevano una cortina sonora
ai margini del bosco,
mentre nel fitto
un gatto fulvo come una volpe
ne fa le veci.
Lo scoiattolo acrobata
non visto
incrocia balzi e brevi voli
tra i rami dei pini.
La locusta vespertina
in silhouette sul lampione
a ben guardare
s’è rivelata un geco…
La pesca discreta
seleziona prede e lamprede
a profondità prestabilite.

(B.V. – 7.8.14)

Gabbiani indecisi sul da farsi
indugiano a mezz’aria
senza una guida, senza una meta;
invece la squadriglia di piccioni
incrocia ben ordinata
e determinata verso est.

In alto ‘stavolta non è il falco
levato sui contrafforti brulli
sospeso sull’abisso,
bensì una procellaria
quasi un albatros baudelairiano
preso in prestito al vecchio marinaio.

Ieri sera
la super-luna di San Lorenzo
ha giocato per un po’ a nascondino
con nuvolaglie intempestive,
così quando s’è manifestata
non ha suscitato il previsto clamore.

Si attende ancora
la mareggiata del secolo
sospinta da sciropposo scirocco,
ma già oggi
le schiume s’allungano impetuose
a schiaffeggiare la proda.

(B.V. – 11.8.14)

I piccioni quest’oggi
migrano a occidente
in sporadici stormi successivi
rasentando le chiome dei pini
per evitare i cumuli di nembi
incombenti.

I marosi che ambiscono
a sembrar cavalloni
schiumano di rabbia repressa
sul litorale sabbioso
lambendo e poi sommergendo
confini indifendibili.

Bagnini mattutini
rastrellano porzioni di spiaggia
sempre più ridotte,
in competizione o in combutta
coi flutti
che carpiscono e ridistribuiscono.

La mareggiata del secolo
forse sarà proprio questa
paventata o agognata,
ma intanto il clima s’è guastato
e si sta come in un rifugio di montagna
tremolanti d’agosto.

(B.V. – 13.8.14)

Le euforbie simulano
una loro primavera
a ferragosto
emettendo minuscole foglioline
vive o redivive e vegete
da cespugli strasecchi;
l’unico girasole-pizza
alla casa dei ferrovieri
ha reclinato da tempo
il suo specchio solare
e pare una doccia
sospesa sui tre metri;
carrubi patriarchi
punteggiano la collina
alternati agli ulivi,
ma dove svettavano bei pini marittimi
si pavoneggiano palme incongrue
senza personalità

Il soggiorno marino
volge al termine
in favore di sole,
con la schiuma salmastra
che inonda improvvisa
sdraio e bagnanti.

(B.V. – 14/15.8.14)

LE LIGURI

( 1994 – 2007 )

a Eusebio, rifatto turchino

B. V.

Dalla bicocca spericolante sul mare
ho sceso scalette ripide
e le ho risalite a fatica,
scoprendo che le dature
con le loro trombe ricadenti
profumano quasi di giglio
e s’offrono floribunde
dalle chiome d’alberelli,
non solo sarmentose raso-suolo.

Gli agapanthus sferici
s’ergono per gli innamorati
tra canne gialle e rosse
sotto agrumi acerbi verde scuro,
e qualche terrazza più in là
cascate di buganvillea
s’alternano a oleandri variopinti.

Ignare di tutto ciò
meduse pervinca fluttuano sommerse.

B. V. II

S’inseguono increspature
marezzanti
suscitate dal vento
che vorrebbe impossessarsi
di vessilli rossi gialli tricolori,
ma s’accontenta
di girandole abbacinanti
alle vesti delle suore;
la spiaggia è colma di vita
spensierata e pullulante:
chiunque s’agita
corre grida si tuffa
sbraccia e inveisce;
dall’alto si ha una percezione
di giornata gloriosa:
un’autentica cartolina
scintillante
si snoda e si fissa
nella pupilla dominante
(la sinistra !);
tra poco scenderemo
a farne parte
e nessuno resterà quassù
a esercitare lo sguardo
critico e la speculazione
teosofica

uno stormo di gabbiani
noncurante
ha scelto la deriva
a pelo d’acqua

Emerocallidi e fritillarie
saranno sufficienti
a laureare i poeti ?
Magari se nessuno
le ha mai accostate
prima…
Resta poi lo scarto
tra i tempi di fioritura,
e allora godiamo
successivamente
gli olezzi sopraffini
delle robinie-gaggìe
del gelsomino crepuscolare
dei tigli inebrianti
e dei montaliani ligustri,
piante poco illustri
seppur incastonate
nella memoria olfattiva
di liguri fittizi.

