AMICI
DI VERSI

 

FOGLIO 3

Dedicato a
Guido Turco



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I cani del vento

I cani che sono dentro al vento
abbaiano ai lumi dei litorali
con gole lunghe e rauche
"eccomi", "sono qui" -
sbranano i canapi dei gozzi
masticano i fanali sulla riva
"eccoci", "siamo qui".

Così per la luce che manca
in fondo e più vicino
non ci sono più appelli
ma numi troppo falsi
come capelli distesi
sulla linea dell'orizzonte.

Ferienlandschaft - 1935- Paul Klee

Quella non è soltanto una bandierina rossa
una bandierina sventata
che reclama ai venti quattro dita,
una goccia nera
nel posto del passero sopra il filo elettrico,
una bandierina che si distende, che si accende
nell'angolo dove vanno i bambini
che la sfilano la sfumano
perché forse è un aquilone.

Sera del di' di festa

Càdila la festa
e chiudilo sotto gli occhi
il balzo che attraversa il tempo,
mostra le unghie che saprai conoscere
solo dopo che gli anni saranno tanti
quanti almeno il più vecchio dei morti
che avresti voluto essere.

Sappi che tornerà tardi
questo incanto di mimose,
quando avrai tremato tutti i denti
e scemato ogni vespa
dal cuore aperto e divorato.

Le strade di Natale

Uscendo
anche senza prospettiva
sono mucchi di neve ghiacciata
un senso dove i sensi non ci arrivano
e secca si propone l'istanza:
questa è la condanna
al continuo, alla petrosità del divenire,
questa è la distanza dal vero sentire.

Uscendo
il segno della confusione dei ruoli
è nel presepe vivente,
la contusione delle identità
nelle lente processioni
che cercano il Segno da adorare
ma se alzi gli occhi
il segno è la traccia bianca
di un jet che scompare.

Uscendo
quell'aria saturnia di scalo
ha l'immobilità frenetica del mare
e speri una parola
che per te sia il tuo regalo.

Poesia senza occasione

Esplode il bianco in una feritoia
nel taglio orizzontale
dove appaiono e scompaiono
i gabbiani
profondi di un uguale aspettare
frammezzo ai rittani bistrati
il rinvenire dell'intravisto
e sospesi nel più scuro
della prossima sera.

Preghiera per la notte

Quando da giorno si fa notte
c'è uno spiraglio
come un taglio sulla tela,
e attraverso quello
come uccelli e spiegate sagome
c'è un nome
a disporre di leggéro
gli iridi clemàtidi il buio della stanza,
rampicanti alla luce
la sua ultima apparenza.

I poeti genealogisti

Dite Dante per invocarne il nome
e attraverso quello l'illusione
che un giro di frase
liberi il fantasma,
la parola giusta
consegni il giusto grado all'intuizione.
Dite Dante o Montale
per paura che l'arbusto abbia storta la china,
l'angelo non si affacci al davanzale.

Le ombre della sera

Cominciano prima le ombre della sera
nei piattini colmi d'acqua dei rosmarini,
un venire di voli nel nero più nero
dove gli occhi
disabituati ad un segno leggero
si perdono,
sospesi cercano conforto
nell'ipotesi di inchiostri giapponesi,
il mandorlo fiorito
che mima la grazia della notte
mimando insieme anche l'invito.

Figura degli amanti

Eines ist die Gelibte zu singen
R.M.Rilke

Qual è il volere degli amanti?
chiamarsi carne e sentire altre risposte:
- il grano piegato lento si risolleva
e inizia al soffio il vento:
questa elasticità dei corpi?

O vedersi da lontano tratto gesto
come il volare successivo
dello stormo al campanile,
dei segnali mattinali
i pioppi disegnati sui crinali.
Che volere è quello degli amati?

Le sante marie del mare

Si alza la polvere sul petit marché
alle Sante Marie del Mare,
il sipario si squinterna
tutti fuggono a cambiarsi d'abito:
gli angeli tornano iene
le frutte esposte pallide scene.
Ancora una volta
la rappresentazione domina sul rappresentato.
Il toro effigiato sull'indolente bovino
che ciondola lungo l'acquitrino,
l'insegna dell'osteria
sul fenicottero che soltanto se avessi
un binocolo potente.
Chiamo da lontano il traghettatore,
sordo al mio richiamo.
Gesticolo invano.