 

B. V. III

ecco che si schiude
un ricordo leopardian-montaliano:
la siepe c’era
ancorché di bambù
e palmizi assortiti,
il falco alto levato
a far l’aquilone sul precipizio
ligure scosceso
poco oltre,
il viandante affannato
nella prima sera lunare,
quando il cielo raggiunge
quel blu-verde onirico
e ancora ti aspetti
che svoltato l’angolo
riappaiono quei pochi
che ti tocca rimpiangere

invece è il momento di te
solitario come spesso
inserito d’incanto nel territorio,
e l’aria non ha neanche
da esser di vetro
perché si compia il miracolo:
l’anello ha smesso di tenere
tempo fa,
la parola è stata chiesta
e pronunciata all’infinito,
eppure i mondi
permangono serrati.

 

B. V. encore

Palchi d’agavi ascendono
e accendono petali o stami
in una corsa al podio
con la prospettiva del mare;

l’infiorescenza gigante
dell’anno prima
ormai secca come un albero spoglio
s’inchina pericolosamente allo schianto.

Una teoria testarda di formichine
calviniane cubano-argentine
percorre anche di notte
mancorrenti e soffitti

alla caccia di un odore o di un sapore
conservato gelosamente
in sacchetti sigillati
nella madìa peraltro sconnessa.

Bagnanti elettrizzati
indossano ciambelloni da clown
e si lasciano galleggiare
terapicamente…

Dall’alto osservo a tratti
lo svolgersi delle giornate
che poco m’assorbono
e quasi m’escludono;

i limoni tardano ad affermare
la loro solarità rivierasca
e il falco alto o la cicogna di risaia
permangono irraggiungibili.

Alla riviera

Passiflora e podranea
si contendono spazio
soffocando quasi
la yucca paziente;

poco più in là,
oltre la mimosa capitozzata
dall’insipiente contadino,
la preziosa poinciana

giunta per noi dal Cile
a Ravenna
e rimbalzata qui
sullo strapiombo ligure.

In giro per il paese
mirabili siepi di buganvillee
si alternano ai gelsomini
e alle felci del pepe;

il cammino ci porta all’invidia
per l’ibisco rosso stracolmo
l’oleandro corallino
l’atavico carrubo.

Alterità

La cupola tozza verde-rame
di Loano
è ancora lambita dal sole
e così la cementificata
Borghetto dello Spirito Santo
e tutta la piana e la punta
di Albenga
protesa alla Gallinara;
i declivi ondeggianti
verso il giogo di Toirano
chiaroscurati dal tramonto
sembrano vagheggiare
una Shangri-la ligure
per chi l’osservi da qua,
sull’avamposto di Borgio,
con la ferrovia e l’Aurelia
a perpendicolo
e i fiori ciclici delle agavi
inclinati dal vento.

Il mare cangiante
seguita ad avventarsi
per rubare rena alla spiaggia
e dissolverla in sé.

 

Quest’estate

In compagnia diseguale
tra mari e monti,
scarrozzati da una mercedes
che sa il fatto suo,

scendemmo a Calizzano
per dissetarci
e rifocillarci
nella giornata dei tre Colli;

giungemmo infine
alla Piana d’Albenga
e giocammo con la prospettiva
dell’isola in movimento.

La faggeta del Melogno
ordinata e misteriosa
mantiene promesse autunnali
appena intuite quest’estate.

A mezza feria

Scendere alla ‘maròda’
dei fichi sempre rimaturanti
e dover risalire poi
per erti declivi terrazzati.

La podranea e la poinciana
sono visitate, come la passiflora,
da tremule farfalle spossate
del cui nome non ho ricordo.

Le pale dei fichi d’India
corollate di frutti fioriti
delimitano lo strapiombo
tra macchia e massicciata.

I limoni ancor verdi
subiranno l’affronto del saccheggio
o agghinderanno i rami
per le feste natalizie ?

Le euforbie già secche
rivivono in minuscole foglioline
presto prorompenti
ma insidiate da edere spinose.

Di nuovo alla razzia
tra tralci malfidi di fichi
paventando sui muri antichi
l’incontro con la malmignatta.