La tigre dell'equivoco

Sopravviene con un balzo la tigre dell'equivoco,
incoccata dall'attesa
tesa giornata dopo giornata
dallo scandire del tempo lineare.
Attende il pellegrino adagiata all'ultimo raggio
al passaggio per l'acqua
esibisce le strisce per riceverne dal contatto:
questa come una foglia, quella più vacua
simile allo sguardo del viandante.
Con lo scatto prima ferisce,
poi graffia e stringe l'incarnato.
Confonde la realtà con il fato.

La tigre dell'equivoco

Sopravviene con un balzo la tigre dell'equivoco,
incoccata dall'attesa
tesa giornata dopo giornata
dallo scandire del tempo lineare.
Attende il pellegrino adagiata all'ultimo raggio
al passaggio per l'acqua
esibisce le strisce per riceverne dal contatto:
questa come una foglia, quella più vacua
simile allo sguardo del viandante.
Con lo scatto prima ferisce,
poi graffia e stringe l'incarnato.
Confonde la realtà con il fato.

Torino 1999

Lungo le strade asfaltate
circola linfa sporca
la mestica stesura che non trova la mina.
Scendo
come un dito puntato
contro l'aiuola di pensée,
scorro il tempo che non soccorre
a mettere a fuoco
oltre le nebbie di sigarilli e caffetani
negri seduti come indiani,
le vergini puttane di mari lontani.
Scendo questo porto schipetaro
sotto i portici dove un angelo drogato
trascina nell'atrio della gare
due porci al guinzaglio,
dove Erode si è appena risvegliato.

Insperanza

Quanto resta del pensiero
in giornate come questa lunghe
a stento asserata, azzerata
e tanto quanto è importante
allo stare il pensare bene?

Nulla al di là dell'Insperato
ha il sapore lieto della rifioritura,
dell'amuleto non invocato
quando accade.



Nello studio di Carlo Sismonda
(per i suoi settantacinque anni)

Ci sono fiori che si dìsfano al minimo soffio,
finiscono di colorarsi
della biacca lasciata sulle mani,
mazzi mezzo dipinti
rigettati alle madri della casa.
Casa falsa,
casa senza odore di cibo e di carni,
ma se non nei colori, per lo spirito
uno forte deve averlo la pittura.
Nel fuoco della tavolozza spira
tra la bottiglia abbozzata,
e lo storto cavaliere
che chiede di esaurire tutti i neri,
appeso alla croce
dove sta chi non sa
morire della propria pace.



La musa estinta
o del poeta disoccupato


1.
Mentirei se dicessi di sapere dove cercarti.
Prova provata della tua estinzione
è la noluntas (speculare, speculata)
della voglia di trovarti.
Finalmente, versi forti non si danno
e deboli nemmeno.
Al più con i versi si ragiona di poesia,
e il poeta interrogato
sfodera il sorriso cretino
del prete che si vorrebbe spretato.

2.
Così, facendo della sola empirìa
l'innesco alla prosodìa
mantengo perenti quattro argomenti,
trasparente un velo di sapienza
a sostenerne la vis intellettiva,
risolto come sono a fare tema
quando qualcosa appaia come un segno,
per passione del meccanismo
più che per credito di ingegno.

3.
Farò quindi le "Stanze dello Sposo"
per dire che con te mi sono sempre ritrovato
in un letto col materasso vile,
per nulla conforme a un buono stile di riposo.
E ti darò un nom de plume: Xenia o Mosca,
chiamandoti con un nome non tuo
perché ormai così senza oltranza
è ogni tuo tratto
che risulta fesso il più saputo verso
della più saputa stanza.

4.
…sic mihi tarda fluunt ingrataque tempora

Ora devi sapere
che secondo il lunario impiegatizio
scivola il mio tempo,
con flashes ridotti
ad inverare le opache illuminazioni
dell'amatore d'illusioni.
Questo è dunque il mio stare.
Lungo le giornate
sopportarmi guidoturco
perché a Fossano
trop raffiné sarebbe guidogozzano.

5.
Post scriptum mi suggerisci
- tenera, comica -
l'eredità ionica di Eraclìto,
dove leggere il fiume e il suo passare
come viatico alla sterilità della scrittura.
In appunto ti ribadisco
che scrivo per un'ossessione che dilaga,
che si accorge del proprio passo
quando travolta e lisciata come un sasso.
Un nero volo di linee sul quaderno
che finge d'essere aquila essendo merlo.