Mi plaudono sintetico,
quasi mi bollano d’ermetico:
sarà che l’atmosfera ligure
m’approssima ad Eusebio…

Il fanciullo Alessandro
rifatto il bagnetto
s’accinge di bel nuovo
alla doccia, al giuoco, al litigio.


Il benvenuto dei pini proprio marittimi
delle calle fiorite a terra, a schiera,
l’olezzo solido del gelsomino serotino
a far da sfondo alla luna piena rossastra
che riflette il suo lago a raggiera sul mare,
gli ovvi pittosfori laureandi a un passo dal trionfo,
e già qualche albicocco nei suoi verdi giorni
e una promessa di limoni
e treni innumerevoli sotto scogliera

risalendo il cammino greve
pàttino monello su polvere di pigne,
noncurante del futuro incerto
delle scarpe ormai compromesse.


La sabbia rappresa in prossimità della battigia
si frammenta a grosse scaglie
coll’affondare dei passi;
relitti-trofei inciampano l’incedere
e tocca chinarsi a raccoglierli
per arricchire la collezione filiale;
lanciate da mano esperta
bocce di plastica piene d’acqua
raggiungono il bersaglio
con precisione implacabile.


Un papavero in mezzo al prezzemolo
d’aprile
e nespoli frugibondi spogliati
intempestivamente
della propria ricchezza giallastra
(chissà se lasciate maturare
raggiungerebbero succosità zuccherina ?).

Frattanto i pittosfori hanno inalberato
un fragrante gloria al Vaticano
e noi non facciamo
che infrattarci tra le fronde
a inalare beati
(in decenni ben distanti
capitavamo sempre fuori stagione…).

Sul sentiero alpestre
costellato di ginestre, euforbie e lentischi
la meraviglia è per i fichi nani
quasi giunti a maturazione
poco dopo pasquetta
(e alla svolta sotto cresta, tra breve,
apparirà il mare di sbieco !)!


Ferraluglio 2004

La vite americana
s’abbarbica al muraglione
e fa capolino tra yucca e cràssula;
la mimosa potata
selvaggiamente
ha rinnovato rami e fronde;
il geco salterino
passa di sasso in sasso,
inavvertita minaccia;
anche il bombice
visita estasiato
la buganvillea

mentre il mare risacca.

Marte?

Farfalle subtropicali e locuste desertiche
sempre più di frequente visitano queste siepi
(le mantidi vi allignano da tempo)
e non pare trattarsi di cambio stagionale,
bensì di salto di fascia climatica:
rassegnàti ogni giorno all’afa continua
catturiamo gli estemporanei refoli
di brezza costiera sparagnina,
in attesa della congiunzione epocale
col pianeta bellicoso
o che si pieghino le daghe dell’agave.

Il postremo treno s’allontana
acusticamente ondeggiante a Levante o a Ponente
con le usuali tendine blu sventolate
a salutare velocità e spifferi.

Troviamo continuamente ghiaietta
sui pavimenti di casa
negli anfratti più impensati,
quasi la producesse la graniglia.

Si gira come ossessi
tra una stanzetta e l’altra
per movimentare l’aria
e non soccombere all’afa.

 

Idillio?

L’apice dell’agave
stracolmo di stami
ondeggia lieve alla brezza di mare
allettando gl’insetti prònubi

e spesso la tortora
si sistema sullo stelo enorme
di qualche infiorescenza
lanciando tediosi richiami;

ma pure lo scricciolo
colibrì nostrano
s’attarda nelle soffici
torte floreali

e la nottola vi svolazza attorno,
diseguali farfalle,
e un tremulo sfìngide
col consenso del merlo.

Hunting

Passa in volo planato
un piccione mezzo-tortora,
noncurante del gatto tigrato
appostato tra i cespugli di mirto.

Noi sempre a difenderci
con schermi protettivi
dalle insidie del sole
delle zanzare e altri insetti.

La farfalla notturna
intempestiva
s’è già sistemata a mo’ di sfinge
sul muro della casa rosa.

I pescatori elusivi
hanno posizionato reti e gavitelli:
più tardi raccoglieranno faticando
la loro Tiberiade.

Il bagnino attempato
ha smesso i panni del salvataggio
per inoltrarsi nella macchia
sulle tracce del cinghiale.

L’adolescente lancia i suoi ami
nell’etere inverecondo
e la preda abboccherà
con trilli e messaggini

ph_borgio-v1

Promenade

Il sentiero nel bosco di pini
a macchia ligure assortita
sale a mezza costa, non impervio
e ti aspetti a ogni svolta
l’edicola votiva co’ bravi,
ma voltandoti non si compie
il miracolo di Don Abbondio
orante vespertino ch’avanza…

Col bambino per mano
facciamo zittire cicale successive
transitando chiacchieroni,
però una impertinente
non si lascia silenziare
e allora possiamo osservarla
da vicino tentando di capire
l’origine di tanto cicaleccio.

Giunti allo spiazzo proteso sul mare
riconosciamo gli scenari primaverili.

C’è qualcuno che odia i carrubi
li tarpa, li accorcia, li annienta
e fa lo stesso con le tamerici
i nespoli, gli oleandri…

Sulla spiaggia confluiscono tutti:
le botticelliane abbondanti
di oggi e di ieri,
il gozzuto contadino bergamasco,
lo zoppo che insegna zoppìa
e una nutrita schiera
di menomati a vario titolo,
chi più chi meno compromesso
col guinzaglio corto
e buono a nulla.

Tutto intorno a te!

Un deschetto da bagatto
per far colazione
con marmellate inusitate
(zucca candita e scorze d’arancia,
ribes e lamponi,
fragole e rabarbaro);
un terrazzino cinque metri per quattro
circondato da reti contenitive
mura ciclopiche
piante di medio fusto,
per esprimere a geroglifici
convinzioni demotiche;

un mare magno
a centottanta gradi,
foriero d’increspature
onde scarruffate
relitti baudelairiani
spiaggiati tra i lettini;
un mezzo cielo
a pecorelle ‘stamattina,
capace di tramonti scenografici
fate morganatiche
soli multipli
e lune languide.

B. V. agosto 2005

Riccioli d’onda s’inseguono
e si coalizzano
per martoriare ineluttabili
battigia e bagnanti.

L’acqua bassa rilucente
invita al galleggiamento
le grasse signore
cinte da ciambelle.

Sulla scaletta ripida
s’impigliano al vento
secche farfalle viola
di buganvillea.

In alto, sulla montagna brulla,
oltre la cava cubista
l’orizzonte verde si sforza
di competere col cielo.

Lungo la ferrovia
dei treni inafferrabili
gli sterpi han preso fuoco
a nuvoloni grigi aromatici.

Nel viottolo del bosco
senza bravi o Don Abbondio
rincorro il gracidio
ritmico della cicala.

” Due gechi mattutini “

Due gechi mattutini
all’ombra della grondaia
si fronteggiano immobili
verticali
incerti su chi darà strada,
ma la soluzione c’è
a spirale
o in qualche anfratto del muro.

La terra trema
rossellinianamente
al passaggio del treno
strombazzante quassotto:
la gente s’alterna pendolare
tra levante e ponente,
poco incline
a scambiarsi i destini.

Il mare continua
a sciaguattare poco mosso
infischiandosene delle previsioni
e i bagnanti ipotetici
non sanno se svestirsi
o rivestirsi,
come turisti in balìa
dei cieli d’Inghilterra.


E la mimosa?

Grappoli di limoni verdi
sull’alberello stento
rinvigorito da mani esperte.

Diademi sulle pale spettinate
dei fichi d’India
e strapiombo sull’Aurelia.

Miriadi di mini-bacche
rosse o nere
del vispo lentisco.

Miracoli di rinascita
ai rami secchi
delle euforbie.

Siamo in attesa della mimosa
ma questo settembre opaco
non è la sua stagione…

” Il benvenuto dei Pini “

Il benvenuto dei pini proprio marittimi,
delle calle fiorite a terra, a schiera,
l’olezzo solido del gelsomino serotino
a far da sfondo alla luna piena rossastra
che riflette il suo lago a raggiera sul mare,
gli ovvi pittosfori laureandi a un passo dal trionfo,
e già qualche albicocco nei suoi verdi giorni
e una promessa di limoni
e treni innumerevoli sotto scogliera

risalendo il cammino greve
pattino monello su polvere di pigne,
noncurante del futuro incerto
delle scarpe ormai compromesse.