 

Parietale

Sopra un muro
dimenticata dentro a una lunetta
sorride una madonnetta un po' scrostata.
Miracolo del momento
ogni volta che passo lì davanti
sento intero il mio guardare
diminuito di spavento.
Pregherei per quel sorriso
se fossi una donna.
Ogni volta che passo lì davanti
mi faccio pilotare dal sorriso
fino all'angolo di via
dove vado per svoltare.


L'invenzione del futuro

Tornando dalla caccia ci mostrava il gibiere,
il giovane sorriso orgoglioso
di presentare la morte: beccacce, pernici
la lepre già rara e perciò più esibita,
di gran lunga quella l'impresa più raccontata.
Avevo piene le narici
del selvatico di cartucce sparate,
le donne restavano intorno
pronte allo spiumaggio alla pulitura dei visceri,
rabbuiate per quell'addizione serotina di lavoro.

Era questo di mio padre
il modo inconsapevole
di portare notizia del mondo,
che ognuno poi doveva inverare,
ciascuno rovesciare il sasso che copre il formicaio
sfogliare il quarzolino appena di mica
che la prima pioggia dilava.

A quale pietra si dà oggi la posa
intorno al mio ritorno di padre,
e disvela cosa il mio sorriso,
un telepatico pensiero
a verificarne la traccia inconsistente
ovvero gli indizi di un suo mistero?

 

 

 

 


Dovrei tornare a sporcarmi le mani

Dovrei tornare a sporcarmi le mani
con la terra,
consumare l'indolenza d'accidioso
con la sete cruda
dell'arbusto spinoso.
Scrivere parole da mangiare
che colorano i denti,
regalare il sorriso più bianco
alla più giovane delle bagnanti.


Mysterium memorandum

Immediatissimo mare
immeditato e additato
da stanchissime emozioni
ripetuto e fatto monocromo muro
fortificato di pinastri
rosmarini ustionati già e già
mare molcente lontane acetileni
armento inconfidente
(purità del tanto)
come mera diversità e risolta lontananza
perché pillolata in lunapark aquapark.

Anche cava del sole
sede di allunaggi e traccia
consistente della pioggia
abbraccio che stringe
lumàca inamidato approdo
(privazione dei contorni)
quando schizza un peschereccio
o una mano di libeccio
squinterna le porte
carezza indurite gomene
sbiadisce sovraesposte montagne.

Mare
orizzontalità pura
amen
e mio spazientito spazio.



Tra le mani tra le ortiche
post mortem D'Antona

Per i caduti del terrorismo, tutti i caduti del terrorismo

Ancora l'identica stagione
l'avanzare sordo di un sparo
l'odore acre di sudore, l'alito amaro.
Ancora il sangue e l'inchiostro
come mazzo disfatto
stretto al petto
di una sera inconsolata.
Ha il sapore dell'acqua salata
questa presente storia passata
e stremato alla battigia
ognuno si renderà all'approdo.

Stupido poeta

Sono uno stupido poeta
e uomo ancor di più.
Parlo di quanto vedo e più di ogni cosa
mi impressiona se si fa credere vero
, bagnato da un dito d'oro
a illuminarlo singolare,
l'ultimo scoglio sull'ultimo mare.

Sono uno stupido poeta.
Soffoco gli stupori nelle acque basse
del doppio senso
e di quello riposto,
cerco l'effetto come un gatto
il gomitolo rosso
con gli occhi finti del finto topo.

Sono un uomo stupido.
Nelle fredde stanze dell'insulto
mi faccio dar di chiave,
nelle soffitte del rifiuto.
Prendo sul serio l'improvviso
umore nero dell'amante,
agli stipi dell'adulazione
cambio aria troppo poco.
?Sono uno stupido poeta
e uomo ancor di più,
dimentico del semplice coraggio delle parole
, piccoli cacti o arbusti in vaso,
che sono note limpide lividi scuri.

Oh se solo si arrestassero i pensieri
a un passante li potessi prestare
e un'ora libero potessi andare
tra la piazza della chiesa
e il mercato dei fiori.

 

 

 

 

 

Guido Turco
Variazioni da "Le Nozze di Cadmo e Armonia"

"La corona è la perfezione dell'inganno
e l'inganno che si richiude
è quella perfezione che include in sé l'inganno
"


Poesia della donna cattiva

Torturata da un tafano andava
lei stessa tafano
e quanto più vasto era l'orizzonte
tanto più acuta la persecuzione.
Torturata da un tafano andava
pungolata sempre dall'orrendo tafano
lei stessa tafano.

Ma come era cominciato tutto?

Se si vuole Storia è storia della discordia
e ciò che presso gli altri viene trasmesso come innominabile
qui nessuno lo nasconde a chi vuole conoscerlo
*
restando lontani dalla verticalità divina
dalla presenza allucinatoria della pietra eretta
ma col desiderio di un membro che non possa cadere
e farsi molle ala d'uccello.

Da allora e fino a oggi.

Da allora e fino a oggi
il mistero è anche ciò di cui si ha vergogna
le forme si manifestano in quanto si trasformano
con il passare dei giorni
la metamorfosi diventa più difficile
come sempre più evidente
l'irreversibile si mostra come il carattere fatale
della realtà, così che occorre generare mostri
e costruire oggetti
perché il potere della metamorfosi ancora regni
quando ormai logoro e lacerato
è il velo epifanico.

Ma come era cominciato tutto?

Con la speranza,
tutto era cominciato con la speranza
per cui si fanno addormentare gli uomini
così che nel sonno fugga quel dio
e la donna (la donna-dio)
debba soltanto agire e scomparire
fuggire al vezzo materno per maturare l'abitudine divina
di rapire fanciulli e sacrificare giovanetti.

Torturata da un tafano andava
tafano lei stessa.

*Citazione da Diodoro Siculo

 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Poesia dell'uomo cattivo

Gioca con i segreti fin dalla nascita
perché li conosce
perché gli appartengono fin dalla nascita
con quel tratto di empia insopprimibile violenza.

Uomo abbandona Donna
non per una qualche ragione o per un'altra donna
ma perché Donna esce dalla sua memoria
in un momento che è tutti i momenti
il Momento che Uomo conosce
perché gli appartiene fin dalla nascita
invisibile legame che lo inchioda al seggio
a quelle conversazioni cifrate dell'uomo con l'uomo
che sono il piacere più alto della vita
(né le donne né la pura avventura ne danno altrettanto)
perché egli è insieme
colui che si alza e colui che va.

Ma dove va?

Uomo non è crudele perché abbandona Donna.
Uomo è crudele perché abbandona Donna
nell'isola di Nasso
non più la casa dove si è nati
non certo la casa dove si sperava di essere accolti
e neppure un paese intermedio
ma l'isola che nessuno abita
il luogo dell'ossessione circolare
da cui non vi è uscita: il luogo dell'anima,

il luogo dove il corpo nemmeno potrà venire rinchiuso
dentro una giovenca di legno con le ruote
accettando di fare da serva a un qualsiasi mandriano:
ma un luogo dell'anima,
l'isola trovata da Uomo e da lui disabitata
perché egli è colui che si alza e che va
e non vuole assistere la danza ultima del corpo
perpendicolare e sottratto alla terra
dell'impiccata.


Poesia della figlia cattiva

Allora tradì il toro divino
che l'aveva abbagliata in una grotta
tradì il fratello toro
tradì la madre pazza del toro
tradì il padre che aveva evitato di sacrificare il toro bianco
apparso dal mare e lo aveva messo a pascolare.

Ella percepisce l'astuzia della storia,
così che è inutile piangere come una ragazza di campagna
quando si ha accanto un dio.
Ma un dio non è una presenza costante.
Perciò bisogna ucciderlo un dio
perché ritrovarsi mai più di nuovo sia trovarsi
a piangere su una spiaggia
con i capelli sciolti al vento
il petto lasciato scoperto dal mantello
i seni bianchi non più sorretti dalla fascia
una dopo l'altra sparse ai piedi le vesti.

Ella percepisce la crudeltà della storia,
dove non c'è posto per un dio
che salvi dalla colpa un uomo
ma ripetendo poco dopo quella stessa colpa
aggravandola, esaltandola
con ella sentenziando - ma quale ingenuità -
che dio e uomo, uomo e padre, padre e madre
sono falsi amici,
in quelle opposte figure
una stessa ripetizione ripetuta
che continua a tradirla
mentre lei continua a lasciarsi abbandonare:
perciò bisogna uccidere un dio
per la speranza di sfuggire al cerchio.

Perciò bisogna uccidere un dio
- bellissimo, dicevano
nato dal rogo della madre
per ripetere una stessa ripetizione -
per sfuggire al suo cerchio
alla corona lucente
ma con la speranza di ripetere una ripetizione
la sua corona borealis,
madre e padre, padre e uomo, uomo e dio.


 




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