“…e il paggio Fernando?”
(a Monty)

E riandando
tra i campi di mais
imbattersi negli irti capezzoli
dell’ignara ragazzina
che transita sul viottolo estivo;
ma giammai ci fermeremmo
a contraddire l’anagrafe:
l’altura dell’arte ci attende
paradigmatica campanilistica
e i torchi a stampa
e le tastiere dell’etere.

Se mi si chiede però
il dettaglio autobiografico
lo scavo introspettivo,
mi rifugio nell’esperienza
dei cinquant’anni,
che mi fa giudicare
tutto questo poetare sopra le righe
superfluo:
bastano il fanciullo Anacleto
o il cucciolo Alfredo
rifatti celesti.

Grappoli di limoni verdi
sull’alberello stento
rinvigorito da mani esperte.

Diademi sulle pale spettinate
dei fichi d’India
a strapiombo sull’Aurelia.

Miriadi di mini-bacche
rosse o nere
del vispo lentisco.

Miracoli di rinascita
ai rami secchi
delle euforbie.

Siamo in attesa della mimosa
ma questo settembre opaco
non è la sua stagione…

Due gechi mattutini
all’ombra della grondaia
si fronteggiano immobili
verticali
incerti su chi darà strada,
ma la soluzione c’è
a spirale
o in qualche anfratto del muro.

La terra trema
rossellinianamente
al passaggio del treno
strombazzante quassotto:
la gente s’alterna pendolare
tra levante e ponente,
poco incline
a scambiarsi i destini.

Il mare continua
a sciaguattare poco mosso
infischiandosene delle previsioni
e i bagnanti ipotetici
non sanno se svestirsi
o rivestirsi,
come turisti in balìa
dei cieli d’Inghilterra.

Verso Noli

Un treno furtivo
fila verso la galleria
senza colpo ferire
indisturbato,
pressoché inaudito
nello scroscio dell’onde.

Questa Liguria di anfratti
labirinti e cunicoli
tra minuscole bicocche di pescatori
è un susseguirsi di cartoline
notturne:
la luna, la rocca, il tunnel…

…e l’Aurelia che si snoda
tortuosa
sotto nembi di roccia
incombenti sui flutti
per raggiungere il Medioevo
dei miei anni sessanta.

Il gabbiano a mezz’aria librato
scruta a destra e a mancina
possibili prede coriacee:
fermo come appare nel cielo
vien voglia di afferrarlo
al passaggio

gli lancio un grido gracchiato
per richiamo,
lui sposta il capo curioso
poi prosegue la sua ricognizione:
non ha esitato che un attimo,
chissà cosa gli avrò detto ?

Borgio Verezzi

Dalla bicocca spericolante sul mare
ho sceso scalette ripide
e le ho risalite a fatica,
scoprendo che le dature
con le loro trombe ricadenti
profumano quasi di giglio
e s’offrono floribunde
dalle chiome d’alberelli,
non solo sarmentose raso-suolo.

Gli agapanthus sferici
s’ergono per gli innamorati
tra canne gialle e rosse
sotto agrumi acerbi verde scuro,
e qualche terrazza più in là
cascate di buganvillea
s’alternano a oleandri variopinti.

Ignare di tutto ciò
meduse pervinca fluttuano sommerse.

Borgio Verezzi (English transaltion)

From the hovel
tottering above the sea
I’ve gone down steep steps
and climbed back with difficulty,
finding out that daturas
with their hanging trumpets
scent almost of lily
and offer themselves gorgeously
from saplings’ foliage,
not only sarmentose
skimming the soil.

Spherical agapanthus
rise for lovers
among red and yellow reeds
beneath deep green
unripe citrus fruits,
while some terrace
beyond
bougainvillea cascades
alternate with
multicolour oleanders.

Knowing nothing
periwinkle medusas
drift underwater.

Borgio Verezzi: 2 ANNI DOPO
(alla naiade silvana)

Teorie di formicuzze
argentine o uruguagie
percorrono alternativamente
il tronchetto del limone
il tralcio di mimosa
le piastrelle della cucinotta…


Il postino comunque non suonerà
neppure una volta:
nessuno sa che ci siamo ritirati
all’eremo sopra l’Aurelia
in fin d’agosto
per sfuggire al danno metropolitano.


Ieri fummo persino
alle terrazze filìppidi
attorniati da vegetazione
puntualmente lussureggiante
e da silfidi e vergini (?)
della fonte vespertina.

M.M. settembre 2011

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